I veterinari sono molto qualificati per dare consigli sull’alimentazione ?

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Articolo 1. Di Jutta Ziegler, Il libro nero dei veterinari 

A quanto pare molti veterinari si fidano ciecamente delle indicazioni dell’industria degli alimenti per animali. Non c’è da stupirsi, perché è purtroppo vero che nella formazione veterinaria non c’è spazio per l’alimentazione specifica adatta alla razza felina. È vero che questi professionisti agli esordi imparano a calcolare i programmi di alimentazione in base alle tabelle delle necessità specifiche, ma queste tabelle si basano unicamente sulle indicazioni dell’industria mangimistica. Nel corso della loro formazione, agli studenti di veterinaria1 vengono presentati diversi mangimi in scatola prodotti industrialmente, in base alle cui indicazioni (contenuti e additivi) devono, ad esempio, calcolare il fabbisogno quotidiano di un gatto. Fin dall’inizio, quindi, si integra senza critica alcuna l’industria mangimistica nel percorso di studi. Molto pratico.
In fondo, perché uno studente, che già durante gli studi non conosce altro se non i cibi industriali per animali domestici, dovrebbe iniziare a un certo punto a porsi criticamente delle domande? Consideriamo poi il fatto che già da subito gli viene prospettato l’aspetto lucrativo che la vendita di cibo confezionato comporta. Anche durante i periodi di praticantato, che assolverà dopo gli studi e nelle cliniche veterinarie, uno studente non conosce alcuna alternativa al cibo preparato industrialmente. Peraltro, nei corsi di aggiornamento sul tema dell’alimentazione felina e canina gli sponsor dell’industria mangimistica dettano temi e contenuti.
Così, in genere, i veterinari fin dall’inizio conoscono solo il cibo per animali domestici preparato industrialmente e persistono su quest’atteggiamento. E se i giovani professionisti aprono uno studio proprio, ricevono immediatamente regali generosi da parte dell’industria mangimistica. Oltre a ciò, vengono loro spediti nel nuovo studio scatole di cibo e croccantini dietetici, così come casse intere di confezioni prova per i proprietari di animali. Tutto ciò gratuitamente, si intende. In tal modo, il medico che sta avviando la sua nuova attività ha subito a disposizione il cibo giusto per ogni malattia: è così semplice! E la ruota continua a girare. Per un’alimentazione sana dei “cuccioli di cane e gatto” il veterinario consiglia già fin dall’inizio di dare loro esclusivamente cibo confezionato, poiché in definitiva contiene tutto ciò di cui hanno bisogno nella fase della crescita. Questa favola viene raccontata tutti i giorni a migliaia di proprietari di cani e gatti.
1. L’autrice si riferisce a quanto accade in Austria [N.d.T.].

Tratto da Il libro nero dei veterinari di Jutta Ziegler, medico veterinario

Articolo 2. Di G. COWAN DI RAWFED.COM | 2007

Si tratta di una questione delicata che di sicuro offenderà qualcuno, soprattutto gli addetti del settore. Dobbiamo fidarci dei consigli del nostro veterinario sull’alimentazione?
Questo mito è abbastanza falso. Sebbene i veterinari forniscano servizi molto utili per i nostri animali, questi non dovrebbero includere a) vendere mangimi e b) dare consigli nutrizionali. I veterinari in genere ricevono un’istruzione molto limitata nel campo della nutrizione. La loro istruzione è spesso sostenuta se non addirittura gestita dalle ditte di mangimi. Questa istruzione si basa sul concetto sbagliato che il cane sia onnivoro (vedete il mito su questo argomento) e che possa essere nutrito senza problemi con una dieta a base di cereali, anche se la ricerca scientifica ha dimostrato che cani e gatti non hanno sviluppato nessun bisogno per carboidrati e fibre (vedete il mito sui carboidrati per ulteriori dettagli). Esatto, cani e gatti non hanno bisogno di quei carboidrati che sono la parte predominante dei mangimi industriali. Forse è proprio per questo motivo che gli animali da compagni al giorno d’oggi sono deboli e soffrono di una serie di disturbi legati ai mangimi che sono ricchi di carboidrati (cancro, diabete, artrite, gastriti, iperattività, epilessia, ecc.)?
I veterinari sono legati in maniera molto stretta all’industria dei mangimi. Sostengono o addirittura commerciano mangimi per animali, ricevendo in cambio ricavati e favori. L’industria dei mangimi si assicura che questo avvenga promuovendo i corsi nelle università e fornendo mangimi gratis ai veterinari che li venderanno nei loro ambulatori.
Ad esempio, la Colgate-Palmolive, la multinazionale che produce le linee veterinarie della Hill’s Science, spende “centinaia di migliaia di dollari all’anno per finanziare la ricerca universitaria e i corsi di nutrizione animale per ognuna delle 27 università veterinarie in America. Una volta in ambulatorio, i veterinari che vendono i mangimi della linee veterinarie Hill’s hanno dei guadagni fino al 40%
(Parker-Pope, T. 1997. For You, My Pet. The Wall Street Journal. 3 novembre 1997. Citato in Lonsdale, T. 2001. Raw Meaty Bones. p266)

La professione veterinaria è quindi legata all’industria dei mangimi a tutti i livelli. Basta fare un giro negli ospedali veterinari e nelle cliniche per vedere strumentazione, prodotti e poster sponsorizzati da o che sponsorizzano marche di mangimi e ditte farmaceutiche. I veterinari sono in pratica pagati dalle ditte di mangimi e farmaceutiche e non sono davvero nella posizione per dare consigli validi sulla nutrizione. Al contrario, essi violano il giuramento fatto di “alleviare le sofferenze”. Nonostante il giuramento, i veterinari promuovono mangimi che rovinano la salute degli animali e sostengono dei prodotti che danneggieranno i loro pazienti, assicurandosi in questo modo una fonte di guadagno visto che questi pazienti devono poi ritornare per le cure. Ma tenete bene a mente: questo è dovuto in larga misura alla mancanza di istruzione avuta all’università! Università dopo università, si sente ripetere solo il dogma dei mangimi. Le università dovrebbero essere istituzioni di elevata istruzione dove le persone dovrebbero pensare in maniera critica e valutare in modo analitico. Tuttavia, la realtà è che a queste persone viene detto di dimenticarsi del proprio buon senso e di ignorare l’abbondanza di prove contro i mangimi industriali.
Ecco un buon esempio inerente ai legami delle università e veterinari con l’industria dei mangimi:

L’Università del Michigan (MSU) presenta il Riconoscimento dei Soci

Topeka, Kansas – La Facoltà di Medicina Veterinaria presso l’Università del Michigan ha recentemente conferito alla Hill’s Pet Nutrition Inc. il Riconoscimento dei Soci per il 2004.”

Questo premio testimonia la collaborazione tra la MSU e la Hill’s.”

La Hill’s fornisce appoggi finanziari e didattici a quasi ogni università veterinaria del Nord America ed anche agli studenti che frequentano queste università. L’impegno della Hill’s verso la professione veterinaria include finanziamenti ai programmi di insegnamento nelle università e ospedali in tutto il mondo.”

«La Hill’s è molto attenta alle richieste degli studenti e delle università» a detta del Dr. Lonnie King, rettore della Facoltà di Medicina Veterinaria alla MSU. «Noi riconosciamo il ruolo fondamentale che il loro appoggio, generosità e collaborazione hanno nel contribuire alla missione della nostra università».

La Hill’s ha dimostrato il suo impegno verso la collaborazione con la MSU sostenendo molti gruppi di studenti e le loro attività, finanziando la partecipazione degli studenti al Convegno SCAVMA, fornendo agli studenti il libro Small Animal Clinical Nutrition e molti altri opuscoli, dando lavoro ai rappresentanti degli studenti e sponsorizzando il banchetto dei laureandi.”

—DVM News Magazine, Agosto 2004

Come si può pensare che i veterinari ricevano delle valide nozioni di nutrizione quando le istituzioni responsabili di educarli vanno a braccetto con l’industria dei mangimi? Per avere un’idea di quello che succede nei corsi di nutrizione tenuti dalle università potete leggere QUI l’articolo “A First Year Veterinary Student Comments” nella newsletter Raw Meaty Bones del 13 April 2004 (scendete nella pagina di circa 3/4). Per un altro esempio ancora sulla alleanza tra veterinari e industria dei mangimi, visistate la pagina Purina’s Other Alliances sul sito della Purina.
In parole povere, i veterinari non hanno delle buone conoscenze di nutrizione. Solo recentemente (da qualche decina di anni) le persone hanno cominciato a chiedere ai veterinari dei consigli sulla dieta dei loro animali. É interessante notare che questo ha coinciso con un aumento dei mangimi industriali. Prima dell’avvento di questi mangimi, le persone non chiedevano dei consigli sull’alimentazione. Soltanto dopo l’aumento nell’utilizzo di mangimi industriali, i veterinari hanno avuto bisogno di una educazione in campo nutrizionale. I veterinari di una volta consigliavano i cibi freschi e non processati, accompagnati dal “biscotto” secco del giorno (per sapere come sono nate le crocchette, leggete QUI ). I veterinari di oggi citano le carenze nutritive che vedono nei loro ambulatori come prova che le diete a crudo non vanno bene. Ma se si insiste con le domande, queste carenze derivano in genere da diete casalinghe oppure da diete barf formulate male, e non le diete che si basano sul prey model (quello che si trova in natura!). É interessante notare che i veterinari consigliano di cucinare il cibo, il che risulterà in quelle carenze che loro vedono nelle diete naturali formulate male. Quindi usano queste “prove” per “dimostrare” che le diete casalinghe (nelle quali fanno ricadere anche le diete a crudo) non vanno bene per i nostri animali. Oppure potrebbero dire che la “ricerca” ha dimostrato che le diete a crudo sono nocive. Chiedetegli: quale “ricerche”? Insistete per avere una risposta e con moltà probabilità non vi diranno molto oltre alla solita propaganda sulla salmonella che avvelena gli aninali da compagnia (per altro non documentata in animali sani) o alla “rispettabile ricerca” condotta dalle ditte di mangimi. La maggior parte di questa ricerca non è documentata, è aneddotica oppure non riguarda le diete a crudo fatte in maniera appropriata. Ad esempio si dice spesso che le diete di sola carne portano a delle carenze di calcio. Questo è vero, ma una dieta a crudo appropriata non contiene solo carne. Una dieta a crudo appropriate contiene carne, ossa e organi di varia provenienza.
La maggior parte dei veterinari sono persone molto qualificate. Tuttavia, le loro qualifiche riguardano la chirurgua, la diagnosi, il trattamento e la prescrizione delle cure, non la nutrizione (sebbene i veterinari olistici siano più informati sull’importanza dei cibi freschi per la salute e sono anche più aperti alle terapie alternative). Inoltre i veterinari dovrebbero rispettare il volere dei loro clienti di usare le diete a crudo piuttosto che inondarli ad ogni visita di propaganda pro-mangimi (anche conosciuta come “consigli nutrizionali”). I veterinari e i clienti non devono dimenticare che i veterinari sono dei consulenti. Un proprietario consulta un veterinario quando il suo animale ha un problema o un bisogno specifico. É il proprietario a pagare la parcella, il veterinario lavora per lui. Un cliente ha tutto il diritto di rifiutare una terapia se pensa che possa essere fatta diversamente. Inoltre, un cliente ha tutto il diritto di dare al proprio animale una dieta che sia diversa da quella consigliata dal veterinario, come può anche ignorare i “consigli nutrizionali”. Per un veterinario il fatto di spingere un cliente verso una certa dieta o di attribuire a una dieta tutte le malattie possibile è inaccetabile e dimostra una mancanza di professionalità.
Ancora più inaccetabile è il fatto che un veterinario si rifiuti di servire un cliente se questo non segue la dieta consigliatagli, come nel caso della clinica California Bay Area. Nell’estate del 2005 una persona che dava carne cruda al suo cane si è recata presso questa clinica per un caso sospetto di torsione dello stomaco (questa può avere non solo cause genetiche e alimentari, ma può anche essere legata ai vaccini). Il veterinario di turno cominciò a rimproverarla per l’alimentazione invece di prendersi cura di una situazione che poteva essere mortale. La persona ha quindi chiesto di essere assistita da un altro veterinario, per non avere discussioni e ricevere un trattamento imparziale. Questo veterinario esaminò il cane (come avrebbe dovuto fare il primo) e formulò la sua diagnosi (non si trattava di torsione ma di una semplice enterite senza nessun riferimento specifico all’alimentazione). Alcuni giorni dopo, questa persona ricevette una lettera dalla clinica dove si diceva che non era più un cliente ben accetto in quanto si rifiutava di seguire i consigli del primo veterinario, probabilmente in relazione alla carne cruda. Per una clinica un comportamento del genere è equivalente a maltrattamento nei confronti di un animale. Quella decisione è risultata in una punizione per il cane (che non ha voce in capitolo) a causa della scelta ponderata del suo padrone di dare cibo fresco. Sarebbe come rifiutarsi di curare un malato di cancro o di cuore perchè ha mangiato cibo pronto invece di quello fresco come suggerito dal dottore (notate l’ironia del fatto che ciò che è consigliato per gli uomini – cibo fresco – è l’esatto opposto di quello che è consigliato per i nostri animali!). Si tratta di una cosa inaccettabile e va contro il giuramento al quale i veterinari dovrebbero attenersi.
Voi proprietari di animali avete il diritto che il vostro veterinario appoggi positivamente la scelta di dare carne cruda. Fategli bene presente che la dieta del vostro animale non è negoziabile, a meno che non siate voi a deciderlo. Non saranno bene accetti consigli nutrizionali non documentati, anche perchè state pagando per avere un consulto medico e non dietetico. Tenete presente che i veterinari vengono ammoniti dal dare sufficienti informazioni ai loro clienti riguardo ai rischi delle varie abitudini alimentari. Ma sapendo che le diete a crudo non vengono insegnate nelle università, la conoscenza dei veterinari in questo campo è davvero poca e in genere è limitata ai lati negativi (molti dei quail sono miti e mezze verità). Dopo tutto, in qualunque studio sulle diete a crudo che venga pubblicato su riviste quali Journal of the American Veterinary Medical Association, gli aspetti negativi (come ad esempio i batteri) sono gli unici a essere presi in considerazione (e non molto bene per giunta). Gli studi presentano dei pregiudizi evidenti, visibili nel modo in cui sono strutturati, in aggiunta all’argomento trattato. Raramente contengono della scienza ben fatta, che dovrebbe prevedere metodi scrupolosi che siano ripetibili, basati su campioni numerosi e con un’ipotesi adeguata.
Veterinari e assistenti: per favore rispettate i diritti dei vostri clienti. Rispettate il loro volere di dare carne cruda, in modo che loro rispettino le vostre qualità di professionisti. Siate aperti alla loro scelta di dare cibo fresco ai propri animali invece di farvi influenzare dai pregiudizi. Quando si tratta della salute di un animale, voi dovreste essere l’alleato più importante invece del nemico più duro, specialmente perchè voi possedete le conoscenze e le capacità per le situazioni di emergenza.

Nota: Bisogna tenere a mente che questo articolo é stato scritto per gli utenti in America e si basa in particolar modo sulla realtà di quel Paese. Alcune considerazioni potrebbero non adattarsi altrettanto bene alla nostra realtà.

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