5 errori da evitare nella dieta BARF – Dr. Karen Becker

Canwinstitute | October 6, 2018

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Con mia grande gioia, mi sono imbattuta di recente in un fantastico articolo sulla dieta cruda per animali domestici. Il nocciolo dell’articolo è che se da un lato passare al cibo crudo ha enormi benefici per la maggior parte dei cani, non è sempre facile stilare un piano dieta ed è relativamente facile fare errori. Non potrei essere più d’accordo. L’articolo, scritto da Diana Bocco per PetMD, discute di cinque errori che i proprietari di cani commettono spesso quando cambiano cambiano alimentazione ai loro animali domestici, passando alla dieta cruda [1].

Errore n. 1: non capire le basi della nutrizione canina

Molte (e direi la maggior parte) diete fatte in casa, il modello di preda e persino alcuni preparati crudi disponibili in commercio sono squilibrati dal punto di vista nutrizionale. Ciò può far sì che i cani abbiano carenze di antiossidanti, minerali e vitamine in traccia, oppure possono verificarsi dei deficit nel giusto equilibrio di acidi grassi; tutto ciò può avere delle gravi ripercussioni sulla crescita scheletrica appropriata ed equilibrata, nonché sulla salute degli organi e sul sistema immunitario.

Solo perché le carenze nutrizionali non sono evidenti nel tuo cane non significa che non esistano. Sono state condotte numerose ricerche per determinare i quali sono i nutrienti (requisiti minimi di nutrienti) di cui i cani hanno bisogno per sopravvivere. Come minimo, adottando un approccio casuale, per fare in modo che il nostro cane riceva tutti i nutrienti di cui ha bisogno, facciamo alla sua salute.

La ricerca è chiara su cosa succede quando si privano i cani di calcio, iodio, selenio, magnesio, rame, ferro, manganese, vitamine D ed E, potassio e un’intera gamma di nutrienti essenziali necessari per la crescita, la riparazione e il mantenimento delle cellule. Non c’è motivo di ripetere questi esperimenti dalla tua cucina; ti costerà la salute del tuo cane.

Ci dovrebbero essere quattro componenti primari in una dieta cruda per cani: carne, compresi gli organi; purea di verdure e frutta; un mix di vitamine e minerali fatto in casa (nella maggior parte dei casi); e aggiunte benefiche come probiotici, enzimi digestivi e super green foods (questi non sono necessari per bilanciare la dieta, ma possono essere utili per la vitalità).

La dieta di un cane sano dovrebbe contenere circa il 75-85% di carne / organi / ossa polpose e dal 15 al 25% di verdure / frutta (questo imita il contenuto stomacale delle prede, fornendo anche fibre e antiossidanti). Questa base “80/10/10” è un ottimo punto di partenza per formulare una buona dieta, ma è lungi dall’essere equilibrata e non è appropriata per garantire una nutrizione ottimale a lungo termine senza incorrere le significative carenze di micronutrienti presenti.

Il cibo fresco e intero fornisce la maggior parte dei nutrienti di cui i cani hanno bisogno e una miscela di vitamine / oligoelementi minerali evita possibili carenze, vale a dire ferro, rame, manganese, zinco, iodio, vitamine D ed E, acido folico e taurina. Se si sceglie di non utilizzare integratori, è necessario aggiungere fonti alimentari intere di questi nutrienti, il che richiede denaro aggiuntivo e creatività.

Se nutri il tuo animale domestico con un’alimentazione “fai-da-te” preparata in casa, non posso sottolineare abbastanza l’importanza che essa sia equilibrata dal punto di vista nutrizionale. Per stilare una dieta a partire da zero, a base di cibo fresco biologicamente appropriato per il tuo cane devi assicurarti di soddisfare i requisiti di macro e micronutrienti. Non tirare ad indovinare. 

 

Errore n. 2: utilizzare solo carne muscolare cruda

Molti proprietari di animali domestici, pur avendo buone intenzioni, confondono un’alimentazione equilibrata e adatta alle specie con l’alimentazione di pezzi di carne muscolare. Sebbene la carne fresca sia una buona fonte di proteine ​​e di alcuni minerali, non rappresenta una dieta equilibrata. Anche una dieta “80/10/10” è squilibrata dal punto di vista nutrizionale e potrà causare problemi significativi nel lungo periodo.

I canidi selvatici mangiano quasi tutte le parti della loro preda, tra cui piccole ossa, organi interni, sangue, cervello, ghiandole, peli, pelle, denti, occhi, lingua e altre prelibatezze. Molte di queste parti animali della preda forniscono importanti nutrienti e, in effetti, questo è il modo in cui i carnivori in natura bilanciano nutrizionalmente la loro dieta.

Una dieta esclusiva di carcasse di pollo macinate, ad esempio, non soddisfa i requisiti minimi per un certo numero di nutrienti essenziali rispetto a una preda intera, che é nutrizionalmente completa. Questi nutrienti essenziali includono potassio, ferro, rame, manganese, zinco, iodio, selenio e vitamine A, D, E, B12 e colina. Anche molte diete modello preda frammentata rientrano in questa categoria, motivo per cui così tanti veterinari sono contrari; privano gli animali di oligoelementi, nonostante forniscano sufficienti calorie.

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Alcune persone sono scioccate nello scoprire che le carni ad alto contenuto di grassi (come la carne macinata con oltre il 20% di grassi) non soddisfano i requisiti minimi di aminoacidi di un cane. Avrai sicuramente sentito alcune dire che l’alimentazione a base di carne cruda può rendere aggressivo il tuo cane. Non è la carne cruda in se o il sangue, gli studi dimostrano che un’alimentazione carente di triptofano (aminoacido) -che spesso accade quando carni e carcasse grasse e meno costose vengono utilizzate come pilastri nelle diete fatte in casa – può provocare cambiamenti di comportamento. 

Inoltre, molti proprietari utilizzano prevalentemente carne di pollo perché più economica. La carne di pollo é pro-infiammatoria e deve essere bilanciata con cibi ricchi di omega 3 per controllare l’infiammazione. Alcuni macinati pronti di carcasse di pollo hanno un rapporto tra acidi grassi omega-6 e omega-3 di 20: 1! Consiglio di non superare il rapporto 5: 1 e l’ideale sarebbe un rapporto 2: 1.

Alcune malattie causate da carenze nutrizionali possono essere corrette attraverso la dieta, altre no. E non commettere l’errore di pensare che tutto ciò che devi fare è aggiungere delle verdure fresche nella ciotola o un po’ di fegato per compensare il deficit. Bilanciare la dieta del tuo animale domestico per fornire un’alimentazione ottimale è un po’ più complesso.

 

Errore n. 3: dimenticare le fibre 

Degli studi riferiscono che i lupi polari consumano fino al 38% di materia vegetale in determinati periodi dell’anno. Sappiamo che i cani domestici mangiano volontariamente erbe e materia vegetale per una serie di ragioni, tra cui il soddisfacimento dei requisiti corporei di enzimi, fibre, antiossidanti e fitonutrienti.

Fornire quantità adeguate di verdure a basso indice glicemico e fibrose fornisce fibre prebiotiche necessarie per nutrire il microbioma del cane e contribuisce alla salute generale dell’intestino e del colon.

Una buona linea guida è quella di mantenere il contenuto di prodotti di origine vegetale inferiore al 25% della dieta.

 

Errore n. 4: ignorare il possibile bisogno di integratori

Esistono solo due opzioni per garantire il giusto apporto nutrizionale nelle diete fatte in casa: una dieta varia che contenga un numero significativo di ingredienti diversi, necessari per soddisfare i fabbisogni nutrizionali, o utilizzare integratori. 

Dopo aver visto innumerevoli persone danneggiare involontariamente i loro animali domestici con delle ricette fai-da-te preparate in casa, non posso approvare un’alimentazione squilibrata per più di tre mesi circa (per animali adulti), perché conosco il potere della nutrizione. I nostri terreni sono impoveriti dal punto di vista nutrizionale, pertanto i nostri alimenti sono carenti dal punto di vista nutrizionale.

So che alcune persone non capiscono o non si preoccupano di fornire le sostanze nutritive minime necessarie per sostenere la vita senza cambiamenti biochimici negativi, tanto meno importa loro fornire quelle risorse nutrizionali necessarie per amplificare i percorsi di disintossicazione necessari per aumentare i percorsi biochimici necessari per far fronte al numero di sostanze chimiche che immettiamo nei corpi del nostro animale domestico (dozzine di vaccini non necessari, applicazioni topiche di pesticidi, antielmintici per prevenire parassiti intestinali, prodotti chimici per il prato, ecc.) e quindi non lo fanno.

E il corpo entra in deficit dal punto di vista nutrizionale e non può più svolgere le sue funzioni in modo eccellente. Credo che se ci assumiamo il compito di preparare pasti fatti in casa per i nostri animali domestici abbiamo la responsabilità di assicurarci che il cibo fornisca i nutrienti di base necessari per la normale riparazione e mantenimento cellulare.

La maggior parte delle diete fatte in casa mancano del corretto equilibrio di calcio e fosforo e dell’equilibrio degli acidi grassi essenziali. Anche zinco, rame, iodio, manganese, selenio, vitamina E e D sono spesso contenuti in quantità non sufficienti in fonti alimentari intere.

Alcune polveri “superfood”, come le microalghe e la spirulina, possono fornire al corpo una quantità molto piccola (inadeguata) di questi nutrienti essenziali. Neanche una libbra di spirulina aggiunta a una libbra di carne fresca fornisce sufficienti quantità di minerali in tracce.

Allo stesso modo, nei fegatini non è contenuto abbastanza rame per soddisfare i requisiti minimi di un cane senza compromettere l’equilibrio di altri nutrienti. 

Quando si stila una dieta ottimale, un buon punto di partenza è considerare questi nutrienti difficili da trovare. L’aggiunta di noci o semi possono essere una fonte alimentare intera di vitamina E e selenio? L’alba kelp viene aggiunto come fonte di iodio e, in caso contrario, è stato aggiunto un integratore per soddisfare i requisiti di iodio?

Livelli adeguati di zinco si trovano nelle ostriche e non molti altri alimenti ne contengono ai livelli richiesti per supportare adeguatamente il corpo di un cane, quindi l’aggiunta di un integratore di zinco può essere necessario. Una quantità adeguata di vitamina D si trova nelle sarde e nel fegato di alcuni animali allevati al pascolo (ma non nel fegato di animali da allevamento industriale).

Se nella dieta sono assenti verdure dai colori intensi, allora dovrebbe esserci anche una fonte alternativa di manganese e potassio (a meno che tu non voglia utilizzare pelo di roditore rosso, che è una ricca fonte di manganese in natura). Più varietà offri, meglio è.

Alcuni cani beneficiano di integratori aggiuntivi per supportare specifici sistemi di organi, come ad esempio integratori per le articolazioni nei cani anziani. Gli integratori migliori per il tuo cane dipendono da una varietà di fattori, tra cui suscettibilità di razza e malattie, età, peso, livello di attività, stato di sterilizzazione, condizioni di salute croniche e altro ancora. È importante collaborare con il veterinario per determinare quali integratori, oltre a quelli aggiunti al cibo per bilanciare la dieta, potrebbero essere necessari al cane, quanto darne e quanto spesso.

 

Errore n. 5: lasciare che le preoccupazioni per la sicurezza ti spaventino

Esistono numerose organizzazioni, compresi gruppi veterinari convenzionali, agenzie governative e, naturalmente, l’industria del Petfood, che hanno preso una posizione pubblica contro le diete crude. 

Se sei preoccupato per possibili patogeni negli alimenti crudi, sappi che esiste un’intera classe di alimenti per animali domestici crudi sterili al momento dell’acquisto.

Proprio come una percentuale significativa dell’approvvigionamento di carne umana è stata trattata con una tecnica di sterilizzazione chiamata pastorizzazione ad alta pressione (HPP), molte aziende di alimenti crudi per animali domestici disponibili in commercio hanno optato per questa tecnica di sterilizzazione per ridurre i potenziali agenti patogeni.

Per quanto riguarda le diete crude “non sterili”, la carne che acquisti per il tuo cane dal macellaio non è diversa dalla bistecca e dal pollo acquistati per il consumo umano. Pertanto, dovrebbe essere gestito con le stesse precauzioni di sicurezza che usi quando prepari la carne per la tua famiglia.

È sempre la stessa carne. Bilance, ciotole, superfici di taglio e utensili devono essere disinfettati sia se la carne cruda è per il tuo animale domestico sia se è per i membri umani della famiglia. La maggior parte degli adulti è consapevole che la manipolazione della carne cruda comporta il potenziale contatto con i patogeni, motivo per cui le misure sanitarie appropriate sono importanti sia che si maneggi il cibo crudo del proprio animale domestico che il proprio.

Nonostante i rischi intrinseci associati alla manipolazione di carne cruda, i proprietari di animali domestici hanno nutrito i loro cani per decenni con cibo crudo e fino ad oggi, per quanto ne sappia, non è stato segnalato alcun caso documentato di alimenti per animali domestici crudi che causano malattie negli esseri umani.

Se stai già alimentando il tuo animale domestico con una dieta cruda equilibrata, spero che ignorerai gli avvertimenti sbagliati e continuerai ad offrire al tuo cane o gatto alimenti veri e freschi. Se invece, stai fornendo un’alimentazione squilibrata, prenditi il ​​tempo per aggiustare la dieta dal punto di vista nutrizionale. 

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L’alimentazione cruda (BARF) non è considerata dai proprietari di animali domestici una fonte significativa d’infezione

ScienceDailySeptember 6, 2019. University of Helsinki

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Un ampio sondaggio internazionale condotto presso l’Università di Helsinki ha rivelato che per la maggior parte dei proprietari di animali domestici il cibo crudo non ha aumentato il rischio di infezione nella loro famiglia. Nel sondaggio, i cibi crudi sono stati determinati  come contaminanti solo in tre famiglie.

Abstract

Vi sono state preoccupazioni legate al rischio per l’uomo di contaminazione batterica tramite la manipolazione di cibo crudo per animali, ma la ricerca in merito è ancora scarsa. Lo scopo di questo studio trasversale era quello di utilizzare i dati di un sondaggio proposto su Internet ed accessibile in tutto il mondo, per valutare l’impatto degli alimenti per animali domestici crudi sulla salute umana sulla base dell’esperienza dei proprietari. Di 16475 famiglie, solo lo 0,2% (n = 39) ha riferito di aver avuto una trasmissione di agenti patogeni dal cibo crudo per animali domestici a un membro della famiglia umana, durante il periodo in cui veniva utilizzata l’alimentazione cruda in casa. Solo in tre di queste famiglie lo stesso patogeno che è stato trovato nel campione umano è stato analizzato e la sua presenza é stata confermata anche nel cibo crudo utilizzato (0,02 per cento di tutti i dati). Inoltre, lo 0,1% (n = 24) ha riferito di sospettare la possibile trasmissione di una malattia dall’alimento per animali domestici ad un essere umano. L’utilizzo di salmone e tacchino nella dieta,  nutrire più del 50% della dieta cibi crudi e preparare il questi nello stesso posto e con gli stessi utensili usati per i cibi di famiglia hanno dimostrato un’associazione negativa con le infezioni. La presenza di bambini tra i 2 a i 6 anni si è rivelato collegato ad un aumento delle infezioni, sebbene fossero gli adulti quelli più frequentemente infetti.

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La connessione tra dieta e microbiota nelle malattie infiammatorie intestinale

September 9, 2019|University of Pennsylvania

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In sintesi

Un cambio di dieta è la strategia giusta nel trattamento delle malattie infiammatorie intestinali come quelle di Crohn. Nei cani con una malattia simile, i ricercatori hanno monitorato specifici cambiamenti nel microbioma mentre gli animali andavano in remissione. Le scoperte del team, che rispecchiano quanto è stato osservato nei bambini con Crohn, forniscono informazioni per la progettazione di diete terapeutiche migliorate.

Ancora poco di conosce sui fattori che influenzano la malattia infiammatoria intestinale umana (IBD), ma un contributo chiave è emerso dallo studio del microbiota intestinale, l’insieme di microrganismi che vivono nell’intestino.

È noto che la dieta influisca profondamente su questa comunità microbica e, negli ultimi anni, sono state utilizzate in campo umano specifiche diete come terapia per i disturbi intestinali tra cui la malattia di Crohn. Diete specifiche vengono anche comunemente usate nei cani, che possono sviluppare una malattia intestinale cronica che rispecchia molte caratteristiche di quella di Crohn.

In un nuovo studio [1] pubblicato sulla rivista Microbiome, i ricercatori dell’Università della Pennsylvania hanno studiato la connessione tra una dieta mirata, il microbioma intestinale e un ingresso riuscito nella remissione della malattia nei cani da compagnia, in cura presso il Ryan Veterinary Hospital di Penn Vet. Hanno scoperto le caratteristiche chiave del microbioma e dei relativi prodotti metabolici che sono apparsi solo nei cani che sono entrati in remissione della malattia. Un tipo di batteri che produce questi composti, noti come acidi biliari secondari, allevia la malattia in un modello murino. Confrontando l’impatto della dieta sul microbioma del cane con quello osservato durante la terapia dietetica nei bambini con Crohn, il team di studio ha riscontrato notevoli somiglianze.

I batteri nell’intestino sono noti per essere un fattore davvero importante che influenza lo stato di malattia”, afferma Daniel Beiting, autore del lavoro e assistente professore presso la School of Veterinary Medicine di Penn. “E il fattore ambientale che sembra contribuire maggiormente ai rapidi cambiamenti nel microbiota è ciò che mangi. Dato che il microbiota dei cani è estremamente simile a quello degli esseri umani, ci siamo chiesti: ‘Potrebbe essere la dieta ad influenzare questa malattia attraverso un impatto sul microbiota?

Per riprendere a questa domanda è stato necessario trattare una popolazione di cani con enteropatia cronica canina (CE), una condizione cronica che comporta perdita di peso e infiammazione intestinale, diarrea, vomito occasionale, perdita di appetito, recidiva cronica e remissione, proprio come si è visto nel Morbo di Crohn. Lo studio ha coinvolto 53 cani, 29 con CE in cura presso il Ryan Veterinary Hospital di Penn Vet e 24 sani come gruppo di controllo.

I ricercatori hanno raccolto campioni di feci all’inizio dello studio e in momenti diversi quando i cani malati hanno iniziato una dieta mirata per curare la loro malattia. Usando tecniche avanzate di sequenziamento genetico, il team ha sviluppato un catalogo dei microbi presenti nelle feci, un supporto per il microbioma intestinale degli animali. Hanno anche raccolto informazioni sui prodotti metabolici presenti nelle feci.

Questo ci dà una lettura funzionale del microbioma“, afferma Beiting. “Non ci dice solo chi c’è ma anche cosa stanno facendo.”

Venti dei 29 cani malati entrarono rapidamente in remissione. In più, le analisi genomiche e dei metaboliti hanno rivelato cambiamenti caratteristici in questi cani. In particolare, quelli che rispondevano bene alla dieta tendevano ad avere un aumento dei metaboliti noti come acidi biliari secondari. Questi ultimi sono prodotti quando alcuni microbi nell’intestino consumano la bile che viene rilasciata dal fegato.

Uno dei microbi “buoni” in grado di dare origine agli acidi biliari secondari era il batterio Clostridium hiranonis, che i ricercatori hanno trovato in maggior numero nei cani che sono andati in remissione. I cani che hanno risposto bene alla dieta presentavano anche un numero ridotto di batteri nocivi, come Escherichia coli e Clostridium perfringens dopo l’inizio del trattamento.

Per conoscere meglio il ruolo di questi marcatori apparenti di remissione, il team ha prelevato batteri dai cani – sia quando erano malati sia in remissione – e li ha cresciuti in laboratorio.

Avere questi organismi ci ha dato l’opportunità di testare la nostra ipotesi su ciò che effettivamente causa la remissione“, afferma Shuai Wang, postdoc di Penn Vet e autore principale dello studio.

Prendendo gli acidi biliari secondari trovati associati alla remissione, i ricercatori li hanno applicati su E. coli e C. perfringens cresciuti dai cani malati e hanno scoperto che gli acidi biliari ne inibivano la crescita. Hanno anche somministrato C. hiranonis, prelevato dai cani, ai topi con una forma di disturbo infiammatorio intestinale per vedere se i batteri potevano ridurre la malattia in una specie animale diversa.

Abbiamo osservato una stabilizzazione dei livelli secondari di acido biliare e una ridotta infiammazione“, afferma Wang.

Questo ci ha permesso di dimostrare che gli acidi biliari secondari e la C. hiranonis non sono solo biomarcatori della remissione“, afferma Beiting, “possono effettivamente effettuare il cambiamento. Gli acidi biliari possono bloccare la crescita dei patogeni e C. hiranonis può migliorare la salute dell’intestino nei topi “.

Come ultimo passo, i ricercatori hanno esaminato un set di dati prelevato da alcuni bambini con la malattia di Crohn che sono stati trattati con una dieta liquida specializzata nota come nutrizione enterale esclusiva. I giovani che hanno risposto alla terapia hanno avuto un aumento del numero delle specie batteriche Clostridium scindens, che, come C. hiranonis, è un potente produttore di acidi biliari secondari.

Gli autori sostengono che i risultati fanno sperare in terapie dietetiche migliori per il trattamento dell’IBD, forse in diete che forniscano batteri “buoni” come C. scindens o C. hiranonis e sopprimano le specie associate alla malattia.

Esposizioni ambientali simili di cani e bambini rendono il modello IBD canino un modello eccellente per lo studio della malattia infiammatoria intestinale pediatrica“, afferma Robert N. Baldassano, coautore dello studio e gastroenterologo pediatrico presso l’ospedale pediatrico di Filadelfia. “Questo studio ha notevolmente migliorato la nostra conoscenza dell’IBD pediatrica e porterà a nuove terapie per i bambini che soffrono di questa malattia“.

1. Shuai Wang, Rene Martins, Megan C. Sullivan, Elliot S. Friedman, Ana M. Misic, Ayah El-Fahmawi, Elaine Cristina Pereira De Martinis, Kevin O’Brien, Ying Chen, Charles Bradley, Grace Zhang, Alexander S. F. Berry, Christopher A. Hunter, Robert N. Baldassano, Mark P. Rondeau, Daniel P. Beiting. Diet-induced remission in chronic enteropathy is associated with altered microbial community structure and synthesis of secondary bile acids. Microbiome, 2019; 7 (1) DOI: 10.1186/s40168-019-0740-4

COME FORMULARE UNA DIETA A BASE DI CIBO FRESCO BILANCIATA PER UN GATTO ADULTO SANO

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Nutrizione clinica e valori nutrizionali NRC

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Introduzione 

By Canine and Feline Nutrition: A Resource for Companion Animal, Linda Case Leighann Daristotle Michael Hayek Melody Foess Raasch

I primi studi sui fabbisogni nutrizionali del gatto hanno mostrato che i gatti hanno un fabbisogno proteico molto superiore rispetto a quello di altri mammiferi, cane incluso [1, 2].

L’elevato fabbisogno proteico nel gatto è il risultato di maggiori esigenze di mantenimento e ricambio proteico di tutto il corpo, piuttosto che di maggiori esigenze di crescita. Nei gattini in crescita circa il 60% del fabbisogno proteico viene utilizzato per il mantenimento dei tessuti corporei; solo il 40% è utilizzato per la crescita. Nella maggior parte delle altre specie che sono state studiate accade il contrario; per esempio, il cane in crescita utilizza solo il 33% del fabbisogno proteico per il mantenimento e il 66% per la crescita.

Ciò è dovuto all’incapacità di alcuni enzimi catabolici nel fegato del gatto di ridimensionarsi in risposta a cambiamenti della quantità di proteine nella dieta. Studi recenti hanno dimostrato che sebbene i gatti non si adattino alle diete a basso contenuto proteico, si adattano in modo efficiente alle diete a media e alta percentuale di proteine [3, 4]. Ciò sembra verificarsi attraverso un aumento della massa epatica, un aumento della consegna di substrato agli enzimi del ciclo dell’urea e regolazione allosterica delle attività enzimatiche di controllo della velocità. Si può teorizzare che il gatto a causa di una dieta strettamente carnivora, sia andato incontro ad una leggera pressione selettiva, nel corso della sua storia evolutiva, per sviluppare adattamenti metabolici alle diete a basso contenuto proteico. Inoltre, un alto tasso di glucogenogenesi dal catabolismo degli aminoacidi fornirebbe glucosio endogeno a un animale che si è evoluto per mangiare una dieta a basso contenuto di carboidrati, con un vantaggio selettivo [5].

Un altro fattore che contribuisce al fabbisogno proteico alimentare di un animale è la sua necessità di aminoacidi essenziali. Quando è stata studiata per la prima volta la nutrizione proteica nel gatto, è stato ipotizzato che il suo elevato fabbisogno proteico potesse essere il risultato di un fabbisogno insolitamente elevato di uno o più aminoacidi essenziali. Tuttavia, i risultati di numerosi studi sperimentali hanno dimostrato che, ad eccezione di requisiti leggermente più elevati di leucina, treonina, metionina e arginina, nonché un fabbisogno dietetico unico di taurina (vedi sotto), i requisiti del gatto per specifici aminoacidi essenziali sono non significativamente superiore a quelli di altre specie come il ratto, il cane o il maiale [6]. Più recentemente, alcuni studi hanno dimostrato che il gattino in crescita sembra essere meno sensibile a squilibri di aminoacidi che si osservano negli onnivori e negli erbivori quando uno o più amminoacidi sono limitanti e il livello proteico totale della dieta è aumentato [7, 8]. 

Gli amminoacidi essenziali 

I seguenti 10 aminoacidi sono stati identificati come essenziali per la crescita dei cuccioli: arginina, istidina, isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano e valina. Sebbene sia il cane che il gatto abbiano un fabbisogno dietetico di arginina, il gatto, a differenza di altri animali, non è in grado di sintetizzarla a causa dell’assenza degli enzimi specifici nelle cellule intestinali ed epatiche [9].  Per questo, una carenza di arginina può causare una grave iperammoniemia entro poche ore dal consumo di un pasto privo dell’aminoacido, a causa dell’interruzione del processo di detossificazione [9,10]. Gli altri aminoacidi che destano particolare preoccupazione nell’alimentazione di cani e gatti sono la lisina, gli amminoacidi solforati (SAA) metionina e cisteina (e la produzione di felinina) e l’acido amino-solfonico, taurina. Di minore preoccupazione pratica, ma di interesse accademico, è l’incapacità del gatto di convertire l’amminoacido triptofano nella niacina della vitamina B.

Arginina

L’aminoacido arginina non è considerato un alimento essenziale per molti animali adulti poiché la maggior parte delle specie è in grado di sintetizzare quantità adeguate per soddisfare le proprie esigenze metaboliche. Tuttavia, l’arginina ha dimostrato di essere essenziale sia per i cani che per i gatti nel corso di tutta la vita [11, 12]. L’arginina è necessaria all’organismo per la normale sintesi proteica e come componente essenziale del ciclo dell’urea. L’arginina funziona nel ciclo dell’urea come precursore dell’ornitina e dell’urea. Con questa capacità l’arginina consente di convertire in urea le grandi quantità di azoto generate dal catabolismo degli aminoacidi per l’escrezione dall’organismo. Se l’azoto non può essere liberato attraverso il ciclo dell’urea dalla presenza di arginina, allora sia l’urea libera che l’ammoniaca inizieranno ad aumentare nel sangue. Una mancanza di arginina nella dieta provoca una risposta di carenza immediata e grave nel gatto. I gatti svilupperanno iperammonemia entro alcune ore dal consumo di un singolo pasto privo di arginina [13]. I segni clinici includono emesi (vomito), spasmi muscolari, atassia, iperestesia (sensibilità al tatto) e spasmi tetanici. Questi segni possono eventualmente portare al coma e alla morte. I cani mostrano segni clinici simili, ma meno gravi, di deficit di arginina in seguito al consumo di un pasto privo di arginina, suggerendo un basso livello di produzione endogena di arginina [14]. Le basi metaboliche dell’estrema sensibilità del gatto alla carenza di arginina sono correlate all’incapacità di sintetizzare l’ornitina de novo. Nella maggior parte degli animali, gli aminoacidi glutammato e prolina fungono da precursori per la sintesi iniziale nella mucosa intestinale. Tuttavia, le cellule della mucosa intestinale del gatto hanno livelli estremamente bassi di pirrolina-5-carbossilato sintasi attiva, un enzima essenziale in questo percorso [15]. Il gatto ha anche una bassa attività di un secondo enzima essenziale, l’ornitina aminotransferase [16]. Oltre ad essere incapace di sintetizzare l’ornitina, il gatto non è neanche in grado di sintetizzare la citrullina a partire dall’ornitina nei tessuti extraepatici, per una ridotta attività dell’enzima ornitina aminotransferasi, anche se viene fornita l’ornitina nella dieta. Gli studi nel ratto hanno dimostrato che la normale via di sintesi dell’arginina per l’uso da parte di tessuti extraepatici coinvolge sia il fegato sia i reni. L’arginina non può lasciare il fegato per fornire tessuti extraepatici perché un’elevata attività dell’arginasi epatica ne impedisce l’accumulo in concentrazione superiore a quella del flusso sanguigno. Tuttavia, la citrullina, che viene prodotta dall’ornitina nella mucosa intestinale o in un ciclo di urea intermedia nel fegato, può spostarsi nei reni dove viene convertita in arginina. Nella maggior parte degli quest’arginina fornisce ai reni e ad altri tessuti corporei il necessario per una crescita normale e per il mantenimento dei tessuti. Nel gatto, tuttavia, la citrullina non viene prodotta nella mucosa intestinale (a causa dell’incapacità di produrre ornitina) e la citrullina prodotta nel fegato sembra non essere in grado di lasciare l’epatocita da convertire in arginina dai reni. Come risultato diretto di queste carenze metaboliche, l’arginina diventa un amminoacido essenziale sia per la funzione del ciclo dell’urea, sia per la normale crescita e mantenimento nel gatto. L’importanza dell’arginina per il normale funzionamento del ciclo dell’urea, unita all’elevato e inflessibile tasso di catabolismo proteico del gatto, rende il gatto estremamente sensibile alla carenza di arginina. Come il gatto, anche il cane in crescita ha un fabbisogno dietetico di arginina. Tuttavia, la risposta del cane in crescita a una dieta carente di arginina non è così grave come quella osservata nel gatto in crescita [16].

Lisina

La lisina è suscettibile a determinati tipi di processi di lavorazione che possono verificarsi in alimenti per animali domestici preparati commercialmente. L’esposizione delle proteine ​​al calore eccessivo induce la reticolazione tra aminoacidi, con conseguente riduzione della digeribilità della proteina totale del cibo. Anche un leggero trattamento termico può provocare una reazione tra il gruppo epsilon-amino della lisina e un gruppo amminico libero con zuccheri riducenti. I prodotti finali della reazione di Maillard sono resistenti alla digestione e comportano una riduzione della quantità di lisina disponibile che può essere fornita dal cibo. Quindi questa reazione che si verifica durante la lavorazione degli alimenti per animali domestici, mette questi a rischio di non soddisfare i requisiti minimi per l’amminoacido lisina. Per questo, una dieta a base di cibo fresco è altamente consigliata! 

Metionina e Cisteina 

La metionina SAA è essenziale per i cani e i gatti, mentre la cisteina è superflua. La cisteina può diventare indispensabile se non c’è abbastanza metionina per soddisfare il fabbisogno totale di zolfo (metionina + cisteina). Poiché la metionina viene utilizzata dall’organismo per sintetizzare la cisteina, circa la metà del fabbisogno di metionina può essere soddisfatta dalla cisteina fornita con la dieta [17,18]. Pertanto, per gli animali, è rispondere a un fabbisogno totale di SAA piuttosto che a un fabbisogno specifico di metionina per gli animali. È interessante notare che i gatti hanno un bisogno maggiore di SAA (metonina e cisteina) rispetto alla maggior parte degli altri mammiferi. Ad esempio, mentre i cani in crescita richiedono un minimo di 1,40 g / 1000 kcal di ME, il fabbisogno minimo di gatti in crescita è di circa il 25% superiore a questo (1,75 g / 1000 kcal) [17].

La maggiore necessità del gatto di SAA sembra essere il risultato di diversi fattori metabolici. Innanzitutto, il gatto, insieme ad altri membri della famiglia dei felidi, utilizza metionina e cisteina per produrre un amminoacido solforico unico chiamato felinina  [18]. La felinina viene sintetizzata nel fegato e viene escreta nelle urine di tutti i gatti, ma si trovata nella massima concentrazione nelle urine dei maschi adulti e interi [19]. L’urina dei gatti interi contiene concentrazioni di felinina che sono fino a sei volte superiori a quelle riscontrate nei maschi castrati e nelle femmine intere. Al contrario, i maschi castrati e le femmine intere espellono proporzionalmente maggiori quantità di un metabolita felinino, chiamato N-acetil-felinina, che può determinare un fabbisogno più elevato di aminoacidi solforati per questi gatti [20].

Taurina 

La taurina è un unico acido beta-ammino-solfonico che non è incorporato nelle proteine ​​di grandi dimensioni ma si trova come amminoacido libero nei tessuti o come componente di piccoli peptidi. È sintetizzato dalla maggior parte dei mammiferi dalla metionina e dalla cisteina durante il normale metabolismo degli aminoacidi solforati (Figura 12-1). Il miocardio e la retina contengono alte concentrazioni di taurina libera e questi due tessuti sono in grado di concentrare la taurina a livelli che sono da 100 volte a 400 volte maggiori di quelli presenti nel plasma [21]. La taurina è legata ad un numero di composti e coinvolta in molti aspetti del metabolismo. I suoi ruoli più importanti sono nella coniugazione degli acidi biliari, nella funzione retinica e nel normale funzionamento del miocardio. La taurina sembra anche essere necessaria per prestazioni riproduttive sane in cani e gatti [22]

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I gatti sono in grado di sintetizzare solo piccole quantità di taurina e quindi richiedono una fonte dietetica di taurina per soddisfare le esigenze quotidiane [23]. Questa incapacità è in parte il risultato della bassa attività nel gatto di due enzimi che sono essenziali per la sintesi di taurina: cisteina diossigenasi e cisteina decarbossilasi di acido solfinico. Inoltre, il percorso concorrenziale del catabolismo della cisteina, che produce piruvato e solfito piuttosto che la taurina dalla metionina e dalla cisteina, è molto sensibile all’aumento delle concentrazioni di cisteina (vedere Figura 12-1) [24]. Il gatto non è l’unico ad avere una limitata capacità di sintesi di taurina. Bassi livelli di sintesi de novo sono stati segnalati anche nell’uomo, nelle scimmie del Vecchio Mondo, nei conigli e nelle cavie. Tuttavia, il gatto necessita di taurina nella dieta a causa di una richiesta metabolica insolitamente alta. Il gatto domestico usa solo la taurina per la formazione di sale biliare e, al contrario di altri animali, non può convertire in coniugazione di acidi biliari con glicina quando l’offerta di taurina è limitata [25]. Ad esempio, anche se l’uomo e le scimmie del Vecchio Mondo hanno solo una capacità limitata per la sintesi di taurina e preferiscono coniugare gli acidi biliari con la taurina, passeranno alla coniugazione con glicina quando la taurina nella dieta è bassa. Al contrario, il gatto ha un continuo bisogno di taurina per sostituire le perdite fecali che si verificano a seguito di un recupero incompleto dei sali biliari con la circolazione enteroepatica. Il cane usa anche solo taurina per coniugare gli acidi biliari, ma se la dieta contenga proteine ​​e SAA adeguate, i cani sono in grado di sintetizzare una quantità adeguata di taurina per soddisfare le proprie esigenze metaboliche.

La degenerazione retinica centrale felina (FCRD) è stata la prima sindrome riconosciuta nel gatto causata dalla carenza di taurina. Il ruolo principale della taurina nel corretto funzionamento della retina coinvolge le cellule fotorecettori, dove regola il flusso di ioni calcio e potassio attraverso il pigmento fotorecettore – barriera cellulare epiteliale [26]. Quando la taurina è assente, le membrane cellulari fotorecettrici si interrompono e non funzionano; questo porta come risultato alla morte cellulare e alla perdita di cellule. Può anche verificarsi una degenerazione concomitante del sottostante tapetum lucidum. Sebbene si possano osservare anomalie negli elettroretinogrammi in appena 6 settimane di consumo di una dieta priva di taurina, la compromissione della vista è osservata clinicamente solo quando i gatti sono nelle fasi successive della degenerazione della retina [27,28,29]. A questo punto, nella maggior parte dei casi si verifica la cecità irreversibile cats [30].

La taurina è anche necessaria per il normale funzionamento del miocardio. Sebbene non sia l’unica causa sottostante nei gatti, una carenza di taurina provoca lo sviluppo di cardiomiopatia dilatativa (DCM) [31]. Questa malattia degenerativa è stata segnalata in diverse specie e causa una ridotta contrattilità miocardica, che alla fine porta a insufficienza cardiaca. Insieme alla retina, il miocardio è uno dei tessuti del corpo in grado di concentrare la taurina a livelli molto maggiori di quelli presenti nel plasma. Il classico studio di Pion et al.[31] riportava dati di 21 casi clinici di DCM in gatti da compagnia. Tutti i gatti hanno mostrato concentrazioni plasmatiche di taurina significativamente più basse rispetto ai gatti clinicamente normali. Quando i gatti affetti sono stati integrati con taurina (0,5 g due volte al giorno), tutti i gatti sono clinicamente migliorati entro 2 settimane. A 3-4 settimane, i gatti hanno mostrato un miglioramento dell’ecocardiografo che ha portato alla normalizzazione completa della funzione ventricolare sinistra. Al momento della pubblicazione, tutti i gatti sopravvissuti erano clinicamente ed ecocardiograficamente normali. Inoltre, due gatti sperimentali a cui era stata somministrata una dieta purificata contenente livelli di taurina marginalmente bassi per 4 anni hanno sviluppato DCM. Questi gatti hanno anche mostrato il pieno recupero a seguito della supplementazione di taurina. Gli autori hanno proposto che bassi livelli di taurina nel plasma e nel tessuto miocardico sono una delle principali cause dello sviluppo di DCM nei gatti. Sebbene l’esatto difetto biochimico della DCM indotto dalla taurina non sia completamente compreso, la taurina sembra conferire un effetto di stabilizzazione del calcio e del potassio sul tessuto cardiaco e può quindi garantire stabilità cationica e integrità della membrana.

Infine, la taurina è necessaria per il normale successo riproduttivo. I gatti in gestazione che hanno carenze di taurina hanno maggiori probabilità di riassorbire o abortire i feti, avere meno nascite vive e produrre gattini con pesi e tassi di crescita inferiori alla nascita.[32,33] Gli effetti della carenza di taurina sulla riproduzione sembrano essere correlati allo sviluppo fetale piuttosto che a un effetto sul ciclo estrusico della fattrice o sulla sua capacità di ovulare.[34] Inoltre, le fattrici alimentate con diete carenti di taurina hanno concentrazioni significativamente più basse di taurina nel loro latte, senza altri cambiamenti nel contenuto di nutrienti.[32]

É impossibile definire un esatto fabbisogno dietetico di taurina per i gatti, in quanto questo, è influenzato dal tipo e dalla composizione della dieta che viene nutrita. I fattori più importanti sono il livello e il tipo di proteine, le fibre alimentari e il grado di trattamento termico utilizzato durante la lavorazione. Esistono due meccanismi principali attraverso i quali le caratteristiche dietetiche influenzano lo stato della taurina nei gatti. In primo luogo, alcune fibre e peptidi negli alimenti possono legarsi con l’acido taurocholico nell’intestino tenue, rendendolo non disponibile per il riutilizzo enderoepatico.[35,36]

La crusca di riso è stata implicata come causa della diminuzione dei livelli plasmatici e quelli di taurinina nel sangue sia nei cani che nei gatti, gli scienziati ritengono che la fibra, il grasso o le proteine ​​presenti nella crusca di riso formino composti non assorbibili con acidi biliari.[36,37] Questi complessi vengono quindi escreti nelle feci, portando ad una maggiore perdita giornaliera di taurina (ovvero un aumento del turnover della taurina). In secondo luogo, il trattamento termico di alcuni tipi di proteine ​​provoca la produzione di prodotti Maillard, che possono contribuire all’esaurimento della taurina.[38] I prodotti Maillard sono complessi di zuccheri riducenti e aminoacidi che si formano durante il trattamento termico. Poiché questi prodotti sono meno digeribili delle proteine ​​non trattate, forniscono un ambiente intestinale che favorisce un aumento del numero di batteri che degradano la taurina. L’aumento della popolazione batterica include specie in grado di scindere l’acido taurocholico e ossidare la taurina libera per produrre energia, riducendo il riutilizzo sterile enteroepatico degli acidi biliari. I prodotti di Maillard possono anche influenzare lo stato della taurina influenzando indirettamente il rilascio dell’ormone colecistochinina (CCK), che a sua volta stimola il rilascio di ulteriori acidi biliari nel lume intestinale durante la digestione.[39] In tutte queste situazioni, un sostanziale la proporzione del fabbisogno di tuanina dei gatti adulti è necessaria per sostituire la tuberina persa nelle feci o ossidata dai microbi. Pertanto, qualsiasi fattore che può legare l’acido taurocholico o aumentare la degradazione microbica della taurina porterà a un aumento del fabbisogno dietetico. A causa degli effetti del livello proteico, delle fibre e del trattamento termico sulla disponibilità della taurina, l’attuale NRC (Consiglio Nazionale delle Ricerche) fornisce diverse raccomandazioni. 

La taurina è presente principalmente nei tessuti animali muscolari. I frutti di mare forniscono la fonte più concentrata (1000 mg / kg di peso secco) e anche il pollame contiene livelli elevati. [40] Sebbene una dieta carnivora assicuri al gatto un adeguato apporto di taurina, il consumo di una dieta contenente elevate quantità di prodotti vegetali e cereali potrebbe non fornire sufficiente taurina

Nutrire alimenti a base di cereali per gatti può essere dannoso; tali alimenti hanno livelli più bassi di proteine ​​e taurina e possono causare carenza di proteine ​​e taurina.

Incapacità dei gatti di convertire il triptofano in niacina

Il requisito per la vitamina niacina B è soddisfatto nella maggior parte degli animali sia attraverso il consumo di nictotamide che attraverso la conversione dell’aminoacido essenziale triptofano in acido nicotinico (Figura 12-2). L’efficienza della conversione del triptofano in niacina varia tra le specie ma è generalmente piuttosto bassa (3%) [41]. Questo è il risultato dell’esistenza di percorsi di competizione dominanti del metabolismo del triptofano.

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Un punto di diramazione nel percorso coinvolto nel catabolismo del triptofano porta alla sintesi dell’acido chinolinico o dell’acido picolinico. L’acido chinolinico viene ulteriormente metabolizzato per formare la niacina; l’acido picolinico viene convertito in glutarato. Sebbene la maggior parte delle specie abbia alti livelli di attività carbossilasi picolinata che si traducono in una maggiore produzione di acido picolinico, una parte sostanziale di niacina viene ancora prodotta dal ramo di acido chinolinico. L’attività della carbossilasi picolinata nei gatti è da 30 a 50 volte superiore alla sua attività nei ratti, con conseguente trascurabile sintesi di niacina dal triptofano nel gatto.

I tessuti animali sono ben forniti di nicotinamide. Il consumo regolare di una dieta carnivora nel corso della storia evolutiva probabilmente non determinerebbe una pressione selettiva per il gatto di sintetizzare la niacina dalle sostanze precursori. Tuttavia, è stato ipotizzato che la dieta ad alto contenuto proteico del gatto eserciterebbe una pressione verso un alto tasso di catabolismo del triptofano (cioè il ramo di acido picolinico del percorso). Il rapido metabolismo del triptofano impedirebbe l’accumulo dell’amminoacido e dei suoi intermedi, come la serotonina, a livelli tossici. Le proteine ​​animali contengono livelli significativamente più alti di triptofano rispetto alle proteine ​​vegetali. Pertanto, l’alta attività della carbossilasi picolinica nel gatto può impedire l’accumulo di triptofano e dei suoi sottoprodotti nel flusso sanguigno a seguito del consumo di un pasto contenente elevate quantità di proteine ​​animali.

L’incapacità del gatto di convertire il triptofano in niacina è di scarso significato pratico per la gestione dell’alimentazione dei gatti domestici poiché la possibilità di indurre una carenza di niacina attraverso pratiche di alimentazione improprie è scarsa, indipendentemente dall’incapacità del gatto di convertire il triptofano in niacina per l’uso da parte dell’organismo.

Troppe proteine fanno male?

Esistono alcune prove che suggeriscono che può essere utile alimentare livelli di proteine animali superiori al livello minimo necessario per il mantenimento dell’equilibrio dell’azoto e che il turnover proteico di tutto il corpo fornisce una migliore stima di un fabbisogno proteico di mantenimento dell’animale. Quando vengono consumate proteine in eccesso rispetto ai bisogni, la proteina aggiuntiva (aminoacidi) può essere utilizzata in due modi. Se l’animale ha un bilancio energetico negativo, la proteina in eccesso verrà utilizzata come fonte di energia. Al contrario, se l’animale ha un bilancio energetico nullo o positivo (cioè consuma energia adeguata o in eccesso rispetto a quanto spende, rispettivamente), la proteina in eccesso verrà depositata come grasso e l’azoto verrà escreto nelle urine. A differenza dei grassi e dei carboidrati, gli aminoacidi in eccesso non vengono immagazzinati dall’organismo per un uso futuro.

Tutti gli animali da compagnia hanno la capacità di metabolizzare le proteine in eccesso. Questo processo provoca la produzione di urea e la sua escrezione nelle urine. Storicamente, si pensava che l’assunzione eccessiva di proteine, in quantità ​​maggiore rispetto al fabbisogno di un animale, avesse effetti dannosi sulla funzione renale, specialmente negli animali anziani. Questa credenza si basava sulla teoria secondo cui il catabolismo delle proteine ​​in eccesso e la successiva escrezione urinaria di urea e altri prodotti di rifiuto azotati erano responsabili della prognosi della disfunzione renale.[42] Tuttavia, mentre il controllo delle proteine ​​alimentari viene utilizzato per ridurre l’uremia e i suoi segni clinici vengono associati ad animali con malattia renale cronica, non ci sono prove che dimostrino che l’assunzione di proteine ​​inizi o contribuisca alla progressione della disfunzione renale [43].

Con l’avanzare dell’età, gli animali sperimentano una riduzione del peso renale e un graduale declino della funzionalità renale. Questi sono eventi normali e sono stati ampiamente studiati nell’uomo e nei ratti.[44,45] Tuttavia, questi cambiamenti non dovrebbero essere estrapolati per suggerire la necessità di ridurre le proteine ​​alimentari.[46] Uno studio con cani ha valutato i cambiamenti clinici nella funzione renale in un gruppo di Beagle per un periodo di 13 anni. I dati di questo studio indicano che un normale invecchiamento renale può portare a una perdita di nefroni fino al 75% prima che si verifichino segni clinici o biochimici.[47] Gli animali con una perdita inferiore al 75% sono generalmente clinicamente normali ma possono essere più sensibili alla disfunzione renale rispetto agli animali più giovani che possiedono ancora capacità di riserva renale. Questa conoscenza ha portato alla pratica non testata di ridurre sistematicamente il contenuto proteico nelle diete degli animali anziani nel tentativo di prevenire o minimizzare la progressione della disfunzione renale. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che i cani geriatrici beneficiano effettivamente di livelli leggermente più elevati di proteine di alta qualità e questa maggiore proteina alimentare può aiutare a migliorare la perdita di massa muscolare associata all’età.[48] Pertanto non ci sono prove che indicano la necessità di ridurre sistematicamente livelli di proteine nelle diete di animali domestici sani e anziani. Si raccomanda di non limitare le proteine nella dieta degli animali domestici geriatrici semplicemente a causa dell’età avanzata.

Contrariamente alla credenza popolare, non esiste alcuna prova conclusiva basata sulla ricerca che l’assunzione di proteine contribuisca allo sviluppo della disfunzione renale in cani e gatti sani. Inoltre, non ci sono prove che l’assunzione di proteine negli animali domestici geriatrici debba essere limitata solo a causa della vecchiaia.

I requisiti nutrizionali NRC del gatto 

Cosa s’intende per requisiti nutrizionali? 

I requisiti nutrizionali sono considerati come una serie di linee guida per i livelli minimi e ottimali di qualsiasi sostanza nutritiva; un nutriente è inteso come una sostanza che è essenziale: l’assenza del nutriente si traduce in malattia o morte. Le linee guida dei nutrienti diventano la base per fornire gli elementi essenziali a livelli superiori alla prevenzione delle malattie e a livelli non inferiori ai fabbisogni minimi. 

E per NRC?

L’acronimo NRC sta per Consiglio di Ricerca Nazionale, che è il” braccio operativo delle Accademie Nazionali di Scienze, Ingegneria e Medicina (noto anche come “NASEM” o “Accademie Nazionali”), il cui scopo è fornire una consulenza politica oggettiva. Sebbene sia stato formato separatamente, rientra legalmente nell’Accademia Nazionale delle Scienze, il cui ultimo corpo fiduciario è il Consiglio NAS. Sotto questo ombrello da tre accademie, il Consiglio Nazionale delle Ricerche produce rapporti che modellano le politiche, informano l’opinione pubblica e promuovono la ricerca della scienza, dell’ingegneria e della medicina.

In parole povere, la NRC è un’organizzazione privata, senza fini di lucro, che raccoglie e valuta le ricerche fatte da altri. Il NRC stabilisce i nutrienti minimi necessari per la crescita e il mantenimento di cani sani (e molto altro).

“I valori del NRC si riferiscono esclusivamente alle diete commerciali”/“ I valori del NRC non possono essere applicati alla dieta fresca (Barf e casalinga) poiché non tengono conto della biodisponibilità dei nutrienti nel cibo fresco”?

Affermazioni di questo tipo evidenziano la disinformazione in merito a ciò su cui si basano le linee guida del NRC. Molte persone ritengono che le linee guida del NRC siano basate su “diete purificate”… non é esattamente così! Il libro del NRC include sì informazioni sui nutrienti provenienti da studi effettuati su diete purificate ma non si basa esclusivamente su queste. Perché include anche “diete purificate”? Perché una dieta purificata è l’unico modo per determinare l’effettivo BISOGNO BIOLOGICO di un nutriente. Elimina qualsiasi interferenza (di cui i ricercatori potrebbero essere a conoscenza al momento dello studio) in modo che possano determinare la quantità necessaria di un determinato nutriente. Tuttavia, il libro fornisce anche informazioni da altri studi che hanno analizzato l’impatto delle interferenze – come l’effetto che gli alimenti che contengono fitati o ossalati potrebbero avere sull’assorbimento dei minerali e la quantità di un minerale specifico che è quindi necessaria a seconda della quantità di fitati o ossalati nella dieta. Proprio per l’ignoranza che c’è in circolo, tra i proprietari in primis e coloro che si ritengono dei professionisti in secondis, le obiezioni sollevate contro le linee guida del NRC risultano irrilevanti poiché si basano su un’affermazione poco accurate, se non sbagliate. Riguardo coloro che affermano che “non si dovrebbe fare affidamento ai requisiti nutrizionali del NRC per formulare una dieta cruda poiché non considerano la biodisponibilità e poiché la digestione, l’assorbimento e le interazioni dei nutrienti dei cibi commerciali sono diverse rispetto a quelli freschi”, sicuramente non hanno mai aperto e letto il libro della NRC, e quindi non conoscono veramente la quantità di informazioni che contiene, oppure si tratta di quelle persone che si basano esclusivamente su tabelle semplificate, senza approfondire il contesto. Queste tabelle possono essere utili, ma hanno dei limiti poiché non forniscono tutte le informazioni presenti nel testo del libro e non spiegano come vari ingredienti influenzano la biodisponibilità dei nutrienti o le interazioni tra i diversi nutrienti e come questi possono influenzare l’assorbimento di altre sostanze. [Bonnie Edkin]

“Utilizzare le linee guida del NRC per formulare/aggiustare la dieta fresca del proprio animale significa fornire ogni pasto completo e bilanciato come nell’alimentazione commerciale”?

NO! Non è necessario che ogni pasto sia bilanciato, l’equilibrio si può raggiungere in un arco di tempo più lungo (7-10 giorni). Le linee guida del NRC permettono di verificare che il proprio animale assuma tutti i nutrienti di cui ha bisogno nell’arco di tempo prestabilito in modo tale da evitare carenze nutrizionali e di conseguenza prevenire malattie che possono derivare da una dieta che non soddisfale esigenze del singolo

“Sono sufficienti gli esami del sangue per vedere se la dieta è bilanciata”?

Non esattamente, gli esami del sangue (emocromo e biochimico completo) non tengono in considerazione tutti i singoli nutrienti. Se la dieta é carente di qualche oligoelemento, ad esempio il  magnesio, un esame del sangue non lo mostrerà perché il corpo dell’animale ruberá il magnesio dalle ossa per mantenere costante il livello nel sangue. Le analisi del sangue non mostreranno carenze nutrizionali finché l’organismo non sarà in una situazione critica. Per prevenire tutto ciò, é possibile verificare se il piano dieta soddisfa i bisogni nutrizionali del nostro animali avvalendosi delle linee guida del NRC.

Sciolti questi dubbi, vediamo come utilizzare nella pratica le linee guida del NRC …

I valori dell’NRC sono i migliori che abbiamo, ma non sono dei riferimenti assoluti e perfetti. Neanche una dieta lo può essere. Quello che è veramente importante capire è che i fabbisogni di proteine, grassi, vitamine e minerali devono essere soddisfatti (i valori di proteine e grassi possono essere superati entro i limiti) e che i minerali interagiscono. Ciò significa che dovremmo attenerci agli indici NRC e avvicinarci il più possibile ai valori che ci fornisce. Dovremmo quindi aggiustare la dieta per soddisfare i fabbisogni raccomandati NRC per minerali e vitamine, e aggiungere degli integratori se necessario per colmare le carenze di vitamine e minerali.

Step 1: calcolare il fabbisogno energetico 

I gatti domestici complessivamente hanno un peso corporeo abbastanza simile quando sono maturi. A volte, a causa dei pesi corporei simili, i bisogni calorici del gatto sono espressi lineari. Tuttavia, è stato appreso che questo può fornire troppe calorie per i gatti di taglia grande. Studi recenti mostrano che il peso metabolico fornisce un apporto energetico preciso, proprio come i cani.

Il modo migliore per sapere quante calorie sono necessarie per il proprio animale domestico è calcolare quante calorie sta già consumando.

L’equazione per il calcolo delle calorie giornaliere è:

100 x kg ^ .67 = Kcal / giorno

Molti fattori contribuiscono alle esigenze caloriche di un animale domestico, pertanto queste vanno adattate sempre di conseguenza.

Step 2: calcolare i requisiti nutrizionali 

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche NRC ha fornito requisiti nutrizionali per i gatti per 1000 / kcal. Ciò significa che hanno definito quanti nutrienti sono necessari nella quantità di calorie consumate. Per fare ciò può essere utile avvalersi di un calciatore come quello riportato nel link qui sotto:

https://rawfedandnerdy.com/adult-dogs-nutrient-requirements

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46.Milward DJ, Fereday A, Gibson N, Pacy PJ: Aging, protein requirements, and protein turnover, Am J Clin Nutr 66:774–786, 1997.

47.Cowgill LD, Spangler WL: Renal insufficiency in geriatric dogs, Vet Clin North Am Small Anim Pract 11:727–749, 1981.

48.Davenport G, Gaasch S, Hayek MG, Cummins KA: Effect of dietary protein on body composition and metabolic responses of geriatric and young-adult dogs, J Vet Intern Med 15:306, 2001.

La trippa verde: miti e verità

By The Raw Feeding Community

La trippa verde è un ingrediente altamente raccomandato nell’alimentazione cruda biologicamente appropriata (BARF), che viene propagandato per i suoi benefici come probiotico, per il suo rapporto  bilanciato 1:1 di calcio-fosforo e per la sua appetibilità “per il palato canino”. Alcune fonti sostengono che la trippa verde sia fondamentale in una dieta a crudo ed altre addirittura che sia da sé un alimento completo e bilanciato. Queste affermazioni sono vere?

Che cos’è la trippa verde?

La trippa verde è lo stomaco crudo e non trattato di animali ruminanti, Mammiferi erbivori Artiodattili rappresentati dalle famiglie dei Bovidi (bovini, caprini e ovini) e dei Cervidi – più conosciute e quelle meno diffuse degli Antilocapridi, dei Tragulidi, dei Moschidi e dei Giraffidi. Mentre la trippa lavata e sbiancata, si può trovare in alcuni negozi di alimentari, non è la stessa cosa per la trippa VERDE; la trippa verde non può essere legalmente venduta per il consumo umano. La trippa che si trova nei supermercati è stata lavata, scottata e sbiancata. La trippa verde, d’altra parte, non è stata lavorata in alcun modo; di solito è acquistabile tritata o tagliata in pezzi. Ci sono molti fornitori online di alimenti crudi per animali domestici che vendono trippa verde.

Quali sono i suoi benefici?

Ho buone e cattive notizie. La cattiva notizia è che molti dei benefici della trippa verde sono sopravvalutati. Ma la buona notizia è che è sicuramente ancora utile in molte situazioni, e certamente non è dannosa per il cane (a meno che non viene somministrata come unico alimento … ma ne parlerò nella sezione “cattive notizie”).

La trippa è molto appetibile per la maggior parte dei cani, il che è ottimo per incoraggiare quei cani che non gradiscono gli organi o le verdure, per esempio. Questo è dovuto probabilmente grazie al suo odore – o meglio alla puzza- che per un cane risulta delizioso!

La trippa verde è una grande fonte di manganese (circa 13,21 mg / kg, secondo le analisi fornite da Monica Segal nel suo libro K9 Kitchen) – il che è fantastico, perché il manganese è uno di quei minerali che tendono ad essere carenti in molte diete crude prey model (modello preda intera), dal momento che di solito non si trova in quantità significative in altri prodotti a base di carne. Ciò significa che la trippa verde rappresenta la fonte primaria di manganese nella dieta cruda.

La trippa verde contiene enzimi digestivi che possono essere benefici per il nostro cane, tuttavia questi enzimi sono pensati per aiutare gli animali ruminanti a digerire una dieta erbivora, quindi potrebbero non essere molto utili per un carnivoro opportunista quale il cane, la cui dieta è costituita da poco o nessun amido. Tuttavia, sebbene si possa discutere sui benefici di questi enzimi, essi certamente non sono dannosi – quindi anche in assenza di prove che attestino i benefici, non c’è nulla da perdere inserendo nella dieta del nostro cane la trippa verde!

La trippa verde presenta anche un rapporto di fosforo e di calcio 1:1, ma tieni presente che questo non significa che la trippa verde abbia sufficiente calcio per soddisfare i requisiti del nostro cane.

Questo ci porta alla prossima sezione …

Sfatiamo alcuni miti

La trippa verde non è un’alimento completo e bilanciato 

Molte persone sembrano fraintendere il rapporto fosforo:calcio. Il calcio e il fosforo lavorano insieme nel corpo e sono entrambi necessari per una corretta salute scheletrica. La carenza o l’eccesso di uno di questi minerali, influenzerà il requisito del corpo per l’altro. Quindi, anche se il corpo sta ottenendo con la dieta il fabbisogno minimo di fosforo determinato dal NRC, ma troppo calcio, il corpo richiederà più fosforo per la crescita ossea e le funzioni scheletriche di base, portando ad una carenza di fosforo. Questo può portare nel tempo alla displasia dell’anca e ad altri problemi scheletrici. Troppo fosforo e non abbastanza calcio, d’altra parte, hanno dimostrato favorire ed accelerare la progressione dell’insufficienza renale. Questo è il motivo per cui è importante nutrire non solo i requisiti minimi di questi nutrienti, ma assicurarsi anche di alimentare una dieta con un rapporto adeguato, specialmente per i cuccioli in crescita e i cani di taglia grande – si consiglia un rapporto compreso tra 1: 1 a 1,2: 1.

Ma un buon rapporto tra calcio e fosforo non equivale al soddisfacimento dei requisiti minimi di entrambi i minerali ma solo che il rapporto tra le quantità di calcio e fosforo è 1: 1. Ad una visione più ampia che considera il piano dieta complessivo, questo rapporto (Ca:P) non è poi così importante, in quanto il resto della dieta dovrà comunque avere un rapporto equilibrato. Ma una dieta a base di trippa verde e nient’altro sarà sicuramente carente non solo di calcio e fosforo, ma di molti altri nutrienti. In altre parole, la trippa verde non è un alimento equilibrato da solo, e per questo motivo non dovrebbe essere nutrita esclusivamente o in eccesso.

La trippa verde non è una buona fonte di probiotici

La trippa verde viene soprattutto propagandata come un’ottima fonte di probiotici. Per spiegare perché la trippa verde non è una fonte affidabile o efficace di probiotici, partiamo dall’inizio.

Abbiamo già appreso che la trippa è lo stomaco di un animale ruminante, come la mucca. Le mucche, come altri mammiferi, hanno un sacco di diversi tipi di microrganismi che vivono nello stomaco e nell’intestino. Quando dico un mucchio, intendo davvero un mucchio – in effetti, solo una goccia di liquido del rumine contiene un numero di microrganismi che si sommano a oltre 10 volte il numero di umani sulla Terra [2]!

La maggior parte di questi organismi sono batteri benefici, come Bacteroides succinogenes, Ruminococcus albus e Lactobacillus fermenti, nonché organismi protozoi come il Polyplastron multivesiculatum, che producono tutti l’enzima cellulasi che aiuta a digerire la cellulosa, il principale costituente delle pareti cellulari delle piante. Ovviamente questo è importante per un animale che è progettato per mangiare e digerire principalmente erba!

Questi organismi si sono adattati a sopravvivere nelle condizioni dello stomaco della mucca: niente ossigeno (anaerobiosi), un pH di circa 6-7 e una temperatura di circa 40 ° C (o 104 ° F) [3]. Se le condizioni nello stomaco cambiano, ciò influisce sugli organismi all’interno dello stomaco. Ad esempio, gli agricoltori sanno di permettere alle loro mucche di pascolare sul cibo per tutto il giorno, perché dar loro da mangiare una quantità maggiore di cibo tutto in una volta in uno o due pasti al giorno può far fluttuare il pH del rumine, provocando la morte di così tanti organismi che la mucca non può utilizzare il suo cibo in modo efficace.

Proprio come la fluttuazione del pH può uccidere questi organismi, molti di loro moriranno a temperature inferiori a 104 ° F. E poiché si sono adattati alle condizioni presenti all’interno dell’apparato digerente, la stragrande maggioranza di loro sono anaerobi obbligati; questo significa che muoiono in presenza di ossigeno.

Quindi quando una mucca viene macellata e la trippa viene aperta, la maggior parte dei batteri muore immediatamente a causa dell’esposizione all’ossigeno e del drastico cambiamento di temperatura. La trippa di solito passa attraverso ulteriori lavorazioni, come la macinazione o il taglio, e viene quindi conservata nel congelatore; naturalmente, questo uccide i batteri anaerobi ancora più sensibili alla temperatura.

Alcuni organismi nella trippa possono ancora sopravvivere dopo l’apertura, la lavorazione e il congelamento. Tuttavia più a lungo la trippa viene congelata, più microrganismi muoiono. E poiché molti di questi organismi dipendono l’uno dall’altro per la sopravvivenza, in quanto utilizzano i sottoprodotti reciproci, le morti causano una reazione a catena e provocano la morte di un numero sempre maggiore di microrganismi.

Ma alcuni sopravvivono ancora, comprese piccole quantità di batteri lattici, in particolare quelli classificati nel genere Lactobacillus. Tuttavia, la quantità di batteri lattici che sopravvive effettivamente dipenderà fortemente da alcuni fattori:

  1. Il tempo di congelamento: più a lungo la trippa è stata congelata minore sarà il numero di microrganismi vivi rimasti;
  2. Il tasso di diminuzione della temperatura: se la trippa viene messa direttamente in congelatore, il brusco cambiamento di temperatura può uccidere alcuni batteri, mentre -come dimostrano alcuni studi- una transizione più lenta a basse temperature può consentire ad un numero maggiore di batteri di adattarsi e sopravvivere [4].
  3. La disponibilità di nutrimento per poter sopravvivere. Poiché ottengono energia solo dal metabolismo degli zuccheri, i batteri dell’acido lattico sono limitati agli ambienti in cui gli zuccheri sono presenti. In laboratorio, campioni di questi tipi di batteri richiedono di essere coltivati ​​su terreni di coltura complessi che soddisfino tutti i loro requisiti nutrizionali [5]. Ma nel caso della trippa, questa rappresenta un substrato con una quantità finita di zuccheri per garantire la sopravvivenza dei microrganismi e alla fine moriranno di fame.

Dal momento che la trippa verde venduta online subisce un’ulteriore elaborazione, si può immaginare che le quantità di organismi rimasti siano trascurabili.

Se nella trippa sopravvivono alcuni batteri probiotici, la quantità sarà molto inferiore a quella che si troverebbe in un tipico prodotto probiotico. Ad esempio, un’analisi ha dimostrato che un campione di trippa verde conteneva 12.000 CFU di batteri dell’acido lattico per grammo [6]. Può sembrare molto, ma in confronto, un integratore probiotico come NOW Probiotic-10 contiene 50.000.000.000 di CFU per capsula [7]; Vivomix-450 contiene 450 miliardi di batteri lattici e bifidobatteri vivi per bustina (4.4 g) [8]; Dott. Mercola Complete Probiotics 58 miliardi di batteri in ogni porzione (3 g) [9]; Probiotic Miracle garantisce 2 Miliardi di CFUs con 2 misurini [10].

Per mettere questi numeri in prospettiva: per ottenere la stessa quantità di probiotici presenti in una sola capsula di NOW Probiotic-10, dovresti nutrire il tuo cane con quasi 4.200.000 grammi, o circa 9200 libbre di trippa!!! Non ci sono inoltre informazioni sui materiali e sui metodi per sapere se il campione di trippa analizzato è stata congelato, né apprendere per quanto tempo, ecc. Quindi dovremmo supporre che il numero di probiotici nella trippa verde sarà molto inferiore se é stata congelata per un periodo di tempo significativo, in particolare la trippa che è stata scongelata e congelata, macinata, in scatola, ecc.

Per farla breve:  la stragrande maggioranza dei batteri probiotici non sopravvivono fino al momento in cui la trippa finisce nella ciotola del tuo cane. Questo è il motivo per cui la propaganda che definisce la trippa un buon probiotico non è del tutto accurata.

Ha senso allora inserire la trippa verde nella dieta del nostro cane?

Solo perché la trippa verde non rappresenta un’alimento equilibrata da solo e non contiene una quantità significativa di probiotici non significa che bisogna escluderlo. Come accennato in precedenza, è un’ottima fonte di manganese e il suo odore sembra convincere anche i palati più esigenti. Basta non utilizzarla in modo eccessivo o esclusivo e non fare affidamento solo su di esso come fonte di probiotici. Se il tuo cane ha bisogno di probiotici, otterrai risultati migliori integrando un buon prodotto probiotico.

Se da un lato, la trippa sembrerebbe avere buon profilo nutrizionale se confrontato con alcune crocchette, dall’altro non è così nutriente se confrontata con altri cibi crudi, specialmente carni rosse come il cuore di manzo. Ma è un buon elemento per aggiungere più varietà alla dieta cruda del tuo cane.

Analisi nutrizionale della trippa verde

Queste informazioni sono disponibili nel libro K9 Kitchen di Monica Segal.

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Traduzione: #Barf-bornagainrawfeeders

Il liquido rosso perso dalla carne cruda: la mioglobina

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Identificazione e utilizzo nella dieta del cane e del gatto

Alcune persone pensano che il liquido rosso che fuoriesce dalla carne rossa sia sangue, o semplicemente acqua rilasciata dallo scongelamento e lo versano nello scarico del lavandino, pensando che sia inutile. In realtà non è sangue, come molti credono. La maggior parte del sangue viene, infatti, rimosso durante la macellazione e quel poco che rimane è solitamente contenuto nel tessuto muscolare. Si tratta piuttosto di acqua mescolata con una proteina chiamata mioglobina, implicata nel trasporto dell’ossigeno ai tessuti muscolari; fondamentale per garantire continue riserve energetiche per la contrazione dei muscoli stessi.

Non gettare buttare via questo liquido, potresti perdere alcuni dei nutrienti preziosi e necessari contenuti nella carne. Versarlo sul cibo del tuo cane/gatto o usalo per preparare delle piccole prelibatezze, utilizzando degli stampini in silicone, da conservare in freezer.

La mioglobina

Struttura

 

 

La mioglobina oltre ad avere la porzione di amminoacidi, contiene anche un gruppo chimico distinto dalla catena polipeptidica, che prende il nome di gruppo prostetico. Con il termine gruppo prostetico si intende una molecola organica legata covalentemente alla catena polipeptidica della proteina, la quale svolge delle importanti funzioni all’interno della proteina. Il gruppo prostetico legato alla mioglobina è il cosiddetto gruppo eme, complesso chimico membro di una famiglia di composti chiamati porfirine contenente un atomo di ferro. Nella mioglobina e nell’emoglobina il ferro è mantenuto nella forma di valenza +2, quindi ridotto, perché il gruppo eme è racchiuso in una tasca idrofobica e non è a contatto con l’ambiente, per cui non si ossida. In questo stato la mioglobina, che trasporta ossigeno, è di colore rosso e il ferro è complessato e stabilizzato. Quando il ferro si ossida e diviene ferro 3+, non è più in grado di legare O2 e il colore della mioglobina sarà bruno.

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Conoscendo il ruolo del ferro e della mioglobina, si può intervenire sulla variazione di colore della carne nel tempo; sostanze antiossidanti, come la vitamina E, migliorano la conservabilità della carne.

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Il colore della carne

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La concentrazione di MIOGLOBINA nelle fibre muscolari e la STRUTTURA del muscolo sono i fattori principali che rende la carne “bianca”, “nera” o “rossa”. Esistono poi altri fattori secondari dai quali dipende il colore della carne, questi sono:

  • la specie dell’animale
  • l’età
  • il sesso
  • il tipo di alimentazione

Come accennato in precedenza, la mioglobina aiuta a portare ossigeno ai muscoli, e l’ossigeno è necessario per dare energia ai muscoli. Quindi più i muscoli vengono utilizzati, più mioglobina conterranno (e più saranno di colore rosso).

Sulla base del contenuto di mioglobina nelle cellule del tessuto muscolare, è possibile distinguere due tipologie di fibre muscolari:

1. fibre muscolari molto strette tipiche di muscoli che lavorano nel tempo e con continuità, “fibre rosse”, caratterizzate da un colore più rosso perché più ricche di mioglobina;

2. fibre muscolari più larghe tipiche dei muscoli che lavorano a scatti veloci in tempi brevi, “fibre bianche”, più povere di mioglobina.

I muscoli della carne rossa sono usati per stare in piedi, camminare e altre attività frequenti e sono costituiti da fibre muscolari a contrazione lenta.

La carne bianca, d’altra parte, è costituita da fibre muscolari a contrazione rapida ed è composta da muscoli usati solo per scatti veloci. Prendono energia dal glicogeno e contengono poca mioglobina. Questo è il motivo per cui la carne “bianca” come pollame o pesce, non rilascia quel liquido rossastro nella confezione: la carne bianca contiene poca mioglobina. Alcuni animali, come il pollo, contengono sia carne bianca sia scura e presentano fibrosità differenti. Il petto è bianco e asciutto mentre la coscia è più scura e più morbida e compatta . I muscoli bianchi del petto forniscono potenza immediata e servono al volo, ma un pollo si sa, si stanca subito di volare. Mentre i muscoli scuri delle sue zampe, più ricchi di capillari per meglio ossigenare il sangue cioè adatti alla resistenza , gli consentono di camminare per ore. Non è così invece per il pollame selvatico, le anatra o le oche (animali migratori devono percorrere lunghi tratti di volo), perché volano frequentemente e il maggiore uso muscolare significa un contenuto maggiore di mioglobina e quindi il loro petto avrà colore e consistenza più simile alle cosce del pollo.

I maiali sono spesso indicati come “carne bianca” perché, pur contenendo mioglobina nei loro muscoli, questa non si trova in concentrazioni elevate come nei bovini (probabilmente perché i maiali non sono così attivi).

Anche i pesci sono generalmente considerati carni bianche perché la maggior parte di loro si sposta prevalentemente in modo passivo, sfruttando le correnti, senza richiedere un uso eccessivo dei muscoli. Alcuni tipi di pesci migratori, come il tonno e lo squalo, tuttavia, che nuotano attivamente per lunghi tratti, presentano carne scura (rosso-rosa), e questo è di nuovo dovuto all’alto contenuto della mioglobina.

Il ruolo del microbiota intestinale nei processi immunologici, nutrizionali e nel comportamento

Il microbiota intestinale (in passato definito “microflora intestinale“) é l’ecosistema formato da un’enorme biomassa costituita da una notevole quantità di ceppi batterici dell’apparato digerente. Si stima che le cellule batteriche presenti nel tratto gastrointestinale del cane e del gatto siano 10 volte più abbondanti rispetto alle cellule del loro ospite. Questi microrganismi possono essere sia benefici e vivere in simbiosi con l’ospite o essere dannosi e portare a modificazioni che possono innescare un processo chiamato “disbiosi intestinale”.

FUNZIONI DEL MICROBIOTA INTESTINALE

Il microbiota intestinake é un organo perfettamente convertito alla fisiologia dell’ospite, in grado di svolgere funzioni fondamentali che l’ospite stesso non sarebbe in grado di assolvere.” (Bäckhed et al. 2004)

Il microbiota intestinale ha un ruolo fondamentale:

– nella fermentazione del residuo alimentare non digerito;

– nella produzione di acidi grassi a catena corta;

– nella produzione di vitamine (gruppo B e K)

– nella degradazione di xenobiotici;

– svolge un’azione di contrasto nei confronti dei batteri patogeni;

– è coinvolto nelle interazioni con il sistema immunitario di mucosa.

MICROBIOTA INTESTINALE E SISTEMA IMMUNITARIO

Il microbiota intestinale regola la risposta immunitaria locale e la composizione dei ceppi batterici che colonizzano l’appartato gastrointestinale, influenza i meccanismi immunitari necessari per lo sviluppo della tolleranza immunitaria, il cui mancato sviluppo o perdita predispongono l’animale alla comparsa di malattie autoimmuni o allergiche.

LA DISBIOSI INTESTINALE

Microniotw intestinale può andare incontro a modificazioni che possono alterare lo stato di salute dell’organismo. Quando i microrganismi intestinali sono in equilibrio la condizione prende il nome eubiosi; quando, invece, compaiono batteri non desiderati o nocivi, l’equilibrio si altera e viene a crearsi una condizione patologica di disbiosi intestinale. La disbiosi intestinale nel cane e nel gatto è caratterizzata da una modificazione qualitativa e quantitativa della flora batterica enterica, causata in particolare da un’alimentazione scorretta e da trattamenti farmacologici prolungati, con conseguenti disturbi funzionali sia intestinali sia di tipo sistemico, dovuti alla perdita della tolleranza immunitaria. La riduzione di gruppi batterici che svolgono funzioni digestive di appoggio al sistema gastrointestinale, insieme alla perdita della tolleranza immunitaria portano all’aumento dei gruppi batterici patogeni che prendendo il sopravvento possono moltiplicarsi al punto di determinare delle vere infezioni.

In base al tipo di processo indotto dall’alterazione della flora batterica, possiamo distinguere la disbiosi intestinale in 3 principali categorie:

DISBIOSI PUTREFATTIVA

La disbiosiputrefattiva si sviluppa essenzialmente nel colon ed é dovuta a una dieta ricca in grassi e carne, non bilanciata da un adeguato apporto di fibre. Non avendo un sufficiente apporto fibre non digeribili come FOS o GOS (Fosfo-Oligo-Saccaridi e Galatto-Oligo-Saccaridi) inevitabilmente finisce con il prevalere la concentrazione di batterioidi.

DISBIOSI FERMENTATIVA

La disbiosi fermentativa si sviluppa nell’intestino tenue e cieco ed è caratterizzata da una dieta troppo ricca di carboidrati (substrati fermentabili).

DISBIOSI CARENZIALE

Si sviluppa a causa della carenza di fibra prebiotica, é frequente nelle diete casalinghe soprattutto a crudo.

(COME FORMULARE UNA DIETA A BASE DI CIBO FRESCO BILANCIATA PER UN CUCCIOLO SANO)

(COME FORMULARE UNA DIETA A BASE DI CIBO FRESCO BILANCIATA PER UN CANE ADULTO SANO)

(CONCETTI DI NUTRIZIONE CLINICA DEL CANE)

DIETA, MICROBIOTA E COMPORTAMENTO ANIMALE

Ogni anno, milioni di cani in tutto il mondo vengono abbandonati dai loro proprietari, ceduti ai canili e sottoposti ad eutanasia a causa di problemi comportamentali. Raramente la nutrizione viene considerata uno dei possibili fattori che contribuiscono a comportamenti problematici. Il ricercatore Bosch insieme ai suoi collaboratori presenta in una review (Bosch G. et al. 2007), una panoramica delle attuali conoscenze sull’influenza dell’alimentazione sul comportamento canino ed esplora i meccanismi alla base dei quali la dieta può influenzare il comportamento negli animali. Il comportamento è regolato da neurotrasmettitori e ormoni e cambiamenti nella disponibilità dei loro precursori possono influenzare il comportamento. Il triptofano, il precursore della serotonina, può influenzare l’incidenza di aggressività, automutilazione e resistenza allo stress. Quest’ultimo può anche essere influenzato dalla tirosina alimentare, un precursore delle catecolamine. Poiché la composizione della dieta, la disponibilità di nutrienti e le interazioni di nutrienti influenzano la disponibilità di questi precursori nel cervello, il comportamento o la resistenza allo stress possono essere a loro volta influenzati. I PUFA, in particolare i DHA, hanno un ruolo importante come costituenti strutturali nello sviluppo del cervello e l’apporto dietetico di PUFA n-3 e n-6 potrebbe modificare aspetti del sistema dopaminergico e serotoninergico e, di conseguenza, le prestazioni cognitive e il comportamento. Infine, la persistente sensazione di fame tra i pasti può aumentare il comportamento stereotipato e l’aggressività e ridurre il tempo di riposo. Questa sensazione di fame continua può essere alterata dal contenuto e dalla fonte di fibre alimentari. Al momento sono stati condotti pochi studi per valutare il ruolo dell’alimentazione nel comportamento canino (problematico) attraverso i meccanismi sopra menzionati.

Recenti studi hanno dimostrato che le diete crude possono promuovere un microbioma intestinale più sano nei cani e che contengono meno ingredienti con effetti anti-nutrizionali. Inoltre i cibi crudi hanno una maggiore digeribilità nei cani e nei gatti rispetto agli alimenti estrusi secchi per animali domestici. Una maggiore digeribilità e una migliore assimilazione possono comportare un aumento della salute generale; può migliorare non solo la salute fisica, ma anche la sua salute comportamentale e cognitiva: la masticazione di carne fresca e ossa polpose produce endorfine nel cervello, ovvero dei neurotransmittori che fungono da antidepressivo naturale, ed aumenta i livelli di serotonina, l’ormone del buon umore.

(LA DIETA A BASE DI CARNE CRUDA INFLUENZA MICROBIOMI FECALI E PRODOTTI FINALI DI FERMENTAZIONE NEI CANI SANI. Misa Sandri et al. 2017)

(DIGERIBILITÀ APPARENTE DEI MACRONUTRIENTI, CHIMICA DEL SIERO, ANALISI DELLE URINE E CARATTERISTICHE FECALI, METABOLITI E MICROBIOTA NEI CANI ADULTI ALIMENTATI CON DIETA ESTRUSA, LEGGERMENTE COTTA E CIBO CRUDO. KILEY M ALGYA et al. 2018)

(Famiglie batteriche chiave (Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae e Bacteroidaceae) correlate alla digestione delle proteine e all’energia nei cani. Emma N. Bermingham et al. 2017)

(IL MICROBIOMA FECALE E IL METABOLOMA DIFFERISCONO NEI CANI NUTRITI CON LA DIETA BARF (BONES AND RAW FOOD) E QUELLI NUTRITI CON CIBO INDUSTRIALE PROCESSATO. MILENA SCHMIDT et al. 2018)

(IL MICROBIOMA INTESTINALE È CORRELATO CON L’AGGRESSIVITÀ COSPECIFICA IN UNA PICCOLA POPOLAZIONE DI RESCUED DOGS (CANIS FAMILIARIS). Nicole S. Kirchoff et al. 2019)

Concetti di nutrizione clinica del cane

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Introduzione

Una corretta alimentazione è fondamentale per il mantenimento della salute e la chiave per la gestione delle malattie. Una conoscenza di base delle sostanze nutritive, dei requisiti, della biodisponibilità e delle conseguenze di carenze nutrizionali o di eccessi è importante per nutrire in modo appropriato il proprio cane.

Un nutriente è qualsiasi costituente alimentare che aiuti a sostenere la vita. Numerosi nutrienti essenziali sono stati scoperti nel corso della storia. I nutrienti sono essenziali in quanto sono coinvolti in tutte le funzioni base del corpo, tra cui: 1) agire come componenti strutturali, 2) migliorare o partecipare alle reazioni chimiche del metabolismo, 3) trasportare sostanze in, fuori o dentro il corpo, 4) mantenere la temperatura corporea e 5) fornire energia.

Alcuni nutrienti soddisfano numerose funzioni. Ad esempio, l’acqua e diversi minerali sono necessari per tutte le funzioni sopra descritte tranne che per fornire energia. I carboidrati, i grassi e le proteine possono essere utilizzati per l’energia, ma possono anche servire come componenti strutturali. Le vitamine sono coinvolte principalmente nelle funzioni metaboliche.

1.1 Macro e micronutrienti

Gli alimenti contengono un insieme di sostanze chimiche, presenti in quantità e tipologia diversa a seconda dell’alimento, note come principi nutritivi o nutrienti.

Anche se possiamo prevedere il contenuto di nutrienti di un singolo alimento, in realtà ognuno sará leggermente diverso.

I principi nutritivi vengono classificati in macronutrienti e micronutrienti in funzione della quantità che deve essere assunta giornalmente e delle funzioni che svolgono.

1. i macronutrienti sono sostanze che devono essere assunte dall’organismo in grandi quantità per soddisfare il fabbisogno energetico giornaliero: forniscono le calorie necessarie per ricavare energia e crescere;

  • Acqua
  • Proteine o protidi
  • Grassi o lipidi
  • Carboidrati o glucidi

2. i micronutrienti sono sostanze che sono richieste dall’organismo  in piccole quantità, nell’ordine dei milli- o microgrammi: sono essenziali per la salute e la crescita e non apportano calorie.

  • Vitamine
  • Minerali

1.2 I macronutrienti

L’acqua

Chimicamente, l’acqua è la combinazione di due atomi di idrogeno e un atomo ossigeno (H2O). L’acqua è vitale per la vita ed é considerata il più importante nutriente. Negli animali l’acqua  svolge le seguenti importanti funzioni:

1. L’acqua è il solvente in cui le sostanze vengono sciolte e trasportate nel corpo. Un gran numero di composti chimici può essere messo in soluzione acquosa.

2. L’acqua è necessaria per le reazioni chimiche che coinvolgono l’idrolisi (ad es. Digestione enzimatica delle proteine, dei grassi e dei carboidrati).

3. L’acqua aiuta a regolare la temperatura corporea. L’acqua ha un calore specifico elevato (calore specifico = quantità di calore necessaria per innalzare di 1° C 1 g di acqua. Calore specifico dell’acqua = 1). Nell’organismo animale possono verificarsi grandi cambiamenti nella produzione di calore con pochissimi cambiamenti della temperatura corporea. Questa proprietà consente anche la circolazione del calore. L’acqua ha un alto calore latente di vaporizzazione ed aiuta a regolare la temperatura corporea attraverso l’evaporazione dalla pelle e dal tratto respiratorio. Sono necessarie grandi quantità di calore per far evaporare piccole quantità di acqua; quindi, può essere perso molto calore con poca perdita d’acqua.

4. L’acqua fornisce forma e resilienza al corpo. Un significativo bilancio idrico negativo può causare disidratazione clinica. Una manifestazione della disidratazione è la perdita di elasticità della pelle. Come costituente principale dei fluidi corporei, l’acqua aiuta a lubrificare le articolazioni e gli occhi, fornisce un’ammortizzazione protettiva per il sistema nervoso e aiuta lo scambio di gas nella respirazione mantenendo umidi ed espansi gli alveoli dei polmoni.

L’acqua è uno dei più grandi costituenti del corpo animale, varia da 40 a oltre l’80% del totale. La percentuale di acqua nel corpo di un animale varia a seconda delle specie, delle condizioni e dell’età. Generalmente, la massa corporea magra contiene dal 70% all’80% di acqua e dal 20% al 25% di proteine, mentre il tessuto adiposo contiene dal 10% al 15% di acqua e dal 75% all’80% di grasso. Gli animali più giovani e più magri contengono più acqua corporea. Al contrario, gli animali più grassi hanno un minore contenuto di acqua corporea. Quando gli animali maturano, richiedono proporzionalmente meno acqua in base al peso perché consumano meno cibo per unità di peso corporeo; quindi, c’è meno perdita di acqua urinaria. Inoltre, gli animali adulti hanno una superficie inferiore per unità di peso corporeo, con una conseguente minore evaporazione della pelle.

Il fabbisogno di acqua è collegato al mantenimento del bilancio idrico. L’acqua corporea persa per minzione, defecazione, evaporazione e traspirazione viene sostituita da una delle due fonti: 1) acqua derivata dal metabolismo dei nutrienti e 2) acqua consumata come liquido o contenuta nel cibo.

Oltre ai bisogni metabolici, gli animali di tutte le taglie consumano acqua per soddisfare una varietà di bisogni, inclusi quelli fisici e sociali. Fattori quali la dimensione corporea (area superficiale), l’allattamento, la temperatura ambientale, il tipo e la quantità di cibo ingerito, lo stato generale di salute, lo stress, le perdite d’acqua attraverso l’escrezione o l’evaporazione e le differenze individuali degli animali influenzano il fabbisogno di acqua.

Le proteine

Le proteine ​​sono molecole grandi e complesse composte da centinaia a migliaia di amminoacidi. Gli aminoacidi sono composti da carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e talvolta zolfo e fosforo. Quattro gruppi chimici legati in modo covalente a un atomo di carbonio formano la struttura generale degli amminoacidi. I quattro gruppi includono un atomo di idrogeno, un gruppo carbossile (COOH), un gruppo α-ammino (NH2) e un altro gruppo chimico specifico per ciascun amminoacido p. Sebbene in natura esistano centinaia di aminoacidi, solo 20 sono comunemente presenti come componenti proteici. Gli aminoacidi trovati nelle proteine ​​dei mammiferi sono l’isomero L degli amminoacidi α, questo significa che la catena laterale unica di ciascun amminoacido è legata all’atomo di carbonio α nella posizione L (leverotatoria).

Struttura

Le proteine ​​sono polimeri lineari di amminoacidi in cui il gruppo amminico di un amminoacido e il gruppo carbossilico di un altro amminoacido sono accoppiati insieme (legame peptidico). Gli amminoacidi disposti in catene sono indicati come peptidi. Due amminoacidi legati formano un dipeptide, tre un tripeptide e più di tre un polipeptide.

Le proteine ​​possono essere descritte come aventi una struttura primaria, secondaria, terziaria o quaternaria.

  • La struttura primaria delle proteine ​​si riferisce alla sequenza (ordine) degli amminoacidi lungo la catena polipeptidica.
  • La struttura secondaria delle proteine ​​si riferisce alla configurazione delle catene polipeptidiche risultanti da legami idrogeno tra amminoacidi adiacenti.
  • La struttura terziaria è il risultato di ulteriori interazioni tra gli amminoacidi: ulteriore piegatura e flessione della catena polipeptidica.
  • Le proteine ​​hanno una struttura quaternaria se contengono più di una catena polipeptidica.

La struttura primaria delle proteine ​​è responsabile delle strutture secondarie, terziarie e quaternarie che si formano.

Funzione

Le proteine sono i principali costituenti strutturali degli organi e dei tessuti corporei, tra cui: 1) collagene ed elastina presenti nella cartilagine, nei tendini e nei legamenti, 2) le proteine contrattili actina e miosina nei muscoli, 3) le proteine della cheratina in pelle, capelli e unghie e 4) proteine del sangue tra cui emoglobina, transferrina, albumin e globulina. Le proteine funzionano anche come enzimi, ormoni (ad es. Insulina) e anticorpi. Gli amminoacidi possono servire come fonte di energia dopo che il gruppo amminico contenente azoto viene rimosso mediante deamminazione o transaminazione.

L’importanza degli amminoacidi

Diversi amminoacidi sono classificati come essenziali o indispensabili (10 per i cani e 11 per i gatti). Questi amminoacidi non possono essere sintetizzati dal corpo in quantità sufficienti e quindi devono essere forniti con il cibo. Gli scheletri di carbonio di questi amminoacidi essenziali sono il componente critico che il corpo non può sintetizzare. Molti degli amminoacidi rimanenti sono non indispensabili o eliminabili; possono essere sintetizzati nel corpo da blocchi di carbonio e azoto e non devono essere presenti nel cibo se é disponibile una quantità adeguata di azoto ed energia. Alcuni amminoacidi sono condizionatamente essenziali. Normalmente questi amminoacidi non vengono assunti attraverso il cibo se non durante particolari condizioni fisiologiche o patologiche quando non possono essere sintetizzati in quantità adeguate.

Sebbene gli amminoacidi non indispensabili possano essere costituiti da scheletri carboniosi precursori, sono altrettanto importanti per la formazione delle proteine e sono altrettanto essenziali per le reazioni metaboliche nel corpo come aminoacidi essenziali. La proteina è anche necessaria per fornire all’organismo una fonte di azoto per la sintesi di altri composti contenenti azoto tra cui purine, pirimidine, nucleotidi, acidi nucleici, creatinina, ossido nitrico e alcuni neurotrasmettitori.

Nota

La tirosina contribuisce ad aumentare l’intensità del colore del mantello, è fondamentale nei cani a manto nero che tende al rossiccio (Anton C. Beynen, 2017 ; Adrian Watson et al. 2018 ).

Metabolismo

Digestione e assorbimento

Le proteine alimentari devono essere digerite per essere assorbite dal tratto gastrointestinale. La digestione delle proteine inizia nello stomaco con l’azione dell’enzima pepsina in presenza di acido cloridrico. I principali prodotti finali della digestione proteica gastrica sono miscele di grandi polipeptidi; tuttavia, si verifica un assorbimento minimo o nullo di queste molecole. Nell’intestino tenue, il pancreas e le cellule che rivestono l’intestino tenue secernono altri enzimi (endopeptidi ed exopeptidasi). Questi enzimi rompono i legami tra gli aminoacidi di grandi polipeptidi ottenendo aminoacidi liberi, dipeptidi e tripeptidi che possono essere assorbiti attraverso la parete intestinale (Mathews, 1991). Alcune proteine sono digerite meno facilmente di altre. La rapidità della digestione è influenzata da molti fattori, tra cui la struttura delle proteine, gli effetti del trattamento, altri nutrienti nel pasto e la presenza di fattori inibitori enzimatici. Le stime delle disponibilità di proteine crude e amminoacidi possono essere fornite determinando la digeribilità appartenente di proteine e amminoacidi. Fattori come il peso corporeo, il contenuto di fibre alimentari, l’assunzione di DM e la presenza di fattori anti-nutrienti nella dieta influenzano le secrezioni e / o il riassorbimento della proteina intestinale endogena (Nyachoti et al, 1997).

L’utilizzo delle proteine

Gli amminoacidi assorbiti e piccoli di- e tripeptidi vengono riassemblati in “nuove” proteine dal fegato e da altri tessuti del corpo. Gli aminoacidi derivati dal cibo vengono trasportati dal fegato in altri tessuti dall’albumina sierica o come amminoacidi liberi. Il destino degli amminoacidi dopo l’assorbimento rientra in tre categorie generali: 1) sintesi proteica dei tessuti, specialmente nei muscoli e nel fegato, 2) sintesi di enzimi, albumina, ormoni e altri composti contenenti azoto e 3) deaminazione e uso del scheletri di carbonio rimanenti per l’energia.

Un alto tasso di sintesi proteica si verifica nella produzione di globuli rossi e bianchi, cellule epiteliali della pelle e quelli che rivestono il tratto gastrointestinale (cioè la mucosa intestinale, che produce secrezioni esocrine, come enzimi digestivi e muco) e il pancreas. Inoltre, tutte le proteine corporee vengono continuamente degradate e risintetizzate, un processo noto come turnover proteico. Alcune proteine (proteine muscolari e alcune proteine plasmatiche come l’albumina) hanno una vita relativamente lunga (da giorni a settimane). Altre proteine (citochine ed enzimi) hanno una vita relativamente breve (da minuti ad ore).

Le proteine muscolari costituiscono quasi il 50% delle proteine totali del corpo, ma rappresentano solo il 30% delle nuove proteine sintetizzate, mentre le proteine viscerali e organiche compongono una porzione più piccola delle proteine totali del corpo ma rappresentano il 50% delle nuove proteine sintetizzate.

Lo stoccaggio delle proteine

Sebbene, in effetti, vi sia un certo accumulo di aminoacidi in eccesso, essi non vengono immagazzinati nella stessa misura in cui sono immagazzinati grassi extra e carboidrati. Le proteine strutturali in tutti i tessuti, specialmente nei muscoli e nell’albumina epatica e sierica, possono essere considerate come riserve di amminoacidi. Le proteine muscolari rappresentano la più grande riserva da cui si possono estrarre gli amminoacidi nei momenti di bisogno. La perdita eccessiva di proteine del corpo compromette la funzionalità muscolare. La sintesi del fegato, delle proteine muscolari e di albumina sierica aumenta dopo il consumo di un pasto contenente proteine. Dopo che la sintesi proteica è massimizzata, gli aminoacidi in eccesso vengono deaminati e transaminati per produrre gruppi amminici e scheletri di carbonio. Gli scheletri di carbonio possono essere utilizzati per molti scopi compresi i precursori del glucosio, che possono essere immagazzinati come glicogeno o convertiti in acidi grassi e acetil-CoA, che possono essere utilizzati immediatamente per il carburante. Nelle ore successive al consumo di un pasto contenente proteine, la sintesi proteica corporea diminuisce gradualmente man mano che vengono utilizzati gli aminoacidi del pasto. Poiché il turnover proteico e le perdite obbligatorie di azoto continuano a verificarsi, i muscoli devono convertire dall’assorbimento di rete al rilascio netto di aminoacidi quando il digiuno diventa dominante. Sebbene il glicogeno e i lipidi siano i depositi di energia preferiti a breve e a lungo termine, il catabolismo proteico può fornire scheletri di carbonio necessari per mantenere i pool di glucosio e fornire all’organismo energia (ATP). La degradazione delle proteine continua fino al pasto successivo, dopo di che la sintesi proteica supera il collasso proteico.

Gli scheletri di carbonio degli amminoacidi catabolizzati possono essere completamente ossidati a biossido di carbonio o convertiti dal fegato in corpi di glucosio o chetoni. Quindi, gli amminoacidi possono essere glucogeni o chetogenici. Gli amminoacidi glucogeni possono essere convertiti in glucosio attraverso piruvato o uno qualsiasi degli intermedi del ciclo TCA. Gli aminoacidi chetogenici sono quelli che possono essere convertiti in acetil-CoA o corpi chetonici ma non possono essere metabolizzati in glucosio. Alcuni aminoacidi catabolizzati producono due diversi scheletri di carbonio, uno chetogenico e l’altro glucogeno.

Escrezione proteica

Il catabolismo degli aminoacidi produce azoto residuo, se non viene utilizzato per la sintesi di purine o pirimidina. Il catabolismo degli amminoacidi porta in genere alla formazione di ammoniaca, che è tossica per le cellule del corpo. L’ammoniaca deve essere convertita in una forma meno tossica che può essere trasportata nel sangue ed espulsa. La formazione di ammoniaca si verifica in tutti i tessuti, ma è particolarmente diffusa nel fegato e nei reni durante la gluconeogenesi. Più del 90% dell’azoto derivante dalla degradazione delle proteine viene convertito in urea nel fegato e nei reni e poi escreto nelle urine. Una piccola parte di azoto viene persa sotto forma di ammoniaca, creatinina e nitrato. La disintossicazione epatica e renale dell’ammoniaca attraverso il ciclo dell’urea è una funzione critica. Gli aminoacidi ornitina, cit-rulline e arginina sono intermedi chiave. Altri amminoacidi (ad es. glutammato, aspartato, alanina e gruppo ammidico di glutammina) trasportano i gruppi amminici in eccesso da altri tessuti al fegato e ai reni per la conversione in urea. Il catabolismo di altri metaboliti contenenti azoto contribuisce anche al pool di rifiuti di azoto.

La qualità delle proteine

La qualità delle proteine si riferisce all’efficienza con cui gli aminoacidi del cibo vengono convertiti in tessuto. Tale efficienza a sua volta dipende dalla fonte proteica, dalla concentrazione di aminoacidi essenziali nel cibo e dalla loro disponibilità (Brown, 1989). Le proteine che forniscono le proporzioni ottimali di tutti gli amminoacidi essenziali sono indicate come proteine di alta qualità. Quando una proteina manca di uno o più aminoacidi essenziali (amminoacido limitante), la qualità della proteina diminuisce e viene definita una proteina di scarsa qualità (Orok et al, 1975). Altri aminoacidi non possono essere utilizzati quando un aminoacido limitante è assente. Una scarsa qualità proteica può anche derivare da un eccesso di certi amminoacidi che possono interferire con l’uso di altri aminoacidi. (squilibrio e antagonismo.) Gli aminoacidi di proteine di scarsa qualità non possono essere adeguatamente digeriti e utilizzati dall’animale. Ad esempio, la cottura eccessiva può formare forme nutritive indigeribili chiamate complessi di Maillard. Anche i metodi di lavorazione e il trattamento termico di vari mangimi possono influire sulla digeribilità. I ricercatori hanno studiato gli effetti della temperatura e del tempo di lavorazione sulla qualità dei nutrienti del cibo umido per cani (Jamikorn et al, 2000). Hanno dimostrato che alzare la temperatura di lavorazione (6 ° C) o aumentare il tempo di lavorazione (25 minuti) può alterare il contenuto di nutrienti e la digestione.

Altri fattori che possono influire sulla disponibilità di proteine includono il contenuto di fibre, tannini, pectine, oligosaccaridi e inibitori della fitasi o tripsina, che possono essere trovati nelle fonti di proteine vegetali. Le proteine di origine vegetale hanno in genere una digeribilità inferiore rispetto alle proteine animali perché la fibra vegetale e i carboidrati riducono la digestione, a causa di una ridotta velocità di degradazione dei nutrienti nell’intestino e dell’aumento dell’attività batterica (Murray et al, 1997; Neirinck et al, 1991; Meyer, 1984 ). L’alimentazione di diete ad alto contenuto di fibre diminuisce la digeribilità apparente delle proteine (Kendall e Holme, 1982), presumibilmente dall’aumento dell’adsorbimento degli amminoacidi e dei peptidi da parte delle fibre e dall’ostruzione degli enzimi digestivi da parte dei componenti delle fibre nelle pareti cellulari (Knabe et al, 1989).

I cani usano le proteine di scarsa qualità in modo meno efficiente (Burns et al, 1982). Le proteine di scarsa qualità possono portare a un profondo fallimento nutritivo, accompagnato da un rapido calo di peso, perdita di appetito e morte finale (Palika, 1996; Rose and Rice, 1939). Se il cibo contiene proteine di bassa qualità, i cani e i gatti aumenteranno l’assunzione di cibo per soddisfare i loro requisiti di proteine / amminoacidi per il mantenimento.

Requisiti di proteine / aminoacidi

Fattori che influenzano i requisiti

Nuove proteine possono essere sintetizzate da amminoacidi dietetici o amminoacidi non essenziali che sono stati precedentemente sintetizzati dal corpo. Per definizione, gli amminoacidi essenziali usati nella sintesi proteica devono essere forniti dal cibo. La quantità di ciascun amminoacido che un animale richiede varia in base a fattori quali crescita, gravidanza, allattamento e alcuni stati patologici. Oltre a richiedere amminoacidi essenziali specifici, cani e gatti hanno bisogno di blocchi di costruzione (scheletri di carbonio e azoto) per gli amminoacidi non essenziali. Gli elementi costitutivi degli amminoacidi non essenziali possono essere derivati da aminoacidi essenziali in eccesso che vengono scomposti e riassemblati in amminoacidi non essenziali o da altri amminoacidi non essenziali presenti nel cibo. Quindi, una dichiarazione completa dei requisiti di amminoacidi dovrebbe includere tutti gli amminoacidi essenziali e una quantità di ammino azoto che può essere utilizzata per la sintesi di amminoacidi non essenziali.

Gli adulti sani hanno un fabbisogno giornaliero di proteine per sostituire l’azoto perso come urea, ammoniaca, creatina, nitrato nelle urine e nelle feci, perdita di cellule epiteliali nella pelle e nel tratto gastrointestinale, sudore,manto, secrezioni nasali, sperma dai maschi e secrezioni dovute a cicli riproduttivi nelle femmine. Le proteine alimentari che devono essere consumate ogni giorno per sostituire la perdita di azoto obbligatoria definiscono i requisiti proteici per il mantenimento.

Gli animali adulti e i cani in crescita hanno entrambi requisiti di proteine per il mantenimento, ma solo gli animali in crescita hanno un’esigenza aggiuntiva di proteine per la crescita. La proteina aggiuntiva richiesta dagli animali in gravidanza e in allattamento supporta davvero la crescita. Lo stato fisiologico di un animale può anche portare ad un aumento o diminuzione del catabolismo proteico e delle perdite di azoto. Per esempio, i pazienti con cancro, ustioni e traumi possono aver aumentato il fabbisogno proteico giornaliero.

SQUILIBRIO E ANTAGONISMO

Gli amminoacidi essenziali devono essere forniti in quantità adeguate e nel giusto equilibrio. Quando gli aminoacidi sono utilizzati per la sintesi proteica, tutti gli amminoacidi necessari per sintetizzare ogni proteina devono essere presenti. L’amminoacido in quantità minore rispetto alla domanda è chiamato “primo amminoacido limitante”. Uno squilibrio si verifica quando uno o più amminoacidi necessari per la sintesi proteica non sono disponibili nella quantità necessaria, ma almeno un altro amminoacido è fornito in eccesso (Harper et al, 1970). L’antagonismo degli amminoacidi si verifica quando gli aminoacidi hanno strutture chimiche simili (Harper et al, 1970). Tipicamente, un eccesso di uno di questi amminoacidi aumenta il fabbisogno di uno o più aminoacidi chimicamente simili (antagonismo).

I lipidi

I lipidi sono composti ad alta energia che forniscono requisiti nutrizionali e funzionali nei mammiferi. In generale, i lipidi condividono la proprietà fisiochimica di essere insolubili (idrofobici) in solventi polari come l’acqua. I lipidi che sono solidi a temperatura ambiente sono comunemente chiamati grassi, mentre quelli che sono liquidi a temperatura ambiente sono indicati come oli.

Struttura

La struttura dei lipidi varia da semplice a complessa, sebbene qualsiasi schema di classificazione sia difficile da imporre. Le subunità di base dei lipidi sono molecole di idrocarburi collegate da legami covalenti in vari modi a se stessi e ad altre molecole in un vasto assortimento di permutazioni che risultano nella miriade di funzioni e strutture osservate in natura.

Funzione

L’apporto dietetico di lipidi avvantaggia l’animale fornendo energia, acidi grassi essenziali (EFA) e un ambiente positivo per l’assorbimento delle vitamine liposolubili. I grassi alimentari sono le forme più concentrate di fonti di energia fornendo 2,25 volte l’energia metabolizzabile delle proteine e dei carboidrati. In altre parole, il grasso immagazzinato direttamente dal grasso introdotto con la dieta ha dal 10 al 15% in più di energia rispetto al grasso prodotto da carboidrati o proteine alimentari in eccesso a causa della perdita intrinseca di efficienza nella sintesi dei grassi de novo. L’aumento dell’efficienza nell’uso dei grassi si traduce in un maggiore valore energetico per il grasso alimentare che gli animali possono utilizzare per soddisfare i fabbisogni energetici o conservare come tessuto adiposo. I lipidi alimentari in eccesso possono essere assimilati e conservati come grassi negli adipociti, mentre i lipidi aggiuntivi sono incorporati nei lipidi funzionali o catabolizzati per il carburante, a seconda dello stato energetico dell’animale. I trigliceridi compongono la maggior parte dei grassi presenti negli adipociti, che possono essere sintetizzati de novo da precursori non grassi come carboidrati o proteine durante i periodi di bilancio energetico positivo.

Alcuni lipidi necessari per un’adeguata funzione fisiologica, come alcuni acidi grassi a catena lunga, non possono essere sintetizzati de novo e devono quindi essere frontini attraverso il cibo. Questi acidi grassi sono chiamati EFA perché la loro mancanza negli alimenti si traduce in classici segni di carenza. Una piccola quantità di lipidi (dall’1 al 2% del cibo totale) senza una struttura specifica è necessaria per il corretto assorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E e K).

Nota-lipidi

La lucentezza del mantello è legata alla composizione del sebo, una materia grassa e untuosa, consistente in una miscela semiliquida di acidi grassi, trigliceridi, cere, colesterolo e residui cellulari, secreta dalla ghiandole sebacee ed immagazzinata nei follicoli piliferi. Il sebo impedisce l’infeltrimento del pelo eliminando il rilievo delle sue scaglie e rende la cheratina del pelo più elastica e più flessibile; fondamentali nella produzione del sebo sono gli grassi della famiglia PUFA, gli Omega-3 e gli Omega-6.

Spesso, indipendentemente dal tipo di alimentazione -crocchette, umido, casalinga o una dieta cruda- con cui nutrite il vostro animale, il loro cibo, da solo, non contiene abbastanza acidi grassi omega 3. Pertanto devono essere integrati. Per i cani, il modo migliore per ottenere gli acidi grassi omega 3  è con l’olio di pesce, essendo l’opzione per loro più biodisponibile. Questo perché l’olio di pesce contiene acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA). Altre fonti di omega 3 come i semi di chia, semi di lino o noce contengono acido alfa-linolieco (ALA), che deve essere prima convertito in EPA e DHA affinché il corpo possa utilizzarlo, ma dal momento che l’olio di pesce contiene EPA e DHA, il corpo non deve compiere alcuno sforzo aggiuntivo per convertirli. EPA e DHA hanno molti benefici, ma anche degli svantaggi. Si tratta, infatti, di grassi polinsaturi, ciò significa che sono altamente instabili e veloci da ossidare. In altre parole, l’olio di pesce diventa rancido rapidamente se esposto all’ossigeno e può provocare l’ossidazione cellulare dopo che il cane o il gatto lo consuma. L’ossidazione cellulare provoca radicali liberi nel corpo. Troppi radicali liberi nel corpo sono stati associati a molte condizioni degenerative, tra cui invecchiamento accelerato, infiammazione, cellule nervose danneggiate nel cervello e DNA cellulare danneggiato. Possiamo aiutare l’organismo del nostro animale a combattere l’ossidazione cellulare e prevenire i radicali liberi fornendo più antiossidanti. Gli antiossidanti come la vitamina E sono spazzini di radicali liberi: proteggono le cellule dall’ossidazione. Questo è il motivo per cui l’aggiunta di grassi alla dieta può causare una carenza di vitamina E. Le diete crude possono essere povere di vitamina E e l’aggiunta di olio di pesce alla dieta, può ridurre ulteriormente i livelli. Per questo, quando si integrano acidi grassi omega3 nella dieta bisogna tenere in considerazione anche l’aggiunta di un supplemento di vitamina E.

I carboidrati

I carboidrati sono composti da carbonio, idrogeno e ossigeno nella formula generale (CH2O) n (Figura 5-11). I carboidrati comprendono: 1) zuccheri semplici come monosaccaridi (ad es. Glucosio) e disaccaridi (ad es. Saccarosio), 2) oligosaccaridi (da tre a nove unità di zucchero, ad esempio raffinosio, stachiosio) e 3) polisaccaridi (più di nove unità di zucchero). Esempi di polisaccaridi includono amidi (amilosio, amilopectina, glicogeno), emicellulosa, cellulosa, pectine, gomme, ecc.

Struttura

Gli zuccheri semplici sono suddivisi in sottogruppi a seconda del numero di atomi di carbonio che contengono. Gli zuccheri a tre atomi di carbonio (saccaridi) sono: 1) triosi (C3H6O3) come gliceraldeide, 2) zuccheri a quattro carbonio sono tetrosi (C4H8O4), 3) zuccheri a cinque carbonio sono pentosi (C5H10O5) come ribosio e xilosio, 4) gli zuccheri a sei carbonio sono esosi (C6H12O6) come glucosio, galattosio e fruttosio e 5) zuccheri a sette carbonio sono chiamati eptosi (C7H14O7). Solo un disaccaride è stato trovato nei mammiferi (cioè il lattosio), mentre il più comune disaccaride vegetale è il saccarosio. Molti oligosaccaridi sono comunemente presenti nelle piante. Il trisaccaride raffinoso e lo stachosio tetrasaccaride sono i due oligosaccaridi più comuni presenti nelle piante (ad esempio semi di soia e altri semi di leguminose, barbabietole da zucchero, radici e melassa di barbabietola da zucchero). Oligosaccaridi a catena più lunga possono essere trovati in una varietà di piante utilizzate come cibo.

L’amido è costituito da unità di glucosio in catene diritte con legami α1,4 (amilosio) e con legami a1,6 che formano ramificazioni. I piccoli enzimi digestivi intestinali possono rompere i legami α1,4 e α1,6. Gli amidi nelle piante sono chiamati amilopectine mentre l’amido animale è chiamato glicogeno. Gli amidi vegetali esistono come granuli semicristallini che variano in dimensioni, forma e quantità di altri composti (proteine) associati al granulo.

La struttura granulare dell’amido influisce sulla facilità con cui viene digerita. La maggior parte degli amidi in alimenti per animali domestici cotti ed estrusi viene facilmente e rapidamente digerita. L’amido crudo o non cotto viene tipicamente digerito più lentamente dell’amido cotto. Alcuni amidi vegetali resistono alla digestione enzimatica nell’intestino tenue (Englyst e Cummings, 1987) e sono stati denominati amido resistente (RS). RS, per definizione, non viene digerito enzimaticamente nell’intestino tenue, quindi diventa disponibile per la fermentazione microbica nel colon.

Le quantità di rapida digeribilità, lentamente digeribile e RS negli alimenti sono molto variabili e dipendono dalla fonte di amido, dal tipo e dall’entità del trattamento (BNF, 1990). La Tabella 5-5 mostra una classificazione nutrizionale dei tipi di amido presenti negli alimenti.

ASSORBIMENTO

Glucosio e galattosio vengono assorbiti attraverso un meccanismo di trasporto attivo utilizzando proteine carrier specifiche e un gradiente di sodio. Il fruttosio viene assorbito da un sistema portante separato che sembra non essere dipendente dal sodio. L’assorbimento avviene attraverso la piccola mucosa intestinale attraverso i villi. Gli enterociti che rivestono i villi contengono gli enzimi di digestione dei carboidrati, le proteine di trasporto e altri enzimi utilizzati per sintetizzare i trigliceridi e i chilomicroni. Gli enterociti possono utilizzare gli zuccheri assorbiti per produrre energia o gli zuccheri possono essere rilasciati nel sangue portale per il trasporto al fegato e oltre.

La carenza di enzimi digestivi o il fallimento del sistema di trasporto energetico-dipendente possono causare intolleranza o malassorbimento di carboidrati. Molte carenze di disaccaridasi derivano dal danno della mucosa intestinale indotto da infezioni e altre malattie. La risultante colonizzazione dell’intestino tenue inferiore da parte dei batteri del colon può provocare una proteolisi batterica degli enzimi che digeriscono i carboidrati.

I carboidrati non assorbiti nel lume intestinale creano un’alta pressione osmotica, riducono l’assorbimento di acqua e minerali e possono causare diarrea dell’intestino tenue. Inoltre, un’eccessiva fermentazione di carboidrati non assorbiti porta alla proliferazione batterica, alla produzione di gas (anidride carbonica, idrogeno e metano) e agli acidi grassi a catena corta. Eccessiva fermentazione di carboidrati può portare a flatulenza, distensione addominale e diarrea. L’intolleranza al carboidrato può essere diagnosticata trovando aumentate concentrazioni di idrogeno nel respiro (analisi dell’idrogeno del respiro) come risultato della fermentazione batterica (Bissett et al, 1997).

USO

Il glucosio e altri zuccheri derivati dal cibo arrivano al fegato attraverso il sangue portale. Il fegato svolge un ruolo centrale nel sintetizzare, immagazzinare, convertire e rilasciare il glucosio per l’uso da parte di altri organi. Insulina e glucagone controllano con precisione la concentrazione di glucosio nel sangue. L’indice glicemico classifica i carboidrati nella dieta in base al loro effetto sul glucosio nel sangue. I carboidrati che provocano una bassa risposta glicemica postprandiale hanno un indice glicemico inferiore e viceversa. Gli animali con ridotta tolleranza al glucosio dovrebbero consumare cibi con un indice glicemico relativamente basso. La modifica delle fonti di carboidrati o l’aggiunta di fibre può modulare l’indice glicemico.

Il sistema nervoso centrale e gli eritrociti richiedono glucosio per il loro fabbisogno energetico, mentre altri tessuti possono utilizzare altri substrati (ad esempio, i muscoli utilizzano acidi grassi). Il glucosio viene metabolizzato attraverso la glicolisi seguita dal ciclo TCA. La completa ossidazione del glucosio in anidride carbonica, acqua, ATP e calore richiede ossigeno e viene definita metabolismo aerobico. Il trasferimento finale di energia dai carboidrati all’ATP avviene tramite la catena di trasporto degli elettroni. Se c’è una carenza di ossigeno nei tessuti, come nel caso di un intenso esercizio fisico, alcuni ATP possono essere derivati dal glucosio attraverso il metabolismo anaerobico in cui il glucosio viene parzialmente metabolizzato in piruvato (attraverso la glicolisi) e poi convertito in acido lattico.

Il glucosio consumato in eccesso rispetto ai bisogni immediati può essere conservato sotto forma di glicogeno. L’enzima glicogeno sintetasi sintetizza il glicogeno dalle unità di glucosio. Questo enzima è particolarmente attivo nel fegato e nei muscoli. Gli atleti di resistenza hanno utilizzato il carico di carboidrati (cioè, consumando grandi quantità di carboidrati diversi giorni prima della competizione) per massimizzare le riserve di glicogeno muscolare. Il carico di carboidrati negli atleti canini è stato praticato, ma non è stato ampiamente studiato. Dopo aver riempito le riserve di glicogeno, i carboidrati supplementari vengono convertiti in acidi grassi a catena lunga e conservati come tessuto adiposo.

Nelle ore successive alla digestione e all’assorbimento di un pasto contenente carboidrati, il fegato e altri tessuti del corpo passano dalla conservazione del glicogeno alla glicogenolisi sotto l’influenza di un aumento del glucagone nel rapporto insulinico. Questo rapporto stimola anche la lipolisi, quindi il metabolismo generale del corpo cambia verso l’uso dei lipidi per l’energia. Il glucosio viene sintetizzato da scheletri carboniosi di amminoacidi, glicerolo e acido lattico (gluconeogenesi) per mantenere la concentrazione plasmatica di glucosio. Questa funzione è fondamentale per fornire un adeguato apporto di glucosio al cervello. Il fegato e i reni, ma non i muscoli, sono i siti della gluconeogenesi; pertanto, il muscolo non può fornire glucosio al flusso sanguigno.

CONSERVAZIONE

Il corpo immagazzina lo zucchero come glicogeno, un polisaccaride glucidico. La sua più alta concentrazione è nel fegato, ma il tessuto muscolare, a causa della sua maggiore massa, immagazzina la maggior parte del glicogeno.

Il ribosio, sebbene non sia un vero serbatoio di carboidrati facilmente reperibile per l’ossidazione, si trova come parte di acidi nucleici, ATP e guanosina trifosfato (GTP). Il corpo contiene anche depositi di complessi proteico-zuccherini (glicoproteine, muco e proteoglicos) e complessi zuccheri-lipidici (glicolipidi).

La fibra

Definizione

La fibra si riferisce a una moltitudine di composti categorizzati come i comiberi resistono alla digestione enzimatica nell’intestino tenue. Di conseguenza, i microbi nel colon di solito feriscono le fibre. Le fibre includono cellulosa, emicellulosa, pectina, gomme e RS e sono uniche a causa dei tipi di zuccheri che contengono e dei conseguenti legami chimici.

Struttura chimica

A differenza degli amidi, la cellulosa è un polimero delle unità di glucosio legate da legami β1,4 (piuttosto che α), che sono solo spezzati da enzimi microbici. La cellulosa è il polisaccaride più abbondante nelle piante, formando la struttura delle pareti delle cellule vegetali. Funzione

La funzione primaria e il beneficio di un’adeguata fibra alimentare sono di aumentare la massa e l’acqua nei contenuti intestinali (Leib, 1990; Twedt, 1993; Gurr and Asp, 1994). La fibra sembra ridurre il tasso di transito intestinale nei cani con un tempo di transito normale o lento e prolungarlo nei cani con tasso di transito rapido (Burrows et al, 1982). Insieme, questi fattori aiutano a promuovere e regolare la normale funzione intestinale. Inoltre, i tipici prodotti finali della fermentazione microbica delle fibre (acetato, pro- porato e butirrato) sono importanti per il mantenimento della salute del colon. La fibra riduce il pH luminale attraverso la produzione di acidi grassi a catena corta e aumenta la popolazione di flora anaerobica. Le proprietà antibatteriche degli acidi grassi a catena corta possono ridurre i batteri patogeni intestinali, aumentare la resistenza dell’intestino alla colonizzazione da parte di batteri patogeni e possono essere importanti nella prevenzione e nel recupero da disturbi intestinali e cancro (Twedt, 1993; Gurr and Asp, 1994; Burrows et al, 1982; Salter et al, 1993). Le fibre alimentari classificate come prebiotici aumentano anche i batteri benefici che proteggono il tratto gastrointestinale contro la colonizzazione da parte dei patogeni. Le fibre prebiotiche possono anche ridurre l’odore fecale modificando le concentrazioni fecali dei metaboliti e, attraverso i loro residui di carboidrati, migliorare la funzione immunitaria influenzando le cellule immunitarie associate all’intestino.

I colonociti utilizzano preferibilmente il butirrato, un prodotto finale della fermentazione delle fibre, come fonte di energia piuttosto che glucosio o amminoacidi (Roediger, 1982). Inoltre, gli acidi grassi a catena corta agevolano l’assorbimento di sodio, cloruro e acqua nel colon. La microflora dell’intestino produce una serie di composti oltre agli acidi grassi a catena corta, tra cui biotina, vitamina K, anidride carbonica e metano. Nei casi in cui gli acidi grassi a catena corta siano assenti (nutrizione parenterale, resezione parziale dell’intestino), le atrofie della mucosa del colon, si infiammano e diminuiscono la resistenza alla traslocazione batterica. Tuttavia, l’eccessiva fermentazione e la produzione di acidi grassi a catena corta possono essere accompagnate da flatulenza, distensione addominale e diarrea. La velocità e l’estensione della fermentazione delle fibre nell’intestino crasso sono aspetti importanti della digestione generale e dell’assorbimento dei nutrienti ingeriti. Gli acidi grassi a catena corta sono un’importante fonte di energia per bovini e cavalli (cioè forniscono fino al 75% di DER); tuttavia, forniscono meno del 5% del fabbisogno energetico di cani e gatti a causa del breve tratto intestinale e del tempo di transito relativamente veloce in queste specie (Brody, 1994).

Metabolismo

La fibra viene degradata enzimaticamente dai microbi intestinali, inclusi batteri, funghi e protozoi, ma non da enzimi digestivi della mucosa intrinseca. Questi microbi risiedono normalmente nell’intestino tenue inferiore e nell’intestino crasso e vengono definiti anaerobeschi o anaerobi facoltativi perché possono vivere senza ossigeno. Sopravvivono producendo energia attraverso la fermentazione. I microrganismi che colonizzano il tratto gastrointestinale inferiore sono simili a quelli trovati nel rumine. La proporzione di diverse specie batteriche è correlata al tipo di substrato fermentabile disponibile. Diversi substrati facilitano la crescita di diverse specie. I prodotti finali di substrato diverso e le combinazioni microbiche provocano la formazione di diversi livelli di acidi grassi a catena corta (ad es. Acetato o butirrato) e / o la formazione di gas come idrogeno o metano.

La fermentazione è la scomposizione energetica di sostanze nutritive come zucchero, amido e fibre in un ambiente con poco o nessun ossigeno. In questo processo, i microbi utilizzano solo parzialmente l’energia totale disponibile. Composti contenenti energia più piccoli (ad esempio acidi grassi a catena corta acetato, propionato e butirrato) e gas (anidride carbonica, idrogeno e metano) sono prodotti di scarto microbico; tuttavia, gli acidi grassi a catena corta sono validi substrati per l’animale ospite. I microbi contengono enzimi che possono rompere i legami chimici in diverse fibre. Per esempio, gli enzimi microbici che digeriscono la cellulosa sono chiamati cellulasi e gli enzimi comuni che digeriscono la pectina comprendono la pectina esterasi e le liasi pectiche (Robinson, 1987).

La fermentazione delle fibre nel colon influenza il metabo- lismo dell’azoto. La fermentazione delle fibre da parte dei batteri aumenta il numero di batteri. I batteri usano l’ammoniaca come fonte di azoto per costruire amminoacidi, proteine e DNA per la riproduzione. Piccole quantità di urea si diffondono dal sangue nel colon dove viene idrolizzata per formare ammoniaca (BNF, 1990; Mortensen, 1992; Younes et al, 1995).

Fibre prebiotiche, probiotici e sinbiotici

Fibre prebiotiche

Oltre alle tradizionali classificazioni per fibre come digeribilità, solubilità e fermentabilità, negli ultimi 10 anni è emersa un’ulteriore classificazione funzionale per fibra. Come accennato in precedenza, le fibre sono classificate come “fibre prebiotiche”, che sono definite come “ingredienti alimentari non digeribili che stimolano selettivamente un numero limitato di batteri nel colon per migliorare la salute dell’ospite” (Gibson e Roberfroid, 1995). Le fibre prebiotiche sono resistenti all’idrolisi degli enzimi, sono in grado di supportare la crescita di batteri benefici e non sostengono la crescita di potenziali patogeni, sebbene alcune fibre prebiotiche sostengano la crescita limitata di alcuni patogeni. Queste classificazioni tradizionali e nuove non si escludono a vicenda; le fibre prebiotiche possono avere diversi livelli di fermentabilità o solubilità.

Un prebiotico è attualmente noto come ingrediente selettivamente fermentato che consente cambiamenti specifici nella composizione e / o attività nella flora gastrointestinale che conferisce benessere e benefici per la salute dell’ospite (Gibson, 2004). Un indice prebiotico (PI) può essere usato per quantificare gli effetti prebiotici in vitro (Palframan et al, 2003). L’IP è basato su cambiamenti nei principali gruppi batterici durante la fermentazione di fibre prebiotiche con materiale fecale in colture discontinue ed è definito dalla seguente equazione:

PI = (totale di Bifidobatteri) – (totale di Bacteroides) + (totale di Lactobacillus) – (Clostridia totale).

L’equazione sopra definisce il numero totale di batteri nella coltura. Un PI più grande indica che la fibra prebiotica può aumentare il numero di specie batteriche benefiche (bifidobatteri e Lactobacillus spp.) A spese di specie batteriche patogene o meno desiderabili (Bacteroides e Clostridium spp.).

Il meccanismo mediante il quale i prebiotici sono fermentati selettivamente da specifici batteri non è ben compreso. Sono stati proposti due potenziali meccanismi: 1) la presenza di una esoglicosidasi consente ai batteri di metabolizzare la fibra prebiotica e 2) esiste un meccanismo di captazione sulle pareti cellulari di specifici batteri per gli oligosaccaridi intatti (Rastall et al, 2005).

Prebiotici batteri bersaglio target tradizionali come i bifidiobatteri e il Lactobacillus spp. Tuttavia, i benefici desiderabili della produzione di butirrato per il colon sono riconosciuti in modo crescente; quindi, il potenziale per il targeting dei produttori di butirrato non clostridico come i eubatteri intestinali (Rastall et al, 2005). Si ritiene inoltre che le fibre prebiotiche riducano l’odore fecale modificando la concentrazione fecale dei metaboliti e migliorando la funzione immunitaria influenzando le cellule immunitarie associate all’intestino

TIPI DI FIBRE PREBIOTICHE

Sostanze che possono avere attività prebiotica sono principalmente oligosaccaridi come mannanoligosaccaride (MOS), fruc-tooligosaccharide (FOS), galattooligosaccaridi (GOS), xylooligosaccharide (XOS), isomaltooligosaccaride (IMOS), soia oligosaccaridi (SOS), oligosaccaridi pectici, chi-tooligosaccharide , lactocososio e lattulosio o altre fonti contenenti polisaccaride / oligosaccaridi come inulina, RS andarabinogalactans (FlochandHong-Curtiss, 2002; Topping et al, 2003; Gibson et al, 2005). Molti di questi prebiotici, in particolare oligosaccaridi, si trovano naturalmente in alimenti come arti- strok, cipolle, banane, crusca di frumento e cicoria (Hussein et al, 1998). Gli oligosaccaridi sono polimeri che contengono fino a nove zuccheri. Utilizzando il PI (Palframan et al, 2003), il lattulosio, IMOS, SOS e GOS forniscono un’attività prebiotica significativamente migliore rispetto al FOS. Uno studio di fermentazione in vitro che ha confrontato diversi oligosaccaridi ha dimostrato che l’XOS e il lattulosio hanno prodotto il maggiore aumento dei bifidobatteri, mentre il GOS ha prodotto la maggiore riduzione dei clostridi (Rycroft et al, 2001). Tutti i prebiotici testati, inclusi FOS, inulina, IMOS e SOS, hanno aumentato i bifidobatteri e la maggior parte dei clostridi diminuiti. Sebbene questi studi dimostrino che molti prebiotici sono potenzialmente utili, più studi sull’alimentazione devono dimostrare la loro utilità in vivo. Il FOS è il prebiotico più ampiamente studiato e ha dimostrato di stimolare la crescita dei bifidobatteri negli studi in vivo e in vitro. Nel colon, bifidobatteri e Lactobacillus spp. fermentare prontamente FOS, che aumenta il tasso di crescita batterica (Gibson e Roberfroid, 1995; Roberfroid et al., 1993; Hidaka et al., 1986; Bunce et al., 1995). Un numero maggiore di queste specie di batteri può giovare alla salute generale di persone e altri animali, compresi suini, conigli e ratti (Batch et al., 1995; Willard et al., 1994; Howard et al., 1995; Buddington et al, 2002) .

I dati degli studi sull’alimentazione canina, tuttavia, sono scarsi e i risultati sono stati mescolati. Alcuni studi hanno mostrato tendenze verso aumentati bifidobatteri con supplementazione FOS, mentre altri non hanno mostrato alcuna risposta (Swanson, 2002, 2002a; Flickinger, 2000; Strickling et al, 2000). In uno studio che utilizzava la cicoria (una fonte di inulina), non vi erano differenze significative nel livello di bifidobatteri fecali quando i cani venivano alimentati con cibo estruso secco fatto con 3% di cicoria (un oligosaccaride non digeribile) o 3% di glucosio, sebbene c’è stato un aumento significativo dei numeri clostridi quando sono stati alimentati alimenti con un livello proteico più elevato (Zentek et al, 2003).

Ci sono ancora meno studi felini e attualmente non sono disponibili molte informazioni. Arabinogalactan, un altro polisaccaride prebiotico proveniente dal larice occidentale, aumentava i lacto-bacilli nei cani (Grieshop et al, 2002). Sebbene studi su persone e altre specie (ad esempio ratti e suini) abbiano dimostrato che i prebiotici vanno a beneficio della salute GI promuovendo una flora intestinale sana, è evidente che c’è molto da determinare sull’efficacia di diversi prebiotici in cani e gatti e le appropriate dosi. Le dosi prebiotiche che sono state testate senza effetti indesiderati variano da 0,5 a 3 g / giorno e dallo 0,5 al 2% del cibo su base DM. I prebiotici nuovi ed emergenti che devono ancora essere studiati negli animali da compagnia includono GOS, IMOS, SOS e XOS. Inoltre, sarebbe vantaggioso combinare l’effetto delle fibre prebiotiche e l’appropriata funzione tradizionale delle fibre per ottenere la migliore combinazione per migliorare la flora intestinale e le caratteristiche delle feci.

MICROFLORA INTESTINALE

Recentemente sono emersi numerosi studi sull’importanza della flora intestinale in particolare sulla salute delle IG e sulla salute delle funzioni immunitarie in generale. La flora intestinale e le mucose fungono da barriere contro l’invasione da parte degli agenti patogeni intestinali. La flora intestinale svolge anche un ruolo significativo nel modificare i prodotti finali metabolici del cibo, disintossicare le tossine nel corpo e competere per i nutrienti e i siti di colonizzazione con i patogeni (Gibson et al, 2005). Squilibri nella flora intestinale sono stati collegati a malattie come allergia, malattie infiammatorie intestinali e diarrea. Teoricamente, quando la normale tolleranza alla flora intestinale viene interrotta, può verificarsi una risposta alterata nel sistema immunitario intestinale, che può iniziare e mantenere la malattia infiammatoria intestinale o innescare lo sviluppo di risposte allergiche (Fedorak e Madsen, 2004; Macfarlane et al. , 2005). Inoltre, molti agenti patogeni nel tratto gastrointestinale, tra cui C. perfringens, C. difficile, Salmonella spp. ed Escherichia coli causano la diarrea (Marks and Kather, 2003). Secondo la letteratura umana e veterinaria, la flora intestinale cambia con l’età (Buddington, 2003; Benno et al, 1992; Reuter, 2001). Le tecniche molecolari attualmente disponibili per la caratterizzazione microbica come l’ibridazione fluorescente in situ e l’elettroforesi con gel a gradiente di denaturazione (DGGE) possono essere utilizzate per identificare i principali gruppi di batteri. Utilizzando DGGE, i ricercatori hanno identificato Bacteroides spp., Fusobacteria, lactobacile e streptococchi nel tratto gastrointestinale del cane (Simpson et al, 2002). Sebbene non siano altrettanto abbondanti, i bifidobatteri sono considerati importanti per la salute delle GI. I bifidobatteri producono acidi grassi a catena corta che riducono il pH intestinale e inibiscono la crescita di batteri patogeni. Si pensa anche che i bifidobatteri producano sostanze antibatteriche che sono attive contro clostridi, E. coli e altri batteri patogeni. Gli studi hanno dimostrato che i bifidiobatteri si trovano a livelli più alti nei bambini allattati al seno (Hoy et al, 1990) e si trovano a livelli più bassi nei pazienti con colite ulcerosa (Macfarlane et al, 2005). Nei giovani cuccioli, le popolazioni batteriche nel tratto GI si stabiliscono gradualmente e possono essere influenzate dalla dieta e dall’ambiente. I cambiamenti nei tipi e nelle proporzioni dei batteri nei cuccioli possono influenzare la loro resistenza alle malattie. Il numero totale di batteri nei cani anziani era più basso rispetto ai cani più giovani, mentre il numero di patogeni putativi come il C. perfringens era più alto (Benno et al, 1992). Inoltre, l’uso diffuso di antibiotici può portare a perturbazioni aggiuntive della flora intestinale, specialmente nei tratti GI compromessi di animali giovani e anziani. Pertanto, le fibre prebiotiche, che supportano la crescita dei bifidobatteri, dovrebbero conferire benefici alla salute dell’ospite. Nutrire i probiotici è un altro approccio alla modulazione della flora intestinale.

Probiotici

I probiotici sono preparati cellulari viventi o vitali che hanno effetti benefici sulla salute dell’ospite quando somministrati in quantità adeguate. I livelli di 1 x 108 a 1 x 1011 unità formanti colonia (cfu) / giorno sono stati testati e determinati per essere un intervallo di inclusione desiderabile, sebbene sia necessario effettuare ulteriori ricerche. I probiotici dovrebbero essere non patogeni e resistere agli acidi dello stomaco e alla bile. Alcuni probiotici aderiscono al tessuto epiteliale intestinale e colonizzano il tratto intestinale; l’aderenza ma non la colonizzazione può essere necessaria per alcuni effetti benefici. La capacità di aderire all’intestino dipende dal ceppo batterico piuttosto che dalla specie ospite. Quando somministrati in quantità adeguate, vari ceppi di lattobacilli di origine umana e canina sono stati in grado di aderire a muco intestinale o fecale umano, canino, emu, struzzo e arcobaleno senza adesione specifica di specie ospiti (Rinkinen et al, 2003). C’era un chiaro trensuggesting che l’adesione dipendeva dal microrganismo. Vari batteri in possesso di alcuni di questi attributi sono stati identificati come potenziali probiotici, tra cui la bifidobatteria, Saccharomyces spp. e lattobacilli.

C’è molta letteratura con risultati variabili sull’alimentazione dei probiotici alle persone e ad altri animali non umani per la salute GI, la salute immunitaria, la diarrea, le condizioni infiammatorie, le condizioni allergiche, il cancro e molti altri disturbi. Come per i prebiotici, molti studi non hanno usato cani e gatti. Quattro studi condotti su cani che hanno esaminato quattro diversi microrganismi (alimentati tra 1 x 108 e 1 x 109 cfu / giorno): Lactobacillus GG, Enterococcus faecium, Lactobacillus acidophilus DSM 13241 e Bacillus CIP 5832, hanno dato risultati per lo più neutri (Benyacoub et al, 2003; Baillon et al., 2004; Biourge et al., 1998; Westermarck et al., 2005). E. faecium era l’organismo più promettente studiato; questo organismo ha migliorato la circolazione di anticorpi IgG anti-canino specifici contro il virus (Benyacoub et al, 2003). Tuttavia, l’uso di Enterococcus come probiotico deve essere valutato con cautela perché è stato dimostrato che migliora l’adesione di C. jejuni all’intestino canino in studi di adesione in vitro, rendendolo un potenziale fattore di rischio per l’infezione e il trasporto (Rinkinen et al, 2003a ). Esistono molte sfide di stabilità per incorporare le probiotici negli alimenti per animali domestici (Weese e Arroyo, 2003). In questo studio, la valutazione di 19 prodotti canini e felini che affermano di contenere probiotici, nessun prodotto conteneva tutti gli organismi elencati, 11 prodotti contengono organismi aggiuntivi e cinque prodotti non ha alcuna crescita rilevante quando testato.

Simbiotici

Nutrire i sinbiotici è un terzo approccio per modificare la flora intestinale. Un simbiotico è “una miscela di probiotici e prebiotici che influisce positivamente sull’ospite migliorando la sopravvivenza e l’impianto di integratori alimentari microbici vivi nel tratto GI” (Gibson e Roberfroid, 1995). L’approccio più semplice include l’alimentazione di un probiotico e di un prebiotico insieme in un alimento, preferibilmente un prebiotico che può essere metabolizzato dal probiotico, con l’obiettivo di ottenere effetti sinergici. Uno studio che utilizza questo approccio non è riuscito a produrre significativi effetti sinergici (Swanson et al, 2002a). Un altro approccio più mirato è quello di progettare un sintetico utilizzando un probiotico e un prebiotico specificamente utilizzati dal probiotico, preferibilmente per produrre una sostanza antimicrobica (Rabiu et al, 2001). Questo concetto è ancora nella sua infanzia e richiederà più ricerca.

INTERAZIONI DELLA FIBRA CON LA DIGITIBILITÀ E LA DISPONIBILITÀ DEI NUTRIENTI

La quantità e il tipo di fibra in un alimento per animali domestici sono i migliori

effetto globale sulla digeribilità di tutti i nutrienti. In generale, gli alimenti contenenti fonti di fibre lentamente fermentabili hanno una digeribilità complessiva del DM inferiore a quella degli alimenti senza fibre o contenenti fonti di fibre rapidamente fermentabili. Inoltre, man mano che aumenta il livello di fibra nel cibo, diminuisce la digeribilità del cibo del DM. La digeribilità apparente e vera dei grassi, dell’amido e dell’energia non sono influenzate dal tipo e dalla quantità di fibre negli alimenti (Silvio et al., 1996; Muir et al, 1996).

Digestibilità apparente La digeribilità apparente delle proteine è inferiore negli alimenti che contengono fibre a causa dell’aumento dell’azoto nelle feci dall’aumentata biomassa fecale. La ricerca che utilizzava cani condotti con ileo ha dimostrato che la vera digeribilità delle proteine non è influenzata dal tipo o dal contenuto di fibre alimentari (Silvio et al, 1996; Muir et al, 1996). Tuttavia, uno studio che ha valutato i vari livelli di cellu- la e pectina al 10% di fibra alimentare totale (100% di cellulosa, 66% di cellulosa / 34% di pectina, 66% di pectina / 34% di cellulosa e 100% di pectina) ha dimostrato che la proteina grezza totale la digeribilità diminuiva con l’aumento dei livelli di pectina (Silvio et al, 2000). La discrepanza tra i risultati ottenuti con apparente digeribilità apparente del tratto e vera digeribilità può essere spiegata prendendo in considerazione la fermentazione nel colon. Una delle ipotesi per il calcolo della digeribilità in tutto il tratto gastrointestinale è che tutto il materiale fecale è di origine alimentare. La fermentazione dei nutrienti che passano nell’intestino crasso, tuttavia, provoca una quantità significativa di proteine batteriche nelle feci. La proteina batterica viene quindi confusa con una proteina alimentare non digerita che risulta in una minore apparente digeribilità. Pertanto, è meglio utilizzare la vera digeribilità delle proteine per ottenere una valutazione obiettiva degli alimenti per animali domestici contenenti fibre. Quando si valutano i dati sulla digeribilità delle proteine, è essenziale conoscere il contenuto di fibre del cibo e prestare attenzione nell’interpretazione e nel confronto dei risultati tra gli alimenti.

Il principale prodotto escretore della digestione delle fibre è l’aggiunta di proteine batteriche nelle feci. Viene tipicamente analizzato come contenuto aggiuntivo di azoto fecale e può confondere le misurazioni della digeribilità delle proteine effettuate utilizzando le raccolte di feci totali. La fermentazione intestinale delle fibre rappresenta l’idrogeno, il metano e altri gas nel respiro espirato. Alcuni acidi grassi a catena corta sono escreti nelle feci.

La fibra influisce sulla disponibilità minerale (BNF, 1990). Alcuni tipi di fibre si riducono e altri migliorano l’assorbimento e l’uso di minerali (Tabella 5-8). Non è chiaro quali fattori della fibra siano responsabili degli effetti sulla disponibilità di minerali. Capacità di ritenzione idrica, viscosità, capacità di scambio cationico, granulometria, contenuto di tannino, contenuto di ossalato e presenza di fitati, acido uronico e gruppi fenolici sono tra le proprietà delle fibre che sono state valutate per prevedere gli effetti sulla disponibilità di minerali (BNF, 1990; Robinson, 1987; Southgate, 1987). Sfortunatamente, non sembra esistere una relazione diretta tra queste proprietà fisiochimiche misurate sulle fibre in vitro e la disponibilità minerale misurata in vivo. Questa disparità riflette la natura complessa dei processi di assorbimento all’interno dell’intestino e le interazioni che si verificano con altri componenti alimentari.

1.3 I micronutrienti

Vitamine

Le vitamine sono divise in due gruppi:

  1. vitamine idrosolubili, che non possono essere accumulate nel nostro corpo, per cui vanno assunte con regolarità attraverso gli alimenti. Si trovano in alimenti quali la carne, il latte e suoi derivati e gli insaccati.
  2. vitamine liposolubili, che possono essere accumulate – vengono assorbite in particolare dalla pelle e dal fegato – e non è dunque necessario assumerle con regolarità: il corpo le conserva fino al momento in cui siano divenute necessarie, quando le rilascia a piccole dosi. Le vitamine liposolubili si trovano soprattutto nella frutta e nella verdura.

Vitamine idrosolubili

vitamina B1 (tiamina o aneurina)

vitamina B2 (riboflavina o lactoflavina)

vitamina B3 o Vitamina PP (niacina o acido nicotinico)

vitamina B5 o Vitamina W (acido pantotenico)

vitamina B6 o Vitamina Y (piridossina o piridossamina o piridossale)

vitamina B8 o Vitamina H o Vitamina I (biotina)

vitamina B9 o Vitamina BC o Vitamina M (acido folico o acido pteroil(mono) glutammico o folacina)

vitamina B12 (cobalamina)

vitamina C (acido ascorbico, principio antiscorbutico)

Vitamine iposolubili

vitamina A (retinolo e retinoidi)

vitamina D (D2: ergocarciferolo e D3: colecalciferolo)

vitamina E (tocoferolo)

vitamina K (naftochinone. K1: fillochinone, K2: menachinoni, K3: menadione)

vitamina F (acido alfa-linolenico, Omega 3)

vitamina Q (ubichinone, coenzima Q)

Note- vitamine

Vitamina D

I cani non riescono a produrre vitamina D dal sole come accade per gli esseri umani, quindi hanno bisogno di ottenerla con la dieta. A meno che non utilizzi carne di animali da pascolo nutriti con erba, avrai bisogno di integrare la dieta con un supplemento di vitamina D.

Vitamina E

È probabile che tu riesca a soddisfare i requisiti di vitamina E solo aggiungendo un integratore. Se la dieta fornisce più grassi della quantità calcolata in base alle linee guida NRC é opportuno integrare il doppio o il triplo della somma richiesta da NRC di vitamina E. Esistono due tipi principali di vitamina E sul mercato: il dl’alpha tocoferolo e il d’alfa tocoferolo. Il primo è sintetico, mentre il secondo serviva da fonti naturali. É consigliato utilizzare la forma naturale ogni volta che è possibile. Tuttavia in rarissimi casi può succedere che il cane tolleri solo la versione sintetica. In questo caso, tieni presente che l’assorbimento è inferiore, quindi avrai bisogno di raddoppiare la quantità di vitamina sintetica per ottenere un assorbimento come la forma naturale.

Vitamina B

Il gruppo della vitamina B funziona come una squadra, e anche se la dieta può essere carente di una o due vitamine B, è meglio integrare con un composto (complex) di vitamina B. Due accorgimenti: 1) un elevato eccesso di vitamina B3 può far arrossare il derma e indurre il cane a mordicchiarsi. Questi sintomi sono molto rari, ma anche quando si manifestano durano solo fino a quando il cane elimina l’eccesso attraverso l’urina, entro ventiquattro ore. 2) Qualsiasi formulazione di vitamina B può sconvolgere lo stomaco vuoto, perciò sempre consigliato somministrare l’integratore durante i pasti.

Vitamina C

I cani sono in grado di sintetizzare la vitamina C, quindi aggiungi questa vitamina solo se ritieni che il tuo cane ne trarrà beneficio in qualche modo

Minerali

I minerali sono sostanze inorganiche presenti all’interno del cibo in macro (grande) e micro (piccole) quantità. I sei macro minerali essenziali includono calcio, fosforo, sodio, cloruro, magnesio e potassio.  I sei micro minerali includono ferro, zinco, rame, iodio, selenio e manganese. Questi minerali non possono essere sintetizzati in quantità sufficienti a supportare la normale funzione fisiologica e devono essere forniti con la dieta.

I minerali sono fondamentali come: 1) componenti strutturali di organi e tessuti corporei, come calcio, fosforo e magnesio nelle ossa e nei denti, 2) costituenti di fluidi corporei e tessuti come elettroliti relativi al mantenimento della pressione osmotica, acido- equilibrio di base, contrazione muscolare, permeabilità della membrana e irritabilità tissutale (es. sodio, potassio, cloruro, calcio e magnesio nel sangue, liquido cerebrospinale e succo gastrico) e 3) catalizzatori / cofattori nei sistemi enzimatico e ormonale, come integrali e specifici componenti della struttura dei metalloenzimi o come attivatori meno specifici all’interno di questi sistemi.

Note-minerali

Rame

Il rame è parte integrante del pelo. Questo significa che se manca il rame il manto sarà  più opaco, i peli più sottili, e anche più fragili, con la tendenza a spezzarsi.

L’assorbimento del rame è ridotto in casi di un eccesso di altri minerali come il ferro, il calcio o lo stesso zinco. La carne e soprattutto gli organi, in particolare il fegato dei ruminanti, sono estremamente ricchi di rame; le concentrazioni sono da cinque a dieci volte superiori a quelle dei fegati monogastrici. I tipici integratori di rame comprendono il solfato rameico, il carbonato rameico e il cloruro rameico.

Ferro

Il ferro è presente in diversi enzimi e altre proteine responsabili dell’attivazione dell’ossigeno (ossidasi e ossigenasi), del trasporto di elettroni (citocromi) e del trasporto di ossigeno (emoglobina, mioglobina). A causa della limitata capacità del corpo di espellere il ferro, l’omeostasi del ferro viene mantenuta principalmente regolando l’assorbimento del ferro. Il ferro negli alimenti esiste in due forme: 1) ferro eme presente nell’emoglobina e nella mioglobina e 2) ferro non eme presente nei cereali e nelle fonti vegetali.

L’assorbimento di ferro eme non è molto influenzato dallo stato del ferro o da altri fattori dietetici. (Due eccezioni sono la carne, che aumenta l’assorbimento del ferro eme, e il calcio, che inibisce l’assorbimento del ferro eme.) A differenza dell’assorbimento del ferro, eme, l’assorbimento del ferro non eme è marcatamente influenzato dallo stato del ferro e da diversi fattori dietetici come fitati, tannini e eccessi di calcio, fosforo, manganese, zinco, rame e acido ascorbico (Hallberg, 1993)

Zinco

Lo zinco è il secondo microminerale più abbondante nel corpo. Ha molte funzioni essenziali. La conservazione dello zinco è limitata, per questo deve essere fornita quotidianamente nella dieta. (Mano, 2010) e un eccesso di zinco nella dieta può interferire con l’assorbimento di altri minerali principalmente di calcio, ferro e rame.Viceversa un eccesso di rame, ferro, calcio interferiscono con l’assorbimento dello zinco. (Wortinger, 2015)

Iodio

Il contenuto di iodio negli alimenti è così variabile che è quasi impossibile determinare la sua quantità in molti cibi. I cani richiedono lo iodio proprio come fanno le persone, ma possono essere sovraccaricati facilmente con l’uso dell’alga kelp.

Magnesio

Molte diete necessitano di un’integrazione di magnesio. É preferibile utilizzare un integratore piuttosto che alimenti ricchi in magnesio, poiché aggiungere ulteriore cibo per soddisfare i requisiti di  questo minerale significa in genere aggiungere troppe calorie e altri minerali già forniti con la dieta.

1.4 Il bilanciamento dei macro- e micronutrienti

I cani adulti possono regolare le vitamine e i nutrienti e la loro dieta può raggiungere l’equilibrio nel tempo (3-7 giorni) o quotidianamente. Tuttavia, è importante che la dieta soddisfi i requisiti di macro e micronutrienti essenziali per garantire la salute ottimale.

Da bilanciare quotidianamente

Amminoacidi (proteine)

Grassi (energia)

Vitamine idrosolubili (B, C)

Minerali: rame, zinco e ferro

Da bilanciare over time (3-7 giorni)

Vitamine liposolubili (A, D, E)

Minerali

Vitamine e minerali negli alimenti

  • Carni rosse, agnello in particolare: zinco

  • Carni rosse e organi: vitamine del gruppo B

  • Fegato e olio di fegato di pesce: vit A

  • Fegato: vitamina K, ferro e rame

  • Cuore, carni rosse: ferro, magnesio e rame

  • Ossa polpose: calcio, fosforo magnesio

  • Tutti gli alimenti: sodio

  • Pesci grassi (sardine, salmone, sgombro): magnesio, vitamina D, acidi grassi omega3

  • Trippa verde: manganese

  • Verdura a foglia/semi: magnesio

  • Verdura a foglia verde: vitamina K

  • Frutta e verdura: vitamina C ma i cani producono la propria vitamina C; quindi, la quantità fornita con la dieta non è molto importante

  • Banana e zucca: potassio

  • Frutta secca/semi: vit E (piccole quantità in vari alimenti, ma un supplemento soddisfa meglio i requisiti e la sua integrazione é fortemente consigliata in diete molto grasse o qualora vengano aggiunti acidi grassi omega3)

  • Kelp e sale iodato: iodio

2. I requisiti nutrizionali del cane

I requisiti nutrizionali non sono lineari rispetto al peso corporeo. Cioè, un cane di quaranta chili non ha bisogni nutrizionali che sono quattro volte quelli di un cane di dieci chili. Il cane da venti chili non ha un terzo del fabbisogno nutrizionale di un cane di 60 chili, e così via. Nel caso dei requisiti nutrizionali, consideriamo ciò che ogni cane ha bisogno in base al suo peso corporeo ideale. L’ NRC fornisce i requisiti nutrizionali del cane per 1000 kcal e anche per peso metabolico.

2.1 Requisiti energetici

La conoscenza del fabbisogno energetico è necessaria per determinare la quantità di cibo da somministrare ad un animale. La determinazione dei fabbisogni energetici implica la misurazione del dispendio energetico di un animale in un insieme definito di condizioni fisiologiche e ambientali. Gli studi sul dispendio energetico implicano in genere una contabilizzazione attenta di tutte le componenti del bilancio energetico di un animale, tra cui: 1) energia consumata nel cibo, 2) perdite di energia dal corpo attraverso urina, feci e gas intestinali, 3) calore prodotto dal metabolismo e / o lavoro fisico, 4) ritenzione di energia come accrescimento dei tessuti e 5) secrezione di energia come latte (Blaxter, 1989). Poiché la prima legge della termodinamica afferma che l’energia è conservata, l’apporto di energia da parte dell’animale meno tutta l’energia persa deve essere uguale all’energia trattenuta o secreta come mostrato dalla seguente equazione:

RE = GE – FE – UE – GPD – HP

(Dove GE = consumo energetico lordo, FE = energia fecale escreta, UE = energia urinaria escreta, GPD = prodotti gassosi di digestione, HP = produzione di calore e RE = energia trattenuta principalmente sotto forma di tessuti magri e grassi o energia secreta nel latte). L’equazione di cui sopra può essere semplificata in tre termini sostituendo ME per la parte GE-FE-UE-GPD dell’equazione. L’equazione di bilancio energia semplificata è ora:

RE = ME – HP

La produzione di calore è la somma del calore perso per irraggiamento,

convezione, conduzione ed evaporazione e calore immagazzinato nel corpo come esemplificato da un aumento della temperatura corporea. Il calore si perde quando il cibo viene metabolizzato e quando si esegue il lavoro fisico. Quando non viene dato cibo, non viene fatto alcun lavoro fisico e un animale si trova in un ambiente termoneutrale, la produzione di calore risulta dal metabolismo cellulare basale. In questo caso, il termine dispendio energetico basale (BEE) può essere utilizzato come alternativa alla produzione di calore. Pertanto, quando viene misurata la produzione di calore, viene misurato il dispendio energetico e quindi il dispendio energetico è equiparato al fabbisogno energetico. Inoltre, se la ritenzione di energia è zero, allora un animale è in equilibrio energetico dove la produzione di calore è uguale a ME. In questo caso, ME è uguale a NEm. Il terzo termine può essere derivato se due dei tre termini dell’equazione del bilancio energetico sono noti. In alternativa, se vengono misurati tutti e tre i componenti, si aumenta la fiducia nella stima del fabbisogno energetico. I requisiti energetici hanno ricevuto nomi diversi a seconda delle condizioni fisiologiche e ambientali in cui sono state effettuate le misurazioni. Il fabbisogno di energia basale (BER) rappresenta il fabbisogno energetico per un animale normale, sveglio, digiuno e a riposo in un ambiente termoneutrale. Per cani e gatti, il digiuno durante la notte o per 12 ore è generalmente considerato adeguato. Il BER include l’energia necessaria per mantenere l’attività cellulare, la respirazione e la circolazione. Il BER viene determinato misurando il dispendio energetico nelle condizioni indicate. Quindi, i termini BER e BEE sono sinonimi.

RER rappresenta il fabbisogno energetico per un animale normale a riposo in condizioni termoneutralizzate ma non a digiuno (Blaxter, 1989). La quantità di tempo tra un pasto e le misurazioni effettuate può influenzare la stima del RER; perciò, dovrebbero essere standardizzati tra animali ed esperimenti. La RER differisce anche dal BER perché include l’energia spesa per il recupero dall’attività fisica. A seconda del livello di attività e del tempo tra cessazione dell’attività e determinazione della spesa energetica, la RER può variare da quasi lo stesso valore del BER fino al 25% in più (Kleiber, 1961). Pertanto, le differenze tra BER e RER includono l’energia necessaria per: 1) digestione, assorbimento e metabolismo del cibo (incremento di calore) e 2) recupero da attività fisica precedente. Un animale in uno stato di mantenimento non ha cambiamenti netti nella composizione corporea; non produce prodotti e non funziona.

Il fabbisogno energetico di manutenzione (MER) è l’energia necessaria per mantenere un animale in uno stato di manutenzione. La MER comprende l’energia necessaria per: 1) metabolismo basale, 2) ottenere, digerire e assorbire il cibo in quantità per mantenere la composizione corporea e 3) attività spontanea volontaria (alzarsi in piedi, sdraiarsi, muoversi per mangiare, bere e annullare feci e urina) . La MER non include l’energia necessaria per supportare l’attività fisica aggiuntiva (ad esempio, l’esercizio o il lavoro) e la produzione (ad es. Gestazione, allattamento, crescita).

DER rappresenta il fabbisogno energetico giornaliero medio di qualsiasi animale. DER dipende dal lifestage e dall’attività. Si differenzia da MER in quanto include l’attività necessaria per il lavoro, la gestazione, l’allattamento o la crescita. DER equivale a RER più energia necessaria per l’attività fisica e la produzione. DER verrà utilizzato in tutto il testo perché offre un valore di fabbisogno energetico pratico e immediatamente utilizzabile per i veterinari e le loro squadre di assistenza sanitaria.Requisiti energetici giornalieri

Misurare il dispendio energetico di un singolo animale non è pratico per la pratica di veterinari e proprietari di animali domestici. Pertanto, i ricercatori hanno sviluppato equazioni di previsione che possono essere utilizzate per stimare DER. La maggior parte delle equazioni predispongono il RER in base al parametro facilmente misurato del peso corporeo. Dopo aver stimato il RER, è possibile calcolare DER moltiplicando il RER di un fattore appropriato. Il DER per la crescita, la gravidanza, l’allattamento e l’esercizio degli animali include l’energia necessaria per la manutenzione più l’energia addizionale per il lavoro e la produzione, quindi vengono utilizzati diversi fattori di moltiplicazione per ogni situazione. Allo stesso modo, le deviazioni dal RER dovute a razza, sesso, stato neutro, presenza di malattia e condizioni ambientali possono essere incluse nel fattore di moltiplicazione per migliorare la precisione di previsione del DER per un singolo animale. Nella prassi veterinaria di routine, queste equazioni relative al fabbisogno energetico dovrebbero essere utilizzate come linee guida, punti di partenza o stime del fabbisogno energetico per i singoli animali e non come requisiti assoluti.

Taglia

era noto fin dal diciottesimo secolo che i grandi animali producevano più calore dei piccoli animali. La ricerca nel diciannovesimo secolo, tuttavia, mostrò che i piccoli animali producevano più calore per unità di peso corporeo (superficie corporea) rispetto ai grandi animali (Blaxter, 1989; Kleiber, 1961; Schmidt- Neilsen, 1984). La superficie corporea è diventata il mezzo standard per esprimere il metabolismo energetico all’interno di una specie e ha senso perché la velocità di perdita di calore da un corpo all’ambiente è proporzionale all’area della sua superficie.

Sebbene l’uso della superficie corporea abbia senso, non è facilmente determinabile negli animali. Sono state sviluppate equazioni per predire la superficie corporea dal peso corporeo (BWkg) 0,67; tuttavia, a causa delle diverse forme del corpo, la superficie calcolata non varia con il peso corporeo alla potenza di 0,67 in alcuni animali (ad esempio, confronta un retriever Labrador del peso di 30 kg con un setter irlandese dello stesso peso o un bulldog francese con un whippet ) (Blaxter, 1989). Nei primi anni Trenta, Kleiber e Brody ignorarono il concetto di superficie corporea e attraverso numerosi esperimenti su animali mostrarono che i fabbisogni energetici per una varietà di specie diverse sono meglio rappresentati come tasso metabolico (kcal / giorno) = 73,3 (BWkg ) 0,74 o 70,5 (peso in massa) 0,734. Nel tentativo di semplificare i calcoli, i ricercatori hanno proposto e utilizzato modifiche delle equazioni di Kleiber-Brody usando diversi esponenti o convertendo formule esponenziali in formule lineari (Kronfeld, 1991; Hill, 1993; Burger and Johnson, 1991; Earle and Smith, 1991; Allen e Hand, 1990).

Il dibattito sull’opportunità di utilizzare un’equazione esponenziale basata sulla superficie corporea o sulle dimensioni corporee metaboliche o una formula lineare per predire il fabbisogno energetico per cani e gatti è in gran parte accademico (Männer et al, 1991; Männer, 1991; Kienzle and Rainbird, 1991; Finke, 1994; NRC, 2003). La Figura 5-9 confronta i fabbisogni energetici calcolati utilizzando diversi metodi pubblicati. Queste equazioni producono stime simili, specialmente nelle gamme di peso intermedio. Per praticare i veterinari, le differenze nel fabbisogno energetico previsto usando un esponente o un altro o un’equazione lineare rispetto a un’equazione esponenziale sono piccole. Ad esempio, la Figura 5-10 mostra i risultati tra cani e gatti quando l’energia media consumata è impostata al 100%. Nel 95% dei 120 cani, l’energia consumata variava dal 65 al 135% (intervallo dal 43 al 152%); nel 95% dei 76 gatti, variava dal 61 al 139% (range dal 50 al 146%). Pertanto, la quantità di cibo necessaria ai cani e ai gatti per la manutenzione, anche in condizioni ambientali simili e quando mantenuta in gabbie o piste, variava di tre volte. Anche quando gli estremi sono esclusi (il 2,5% superiore e inferiore), la quantità di energia necessaria variava più del doppio.

Le sezioni seguenti illustrano le differenze di fabbisogno energetico per le diverse condizioni fisiologiche e ambientali.

I valori energetici espressi in questo testo si basano sull’esposizione (BWkg) 0,75 perché: 1) esiste una maggiore diversità dimensionale tra i cani rispetto ad altre specie (ad es. 1 kg per un Chihuahua a 90 kg o più per un S. Bernard), 2) i cambiamenti nella massa magra sono di interesse primario, 3) questa equazione funziona bene per gli altri mammiferi e 4) può essere facilmente calcolata calcolando il peso corporeo in kg e poi prendendo la sua radice quadrata due volte.

Fase della vita

Mantenimento per adulti

Le stime del DER per i cani variano tra 95 e 200

kcal (da 397 a 850 kJ) di DE per (BWkg) 0,75 al giorno (NRC, 2006; Durrer and Hannon, 1962; Leibetseder, 1978; Meyer, 1983), che rappresenta una gamma sorprendentemente ampia. Le differenze nei livelli di attività dei cani rappresentano gran parte di questo intervallo. Altri fattori che contribuiscono alle differenze nel fabbisogno energetico comprendono differenze di razza, temperamento, isolamento della pelle e del rivestimento, età, ambiente sociale e differenze nella metodologia utilizzata per stimare il fabbisogno. Per il cane adulto adulto sano e sessualmente integro, il DER approssima 1,8 x RER.

I gatti domestici adulti non obesi variano nel peso corporeo da circa 2,5 a 6,5 kg, che è una gamma molto più piccola di pesi estremi di quelli esistenti per i cani. Il NRC raccomanda un DER per gatti adulti da 70 a 90 kcal / BWkg (da 290 a 380 kJ / BWkg) (1986). Tuttavia, Earle e Smith hanno riferito che i gatti inattivi richiedevano meno energia (da 39 a 66 kcal / BWkg o da 162 a 278 kJ / BWkg) e, analogamente a quanto osservato nei cani, hanno scoperto che l’apporto energetico per unità di peso corporeo era inferiore gatti più pesanti (Earle and Smith, 1991). Generalmente, il DER per gatti intatti adulti è di circa 1,4 x RER. I requisiti energetici sono inferiori per gli animali castrati (discussi di seguito).

Crescita

I fabbisogni energetici per la crescita sono aumentati al di sopra del mantenimento, poiché l’energia è necessaria per formare nuovi tessuti. Tuttavia, la crescita è un processo dinamico; il suo tasso diminuisce man mano che gli animali raggiungono la maturità. Pertanto, la quantità di energia necessaria diminuisce anche durante la crescita. Il tempo impiegato per raggiungere la maturità nei cani aumenta con l’aumentare del peso corporeo maturo. Il fabbisogno energetico più elevato per i cuccioli si verifica allo svezzamento. I cuccioli in crescita richiedono 3 x RER dallo svezzamento fino a quattro mesi di età e 2 x RER dai quattro mesi di età fino a quando il cucciolo raggiunge la taglia adulta. Molte ricerche sono state condotte sui mammiferi per valutare in che modo l’assunzione di energia da parte degli alimenti influisce sulla composizione della crescita (ad esempio, composizione corporea, grasso vs magro). L’energia consumata durante la crescita influenza la percentuale di guadagno magro e grasso durante la crescita. L’efficienza metabolica di convertire il grasso dietetico in grasso corporeo per lo stoccaggio è superiore all’efficienza di convertire il carboidrato o la proteina nel grasso corporeo. Questa scoperta è stata riportata nei cuccioli quando si confrontano gli effetti degli alimenti ad alto contenuto di grassi e di grassi (Romsos et al, 1976). I cuccioli che consumano cibi grassi hanno avuto una crescita simile nella massa magra rispetto a quella dei cuccioli nutriti con cibi a basso contenuto di grassi, ma hanno depositato più grasso corporeo (Romsos et al, 1976). La prioritizzazione della crescita porta all’utilizzo preferenziale dell’energia per la crescita delle proteine e in secondo luogo per l’aumento di grasso. L’eccesso di energia con conseguente obesità è stato incriminato come fattore che contribuisce alla malattia degenerativa delle articolazioni (capitoli 27 e 34). La malattia ortopedica dello sviluppo nella crescita di cuccioli di taglia grande e gigante è un problema frequentemente riscontrato (capitolo 33).

Il fabbisogno energetico dei gattini in crescita segue uno schema simile a quello dei cuccioli. Il fabbisogno energetico più elevato per unità di peso corporeo si verifica a circa cinque settimane di età (Miller e Allison, 1958). Raccomandazioni energetiche per kit in crescita di circa 2,5 x RER.Riproduzione (gestazione e allattamento)

Nei cani, la maggior parte dell’aumento di peso fetale si verifica nell’ultimo terzo della gravidanza; pertanto, il fabbisogno energetico della cagna non aumenta notevolmente fino ad allora. DER durante la gestazione si avvicina a 3 x RER per la maggior parte delle razze, anche se le razze più grandi possono richiedere più energia di questa per mantenere le normali condizioni del corpo. Nei gatti, l’assunzione di energia aumenta in modo incrementale dall’inizio della gestazione e continua fino al parto (Loveridge, 1986).

L’allattamento è uno dei modi più impegnativi per l’energia per gli animali. A seconda delle dimensioni e dell’età della cucciolata, DER può aumentare fino a 6 x RER per i gatti e 8 x RER per i cani. L’allattamento dura circa sei settimane in cani e gatti. Le prese di energia per cani e gatti durante la riproduzione sono riassunte nei capitoli 15 e 22.

Età

A parte l’allattamento e l’attività imposta durante il lavoro o lo sport, l’età può essere il fattore più importante che influenza il DER dei cani adulti (Finke, 1994). Si possono distinguere tre gruppi di cani adulti: 1) giovani (da uno a due anni), 2) di mezza età (da tre a sette anni) e 3) più anziani (più di sette anni) (Kienzle and Rainbird, 1991; Finke, 1994; Rainbird e Kienzle, 1990). Gli animali più anziani hanno tipicamente bisogno di meno calorie per mantenere il peso e la condizione del corpo, principalmente a causa della diminuzione dell’attività (Meyer, 1983, 1990, Finke, 1991). Questo effetto può anche essere dovuto ad un aumento del grasso corporeo e ad una minore massa corporea magra con conseguente riduzione del RER. Negli studi, i cani di età superiore ai sette anni richiedevano dal 10 al 20% di energia in meno rispetto a quelli dai tre ai sette anni (Kienzle e Rainbird, 1991; Finke, 1994; Harper, 1998). È importante notare che i cani anziani traggono energia dalla loro dieta altrettanto efficacemente dei cani giovani adulti. Poiché la MER diminuisce di circa il 15-20% e la digeribilità energetica rimane costante, ai cani anziani dovrebbero essere offerti alimenti che forniscono una riduzione calorica del 15-20% (Kienzle e Rainbird, 1991; Finke, 1994; Harper, 1998). Tuttavia, è importante rendersi conto che esistono eccezioni a questa regola. Ad esempio, l’attività fisica in un cane anziano può compensare la riduzione associata all’età in MER (Harper, 1998a).

Generalmente, si presume che i gatti anziani abbiano maggiori probabilità di essere obesi perché la loro attività fisica diminuisce con l’età. Di conseguenza, viene spesso suggerito che i gatti anziani vengano nutriti con alimenti a basso consumo energetico. Uno studio condotto su gatti da uno a nove anni non ha mostrato alcuna correlazione apparente tra l’aumento dell’età e i cambiamenti nella composizione corporea (Munday et al, 1994). Un altro investigatore non ha rilevato alcun effetto significativo dell’età sui fabbisogni energetici dei gatti (Burger, 1994). Sebbene questi dati indichino che il fabbisogno energetico dei gatti non diminuisce con l’età come nei cani, la percentuale maggiore di gatti sovrappeso ha più di 4 anni e meno di 11 anni (Armstrong e Lund, 1996; Kronfeld et al., 1994; Scarlett et al, 1994). Sembra esserci una riduzione della percentuale di gatti obesi dopo gli 11 anni e uno spostamento verso i gatti sottopeso. L’aumento del numero di vecchi gatti magri potrebbe essere il risultato della morte prematura di gatti obesi di mezza età (Harper, 1998a).

Cani e gatti di età superiore agli 11 anni tendono ad essere più magri e hanno meno grasso corporeo rispetto a quelli tra i 7 e gli 11 anni. Simile a quello trovato nelle persone, la massa magra di cani e gatti diminuisce con l’età (Armstrong e Lund, 1996, Harper, 1998a, Jewell et al, 1996). Uno studio che studia gli effetti dell’invecchiamento sulla composizione corporea nei Labrador retriever ha rilevato che la percentuale di massa grassa era direttamente correlata all’età (r2 = 0,50). Lo stesso studio ha anche scoperto che la massa corporea magra era inversamente correlata all’età (r2 = 0,52) (Harper, 1998a). Poiché il fabbisogno energetico è legato alla massa corporea magra, l’attività ridotta e la massa magra possono contribuire a ridurre il fabbisogno energetico. La riduzione della massa magra e l’aumento della massa grassa associata all’invecchiamento possono anche derivare da una riduzione dei livelli di ormone della crescita (Harper, 1998a).

Attività

L’attività influenza in modo significativo il fabbisogno energetico (vale a dire, alzarsi richiede il 40% di energia in più rispetto a quello sdraiato) (Meyer, 1983), ma le raccomandazioni per MER non sempre menzionano il grado di attività incluso. La maggior parte delle disparità nella letteratura per MER e RER sono attribuite a diversi livelli di attività degli animali studiati. Brevi periodi di intenso esercizio fisico possono causare solo piccoli aumenti del DER, ma l’esercizio prolungato può aumentare i fabbisogni energetici da quattro a otto volte rispetto al RER. Il DER per cani con attività normale è da 1,6 a 1,8 x RER. Questo requisito aumenta a 2 x RER per i cani che fanno lavori leggeri, 3 x RER per i cani che fanno lavori moderati e da 4 a 8 x RER per i cani che fanno lavori pesanti. Molti animali domestici, tuttavia, sono meno attivi di quanto i loro proprietari percepiscano. Molti animali domestici negli Stati Uniti possono avere meno della “normale attività” e sono sovrappeso e obesi (capitolo 27). Pertanto, può essere prudente iniziare calcoli DER inferiori a 1,6 e aumentare DER se necessario per mantenere le condizioni del corpo.

Termoregolazione

L’influenza degli alloggi e del clima non dovrebbe essere trascurata quando si valuta il fabbisogno energetico. Se tenuti all’aperto quando fa freddo, i cani possono aver bisogno del 10-90% di calorie in più rispetto alle condizioni meteorologiche ottimali. Le perdite di calore sono minime in un intervallo di temperatura chiamato zona termotermica. L’intervallo di temperatura ambientale a cui i cani raggiungono il loro tasso metabolico minimo è specifico per la razza ed è inferiore quando l’isolamento termico (ad es. Densità e lunghezza del rivestimento, isolamento cutaneo) è migliore (Kleiber, 1961; Männer, 1991; Meyer, 1983, 1990; Zentek e Meyer, 1992). La zona termo-neutrale era stimata tra 15 e 20 ° C per i peli lunghi e tra 20 e 25 ° C per le razze a pelo corto (Kleiber, 1961; Männer, 1991; Meyer, 1983, 1990). Per i cani da slitta dell’Alaska, può essere basso da 10 a 15 ° C (Meyer, 1983, 1990). A temperature al di sopra della zona termotermica, l’energia viene utilizzata per dissipare il calore. Viceversa, a temperature inferiori alla zona termotermica, viene utilizzata energia per mantenere la temperatura corporea interna. Il grado in cui la temperatura ambientale influenza il fabbisogno energetico di un animale dipende anche dal movimento dell’aria (fattore di raffreddamento del vento), dall’umidità dell’aria (Meyer, 1983) e dal grado di acclimatazione (NRC, 1985). Fattori animali tra cui le caratteristiche isolanti di pelle e pelo (grasso sottocutaneo, lunghezza del pelo e densità del pelo) (NRC, 1985; Meyer, 1983; Finke, 1991; Meyer and Heckötter, 1986) e differenze di statura, comportamento e attività (Finke , 1991; Meyer e Heckötter, 1986) interagiscono e influenzano DER.

Stato neutro: sterilizzazione

C’è una scarsità di informazioni in letteratura riguardo all’effetto dello stato neutro sui requisiti energetici. Si ritiene che la sterilizzazione (castrazione, ovarioisterectomia) degli animali sia associata allo sviluppo dell’obesità a causa di una combinazione di fattori tra cui una ridotta attività e cambiamenti nel BER. I dati suggeriscono che i gatti intatti hanno requisiti energetici più elevati di quelli che sono stati castrati (Flynn et al., 1996; Root et al, 1996). I gatti sterilizzati possono essere meno in grado di autoregolare l’assunzione di cibo rispetto ai gatti intatti e quindi sono predisposti a mangiare più cibo ea diventare obesi (Flynn et al, 1996).

Nei cani non è noto se gli aumenti di peso corporeo dopo la sterilizzazione derivino da un aumento dell’appetito e quindi dall’assunzione di cibo o da una riduzione del dispendio energetico o di entrambi. In uno studio su sei cani, il dispendio energetico a digiuno è stato ridotto da 37,1 kcal / BWkg / giorno (155 kJ) a 33,9 (142 kJ) e 35,3 (148 kJ) a 30 e 90 giorni postneutering, rispettivamente (Anatharanman-Barr, 1990).

Razza

Alcune razze come Terranova e husky hanno un fabbisogno energetico relativamente basso, mentre gli alani hanno un fabbisogno energetico superiore alla media (Kienzle e Rainbird, 1991; Rainbird e Kienzle, 1990; Zentek e Meyer, 1992). I bisogni specifici della razza riflettono probabilmente le differenze in: 1) tem- peramento (risultante in attività più o meno elevate), 2) statura, 3) capacità insulatoria della pelle e del pelo (che influenza il grado di perdita di calore) e 4) massa corporea magra . Tuttavia, quando i dati vengono corretti per l’età, le differenze di incrocio diventano meno importanti (Finke, 1994).

Genere

Nelle persone, il genere ha un effetto significativo sul fabbisogno energetico a causa della massa muscolare proporzionalmente maggiore degli uomini. (Le donne hanno una percentuale maggiore di grasso corporeo.) Nessun effetto del genere, tuttavia, è stato trovato nei cani (Männer, 1991; Kienzle e Rainbird, 1991) o riportato nei gatti.

Malattia, lesioni, infezioni, cancro

Riprendersi da un trauma, riparare le ferite, innalzare la risposta immunitaria o combattere  il cancro per sopravvivere, sono processi che coinvolgono il lavoro cellulare, il quale richiede energia. I nutrienti che forniscono energia devono essere forniti in quantità sufficienti per prevenire il catabolismo dei tessuti corporei con conseguente perdita di funzionalità. Tuttavia, la maggior parte degli animali malati sono inattivi e anoressici; pertanto, il loro fabbisogno energetico è ridotto. Pertanto, il fabbisogno energetico per gli animali malati si trova logicamente tra RER e DER. Sebbene siano stati riportati molti fattori matematici per moltiplicare il RER (o MER) per stimare il fabbisogno energetico di cani e gatti malati (Kronfeld, 1991, Hill, 1993, Donoghue, 1989, Remillard e Thatcher, 1989), pochi studi hanno verificato la loro validità misurando il fabbisogno energetico effettivo di cani e gatti ospedalizzati in varie condizioni di malattia (capitoli 25 e 26).

Un ricercatore ha raccomandato un approccio pratico in cui RER e DER sono usati come riferimenti per valutare se il consumo di cibo volontario di un animale malato è adeguato o inadeguato (Burkholder, 1995). Si consiglia un intervento nutrizionale forzato se il consumo di cibo è inferiore al RER calcolato. Se l’assunzione di cibo si avvicina a DER per la manutenzione degli adulti, probabilmente non è necessario un ulteriore supporto nutrizionale. Indipendentemente dal fatto che un animale malato consuma il cibo volontariamente o è costretto a mangiare, il cibo dovrebbe avere una composizione nutritiva ottimizzata per il recupero.

Perdita di peso/sottopeso

La prevalenza di condizioni corporali subottimali inizia ad aumentare a circa 11 anni di età e aumenta notevolmente negli animali molto vecchi, in particolare i gatti (Armstrong e Lund, 1996). L’anoressia è comune negli anziani e può verificarsi anche nei cani e nei gatti anziani. I cambiamenti dell’appetito possono essere influenzati da molti fattori, tra cui il declino dell’acuità del gusto e dell’odorato, i problemi dentali, le disabilità fisiche, le malattie acute o croniche, i farmaci e altre terapie, comprese le modifiche dietetiche. Riduzioni prolungate nell’assunzione di cibo portano alla deficienza di energia cronica. Di conseguenza, la perdita di peso corporeo si verifica quando le riserve di energia corporea sono diminuite (grasso e proteine muscolari).

Nelle persone, i dati mostrano che le riduzioni del peso corporeo sono precocemente correlate alle riduzioni del RER e sono descritte dall’equazione di regressione per il fabbisogno energetico (REEC) (kcal / giorno) = -78,8 + 11,9 x variazione di peso (kg) (Saltzman e Roberts, 1995). La diminuzione della massa magra determina un calo del turnover della proteina, che riduce il dispendio energetico. Pertanto, le riduzioni della RER sono dovute in parte alla riduzione del turnover proteico corporeo e alla riduzione delle dimensioni corporee. Altri fattori come i cambiamenti nell’attività dell’ATPasi di Na-K, i cambiamenti ormonali che influenzano il metabolismo dei nutrienti e le alterazioni dell’attività del sistema nervoso simpatico possono anche ridurre il RER complessivo nella perdita di peso (Saltzman and Roberts, 1995). I dati dei cani obesi suggeriscono che il RER può essere ridotto fino al 25% dopo una perdita di peso del 17% (Brown, 1991). Non è noto se simili riduzioni in RER si verificano in animali con condizioni normali del corpo o più vecchi animali che perdono peso.

Aumento di peso

L’aumento di peso si verifica in crescita; i requisiti energetici durante la crescita sono stati discussi in precedenza. L’aumento di peso che si verifica negli animali non cresciuti comporta cambiamenti nei requisiti energetici necessari per mantenere l’aumento del peso corporeo (Riquadri 5-5 e 5-6). La ricerca nelle persone mostra che la REE aumenta linearmente con l’aumento del peso corporeo e guadagni nella massa magra (Saltzman and Roberts, 1995). I calcoli teorici dell’aumento del dispendio energetico dovuto all’aumento di peso e alle misurazioni effettive concordano da vicino e possono essere descritti dall’equazione di regressione REE (kcal / giorno) = 55,6 + 16,9 x variazione di peso (kg) (Saltzman and Roberts, 1995).

La composizione dell’aumento di peso era in media del 63% di grasso corporeo e del 37% di tessuto magro in una sintesi di sei studi condotti su 89 soggetti adulti (Saltzman and Roberts, 1995). L’energia aggiuntiva necessaria per sostenere l’aumento di peso è principalmente dovuta alla quantità di massa corporea magra che si ottiene e l’energia necessaria per sostenere l’aumento del turnover proteico nella proteina appena depositata.

Non ci sono stime supportate dalla ricerca che utilizza cani e gatti per correlare la composizione dell’aumento di peso negli adulti con cambiamenti nel fabbisogno energetico. Pertanto, nella pratica, cani e gatti che hanno bisogno di aumentare di peso sono di solito nutriti con più cibo o con una maggiore densità di energia, fino a quando non si raggiunge il peso desiderato. Il nuovo peso corporeo target viene quindi utilizzato per calcolare DER e l’animale viene alimentato con la quantità di cibo necessaria per mantenere il nuovo peso corporeo desiderato. Questo metodo è efficace, ma è difficile prevedere quanta parte di un aumento del cibo è veramente necessario o stimare quanto tempo occorrerà affinché l’animale ottenga il peso necessario.

2.2 I requisiti nutrizionali in pratica

I valori nutrizionali del Consiglio Nazionale delle Richerche (NRC),un’organizzazione privata senza fini di lucro che raccoglie e valuta le ricerche fatte da altri e stabilisce i nutrienti minimi necessari per la crescita e il mantenimento di cani sani (e molto altro), sono i migliori che abbiamo, ma non sono dei riferimenti assoluti e perfetti. Neanche una dieta lo può essere. Quello che è veramente importante capire è che i fabbisogni di proteine, grassi, vitamine e minerali devono essere soddisfatti (i valori di proteine e grassi possono essere superati entro i limiti) e che i minerali interagiscono. Ciò significa che dovremmo attenerci agli indici NRC e avvicinarci il più possibile ai valori che ci fornisce. Dovremmo quindi aggiustare la dieta per soddisfare i fabbisogni raccomandati NRC per minerali e vitamine, e aggiungere degli integratori se necessario per colmare le carenze di vitamine e minerali.

L’ NRC fornisce i requisiti nutrizionali del cane per 1000 kcal e anche per peso metabolico. Qual è la differenza tra i nutrienti per 1000 kcal e in base al peso metabolico? L’argomento è un po’ complesso per una guida introduttiva, ma se il cane non è molto attivo, il peso metabolico assicura che egli ottenga tutti i nutrienti per la sua dimensione. Se il cane deve essere nutrito con una dieta a base contenuto calorico, l’uso di sostanze nutritive per 1000 kcal può portare a un minor consumo di sostanze nutritive. Dunque, per calcolare i requisiti delle sostanze nutritive essenziali per un cane adulto, si può usare una  semplice formula: il peso del cane in chilogrammi elevato alla potenza di 0,75 (peso metabolico MW), e il risultato viene poi moltiplicato per il valore di ogni nutriente mostrato nella tabella NRC. Credetemi, é più difficile a dirsi che a farsi, quindi cominciamo.

Se non si dispone di una calcolatrice per calcolare i valori, potete utilizzare la calcolatrice Microsoft. Accedi a questa funzione cambiando la visualizzazione in “scientifica”. Il tasto per compiere l’operazione è il seguente: x ^ y. Per coloro che non hanno Windows, è disponibile una calcolatrice online qui: http://www.creativearts.com/scientificcalculator/

Inserisci il peso corporeo del tuo cane in chilogrammi, premi il pulsante “x ^ y” seguito da 0.75 e il pulsante “=”.

Naturalmente, dobbiamo inserire anche un valore nutritivo, e per farlo è necessario conoscere le tolleranze raccomandate dall’NRC. Ripetiamo questo esercizio, usando come esempio il valore NRC per il calcio (130 milligrammi). Sappiamo che questo importo si basa sulle informazioni di cui sopra, quindi vediamo insieme come procedere. Il nostro cane immaginario pesa 15 lb. Dividere per 2,2 per ottenere a 6,81 kg (arrotondamento). Premere il tasto “x ^ y”, seguito da 0.75. Moltiplicare il risultato per 130 (quantità di calcio) e premere il pulsante “=”. La tua risposta dovrebbe essere 548,52, quindi possiamo arrotondare a 549 milligrammi di calcio necessari quotidianamente per questo cane. Attenzione: alcuni dei valori NRC sono espressi in grammi (g) Moltiplica un grammo per 1.000 per arrivare a milligrammi.

Ricorda che tutti i numeri sono basati sulla formula sopra citata; quindi,  andrai ad utilizzarli come nell’esempio con il  calcio.

Approfondimento sui requisiti nutrizionali del cane

Fonti

Small Animal Clinical Nutrition, 5a edizione

Monica Segal, K9 Kitchen- Your Dogs’ Diet: The Truth Behind the Hype, 2a edizione

Le relazioni tra ambiente, dieta, trascrittoma e dermatite atopica nei cani

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Le relazioni tra ambiente, dieta, trascrittoma e dermatite atopica nei cani
DOCTORAL THESIS
JOHANNA ANTURANIEMI
Department of Agricultural Sciences P. O. Box 28
FIN-00014 University of Helsinki Finland

ABSTRACT

La dermatite atopica canina (CAD) è una malattia multifattoriale che include la predisposizione genetica e altri fattori predisponenti come l’ambiente di vita e la dieta. Non esiste una cura conosciuta per questa malattia. I sintomi clinici possono essere gestiti con farmaci che controllano il prurito e curano le infezioni secondarie, ma molti farmaci possono causare effetti collaterali indesiderati. Il trattamento giusto e funzionale può essere difficile da trovare e maggiori sforzi dovrebbero essere messi nella prevenzione. Lo scopo di questa tesi era quello di trovare i fattori ambientali e le razze associate a sintomi allergici della pelle e dermatite atopica nei cani da compagnia. Inoltre, l’effetto di una dieta cruda sull’espressione genica, la fisiologia e il metabolismo è stato studiato con l’impostazione di un trial clinico sulla dieta, utilizzando cani di proprietà del cliente. Ciò è stato fatto per aumentare la comprensione del ruolo della dieta nella cura e nella prevenzione della CAD.
La raccolta di dati basata su Internet è un metodo semplice ed economico per ottenere dati epidemiologici. Il questionario DOGRISK presentato negli studi I e II è stato sviluppato per raccogliere informazioni sulle associazioni tra malattie, caratteristiche del cane, ambiente di vita e dieta attraverso un questionario su larga scala che potrebbe essere compilato per cani di tutte le razze e cani di razza mista in Finlandia . Per l’utilizzo affidabile dei dati raccolti, il questionario è stato convalidato nello studio I, utilizzando tre diversi approcci. La validità del questionario si è rivelata buona.


Nello studio II, una popolazione di 8643 cani del questionario DOGRISK è stata utilizzata per analizzare i fattori ambientali e le caratteristiche del cane correlati al CAD. Cinque razze con i sintomi della pelle più segnalati dai proprietari come percentuale all’interno della razza sono risultate essere i) West Highland white terrier, ii) boxer, iii) bulldog inglese, iv) dalmata e v) bulldog francese. Quando i gruppi di razza FCI sono stati confrontati con cani di razza mista, i gruppi 3 (Terrier) e 6 (Segugi e cani correlati) hanno avuto un rischio significativamente più alto per i sintomi della pelle riferiti dal proprietario. D’altra parte, i gruppi 5 (Spitz e tipi primitivi) e 10 (Levrieri) avevano un rischio significativamente inferiore di sintomi dermici. Questi risultati indicano che esiste una predisposizione genetica per le malattie allergiche della pelle, e questo dovrebbe essere considerato quando si scelgono i cani per la riproduzione. I fattori ambientali trovati significativamente associati ii sintomi dermici meno segnalati dal proprietario e CAD verificati dal veterinario nello studio II erano i) nati nella famiglia proprietaria e ii) vivono con altri cani. Inoltre, è stata trovata un’associazione significativa dei sintomi cutanei meno segnalati dal proprietario con cani che vivono in una casa indipendente. I fattori che erano significativamente associati con i sintomi della pelle più segnalati dai proprietari includevano una famiglia estremamente pulita e oltre il 50% il colore bianco del manto.
Nello studio sull’intervento clinico dietetico, 48 bull terrier atipici e sani di proprietà di clienti sono stati alimentati con due diversi tipi di diete (cibo crudo e secco). I profili ematologici e di chimica clinica sono stati analizzati in 33 cani, folati e B12 in 31 cani, ferro in 19 cani e  il fattore di crescita trasformante β1 (TGF- β1) in 23 cani (studio III). Inoltre, i profili di espressione genica sono stati determinati dai campioni di pelle di otto cani (studio IV). La dieta ad alto contenuto di grassi e carboidrati crudi diminuiva significativamente soprattutto la fosfatasi alcalina, il glucosio e il colesterolo. D’altra parte, il cibo secco a basso contenuto di grassi e carboidrati aumentava significativamente, più di altri, il colesterolo, la fosfatasi alcalina e il fosfato inorganico. Il folato plasmatico, la B12 e il ferro del sangue intero erano significativamente diminuiti e il TGF-β1 era significativamente aumentato con la dieta a base di cibi crudi.

Nello studio IV, anche l’espressione genica dermica era influenzata dalla dieta. C’erano geni correlati alla difesa immunitaria, alle specie reattive dell’ossigeno, agli antiossidanti e al metabolismo energetico sovraregolati nei cani alimentati con alimenti crudi. Diversi geni sono stati trovati differenzialmente espressi tra cani atopici e sani, alcuni non correlati al tipo di alimentazione e alcuni differenzialmente influenzati dalla dieta nei cani atopici e sani. Questi risultati sono preliminari e dovrebbero essere confermati usando più campioni. Tuttavia, forniscono un’interessante e nuova informazione sugli effetti della dieta sull’espressione genica della pelle.
In conclusione, questa tesi presenta i risultati di diversi modelli di studio che si concentrano tutti sulla stessa malattia, la dermatite atopica canina. I dati che sono risultati  in molti studi in questa tesi sono legati alla difesa immunitaria e all’esposizione ai microbi. L’ambiente di vita estremamente pulito e il minore contatto  con altri cani potrebbero non stimolare abbastanza l’immunità e potrebbero portare a uno sviluppo scorretto del sistema immunitario negli animali giovani. D’altra parte, i cibi crudi o una dieta ad alto contenuto di grassi e basso contenuto di carboidrati con solo vitamine e oligoelementi naturali potrebbero stimolare il sistema immunitario più di alimenti altamente trasformati con aggiunta di vitamine e oligoelementi e una bassa percentuale di grassi. La stimolazione incompleta potrebbe causare la dermatite atopica, ipersensibilità e allergie alimentari più tardi nella corso della vita, e dovrebbe essere presa in considerazione quando si pensa a uno stile di vita che potrebbe prevenire le malattie allergiche nei cani.

Un breve approfondimento dello studio: gli effetti della dieta sulla CAD (dermatite atopica canina)

La dieta cruda sovraregolava diversi geni nella pelle rispetto alla dieta secca (croccantini), dimostrando che il cibo crudo può migliorare l’immunità passiva e proteggere le cellule dagli effetti infiammatori e dallo stress ossidativo della pelle dei cani, molto più delle più cibo secco e processato. Questi effetti potrebbero essere utili nei cani che soffrono di CAD. Gli antibiotici sono spesso usati quando si trattano infezioni cutanee secondarie comuni nei cani AD e i batteri resistenti agli antibiotici rappresentano un problema crescente in medicina veterinaria (Hillier et al., 2014, Hensel et al., 2016). Se l’immunità del derma può essere migliorata in altri modi, ad esempio attraverso la dieta, ciò potrebbe ridurre la necessità di un uso frequente di antibiotici. Allo stesso tempo, l’effetto immunologico del cibo crudo potrebbe funzionare anche attraverso il sistema intestinale.
Il fatto che il cibo crudo contenga più batteri rispetto ai cibi trasformati per cani (Strohmeyer et al., 2006), potrebbe essere proprio quello di cui il corpo e l’intestino dei cani hanno bisogno per stare in salute. Ciò richiede ulteriori studi in futuro.
Considerando i risultati dell’espressione genica della pelle e della concentrazione di TGF-β1 nel siero, si potrebbe sostenere che la dieta cruda potrebbe aver modificato positivamente la risposta immunitaria e l’attività antiossidante. Ci sono stati diversi studi che hanno riportato effetti positivi delle diete immunomodulanti e antiossidanti sulla Leishmaniosi canina (Cortese et al., 2015), sulla cheratocongiuntivite secca (Destefanis et al., 2016), sulla formazione di cataratta nei cani con diabete mellito (Williams et al. ., 2015), prestazioni cognitive nei cani anziani (Fahnestock et al., 2012) e otite esterna cronica nei cani (Di Cerbo et al., 2016). Come discusso alla fine del capitolo 4.5, il possibile ruolo del cibo crudo nel potenziamento del sistema immunitario è interessante e si dovrebbero condurre ulteriori ricerche in questo settore.
Ciò dimostra che non è insignificante quello che nutriamo  ai nostri animali domestici, e dovrebbero essere studiati gli impatti positivi e negativi delle diverse diete.

 

Per il testo completo dello studio clicca QUI

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By Barf-bornagainrawfeeders

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Introduzione 

I cani adulti possono regolare le vitamine e i nutrienti e la loro dieta può raggiungere l’equilibrio nel tempo (7-10 giorni) o quotidianamente. Tuttavia, è importante che la dieta soddisfi i requisiti di macro e micronutrienti essenziali per garantire la salute ottimale.

Le percentuali dell’alimentazione cruda biologicamente appropriata (Barf) forniscono una linea guida (non regole assolute) riguardo gli ingredienti (elementi) da includere nella dieta. Ogni ingrediente apporta una certa quantità di nutrienti essenziali e la conoscenza di questi è importante per formulare una dieta bilanciata per cani adulti sani. Per soddisfare i requisiti raccomandati di macro e micronutrienti essenziali è necessario, quindi, apportare delle modifiche al piano dieta formulato con le percentuali guida dell’alimentazione animale.

In questo modo, anche quei proprietari che non si fidano ad abbandonare completamente il cibo industriale estruso per una dieta fresca e varia, poiché hanno il timore di non fornire al proprio cane tutti i nutrienti essenziali per la salute, potranno finalmente mettere da parte l’ansia in quanto avranno il pieno controllo dell’alimentazione del proprio cane.

I requisisti nutrizionali 

I requisiti nutrizionali sono spesso considerati come una serie di linee guida per i livelli minimi e ottimali di qualsiasi sostanza nutritiva. Un nutriente qui è qualcosa che è essenziale. Dove l’assenza del nutriente si traduce in malattia o morte. In questo aspetto, le linee guida sui nutrienti diventano la base per fornire gli elementi essenziali a livelli superiori alla prevenzione delle malattie e a livelli non inferiori ai fabbisogni minimi. I requisiti nutrizionali (meglio definiti come linee guida sui nutrienti) non prendono in considerazione i numerosi fattori che influenzano i veri bisogni nutrizionali: fattori che includono salute, variazioni genetiche, razza, livello e tipo di attività e ambiente (per citarne alcuni). Pertanto, molte componenti possono influenzare i requisiti nutrizionali di un cane o di un gatto per una salute ottimale. Un cane da slitta operativo avrà esigenze nutrizionali molto diverse rispetto al cane da slitta che trascorre gran parte della giornata sul divano. Questo include energia, antiossidanti, bisogni di macronutrienti oltre le linee guida base dei nutrienti e molto altro ancora. I requisiti nutrizionali descritti in NRC o FEDIAF non si concentrano sui nutrienti non essenziali e sui loro pro e contro.

Che cos’è l’NRC? E FEDIAF?

Consiglio di Ricerca Nazionale (NRC) – “L’acronimo NRC sta per Consiglio di Ricerca Nazionale, che è il” braccio operativo delle Accademie Nazionali di Scienze, Ingegneria e Medicina (noto anche come “NASEM” o “Accademie Nazionali”), il cui scopo è fornire una consulenza politica oggettiva. Sebbene sia stato formato separatamente, rientra legalmente nell’Accademia Nazionale delle Scienze, il cui ultimo corpo fiduciario è il Consiglio NAS. Sotto questo ombrello da tre accademie, il Consiglio Nazionale delle Ricerche produce rapporti che modellano le politiche, informano l’opinione pubblica e promuovono la ricerca della scienza, dell’ingegneria e della medicina.

In parole povere, la NRC è un’organizzazione privata senza fini di lucro che raccoglie e valuta le ricerche fatte da altri. Il NRC stabilisce i nutrienti minimi necessari per la crescita e il mantenimento di cani sani (e molto altro).

FEDIAF– “FEDIAF è l’ente commerciale che rappresenta l’industria alimentare europea per animali domestici. Abbiamo membri provenienti da 18 paesi e cinque membri dell’azienda.” (Affinity Petcare, Hill’s Pet Nutrition, Mars PetCare, Nestlé Purina Petcare e Wellpet)

“FEDIAF ha prodotto una linea guida nutrizionale che i membri seguono; le linee guida nutrizionali FEDIAF per alimenti per animali domestici completi e complementari per cani e gatti. Questa è una revisione completa dei dati NRC e altre scienze esistenti prodotte come guida pratica per i produttori. Le linee guida sono peer rivisitate da nutrizionisti veterinari indipendenti in tutta Europa. “

“Uno dei principali obiettivi di FEDIAF è quello di accertare il benessere degli animali domestici fornendo cibo per animali ben bilanciato e nutrizionalmente sano attraverso le sue aziende associate” (http://www.fediaf.org/self-regulation/nutrition/)

Nel mondo del Pet Food si sente spesso nominare anche un’altra associazione

l’Associazione dell’American Feed Control (AAFCO): AAFCO è un’organizzazione privata che stabilisce linee guida non vincolanti per la produzione di alimenti per animali domestici e alimenti per animali in generale. L’AAFCO non è un’organizzazione governativa, ma solo i funzionari governativi possono essere membri dell’AAFCO. I gruppi industriali e privati possono partecipare alle riunioni dell’AAFCO per fornire consigli. Non sono membri votanti. Tuttavia, l’industria e i gruppi privati potrebbero certamente avere un potere persuasivo. AAFCO non può applicare le loro linee guida e le loro linee guida sono adottate dai singoli stati degli Stati Uniti. Spetta agli Stati mettere le linee guida AAFCO in legge. AAFCO si occupa di rendere i cibi per animali nutrizionalmente sicuri. AAFCO non ispeziona o regola nulla. Pertanto, quando i principali richiami di alimenti per animali domestici sono problemi, AAFCO generalmente non è l’entità a cui dovresti puntare il dito.

A questo punto, alcuni di voi si staranno chiedendo cosa centra l’NRC con la dieta fresca o perché utilizzare i requisiti nutrizionali NRC per aggiustare la dieta se questo non utilizza diete non elaborate. La risposta è semplice: un cane non ha bisogno di una quantità di nutrienti inferiori perché il cibo non è cotto. Altre persone sostengono, invece, che i valori NRC non tengono in considerazione la biodisponibilità dei nutrienti contenuti nel cibo: e il cibo fresco contiene sostanze nutritive più biodisponibili rispetto al cibo estruso. A queste persone rispondo con il commento della biochimica Bonnie Edkin:

Il libro NRC (volume completo, non semplificato) fornisce, infatti, informazioni dettagliate su come i vari ingredienti influenzano la biodisponibilità dei nutrienti. Discute anche sulle relazioni tra i diversi nutrienti e su come possono influire sull’assorbimento di altri nutrienti. Inoltre, il libro NRC include anche informazioni sui nutrienti provenienti da studi che hanno usato diete purificate. Perché? Perché una dieta purificata è l’unico modo per determinare l’effettiva ESIGENZA BIOLOGICA di un nutriente. Elimina qualsiasi interferenza (di cui i ricercatori potrebbero essere a conoscenza al momento dello studio) in modo che possano determinare quanta parte di un nutriente specifico sia necessario. Tuttavia, il libro fornisce anche informazioni di altri studi che hanno studiato l’impatto delle interferenze – come, per esempio, l’effetto che gli alimenti che contengono fitati o ossalati potrebbero avere sull’assorbimento dei minerali, e quanta parte di un minerale specifico è quindi necessaria a seconda della quantità di fitati o ossalati nella dieta. “ Bonnie Edkin, biochimica, January 31, 2019

I requisiti individuali del cane

I requisiti nutrizionali non sono lineari rispetto al peso corporeo. Cioè, un cane di quaranta chili non ha bisogni nutrizionali che sono quattro volte quelli di un cane di dieci chili. Il cane da venti chili non ha un terzo del fabbisogno nutrizionale di un cane di 60 chili, e così via. Nel caso dei requisiti nutrizionali, consideriamo ciò che ogni cane ha bisogno in base al suo peso corporeo ideale. L’ NRC fornisce i requisiti nutrizionali del cane per 1000 kcal e anche per peso metabolico. Qual è la differenza tra i nutrienti per 1000 kcal e in base al peso metabolico? L’argomento è un po’ complesso per una guida introduttiva, ma se il cane non è molto attivo, il peso metabolico assicura che egli ottenga tutti i nutrienti per la sua dimensione. Se il cane deve essere nutrito con una dieta a basso contenuto calorico, l’uso di sostanze nutritive per 1000 kcal può portare a un minor consumo di sostanze nutritive. Dunque, per calcolare i requisiti delle sostanze nutritive essenziali per un cane adulto, si può usare una  semplice formula: il peso del cane in chilogrammi elevato alla potenza di 0,75 (peso metabolico MW), e il risultato viene poi moltiplicato per il valore di ogni  nutriente mostrato nella tabella NRC. Credetemi, é più difficile a dirsi che a farsi, quindi cominciamo.

Se non si dispone di una calcolatrice per calcolare i valori, potete utilizzare la calcolatrice Microsoft. Accedi a questa funzione cambiando la visualizzazione in “scientifica”. Il tasto per compiere l’operazione è il seguente: x ^ y. Per coloro che non hanno Windows, è disponibile una calcolatrice online qui: http://www.creativearts.com/scientificcalculator/

Inserisci il peso corporeo del tuo cane in chilogrammi, premi il pulsante “x ^ y” seguito da 0.75 e il pulsante “=”.

Naturalmente, dobbiamo inserire anche un valore nutritivo, e per farlo è necessario conoscere le tolleranze raccomandate dall’NRC. Ripetiamo questo esercizio, usando come esempio il valore NRC per il calcio (130 milligrammi). Sappiamo che questo importo si basa sulle informazioni di cui sopra, quindi vediamo insieme come procedere. Il nostro cane immaginario pesa 15 lb. Dividere per 2,2 per ottenere a 6,81 kg (arrotondamento). Premere il tasto “x ^ y”, seguito da 0.75. Moltiplicare il risultato per 130 (quantità di calcio) e premere il pulsante “=”. La tua risposta dovrebbe essere 548,52, quindi possiamo arrotondare a 549 milligrammi di calcio necessari quotidianamente per questo cane. Attenzione: alcuni dei valori NRC sono espressi in grammi (g) Moltiplica un grammo per 1.000 per arrivare a milligrammi.

Ricorda che tutti i numeri sono basati sulla formula sopra citata; quindi,  andrai ad utilizzarli come nell’esempio con il  calcio.

I requisiti del cane adulto

I valori dell’NRC sono i migliori che abbiamo, ma non sono dei riferimenti assoluti e perfetti. Neanche una dieta lo può essere. Quello che è veramente importante capire è che i fabbisogni di proteine, grassi, vitamine e minerali devono essere soddisfatti (i valori di proteine e grassi possono essere superati entro i limiti) e che i minerali interagiscono. Ciò significa che dovremmo attenerci agli indici NRC e avvicinarci il più possibile ai valori che ci fornisce. Dovremmo quindi aggiustare la dieta per soddisfare i fabbisogni raccomandati NRC per minerali e vitamine, e aggiungere degli integratori se necessario per colmare le carenze di vitamine e minerali. 

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Monica Segal, K9Kitchen: The Truth Behind The Hype

Note per la tabella NRC:

1. La quantità di tirosina richiesta per massimizzare il colore del manto nero può essere circa 1,5-2,0 volte la quantità annotata.

2. Alcuni ossidi di ferro e rame non dovrebbero essere usati a causa della bassa biodisponibilità.

3. La vitamina A è espressa come RE (retinolo equivalente). Una IU (unità internazionale) è uguale a 0,3 RE. I valori limite massimi sicuri sono espressi in mcg (microgrammi) di retinolo. Una RE è uguale a 1 mcg di tutto il trans retinolo.

4. Un mcg di colecalciferolo = 40 UI di vitamina D.

5. Concentrazioni più elevate di vitamina E sono raccomandate per diete ricche di PUFA. Una UI di vitamina E = 1 milligrammo d, l-a-tocoferil acetato.

6. I cani hanno un fabbisogno metabolico di vitamina K, ma non è stato dimostrato un fabbisogno dietetico quando vengono utilizzate diete naturali. La vitamina K è probabilmente sintetizzata dai microbi intestinali. La quantità di vitamina K è espressa in termini di menadione, il precursore commercialmente utilizzato, che richiede alchilazione alla vitamina attiva K.

7. Per le diete normali che non contengono albume d’uovo, la dose adeguata di  biotina è probabilmente fornita dalla sintesi microbica nell’intestino. Durante la cura antibiotica può essere necessario ricorrere all’utilizzo di un integratore di biotina da aggiungere alla dieta.

8. Per quanto riguarda gli acidi grassi n-3, l’acido eicosapentaenoico (EPA) dovrebbe essere il 50-60% e l’acido docosaesaenoico (DHA) dovrebbe essere il 40-50% degli acidi grassi totali n-3.

Diamo un senso a tutto questo spiegando il significato concreto di ciascun punto esposto precedentemente.

  1. La tirosina è un amminoacido. È disponibile in buona quantità nella carne, quindi è possibile ignorare questo punto. Tuttavia, se hai un cane con il pelo nero, dovresti ricontrollare il valore di tirosina sulla tabella NRC. Senza abbastanza tirosina, un mantello nero può iniziare a sbiadire o assumere una gradazione rosso / arancio. 
  2. In alcune etichette di alimenti commerciali per cani si leggono  forme di ossido di ferro e / o rame, ma questo non ci riguarda poiché noi stiamo utilizzando una dieta fresca. Diventa invece importante quando si integra la dieta fresca con un multi-vitaminico e multi-mineralico formulato per animali, poiché tali integratori possono contenere queste forme inferiori di minerali; se abbiamo bisogno di usare un prodotto come questo, è consigliabile optare per un prodotto ad uso umano. In altre parole, questo punto si applica raramente alle diete preparate in casa.
  3. La vitamina A è disponibile nelle verdure e nei prodotti a base di carne. La vit. A contenuta nelle verdure deve essere convertita  dal corpo per poter essere utilizzata. L’eccesso è escreto. La vit. A presente nella carne, nel pesce e nelle uova è già utilizzabile dall’organismo e l’eccesso non viene eliminato. Quando stai formulando una dieta, puoi ignorare l’eccesso di vitamina A derivato dalle verdure. La forma derivata da fonti animali (comprese le uova) è nota come retinolo. Le unità internazionali (UI) sono una misura della vitamina A, mentre gli equivalenti del retinolo (RE) sono un altro tipo di misurazione. Per complicare ulteriormente le cose, a un certo punto è stato deciso che anche  RE non era abbastanza accurato, quindi è stato introdotto il termine attività retinolo equivalente (RAE). Per semplificare le cose, per una fonte animale di vitamina A, il RAE è uguale a RE, quindi non abbiamo bisogno di fare calcoli. Per le verdure e le erbe, il valore RAE deve essere diviso per 0,5″.
  4. Per convertire la vitamina D in unità internazionali (UI) nell’unità di misura utilizzata nelle linee guida NRC, è sufficiente dividere questo numero per 40.
  5. PUFA è sinonimo di acidi grassi polinsaturi, una forma di grasso che probabilmente ti è familiare. Maggiore è la quantità di grassi nella dieta, maggiore è la quantità di vitamina E richiesta. Questo vale ancor di più quando la dieta include molto pesci o olio di pesce. Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) si ossidano più facilmente dei grassi saturi. La vitamina E viene aggiunta come antiossidante per contrastare il processo di ossidazione. Più PUFA, più ossidazione e produzione di radicali liberi, e quindi più vitamina E  è necessaria.
  6. Non siamo interessati alla vitamina K perché la maggior parte delle diete fresche include alcuni vegetali verdi e/o fegato, entrambe due buone fonti.
  7. La biotina fa parte della famiglia delle vitamine B. I bianchi d’uovo crudi alimentanti senza il tuorlo possono causare una carenza di biotina. I bianchi d’uovo cotti non presentano questo problema. Tuttavia, dal momento che non forniremo solo l’albume crudo,  ma l’uovo intero, questo punto può essere ignorato. 

I nutrienti nei cibi crudi

I cibi freschi hanno un contenuto di nutrienti variabile. Anche se possiamo prevedere il contenuto di nutrienti di un alimento, per esempio dei colli di pollo,  ognuno sarà  leggermente diverso.

È fondamentale la varietà. Non occorre fornire tutti i nutrienti conosciuti ad ogni pasto o  tutti i giorni. La dieta può essere equilibrata in un periodo di 1-2 settimane (anche quotidianamente va bene, ovviamente).

Tuttavia, nonostante una dieta ricca e varia le diete crude fai-da-te che si basano esclusivamente sulle percentuali guida Barf possono essere carenti di:

      • Vitamine: vitamina D e vitamina E (in alcuni casi può esssere necessari l’integrazione nella dieta di vitamine del gruppo B e vitamina C);
      • Minerali: zinco, iodio e magnesio.

Vitamina D 

I cani non riescono a produrre vitamina D dal sole come accade per gli esseri umani, quindi hanno bisogno di ottenerla con la dieta. A meno che non utilizzi carne di animali da pascolo nutriti con erba, avrai bisogno di integrare la dieta con un supplemento di vitamina D. 

Vitamina E

È probabile che tu riesca a soddisfare i requisiti di vitamina E solo aggiungendo un integratore. Se la dieta fornisce più grassi della quantità calcolata in base alle linee guida NRC é opportuno integrare il doppio o il triplo della somma richiesta da NRC di vitamina E. Esistono due tipi principali di vitamina E sul mercato: il dl’alpha tocoferolo e il d’alfa tocoferolo. Il primo è sintetico, mentre il secondo serviva da fonti naturali. É consigliato utilizzare la forma naturale ogni volta che è possibile. Tuttavia in rarissimi casi può succedere che il cane tolleri solo la versione sintetica. In questo caso, tieni presente che l’assorbimento è inferiore, quindi avrai bisogno di raddoppiare la quantità di vitamina sintetica per ottenere un assorbimento come la forma naturale. 

Vitamina B

Il gruppo della vitamina B funziona come una squadra, e anche se la dieta può essere carente di una o due vitamine B, è meglio integrare con un composto (complex) di vitamina B. Due accorgimenti: 1) un elevato eccesso di vitamina B3 può far arrossare il derma e indurre il cane a mordicchiarsi. Questi sintomi sono molto rari, ma anche quando si manifestano durano solo fino a quando il cane elimina l’eccesso attraverso l’urina, entro ventiquattro ore. 2) Qualsiasi formulazione di vitamina B può sconvolgere lo stomaco vuoto, perciò sempre consigliato somministrare l’integratore durante i pasti.

Vitamina C

I cani sono in grado di sintetizzare la vitamina C, quindi aggiungi questa vitamina solo se ritieni che il tuo cane ne trarrà beneficio in qualche modo

Iodio

Il contenuto di iodio negli alimenti è così variabile che è quasi impossibile determinare la sua quantità in molti cibi. I cani richiedono lo iodio proprio come fanno le persone, ma possono essere sovraccaricati facilmente con l’uso dell’alga kelp.

Magnesio 

Molte diete necessitano di un’integrazione di magnesio. É preferibile utilizzare un integratore piuttosto che alimenti ricchi in magnesio, poiché aggiungere ulteriore cibo per soddisfare i requisiti di  questo minerale significa in genere aggiungere troppe calorie e altri minerali già forniti con la dieta. 

Zinco

Lo stesso discorso può essere vero per lo zinco. Lo zinco è il secondo microminerale più abbondante nel corpo. Ha molte funzioni essenziali. La conservazione dello zinco è limitata, per questo deve essere fornita quotidianamente nella dieta. (Mano, 2010) e un eccesso di zinco nella dieta può interferire con l’assorbimento di altri minerali principalmente di calcio, ferro e rame.Viceversa un eccesso di rame, ferro, calcio interferire con l’assorbimento dello zinco. (Wortinger, 2015)

Le seguenti informazioni dovrebbero aiutare ad accelerare la formulazione della dieta indirizzandoti verso fonti di cibo che sono ricche di queste vitamine e minerali:

• Vitamina A: verdure, fegato animale e olio di fegato di pesce

• Vitamine del gruppo B: carni rosse, organi

• Vitamina C: frutta e verdura, ma i cani producono la propria vitamina C; quindi, la quantità fornita dalla dieta non è molto importante

• Vitamina D: olii di pesce, uova, pelle di pollo

• Vitamina E: piccole quantità in vari alimenti, ma un supplemento soddisfa meglio i requisiti

• Vitamina K: verdure a foglia verde, fegato

• Calcio: RMB, gusci d’uovo, integratori di calcio

• Fosforo: tutti gli alimenti in una certa misura, RMB, carni, cereali

• Potassio: patate, patate dolci, zucche, banane, No-Salt® (sostituto del sale trovato nei negozi di alimentari)

• Magnesio: RMB, pesce, cuore di manzo

• Ferro: cuori di animali, carni rosse, fegato

• Zinco: carni rosse, agnello in particolare

• Rame: fegato di manzo, cuore di manzo, carni rosse

• Manganese: tutti gli alimenti in una certa misura, in particolare i cereali

• Iodio: alghe, sale iodato

• Sodio: tutti gli alimenti 

 

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Riferimenti 

www.fediaf.org/who-we-are/our-mission.html

https://feedthydog.com/#services

https://www.thepossiblecanine.com

Monica Segal, K9Kitchen: The Truth Behind The Hype