Il liquido rosso perso dalla carne cruda: la mioglobina

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Identificazione e utilizzo nella dieta del cane e del gatto

Alcune persone pensano che il liquido rosso che fuoriesce dalla carne rossa sia sangue, o semplicemente acqua rilasciata dallo scongelamento e lo versano nello scarico del lavandino, pensando che sia inutile. In realtà non è sangue, come molti credono. La maggior parte del sangue viene, infatti, rimosso durante la macellazione e quel poco che rimane è solitamente contenuto nel tessuto muscolare. Si tratta piuttosto di acqua mescolata con una proteina chiamata mioglobina, implicata nel trasporto dell’ossigeno ai tessuti muscolari; fondamentale per garantire continue riserve energetiche per la contrazione dei muscoli stessi.

Non gettare buttare via questo liquido, potresti perdere alcuni dei nutrienti preziosi e necessari contenuti nella carne. Versarlo sul cibo del tuo cane/gatto o usalo per preparare delle piccole prelibatezze, utilizzando degli stampini in silicone, da conservare in freezer.

La mioglobina

Struttura

 

 

La mioglobina oltre ad avere la porzione di amminoacidi, contiene anche un gruppo chimico distinto dalla catena polipeptidica, che prende il nome di gruppo prostetico. Con il termine gruppo prostetico si intende una molecola organica legata covalentemente alla catena polipeptidica della proteina, la quale svolge delle importanti funzioni all’interno della proteina. Il gruppo prostetico legato alla mioglobina è il cosiddetto gruppo eme, complesso chimico membro di una famiglia di composti chiamati porfirine contenente un atomo di ferro. Nella mioglobina e nell’emoglobina il ferro è mantenuto nella forma di valenza +2, quindi ridotto, perché il gruppo eme è racchiuso in una tasca idrofobica e non è a contatto con l’ambiente, per cui non si ossida. In questo stato la mioglobina, che trasporta ossigeno, è di colore rosso e il ferro è complessato e stabilizzato. Quando il ferro si ossida e diviene ferro 3+, non è più in grado di legare O2 e il colore della mioglobina sarà bruno.

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Conoscendo il ruolo del ferro e della mioglobina, si può intervenire sulla variazione di colore della carne nel tempo; sostanze antiossidanti, come la vitamina E, migliorano la conservabilità della carne.

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Il colore della carne

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La concentrazione di MIOGLOBINA nelle fibre muscolari e la STRUTTURA del muscolo sono i fattori principali che rende la carne “bianca”, “nera” o “rossa”. Esistono poi altri fattori secondari dai quali dipende il colore della carne, questi sono:

  • la specie dell’animale
  • l’età
  • il sesso
  • il tipo di alimentazione

Come accennato in precedenza, la mioglobina aiuta a portare ossigeno ai muscoli, e l’ossigeno è necessario per dare energia ai muscoli. Quindi più i muscoli vengono utilizzati, più mioglobina conterranno (e più saranno di colore rosso).

Sulla base del contenuto di mioglobina nelle cellule del tessuto muscolare, è possibile distinguere due tipologie di fibre muscolari:

1. fibre muscolari molto strette tipiche di muscoli che lavorano nel tempo e con continuità, “fibre rosse”, caratterizzate da un colore più rosso perché più ricche di mioglobina;

2. fibre muscolari più larghe tipiche dei muscoli che lavorano a scatti veloci in tempi brevi, “fibre bianche”, più povere di mioglobina.

I muscoli della carne rossa sono usati per stare in piedi, camminare e altre attività frequenti e sono costituiti da fibre muscolari a contrazione lenta.

La carne bianca, d’altra parte, è costituita da fibre muscolari a contrazione rapida ed è composta da muscoli usati solo per scatti veloci. Prendono energia dal glicogeno e contengono poca mioglobina. Questo è il motivo per cui la carne “bianca” come pollame o pesce, non rilascia quel liquido rossastro nella confezione: la carne bianca contiene poca mioglobina. Alcuni animali, come il pollo, contengono sia carne bianca sia scura e presentano fibrosità differenti. Il petto è bianco e asciutto mentre la coscia è più scura e più morbida e compatta . I muscoli bianchi del petto forniscono potenza immediata e servono al volo, ma un pollo si sa, si stanca subito di volare. Mentre i muscoli scuri delle sue zampe, più ricchi di capillari per meglio ossigenare il sangue cioè adatti alla resistenza , gli consentono di camminare per ore. Non è così invece per il pollame selvatico, le anatra o le oche (animali migratori devono percorrere lunghi tratti di volo), perché volano frequentemente e il maggiore uso muscolare significa un contenuto maggiore di mioglobina e quindi il loro petto avrà colore e consistenza più simile alle cosce del pollo.

I maiali sono spesso indicati come “carne bianca” perché, pur contenendo mioglobina nei loro muscoli, questa non si trova in concentrazioni elevate come nei bovini (probabilmente perché i maiali non sono così attivi).

Anche i pesci sono generalmente considerati carni bianche perché la maggior parte di loro si sposta prevalentemente in modo passivo, sfruttando le correnti, senza richiedere un uso eccessivo dei muscoli. Alcuni tipi di pesci migratori, come il tonno e lo squalo, tuttavia, che nuotano attivamente per lunghi tratti, presentano carne scura (rosso-rosa), e questo è di nuovo dovuto all’alto contenuto della mioglobina.

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Il ruolo del microbiota intestinale nei processi immunologici, nutrizionali e nel comportamento

Il microbiota intestinale (in passato definito “microflora intestinale“) é l’ecosistema formato da un’enorme biomassa costituita da una notevole quantità di ceppi batterici dell’apparato digerente. Si stima che le cellule batteriche presenti nel tratto gastrointestinale del cane e del gatto siano 10 volte più abbondanti rispetto alle cellule del loro ospite. Questi microrganismi possono essere sia benefici e vivere in simbiosi con l’ospite o essere dannosi e portare a modificazioni che possono innescare un processo chiamato “disbiosi intestinale”.

FUNZIONI DEL MICROBIOTA INTESTINALE

Il microbiota intestinake é un organo perfettamente convertito alla fisiologia dell’ospite, in grado di svolgere funzioni fondamentali che l’ospite stesso non sarebbe in grado di assolvere.” (Bäckhed et al. 2004)

Il microbiota intestinale ha un ruolo fondamentale:

– nella fermentazione del residuo alimentare non digerito;

– nella produzione di acidi grassi a catena corta;

– nella produzione di vitamine (gruppo B e K)

– nella degradazione di xenobiotici;

– svolge un’azione di contrasto nei confronti dei batteri patogeni;

– è coinvolto nelle interazioni con il sistema immunitario di mucosa.

MICROBIOTA INTESTINALE E SISTEMA IMMUNITARIO

Il microbiota intestinale regola la risposta immunitaria locale e la composizione dei ceppi batterici che colonizzano l’appartato gastrointestinale, influenza i meccanismi immunitari necessari per lo sviluppo della tolleranza immunitaria, il cui mancato sviluppo o perdita predispongono l’animale alla comparsa di malattie autoimmuni o allergiche.

LA DISBIOSI INTESTINALE

Microniotw intestinale può andare incontro a modificazioni che possono alterare lo stato di salute dell’organismo. Quando i microrganismi intestinali sono in equilibrio la condizione prende il nome eubiosi; quando, invece, compaiono batteri non desiderati o nocivi, l’equilibrio si altera e viene a crearsi una condizione patologica di disbiosi intestinale. La disbiosi intestinale nel cane e nel gatto è caratterizzata da una modificazione qualitativa e quantitativa della flora batterica enterica, causata in particolare da un’alimentazione scorretta e da trattamenti farmacologici prolungati, con conseguenti disturbi funzionali sia intestinali sia di tipo sistemico, dovuti alla perdita della tolleranza immunitaria. La riduzione di gruppi batterici che svolgono funzioni digestive di appoggio al sistema gastrointestinale, insieme alla perdita della tolleranza immunitaria portano all’aumento dei gruppi batterici patogeni che prendendo il sopravvento possono moltiplicarsi al punto di determinare delle vere infezioni.

In base al tipo di processo indotto dall’alterazione della flora batterica, possiamo distinguere la disbiosi intestinale in 3 principali categorie:

DISBIOSI PUTREFATTIVA

La disbiosiputrefattiva si sviluppa essenzialmente nel colon ed é dovuta a una dieta ricca in grassi e carne, non bilanciata da un adeguato apporto di fibre. Non avendo un sufficiente apporto fibre non digeribili come FOS o GOS (Fosfo-Oligo-Saccaridi e Galatto-Oligo-Saccaridi) inevitabilmente finisce con il prevalere la concentrazione di batterioidi.

DISBIOSI FERMENTATIVA

La disbiosi fermentativa si sviluppa nell’intestino tenue e cieco ed è caratterizzata da una dieta troppo ricca di carboidrati (substrati fermentabili).

DISBIOSI CARENZIALE

Si sviluppa a causa della carenza di fibra prebiotica, é frequente nelle diete casalinghe soprattutto a crudo.

(COME FORMULARE UNA DIETA A BASE DI CIBO FRESCO BILANCIATA PER UN CUCCIOLO SANO)

(COME FORMULARE UNA DIETA A BASE DI CIBO FRESCO BILANCIATA PER UN CANE ADULTO SANO)

(CONCETTI DI NUTRIZIONE CLINICA DEL CANE)

DIETA, MICROBIOTA E COMPORTAMENTO ANIMALE

Ogni anno, milioni di cani in tutto il mondo vengono abbandonati dai loro proprietari, ceduti ai canili e sottoposti ad eutanasia a causa di problemi comportamentali. Raramente la nutrizione viene considerata uno dei possibili fattori che contribuiscono a comportamenti problematici. Il ricercatore Bosch insieme ai suoi collaboratori presenta in una review (Bosch G. et al. 2007), una panoramica delle attuali conoscenze sull’influenza dell’alimentazione sul comportamento canino ed esplora i meccanismi alla base dei quali la dieta può influenzare il comportamento negli animali. Il comportamento è regolato da neurotrasmettitori e ormoni e cambiamenti nella disponibilità dei loro precursori possono influenzare il comportamento. Il triptofano, il precursore della serotonina, può influenzare l’incidenza di aggressività, automutilazione e resistenza allo stress. Quest’ultimo può anche essere influenzato dalla tirosina alimentare, un precursore delle catecolamine. Poiché la composizione della dieta, la disponibilità di nutrienti e le interazioni di nutrienti influenzano la disponibilità di questi precursori nel cervello, il comportamento o la resistenza allo stress possono essere a loro volta influenzati. I PUFA, in particolare i DHA, hanno un ruolo importante come costituenti strutturali nello sviluppo del cervello e l’apporto dietetico di PUFA n-3 e n-6 potrebbe modificare aspetti del sistema dopaminergico e serotoninergico e, di conseguenza, le prestazioni cognitive e il comportamento. Infine, la persistente sensazione di fame tra i pasti può aumentare il comportamento stereotipato e l’aggressività e ridurre il tempo di riposo. Questa sensazione di fame continua può essere alterata dal contenuto e dalla fonte di fibre alimentari. Al momento sono stati condotti pochi studi per valutare il ruolo dell’alimentazione nel comportamento canino (problematico) attraverso i meccanismi sopra menzionati.

Recenti studi hanno dimostrato che le diete crude possono promuovere un microbioma intestinale più sano nei cani e che contengono meno ingredienti con effetti anti-nutrizionali. Inoltre i cibi crudi hanno una maggiore digeribilità nei cani e nei gatti rispetto agli alimenti estrusi secchi per animali domestici. Una maggiore digeribilità e una migliore assimilazione possono comportare un aumento della salute generale; può migliorare non solo la salute fisica, ma anche la sua salute comportamentale e cognitiva: la masticazione di carne fresca e ossa polpose produce endorfine nel cervello, ovvero dei neurotransmittori che fungono da antidepressivo naturale, ed aumenta i livelli di serotonina, l’ormone del buon umore.

(LA DIETA A BASE DI CARNE CRUDA INFLUENZA MICROBIOMI FECALI E PRODOTTI FINALI DI FERMENTAZIONE NEI CANI SANI. Misa Sandri et al. 2017)

(DIGERIBILITÀ APPARENTE DEI MACRONUTRIENTI, CHIMICA DEL SIERO, ANALISI DELLE URINE E CARATTERISTICHE FECALI, METABOLITI E MICROBIOTA NEI CANI ADULTI ALIMENTATI CON DIETA ESTRUSA, LEGGERMENTE COTTA E CIBO CRUDO. KILEY M ALGYA et al. 2018)

(Famiglie batteriche chiave (Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae e Bacteroidaceae) correlate alla digestione delle proteine e all’energia nei cani. Emma N. Bermingham et al. 2017)

(IL MICROBIOMA FECALE E IL METABOLOMA DIFFERISCONO NEI CANI NUTRITI CON LA DIETA BARF (BONES AND RAW FOOD) E QUELLI NUTRITI CON CIBO INDUSTRIALE PROCESSATO. MILENA SCHMIDT et al. 2018)

(IL MICROBIOMA INTESTINALE È CORRELATO CON L’AGGRESSIVITÀ COSPECIFICA IN UNA PICCOLA POPOLAZIONE DI RESCUED DOGS (CANIS FAMILIARIS). Nicole S. Kirchoff et al. 2019)

Concetti di nutrizione clinica del cane

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Introduzione

Una corretta alimentazione è fondamentale per il mantenimento della salute e la chiave per la gestione delle malattie. Una conoscenza di base delle sostanze nutritive, dei requisiti, della biodisponibilità e delle conseguenze di carenze nutrizionali o di eccessi è importante per nutrire in modo appropriato il proprio cane.

Un nutriente è qualsiasi costituente alimentare che aiuti a sostenere la vita. Numerosi nutrienti essenziali sono stati scoperti nel corso della storia. I nutrienti sono essenziali in quanto sono coinvolti in tutte le funzioni base del corpo, tra cui: 1) agire come componenti strutturali, 2) migliorare o partecipare alle reazioni chimiche del metabolismo, 3) trasportare sostanze in, fuori o dentro il corpo, 4) mantenere la temperatura corporea e 5) fornire energia.

Alcuni nutrienti soddisfano numerose funzioni. Ad esempio, l’acqua e diversi minerali sono necessari per tutte le funzioni sopra descritte tranne che per fornire energia. I carboidrati, i grassi e le proteine possono essere utilizzati per l’energia, ma possono anche servire come componenti strutturali. Le vitamine sono coinvolte principalmente nelle funzioni metaboliche.

1.1 Macro e micronutrienti

Gli alimenti contengono un insieme di sostanze chimiche, presenti in quantità e tipologia diversa a seconda dell’alimento, note come principi nutritivi o nutrienti.

Anche se possiamo prevedere il contenuto di nutrienti di un singolo alimento, in realtà ognuno sará leggermente diverso.

I principi nutritivi vengono classificati in macronutrienti e micronutrienti in funzione della quantità che deve essere assunta giornalmente e delle funzioni che svolgono.

1. i macronutrienti sono sostanze che devono essere assunte dall’organismo in grandi quantità per soddisfare il fabbisogno energetico giornaliero: forniscono le calorie necessarie per ricavare energia e crescere;

  • Acqua
  • Proteine o protidi
  • Grassi o lipidi
  • Carboidrati o glucidi

2. i micronutrienti sono sostanze che sono richieste dall’organismo  in piccole quantità, nell’ordine dei milli- o microgrammi: sono essenziali per la salute e la crescita e non apportano calorie.

  • Vitamine
  • Minerali

1.2 I macronutrienti

L’acqua

Chimicamente, l’acqua è la combinazione di due atomi di idrogeno e un atomo ossigeno (H2O). L’acqua è vitale per la vita ed é considerata il più importante nutriente. Negli animali l’acqua  svolge le seguenti importanti funzioni:

1. L’acqua è il solvente in cui le sostanze vengono sciolte e trasportate nel corpo. Un gran numero di composti chimici può essere messo in soluzione acquosa.

2. L’acqua è necessaria per le reazioni chimiche che coinvolgono l’idrolisi (ad es. Digestione enzimatica delle proteine, dei grassi e dei carboidrati).

3. L’acqua aiuta a regolare la temperatura corporea. L’acqua ha un calore specifico elevato (calore specifico = quantità di calore necessaria per innalzare di 1° C 1 g di acqua. Calore specifico dell’acqua = 1). Nell’organismo animale possono verificarsi grandi cambiamenti nella produzione di calore con pochissimi cambiamenti della temperatura corporea. Questa proprietà consente anche la circolazione del calore. L’acqua ha un alto calore latente di vaporizzazione ed aiuta a regolare la temperatura corporea attraverso l’evaporazione dalla pelle e dal tratto respiratorio. Sono necessarie grandi quantità di calore per far evaporare piccole quantità di acqua; quindi, può essere perso molto calore con poca perdita d’acqua.

4. L’acqua fornisce forma e resilienza al corpo. Un significativo bilancio idrico negativo può causare disidratazione clinica. Una manifestazione della disidratazione è la perdita di elasticità della pelle. Come costituente principale dei fluidi corporei, l’acqua aiuta a lubrificare le articolazioni e gli occhi, fornisce un’ammortizzazione protettiva per il sistema nervoso e aiuta lo scambio di gas nella respirazione mantenendo umidi ed espansi gli alveoli dei polmoni.

L’acqua è uno dei più grandi costituenti del corpo animale, varia da 40 a oltre l’80% del totale. La percentuale di acqua nel corpo di un animale varia a seconda delle specie, delle condizioni e dell’età. Generalmente, la massa corporea magra contiene dal 70% all’80% di acqua e dal 20% al 25% di proteine, mentre il tessuto adiposo contiene dal 10% al 15% di acqua e dal 75% all’80% di grasso. Gli animali più giovani e più magri contengono più acqua corporea. Al contrario, gli animali più grassi hanno un minore contenuto di acqua corporea. Quando gli animali maturano, richiedono proporzionalmente meno acqua in base al peso perché consumano meno cibo per unità di peso corporeo; quindi, c’è meno perdita di acqua urinaria. Inoltre, gli animali adulti hanno una superficie inferiore per unità di peso corporeo, con una conseguente minore evaporazione della pelle.

Il fabbisogno di acqua è collegato al mantenimento del bilancio idrico. L’acqua corporea persa per minzione, defecazione, evaporazione e traspirazione viene sostituita da una delle due fonti: 1) acqua derivata dal metabolismo dei nutrienti e 2) acqua consumata come liquido o contenuta nel cibo.

Oltre ai bisogni metabolici, gli animali di tutte le taglie consumano acqua per soddisfare una varietà di bisogni, inclusi quelli fisici e sociali. Fattori quali la dimensione corporea (area superficiale), l’allattamento, la temperatura ambientale, il tipo e la quantità di cibo ingerito, lo stato generale di salute, lo stress, le perdite d’acqua attraverso l’escrezione o l’evaporazione e le differenze individuali degli animali influenzano il fabbisogno di acqua.

Le proteine

Le proteine ​​sono molecole grandi e complesse composte da centinaia a migliaia di amminoacidi. Gli aminoacidi sono composti da carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e talvolta zolfo e fosforo. Quattro gruppi chimici legati in modo covalente a un atomo di carbonio formano la struttura generale degli amminoacidi. I quattro gruppi includono un atomo di idrogeno, un gruppo carbossile (COOH), un gruppo α-ammino (NH2) e un altro gruppo chimico specifico per ciascun amminoacido p. Sebbene in natura esistano centinaia di aminoacidi, solo 20 sono comunemente presenti come componenti proteici. Gli aminoacidi trovati nelle proteine ​​dei mammiferi sono l’isomero L degli amminoacidi α, questo significa che la catena laterale unica di ciascun amminoacido è legata all’atomo di carbonio α nella posizione L (leverotatoria).

Struttura

Le proteine ​​sono polimeri lineari di amminoacidi in cui il gruppo amminico di un amminoacido e il gruppo carbossilico di un altro amminoacido sono accoppiati insieme (legame peptidico). Gli amminoacidi disposti in catene sono indicati come peptidi. Due amminoacidi legati formano un dipeptide, tre un tripeptide e più di tre un polipeptide.

Le proteine ​​possono essere descritte come aventi una struttura primaria, secondaria, terziaria o quaternaria.

  • La struttura primaria delle proteine ​​si riferisce alla sequenza (ordine) degli amminoacidi lungo la catena polipeptidica.
  • La struttura secondaria delle proteine ​​si riferisce alla configurazione delle catene polipeptidiche risultanti da legami idrogeno tra amminoacidi adiacenti.
  • La struttura terziaria è il risultato di ulteriori interazioni tra gli amminoacidi: ulteriore piegatura e flessione della catena polipeptidica.
  • Le proteine ​​hanno una struttura quaternaria se contengono più di una catena polipeptidica.

La struttura primaria delle proteine ​​è responsabile delle strutture secondarie, terziarie e quaternarie che si formano.

Funzione

Le proteine sono i principali costituenti strutturali degli organi e dei tessuti corporei, tra cui: 1) collagene ed elastina presenti nella cartilagine, nei tendini e nei legamenti, 2) le proteine contrattili actina e miosina nei muscoli, 3) le proteine della cheratina in pelle, capelli e unghie e 4) proteine del sangue tra cui emoglobina, transferrina, albumin e globulina. Le proteine funzionano anche come enzimi, ormoni (ad es. Insulina) e anticorpi. Gli amminoacidi possono servire come fonte di energia dopo che il gruppo amminico contenente azoto viene rimosso mediante deamminazione o transaminazione.

L’importanza degli amminoacidi

Diversi amminoacidi sono classificati come essenziali o indispensabili (10 per i cani e 11 per i gatti). Questi amminoacidi non possono essere sintetizzati dal corpo in quantità sufficienti e quindi devono essere forniti con il cibo. Gli scheletri di carbonio di questi amminoacidi essenziali sono il componente critico che il corpo non può sintetizzare. Molti degli amminoacidi rimanenti sono non indispensabili o eliminabili; possono essere sintetizzati nel corpo da blocchi di carbonio e azoto e non devono essere presenti nel cibo se é disponibile una quantità adeguata di azoto ed energia. Alcuni amminoacidi sono condizionatamente essenziali. Normalmente questi amminoacidi non vengono assunti attraverso il cibo se non durante particolari condizioni fisiologiche o patologiche quando non possono essere sintetizzati in quantità adeguate.

Sebbene gli amminoacidi non indispensabili possano essere costituiti da scheletri carboniosi precursori, sono altrettanto importanti per la formazione delle proteine e sono altrettanto essenziali per le reazioni metaboliche nel corpo come aminoacidi essenziali. La proteina è anche necessaria per fornire all’organismo una fonte di azoto per la sintesi di altri composti contenenti azoto tra cui purine, pirimidine, nucleotidi, acidi nucleici, creatinina, ossido nitrico e alcuni neurotrasmettitori.

Nota

La tirosina contribuisce ad aumentare l’intensità del colore del mantello, è fondamentale nei cani a manto nero che tende al rossiccio (Anton C. Beynen, 2017 ; Adrian Watson et al. 2018 ).

Metabolismo

Digestione e assorbimento

Le proteine alimentari devono essere digerite per essere assorbite dal tratto gastrointestinale. La digestione delle proteine inizia nello stomaco con l’azione dell’enzima pepsina in presenza di acido cloridrico. I principali prodotti finali della digestione proteica gastrica sono miscele di grandi polipeptidi; tuttavia, si verifica un assorbimento minimo o nullo di queste molecole. Nell’intestino tenue, il pancreas e le cellule che rivestono l’intestino tenue secernono altri enzimi (endopeptidi ed exopeptidasi). Questi enzimi rompono i legami tra gli aminoacidi di grandi polipeptidi ottenendo aminoacidi liberi, dipeptidi e tripeptidi che possono essere assorbiti attraverso la parete intestinale (Mathews, 1991). Alcune proteine sono digerite meno facilmente di altre. La rapidità della digestione è influenzata da molti fattori, tra cui la struttura delle proteine, gli effetti del trattamento, altri nutrienti nel pasto e la presenza di fattori inibitori enzimatici. Le stime delle disponibilità di proteine crude e amminoacidi possono essere fornite determinando la digeribilità appartenente di proteine e amminoacidi. Fattori come il peso corporeo, il contenuto di fibre alimentari, l’assunzione di DM e la presenza di fattori anti-nutrienti nella dieta influenzano le secrezioni e / o il riassorbimento della proteina intestinale endogena (Nyachoti et al, 1997).

L’utilizzo delle proteine

Gli amminoacidi assorbiti e piccoli di- e tripeptidi vengono riassemblati in “nuove” proteine dal fegato e da altri tessuti del corpo. Gli aminoacidi derivati dal cibo vengono trasportati dal fegato in altri tessuti dall’albumina sierica o come amminoacidi liberi. Il destino degli amminoacidi dopo l’assorbimento rientra in tre categorie generali: 1) sintesi proteica dei tessuti, specialmente nei muscoli e nel fegato, 2) sintesi di enzimi, albumina, ormoni e altri composti contenenti azoto e 3) deaminazione e uso del scheletri di carbonio rimanenti per l’energia.

Un alto tasso di sintesi proteica si verifica nella produzione di globuli rossi e bianchi, cellule epiteliali della pelle e quelli che rivestono il tratto gastrointestinale (cioè la mucosa intestinale, che produce secrezioni esocrine, come enzimi digestivi e muco) e il pancreas. Inoltre, tutte le proteine corporee vengono continuamente degradate e risintetizzate, un processo noto come turnover proteico. Alcune proteine (proteine muscolari e alcune proteine plasmatiche come l’albumina) hanno una vita relativamente lunga (da giorni a settimane). Altre proteine (citochine ed enzimi) hanno una vita relativamente breve (da minuti ad ore).

Le proteine muscolari costituiscono quasi il 50% delle proteine totali del corpo, ma rappresentano solo il 30% delle nuove proteine sintetizzate, mentre le proteine viscerali e organiche compongono una porzione più piccola delle proteine totali del corpo ma rappresentano il 50% delle nuove proteine sintetizzate.

Lo stoccaggio delle proteine

Sebbene, in effetti, vi sia un certo accumulo di aminoacidi in eccesso, essi non vengono immagazzinati nella stessa misura in cui sono immagazzinati grassi extra e carboidrati. Le proteine strutturali in tutti i tessuti, specialmente nei muscoli e nell’albumina epatica e sierica, possono essere considerate come riserve di amminoacidi. Le proteine muscolari rappresentano la più grande riserva da cui si possono estrarre gli amminoacidi nei momenti di bisogno. La perdita eccessiva di proteine del corpo compromette la funzionalità muscolare. La sintesi del fegato, delle proteine muscolari e di albumina sierica aumenta dopo il consumo di un pasto contenente proteine. Dopo che la sintesi proteica è massimizzata, gli aminoacidi in eccesso vengono deaminati e transaminati per produrre gruppi amminici e scheletri di carbonio. Gli scheletri di carbonio possono essere utilizzati per molti scopi compresi i precursori del glucosio, che possono essere immagazzinati come glicogeno o convertiti in acidi grassi e acetil-CoA, che possono essere utilizzati immediatamente per il carburante. Nelle ore successive al consumo di un pasto contenente proteine, la sintesi proteica corporea diminuisce gradualmente man mano che vengono utilizzati gli aminoacidi del pasto. Poiché il turnover proteico e le perdite obbligatorie di azoto continuano a verificarsi, i muscoli devono convertire dall’assorbimento di rete al rilascio netto di aminoacidi quando il digiuno diventa dominante. Sebbene il glicogeno e i lipidi siano i depositi di energia preferiti a breve e a lungo termine, il catabolismo proteico può fornire scheletri di carbonio necessari per mantenere i pool di glucosio e fornire all’organismo energia (ATP). La degradazione delle proteine continua fino al pasto successivo, dopo di che la sintesi proteica supera il collasso proteico.

Gli scheletri di carbonio degli amminoacidi catabolizzati possono essere completamente ossidati a biossido di carbonio o convertiti dal fegato in corpi di glucosio o chetoni. Quindi, gli amminoacidi possono essere glucogeni o chetogenici. Gli amminoacidi glucogeni possono essere convertiti in glucosio attraverso piruvato o uno qualsiasi degli intermedi del ciclo TCA. Gli aminoacidi chetogenici sono quelli che possono essere convertiti in acetil-CoA o corpi chetonici ma non possono essere metabolizzati in glucosio. Alcuni aminoacidi catabolizzati producono due diversi scheletri di carbonio, uno chetogenico e l’altro glucogeno.

Escrezione proteica

Il catabolismo degli aminoacidi produce azoto residuo, se non viene utilizzato per la sintesi di purine o pirimidina. Il catabolismo degli amminoacidi porta in genere alla formazione di ammoniaca, che è tossica per le cellule del corpo. L’ammoniaca deve essere convertita in una forma meno tossica che può essere trasportata nel sangue ed espulsa. La formazione di ammoniaca si verifica in tutti i tessuti, ma è particolarmente diffusa nel fegato e nei reni durante la gluconeogenesi. Più del 90% dell’azoto derivante dalla degradazione delle proteine viene convertito in urea nel fegato e nei reni e poi escreto nelle urine. Una piccola parte di azoto viene persa sotto forma di ammoniaca, creatinina e nitrato. La disintossicazione epatica e renale dell’ammoniaca attraverso il ciclo dell’urea è una funzione critica. Gli aminoacidi ornitina, cit-rulline e arginina sono intermedi chiave. Altri amminoacidi (ad es. glutammato, aspartato, alanina e gruppo ammidico di glutammina) trasportano i gruppi amminici in eccesso da altri tessuti al fegato e ai reni per la conversione in urea. Il catabolismo di altri metaboliti contenenti azoto contribuisce anche al pool di rifiuti di azoto.

La qualità delle proteine

La qualità delle proteine si riferisce all’efficienza con cui gli aminoacidi del cibo vengono convertiti in tessuto. Tale efficienza a sua volta dipende dalla fonte proteica, dalla concentrazione di aminoacidi essenziali nel cibo e dalla loro disponibilità (Brown, 1989). Le proteine che forniscono le proporzioni ottimali di tutti gli amminoacidi essenziali sono indicate come proteine di alta qualità. Quando una proteina manca di uno o più aminoacidi essenziali (amminoacido limitante), la qualità della proteina diminuisce e viene definita una proteina di scarsa qualità (Orok et al, 1975). Altri aminoacidi non possono essere utilizzati quando un aminoacido limitante è assente. Una scarsa qualità proteica può anche derivare da un eccesso di certi amminoacidi che possono interferire con l’uso di altri aminoacidi. (squilibrio e antagonismo.) Gli aminoacidi di proteine di scarsa qualità non possono essere adeguatamente digeriti e utilizzati dall’animale. Ad esempio, la cottura eccessiva può formare forme nutritive indigeribili chiamate complessi di Maillard. Anche i metodi di lavorazione e il trattamento termico di vari mangimi possono influire sulla digeribilità. I ricercatori hanno studiato gli effetti della temperatura e del tempo di lavorazione sulla qualità dei nutrienti del cibo umido per cani (Jamikorn et al, 2000). Hanno dimostrato che alzare la temperatura di lavorazione (6 ° C) o aumentare il tempo di lavorazione (25 minuti) può alterare il contenuto di nutrienti e la digestione.

Altri fattori che possono influire sulla disponibilità di proteine includono il contenuto di fibre, tannini, pectine, oligosaccaridi e inibitori della fitasi o tripsina, che possono essere trovati nelle fonti di proteine vegetali. Le proteine di origine vegetale hanno in genere una digeribilità inferiore rispetto alle proteine animali perché la fibra vegetale e i carboidrati riducono la digestione, a causa di una ridotta velocità di degradazione dei nutrienti nell’intestino e dell’aumento dell’attività batterica (Murray et al, 1997; Neirinck et al, 1991; Meyer, 1984 ). L’alimentazione di diete ad alto contenuto di fibre diminuisce la digeribilità apparente delle proteine (Kendall e Holme, 1982), presumibilmente dall’aumento dell’adsorbimento degli amminoacidi e dei peptidi da parte delle fibre e dall’ostruzione degli enzimi digestivi da parte dei componenti delle fibre nelle pareti cellulari (Knabe et al, 1989).

I cani usano le proteine di scarsa qualità in modo meno efficiente (Burns et al, 1982). Le proteine di scarsa qualità possono portare a un profondo fallimento nutritivo, accompagnato da un rapido calo di peso, perdita di appetito e morte finale (Palika, 1996; Rose and Rice, 1939). Se il cibo contiene proteine di bassa qualità, i cani e i gatti aumenteranno l’assunzione di cibo per soddisfare i loro requisiti di proteine / amminoacidi per il mantenimento.

Requisiti di proteine / aminoacidi

Fattori che influenzano i requisiti

Nuove proteine possono essere sintetizzate da amminoacidi dietetici o amminoacidi non essenziali che sono stati precedentemente sintetizzati dal corpo. Per definizione, gli amminoacidi essenziali usati nella sintesi proteica devono essere forniti dal cibo. La quantità di ciascun amminoacido che un animale richiede varia in base a fattori quali crescita, gravidanza, allattamento e alcuni stati patologici. Oltre a richiedere amminoacidi essenziali specifici, cani e gatti hanno bisogno di blocchi di costruzione (scheletri di carbonio e azoto) per gli amminoacidi non essenziali. Gli elementi costitutivi degli amminoacidi non essenziali possono essere derivati da aminoacidi essenziali in eccesso che vengono scomposti e riassemblati in amminoacidi non essenziali o da altri amminoacidi non essenziali presenti nel cibo. Quindi, una dichiarazione completa dei requisiti di amminoacidi dovrebbe includere tutti gli amminoacidi essenziali e una quantità di ammino azoto che può essere utilizzata per la sintesi di amminoacidi non essenziali.

Gli adulti sani hanno un fabbisogno giornaliero di proteine per sostituire l’azoto perso come urea, ammoniaca, creatina, nitrato nelle urine e nelle feci, perdita di cellule epiteliali nella pelle e nel tratto gastrointestinale, sudore,manto, secrezioni nasali, sperma dai maschi e secrezioni dovute a cicli riproduttivi nelle femmine. Le proteine alimentari che devono essere consumate ogni giorno per sostituire la perdita di azoto obbligatoria definiscono i requisiti proteici per il mantenimento.

Gli animali adulti e i cani in crescita hanno entrambi requisiti di proteine per il mantenimento, ma solo gli animali in crescita hanno un’esigenza aggiuntiva di proteine per la crescita. La proteina aggiuntiva richiesta dagli animali in gravidanza e in allattamento supporta davvero la crescita. Lo stato fisiologico di un animale può anche portare ad un aumento o diminuzione del catabolismo proteico e delle perdite di azoto. Per esempio, i pazienti con cancro, ustioni e traumi possono aver aumentato il fabbisogno proteico giornaliero.

SQUILIBRIO E ANTAGONISMO

Gli amminoacidi essenziali devono essere forniti in quantità adeguate e nel giusto equilibrio. Quando gli aminoacidi sono utilizzati per la sintesi proteica, tutti gli amminoacidi necessari per sintetizzare ogni proteina devono essere presenti. L’amminoacido in quantità minore rispetto alla domanda è chiamato “primo amminoacido limitante”. Uno squilibrio si verifica quando uno o più amminoacidi necessari per la sintesi proteica non sono disponibili nella quantità necessaria, ma almeno un altro amminoacido è fornito in eccesso (Harper et al, 1970). L’antagonismo degli amminoacidi si verifica quando gli aminoacidi hanno strutture chimiche simili (Harper et al, 1970). Tipicamente, un eccesso di uno di questi amminoacidi aumenta il fabbisogno di uno o più aminoacidi chimicamente simili (antagonismo).

I lipidi

I lipidi sono composti ad alta energia che forniscono requisiti nutrizionali e funzionali nei mammiferi. In generale, i lipidi condividono la proprietà fisiochimica di essere insolubili (idrofobici) in solventi polari come l’acqua. I lipidi che sono solidi a temperatura ambiente sono comunemente chiamati grassi, mentre quelli che sono liquidi a temperatura ambiente sono indicati come oli.

Struttura

La struttura dei lipidi varia da semplice a complessa, sebbene qualsiasi schema di classificazione sia difficile da imporre. Le subunità di base dei lipidi sono molecole di idrocarburi collegate da legami covalenti in vari modi a se stessi e ad altre molecole in un vasto assortimento di permutazioni che risultano nella miriade di funzioni e strutture osservate in natura.

Funzione

L’apporto dietetico di lipidi avvantaggia l’animale fornendo energia, acidi grassi essenziali (EFA) e un ambiente positivo per l’assorbimento delle vitamine liposolubili. I grassi alimentari sono le forme più concentrate di fonti di energia fornendo 2,25 volte l’energia metabolizzabile delle proteine e dei carboidrati. In altre parole, il grasso immagazzinato direttamente dal grasso introdotto con la dieta ha dal 10 al 15% in più di energia rispetto al grasso prodotto da carboidrati o proteine alimentari in eccesso a causa della perdita intrinseca di efficienza nella sintesi dei grassi de novo. L’aumento dell’efficienza nell’uso dei grassi si traduce in un maggiore valore energetico per il grasso alimentare che gli animali possono utilizzare per soddisfare i fabbisogni energetici o conservare come tessuto adiposo. I lipidi alimentari in eccesso possono essere assimilati e conservati come grassi negli adipociti, mentre i lipidi aggiuntivi sono incorporati nei lipidi funzionali o catabolizzati per il carburante, a seconda dello stato energetico dell’animale. I trigliceridi compongono la maggior parte dei grassi presenti negli adipociti, che possono essere sintetizzati de novo da precursori non grassi come carboidrati o proteine durante i periodi di bilancio energetico positivo.

Alcuni lipidi necessari per un’adeguata funzione fisiologica, come alcuni acidi grassi a catena lunga, non possono essere sintetizzati de novo e devono quindi essere frontini attraverso il cibo. Questi acidi grassi sono chiamati EFA perché la loro mancanza negli alimenti si traduce in classici segni di carenza. Una piccola quantità di lipidi (dall’1 al 2% del cibo totale) senza una struttura specifica è necessaria per il corretto assorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E e K).

Nota-lipidi

La lucentezza del mantello è legata alla composizione del sebo, una materia grassa e untuosa, consistente in una miscela semiliquida di acidi grassi, trigliceridi, cere, colesterolo e residui cellulari, secreta dalla ghiandole sebacee ed immagazzinata nei follicoli piliferi. Il sebo impedisce l’infeltrimento del pelo eliminando il rilievo delle sue scaglie e rende la cheratina del pelo più elastica e più flessibile; fondamentali nella produzione del sebo sono gli grassi della famiglia PUFA, gli Omega-3 e gli Omega-6.

Spesso, indipendentemente dal tipo di alimentazione -crocchette, umido, casalinga o una dieta cruda- con cui nutrite il vostro animale, il loro cibo, da solo, non contiene abbastanza acidi grassi omega 3. Pertanto devono essere integrati. Per i cani, il modo migliore per ottenere gli acidi grassi omega 3  è con l’olio di pesce, essendo l’opzione per loro più biodisponibile. Questo perché l’olio di pesce contiene acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA). Altre fonti di omega 3 come i semi di chia, semi di lino o noce contengono acido alfa-linolieco (ALA), che deve essere prima convertito in EPA e DHA affinché il corpo possa utilizzarlo, ma dal momento che l’olio di pesce contiene EPA e DHA, il corpo non deve compiere alcuno sforzo aggiuntivo per convertirli. EPA e DHA hanno molti benefici, ma anche degli svantaggi. Si tratta, infatti, di grassi polinsaturi, ciò significa che sono altamente instabili e veloci da ossidare. In altre parole, l’olio di pesce diventa rancido rapidamente se esposto all’ossigeno e può provocare l’ossidazione cellulare dopo che il cane o il gatto lo consuma. L’ossidazione cellulare provoca radicali liberi nel corpo. Troppi radicali liberi nel corpo sono stati associati a molte condizioni degenerative, tra cui invecchiamento accelerato, infiammazione, cellule nervose danneggiate nel cervello e DNA cellulare danneggiato. Possiamo aiutare l’organismo del nostro animale a combattere l’ossidazione cellulare e prevenire i radicali liberi fornendo più antiossidanti. Gli antiossidanti come la vitamina E sono spazzini di radicali liberi: proteggono le cellule dall’ossidazione. Questo è il motivo per cui l’aggiunta di grassi alla dieta può causare una carenza di vitamina E. Le diete crude possono essere povere di vitamina E e l’aggiunta di olio di pesce alla dieta, può ridurre ulteriormente i livelli. Per questo, quando si integrano acidi grassi omega3 nella dieta bisogna tenere in considerazione anche l’aggiunta di un supplemento di vitamina E.

I carboidrati

I carboidrati sono composti da carbonio, idrogeno e ossigeno nella formula generale (CH2O) n (Figura 5-11). I carboidrati comprendono: 1) zuccheri semplici come monosaccaridi (ad es. Glucosio) e disaccaridi (ad es. Saccarosio), 2) oligosaccaridi (da tre a nove unità di zucchero, ad esempio raffinosio, stachiosio) e 3) polisaccaridi (più di nove unità di zucchero). Esempi di polisaccaridi includono amidi (amilosio, amilopectina, glicogeno), emicellulosa, cellulosa, pectine, gomme, ecc.

Struttura

Gli zuccheri semplici sono suddivisi in sottogruppi a seconda del numero di atomi di carbonio che contengono. Gli zuccheri a tre atomi di carbonio (saccaridi) sono: 1) triosi (C3H6O3) come gliceraldeide, 2) zuccheri a quattro carbonio sono tetrosi (C4H8O4), 3) zuccheri a cinque carbonio sono pentosi (C5H10O5) come ribosio e xilosio, 4) gli zuccheri a sei carbonio sono esosi (C6H12O6) come glucosio, galattosio e fruttosio e 5) zuccheri a sette carbonio sono chiamati eptosi (C7H14O7). Solo un disaccaride è stato trovato nei mammiferi (cioè il lattosio), mentre il più comune disaccaride vegetale è il saccarosio. Molti oligosaccaridi sono comunemente presenti nelle piante. Il trisaccaride raffinoso e lo stachosio tetrasaccaride sono i due oligosaccaridi più comuni presenti nelle piante (ad esempio semi di soia e altri semi di leguminose, barbabietole da zucchero, radici e melassa di barbabietola da zucchero). Oligosaccaridi a catena più lunga possono essere trovati in una varietà di piante utilizzate come cibo.

L’amido è costituito da unità di glucosio in catene diritte con legami α1,4 (amilosio) e con legami a1,6 che formano ramificazioni. I piccoli enzimi digestivi intestinali possono rompere i legami α1,4 e α1,6. Gli amidi nelle piante sono chiamati amilopectine mentre l’amido animale è chiamato glicogeno. Gli amidi vegetali esistono come granuli semicristallini che variano in dimensioni, forma e quantità di altri composti (proteine) associati al granulo.

La struttura granulare dell’amido influisce sulla facilità con cui viene digerita. La maggior parte degli amidi in alimenti per animali domestici cotti ed estrusi viene facilmente e rapidamente digerita. L’amido crudo o non cotto viene tipicamente digerito più lentamente dell’amido cotto. Alcuni amidi vegetali resistono alla digestione enzimatica nell’intestino tenue (Englyst e Cummings, 1987) e sono stati denominati amido resistente (RS). RS, per definizione, non viene digerito enzimaticamente nell’intestino tenue, quindi diventa disponibile per la fermentazione microbica nel colon.

Le quantità di rapida digeribilità, lentamente digeribile e RS negli alimenti sono molto variabili e dipendono dalla fonte di amido, dal tipo e dall’entità del trattamento (BNF, 1990). La Tabella 5-5 mostra una classificazione nutrizionale dei tipi di amido presenti negli alimenti.

ASSORBIMENTO

Glucosio e galattosio vengono assorbiti attraverso un meccanismo di trasporto attivo utilizzando proteine carrier specifiche e un gradiente di sodio. Il fruttosio viene assorbito da un sistema portante separato che sembra non essere dipendente dal sodio. L’assorbimento avviene attraverso la piccola mucosa intestinale attraverso i villi. Gli enterociti che rivestono i villi contengono gli enzimi di digestione dei carboidrati, le proteine di trasporto e altri enzimi utilizzati per sintetizzare i trigliceridi e i chilomicroni. Gli enterociti possono utilizzare gli zuccheri assorbiti per produrre energia o gli zuccheri possono essere rilasciati nel sangue portale per il trasporto al fegato e oltre.

La carenza di enzimi digestivi o il fallimento del sistema di trasporto energetico-dipendente possono causare intolleranza o malassorbimento di carboidrati. Molte carenze di disaccaridasi derivano dal danno della mucosa intestinale indotto da infezioni e altre malattie. La risultante colonizzazione dell’intestino tenue inferiore da parte dei batteri del colon può provocare una proteolisi batterica degli enzimi che digeriscono i carboidrati.

I carboidrati non assorbiti nel lume intestinale creano un’alta pressione osmotica, riducono l’assorbimento di acqua e minerali e possono causare diarrea dell’intestino tenue. Inoltre, un’eccessiva fermentazione di carboidrati non assorbiti porta alla proliferazione batterica, alla produzione di gas (anidride carbonica, idrogeno e metano) e agli acidi grassi a catena corta. Eccessiva fermentazione di carboidrati può portare a flatulenza, distensione addominale e diarrea. L’intolleranza al carboidrato può essere diagnosticata trovando aumentate concentrazioni di idrogeno nel respiro (analisi dell’idrogeno del respiro) come risultato della fermentazione batterica (Bissett et al, 1997).

USO

Il glucosio e altri zuccheri derivati dal cibo arrivano al fegato attraverso il sangue portale. Il fegato svolge un ruolo centrale nel sintetizzare, immagazzinare, convertire e rilasciare il glucosio per l’uso da parte di altri organi. Insulina e glucagone controllano con precisione la concentrazione di glucosio nel sangue. L’indice glicemico classifica i carboidrati nella dieta in base al loro effetto sul glucosio nel sangue. I carboidrati che provocano una bassa risposta glicemica postprandiale hanno un indice glicemico inferiore e viceversa. Gli animali con ridotta tolleranza al glucosio dovrebbero consumare cibi con un indice glicemico relativamente basso. La modifica delle fonti di carboidrati o l’aggiunta di fibre può modulare l’indice glicemico.

Il sistema nervoso centrale e gli eritrociti richiedono glucosio per il loro fabbisogno energetico, mentre altri tessuti possono utilizzare altri substrati (ad esempio, i muscoli utilizzano acidi grassi). Il glucosio viene metabolizzato attraverso la glicolisi seguita dal ciclo TCA. La completa ossidazione del glucosio in anidride carbonica, acqua, ATP e calore richiede ossigeno e viene definita metabolismo aerobico. Il trasferimento finale di energia dai carboidrati all’ATP avviene tramite la catena di trasporto degli elettroni. Se c’è una carenza di ossigeno nei tessuti, come nel caso di un intenso esercizio fisico, alcuni ATP possono essere derivati dal glucosio attraverso il metabolismo anaerobico in cui il glucosio viene parzialmente metabolizzato in piruvato (attraverso la glicolisi) e poi convertito in acido lattico.

Il glucosio consumato in eccesso rispetto ai bisogni immediati può essere conservato sotto forma di glicogeno. L’enzima glicogeno sintetasi sintetizza il glicogeno dalle unità di glucosio. Questo enzima è particolarmente attivo nel fegato e nei muscoli. Gli atleti di resistenza hanno utilizzato il carico di carboidrati (cioè, consumando grandi quantità di carboidrati diversi giorni prima della competizione) per massimizzare le riserve di glicogeno muscolare. Il carico di carboidrati negli atleti canini è stato praticato, ma non è stato ampiamente studiato. Dopo aver riempito le riserve di glicogeno, i carboidrati supplementari vengono convertiti in acidi grassi a catena lunga e conservati come tessuto adiposo.

Nelle ore successive alla digestione e all’assorbimento di un pasto contenente carboidrati, il fegato e altri tessuti del corpo passano dalla conservazione del glicogeno alla glicogenolisi sotto l’influenza di un aumento del glucagone nel rapporto insulinico. Questo rapporto stimola anche la lipolisi, quindi il metabolismo generale del corpo cambia verso l’uso dei lipidi per l’energia. Il glucosio viene sintetizzato da scheletri carboniosi di amminoacidi, glicerolo e acido lattico (gluconeogenesi) per mantenere la concentrazione plasmatica di glucosio. Questa funzione è fondamentale per fornire un adeguato apporto di glucosio al cervello. Il fegato e i reni, ma non i muscoli, sono i siti della gluconeogenesi; pertanto, il muscolo non può fornire glucosio al flusso sanguigno.

CONSERVAZIONE

Il corpo immagazzina lo zucchero come glicogeno, un polisaccaride glucidico. La sua più alta concentrazione è nel fegato, ma il tessuto muscolare, a causa della sua maggiore massa, immagazzina la maggior parte del glicogeno.

Il ribosio, sebbene non sia un vero serbatoio di carboidrati facilmente reperibile per l’ossidazione, si trova come parte di acidi nucleici, ATP e guanosina trifosfato (GTP). Il corpo contiene anche depositi di complessi proteico-zuccherini (glicoproteine, muco e proteoglicos) e complessi zuccheri-lipidici (glicolipidi).

La fibra

Definizione

La fibra si riferisce a una moltitudine di composti categorizzati come i comiberi resistono alla digestione enzimatica nell’intestino tenue. Di conseguenza, i microbi nel colon di solito feriscono le fibre. Le fibre includono cellulosa, emicellulosa, pectina, gomme e RS e sono uniche a causa dei tipi di zuccheri che contengono e dei conseguenti legami chimici.

Struttura chimica

A differenza degli amidi, la cellulosa è un polimero delle unità di glucosio legate da legami β1,4 (piuttosto che α), che sono solo spezzati da enzimi microbici. La cellulosa è il polisaccaride più abbondante nelle piante, formando la struttura delle pareti delle cellule vegetali. Funzione

La funzione primaria e il beneficio di un’adeguata fibra alimentare sono di aumentare la massa e l’acqua nei contenuti intestinali (Leib, 1990; Twedt, 1993; Gurr and Asp, 1994). La fibra sembra ridurre il tasso di transito intestinale nei cani con un tempo di transito normale o lento e prolungarlo nei cani con tasso di transito rapido (Burrows et al, 1982). Insieme, questi fattori aiutano a promuovere e regolare la normale funzione intestinale. Inoltre, i tipici prodotti finali della fermentazione microbica delle fibre (acetato, pro- porato e butirrato) sono importanti per il mantenimento della salute del colon. La fibra riduce il pH luminale attraverso la produzione di acidi grassi a catena corta e aumenta la popolazione di flora anaerobica. Le proprietà antibatteriche degli acidi grassi a catena corta possono ridurre i batteri patogeni intestinali, aumentare la resistenza dell’intestino alla colonizzazione da parte di batteri patogeni e possono essere importanti nella prevenzione e nel recupero da disturbi intestinali e cancro (Twedt, 1993; Gurr and Asp, 1994; Burrows et al, 1982; Salter et al, 1993). Le fibre alimentari classificate come prebiotici aumentano anche i batteri benefici che proteggono il tratto gastrointestinale contro la colonizzazione da parte dei patogeni. Le fibre prebiotiche possono anche ridurre l’odore fecale modificando le concentrazioni fecali dei metaboliti e, attraverso i loro residui di carboidrati, migliorare la funzione immunitaria influenzando le cellule immunitarie associate all’intestino.

I colonociti utilizzano preferibilmente il butirrato, un prodotto finale della fermentazione delle fibre, come fonte di energia piuttosto che glucosio o amminoacidi (Roediger, 1982). Inoltre, gli acidi grassi a catena corta agevolano l’assorbimento di sodio, cloruro e acqua nel colon. La microflora dell’intestino produce una serie di composti oltre agli acidi grassi a catena corta, tra cui biotina, vitamina K, anidride carbonica e metano. Nei casi in cui gli acidi grassi a catena corta siano assenti (nutrizione parenterale, resezione parziale dell’intestino), le atrofie della mucosa del colon, si infiammano e diminuiscono la resistenza alla traslocazione batterica. Tuttavia, l’eccessiva fermentazione e la produzione di acidi grassi a catena corta possono essere accompagnate da flatulenza, distensione addominale e diarrea. La velocità e l’estensione della fermentazione delle fibre nell’intestino crasso sono aspetti importanti della digestione generale e dell’assorbimento dei nutrienti ingeriti. Gli acidi grassi a catena corta sono un’importante fonte di energia per bovini e cavalli (cioè forniscono fino al 75% di DER); tuttavia, forniscono meno del 5% del fabbisogno energetico di cani e gatti a causa del breve tratto intestinale e del tempo di transito relativamente veloce in queste specie (Brody, 1994).

Metabolismo

La fibra viene degradata enzimaticamente dai microbi intestinali, inclusi batteri, funghi e protozoi, ma non da enzimi digestivi della mucosa intrinseca. Questi microbi risiedono normalmente nell’intestino tenue inferiore e nell’intestino crasso e vengono definiti anaerobeschi o anaerobi facoltativi perché possono vivere senza ossigeno. Sopravvivono producendo energia attraverso la fermentazione. I microrganismi che colonizzano il tratto gastrointestinale inferiore sono simili a quelli trovati nel rumine. La proporzione di diverse specie batteriche è correlata al tipo di substrato fermentabile disponibile. Diversi substrati facilitano la crescita di diverse specie. I prodotti finali di substrato diverso e le combinazioni microbiche provocano la formazione di diversi livelli di acidi grassi a catena corta (ad es. Acetato o butirrato) e / o la formazione di gas come idrogeno o metano.

La fermentazione è la scomposizione energetica di sostanze nutritive come zucchero, amido e fibre in un ambiente con poco o nessun ossigeno. In questo processo, i microbi utilizzano solo parzialmente l’energia totale disponibile. Composti contenenti energia più piccoli (ad esempio acidi grassi a catena corta acetato, propionato e butirrato) e gas (anidride carbonica, idrogeno e metano) sono prodotti di scarto microbico; tuttavia, gli acidi grassi a catena corta sono validi substrati per l’animale ospite. I microbi contengono enzimi che possono rompere i legami chimici in diverse fibre. Per esempio, gli enzimi microbici che digeriscono la cellulosa sono chiamati cellulasi e gli enzimi comuni che digeriscono la pectina comprendono la pectina esterasi e le liasi pectiche (Robinson, 1987).

La fermentazione delle fibre nel colon influenza il metabo- lismo dell’azoto. La fermentazione delle fibre da parte dei batteri aumenta il numero di batteri. I batteri usano l’ammoniaca come fonte di azoto per costruire amminoacidi, proteine e DNA per la riproduzione. Piccole quantità di urea si diffondono dal sangue nel colon dove viene idrolizzata per formare ammoniaca (BNF, 1990; Mortensen, 1992; Younes et al, 1995).

Fibre prebiotiche, probiotici e sinbiotici

Fibre prebiotiche

Oltre alle tradizionali classificazioni per fibre come digeribilità, solubilità e fermentabilità, negli ultimi 10 anni è emersa un’ulteriore classificazione funzionale per fibra. Come accennato in precedenza, le fibre sono classificate come “fibre prebiotiche”, che sono definite come “ingredienti alimentari non digeribili che stimolano selettivamente un numero limitato di batteri nel colon per migliorare la salute dell’ospite” (Gibson e Roberfroid, 1995). Le fibre prebiotiche sono resistenti all’idrolisi degli enzimi, sono in grado di supportare la crescita di batteri benefici e non sostengono la crescita di potenziali patogeni, sebbene alcune fibre prebiotiche sostengano la crescita limitata di alcuni patogeni. Queste classificazioni tradizionali e nuove non si escludono a vicenda; le fibre prebiotiche possono avere diversi livelli di fermentabilità o solubilità.

Un prebiotico è attualmente noto come ingrediente selettivamente fermentato che consente cambiamenti specifici nella composizione e / o attività nella flora gastrointestinale che conferisce benessere e benefici per la salute dell’ospite (Gibson, 2004). Un indice prebiotico (PI) può essere usato per quantificare gli effetti prebiotici in vitro (Palframan et al, 2003). L’IP è basato su cambiamenti nei principali gruppi batterici durante la fermentazione di fibre prebiotiche con materiale fecale in colture discontinue ed è definito dalla seguente equazione:

PI = (totale di Bifidobatteri) – (totale di Bacteroides) + (totale di Lactobacillus) – (Clostridia totale).

L’equazione sopra definisce il numero totale di batteri nella coltura. Un PI più grande indica che la fibra prebiotica può aumentare il numero di specie batteriche benefiche (bifidobatteri e Lactobacillus spp.) A spese di specie batteriche patogene o meno desiderabili (Bacteroides e Clostridium spp.).

Il meccanismo mediante il quale i prebiotici sono fermentati selettivamente da specifici batteri non è ben compreso. Sono stati proposti due potenziali meccanismi: 1) la presenza di una esoglicosidasi consente ai batteri di metabolizzare la fibra prebiotica e 2) esiste un meccanismo di captazione sulle pareti cellulari di specifici batteri per gli oligosaccaridi intatti (Rastall et al, 2005).

Prebiotici batteri bersaglio target tradizionali come i bifidiobatteri e il Lactobacillus spp. Tuttavia, i benefici desiderabili della produzione di butirrato per il colon sono riconosciuti in modo crescente; quindi, il potenziale per il targeting dei produttori di butirrato non clostridico come i eubatteri intestinali (Rastall et al, 2005). Si ritiene inoltre che le fibre prebiotiche riducano l’odore fecale modificando la concentrazione fecale dei metaboliti e migliorando la funzione immunitaria influenzando le cellule immunitarie associate all’intestino

TIPI DI FIBRE PREBIOTICHE

Sostanze che possono avere attività prebiotica sono principalmente oligosaccaridi come mannanoligosaccaride (MOS), fruc-tooligosaccharide (FOS), galattooligosaccaridi (GOS), xylooligosaccharide (XOS), isomaltooligosaccaride (IMOS), soia oligosaccaridi (SOS), oligosaccaridi pectici, chi-tooligosaccharide , lactocososio e lattulosio o altre fonti contenenti polisaccaride / oligosaccaridi come inulina, RS andarabinogalactans (FlochandHong-Curtiss, 2002; Topping et al, 2003; Gibson et al, 2005). Molti di questi prebiotici, in particolare oligosaccaridi, si trovano naturalmente in alimenti come arti- strok, cipolle, banane, crusca di frumento e cicoria (Hussein et al, 1998). Gli oligosaccaridi sono polimeri che contengono fino a nove zuccheri. Utilizzando il PI (Palframan et al, 2003), il lattulosio, IMOS, SOS e GOS forniscono un’attività prebiotica significativamente migliore rispetto al FOS. Uno studio di fermentazione in vitro che ha confrontato diversi oligosaccaridi ha dimostrato che l’XOS e il lattulosio hanno prodotto il maggiore aumento dei bifidobatteri, mentre il GOS ha prodotto la maggiore riduzione dei clostridi (Rycroft et al, 2001). Tutti i prebiotici testati, inclusi FOS, inulina, IMOS e SOS, hanno aumentato i bifidobatteri e la maggior parte dei clostridi diminuiti. Sebbene questi studi dimostrino che molti prebiotici sono potenzialmente utili, più studi sull’alimentazione devono dimostrare la loro utilità in vivo. Il FOS è il prebiotico più ampiamente studiato e ha dimostrato di stimolare la crescita dei bifidobatteri negli studi in vivo e in vitro. Nel colon, bifidobatteri e Lactobacillus spp. fermentare prontamente FOS, che aumenta il tasso di crescita batterica (Gibson e Roberfroid, 1995; Roberfroid et al., 1993; Hidaka et al., 1986; Bunce et al., 1995). Un numero maggiore di queste specie di batteri può giovare alla salute generale di persone e altri animali, compresi suini, conigli e ratti (Batch et al., 1995; Willard et al., 1994; Howard et al., 1995; Buddington et al, 2002) .

I dati degli studi sull’alimentazione canina, tuttavia, sono scarsi e i risultati sono stati mescolati. Alcuni studi hanno mostrato tendenze verso aumentati bifidobatteri con supplementazione FOS, mentre altri non hanno mostrato alcuna risposta (Swanson, 2002, 2002a; Flickinger, 2000; Strickling et al, 2000). In uno studio che utilizzava la cicoria (una fonte di inulina), non vi erano differenze significative nel livello di bifidobatteri fecali quando i cani venivano alimentati con cibo estruso secco fatto con 3% di cicoria (un oligosaccaride non digeribile) o 3% di glucosio, sebbene c’è stato un aumento significativo dei numeri clostridi quando sono stati alimentati alimenti con un livello proteico più elevato (Zentek et al, 2003).

Ci sono ancora meno studi felini e attualmente non sono disponibili molte informazioni. Arabinogalactan, un altro polisaccaride prebiotico proveniente dal larice occidentale, aumentava i lacto-bacilli nei cani (Grieshop et al, 2002). Sebbene studi su persone e altre specie (ad esempio ratti e suini) abbiano dimostrato che i prebiotici vanno a beneficio della salute GI promuovendo una flora intestinale sana, è evidente che c’è molto da determinare sull’efficacia di diversi prebiotici in cani e gatti e le appropriate dosi. Le dosi prebiotiche che sono state testate senza effetti indesiderati variano da 0,5 a 3 g / giorno e dallo 0,5 al 2% del cibo su base DM. I prebiotici nuovi ed emergenti che devono ancora essere studiati negli animali da compagnia includono GOS, IMOS, SOS e XOS. Inoltre, sarebbe vantaggioso combinare l’effetto delle fibre prebiotiche e l’appropriata funzione tradizionale delle fibre per ottenere la migliore combinazione per migliorare la flora intestinale e le caratteristiche delle feci.

MICROFLORA INTESTINALE

Recentemente sono emersi numerosi studi sull’importanza della flora intestinale in particolare sulla salute delle IG e sulla salute delle funzioni immunitarie in generale. La flora intestinale e le mucose fungono da barriere contro l’invasione da parte degli agenti patogeni intestinali. La flora intestinale svolge anche un ruolo significativo nel modificare i prodotti finali metabolici del cibo, disintossicare le tossine nel corpo e competere per i nutrienti e i siti di colonizzazione con i patogeni (Gibson et al, 2005). Squilibri nella flora intestinale sono stati collegati a malattie come allergia, malattie infiammatorie intestinali e diarrea. Teoricamente, quando la normale tolleranza alla flora intestinale viene interrotta, può verificarsi una risposta alterata nel sistema immunitario intestinale, che può iniziare e mantenere la malattia infiammatoria intestinale o innescare lo sviluppo di risposte allergiche (Fedorak e Madsen, 2004; Macfarlane et al. , 2005). Inoltre, molti agenti patogeni nel tratto gastrointestinale, tra cui C. perfringens, C. difficile, Salmonella spp. ed Escherichia coli causano la diarrea (Marks and Kather, 2003). Secondo la letteratura umana e veterinaria, la flora intestinale cambia con l’età (Buddington, 2003; Benno et al, 1992; Reuter, 2001). Le tecniche molecolari attualmente disponibili per la caratterizzazione microbica come l’ibridazione fluorescente in situ e l’elettroforesi con gel a gradiente di denaturazione (DGGE) possono essere utilizzate per identificare i principali gruppi di batteri. Utilizzando DGGE, i ricercatori hanno identificato Bacteroides spp., Fusobacteria, lactobacile e streptococchi nel tratto gastrointestinale del cane (Simpson et al, 2002). Sebbene non siano altrettanto abbondanti, i bifidobatteri sono considerati importanti per la salute delle GI. I bifidobatteri producono acidi grassi a catena corta che riducono il pH intestinale e inibiscono la crescita di batteri patogeni. Si pensa anche che i bifidobatteri producano sostanze antibatteriche che sono attive contro clostridi, E. coli e altri batteri patogeni. Gli studi hanno dimostrato che i bifidiobatteri si trovano a livelli più alti nei bambini allattati al seno (Hoy et al, 1990) e si trovano a livelli più bassi nei pazienti con colite ulcerosa (Macfarlane et al, 2005). Nei giovani cuccioli, le popolazioni batteriche nel tratto GI si stabiliscono gradualmente e possono essere influenzate dalla dieta e dall’ambiente. I cambiamenti nei tipi e nelle proporzioni dei batteri nei cuccioli possono influenzare la loro resistenza alle malattie. Il numero totale di batteri nei cani anziani era più basso rispetto ai cani più giovani, mentre il numero di patogeni putativi come il C. perfringens era più alto (Benno et al, 1992). Inoltre, l’uso diffuso di antibiotici può portare a perturbazioni aggiuntive della flora intestinale, specialmente nei tratti GI compromessi di animali giovani e anziani. Pertanto, le fibre prebiotiche, che supportano la crescita dei bifidobatteri, dovrebbero conferire benefici alla salute dell’ospite. Nutrire i probiotici è un altro approccio alla modulazione della flora intestinale.

Probiotici

I probiotici sono preparati cellulari viventi o vitali che hanno effetti benefici sulla salute dell’ospite quando somministrati in quantità adeguate. I livelli di 1 x 108 a 1 x 1011 unità formanti colonia (cfu) / giorno sono stati testati e determinati per essere un intervallo di inclusione desiderabile, sebbene sia necessario effettuare ulteriori ricerche. I probiotici dovrebbero essere non patogeni e resistere agli acidi dello stomaco e alla bile. Alcuni probiotici aderiscono al tessuto epiteliale intestinale e colonizzano il tratto intestinale; l’aderenza ma non la colonizzazione può essere necessaria per alcuni effetti benefici. La capacità di aderire all’intestino dipende dal ceppo batterico piuttosto che dalla specie ospite. Quando somministrati in quantità adeguate, vari ceppi di lattobacilli di origine umana e canina sono stati in grado di aderire a muco intestinale o fecale umano, canino, emu, struzzo e arcobaleno senza adesione specifica di specie ospiti (Rinkinen et al, 2003). C’era un chiaro trensuggesting che l’adesione dipendeva dal microrganismo. Vari batteri in possesso di alcuni di questi attributi sono stati identificati come potenziali probiotici, tra cui la bifidobatteria, Saccharomyces spp. e lattobacilli.

C’è molta letteratura con risultati variabili sull’alimentazione dei probiotici alle persone e ad altri animali non umani per la salute GI, la salute immunitaria, la diarrea, le condizioni infiammatorie, le condizioni allergiche, il cancro e molti altri disturbi. Come per i prebiotici, molti studi non hanno usato cani e gatti. Quattro studi condotti su cani che hanno esaminato quattro diversi microrganismi (alimentati tra 1 x 108 e 1 x 109 cfu / giorno): Lactobacillus GG, Enterococcus faecium, Lactobacillus acidophilus DSM 13241 e Bacillus CIP 5832, hanno dato risultati per lo più neutri (Benyacoub et al, 2003; Baillon et al., 2004; Biourge et al., 1998; Westermarck et al., 2005). E. faecium era l’organismo più promettente studiato; questo organismo ha migliorato la circolazione di anticorpi IgG anti-canino specifici contro il virus (Benyacoub et al, 2003). Tuttavia, l’uso di Enterococcus come probiotico deve essere valutato con cautela perché è stato dimostrato che migliora l’adesione di C. jejuni all’intestino canino in studi di adesione in vitro, rendendolo un potenziale fattore di rischio per l’infezione e il trasporto (Rinkinen et al, 2003a ). Esistono molte sfide di stabilità per incorporare le probiotici negli alimenti per animali domestici (Weese e Arroyo, 2003). In questo studio, la valutazione di 19 prodotti canini e felini che affermano di contenere probiotici, nessun prodotto conteneva tutti gli organismi elencati, 11 prodotti contengono organismi aggiuntivi e cinque prodotti non ha alcuna crescita rilevante quando testato.

Simbiotici

Nutrire i sinbiotici è un terzo approccio per modificare la flora intestinale. Un simbiotico è “una miscela di probiotici e prebiotici che influisce positivamente sull’ospite migliorando la sopravvivenza e l’impianto di integratori alimentari microbici vivi nel tratto GI” (Gibson e Roberfroid, 1995). L’approccio più semplice include l’alimentazione di un probiotico e di un prebiotico insieme in un alimento, preferibilmente un prebiotico che può essere metabolizzato dal probiotico, con l’obiettivo di ottenere effetti sinergici. Uno studio che utilizza questo approccio non è riuscito a produrre significativi effetti sinergici (Swanson et al, 2002a). Un altro approccio più mirato è quello di progettare un sintetico utilizzando un probiotico e un prebiotico specificamente utilizzati dal probiotico, preferibilmente per produrre una sostanza antimicrobica (Rabiu et al, 2001). Questo concetto è ancora nella sua infanzia e richiederà più ricerca.

INTERAZIONI DELLA FIBRA CON LA DIGITIBILITÀ E LA DISPONIBILITÀ DEI NUTRIENTI

La quantità e il tipo di fibra in un alimento per animali domestici sono i migliori

effetto globale sulla digeribilità di tutti i nutrienti. In generale, gli alimenti contenenti fonti di fibre lentamente fermentabili hanno una digeribilità complessiva del DM inferiore a quella degli alimenti senza fibre o contenenti fonti di fibre rapidamente fermentabili. Inoltre, man mano che aumenta il livello di fibra nel cibo, diminuisce la digeribilità del cibo del DM. La digeribilità apparente e vera dei grassi, dell’amido e dell’energia non sono influenzate dal tipo e dalla quantità di fibre negli alimenti (Silvio et al., 1996; Muir et al, 1996).

Digestibilità apparente La digeribilità apparente delle proteine è inferiore negli alimenti che contengono fibre a causa dell’aumento dell’azoto nelle feci dall’aumentata biomassa fecale. La ricerca che utilizzava cani condotti con ileo ha dimostrato che la vera digeribilità delle proteine non è influenzata dal tipo o dal contenuto di fibre alimentari (Silvio et al, 1996; Muir et al, 1996). Tuttavia, uno studio che ha valutato i vari livelli di cellu- la e pectina al 10% di fibra alimentare totale (100% di cellulosa, 66% di cellulosa / 34% di pectina, 66% di pectina / 34% di cellulosa e 100% di pectina) ha dimostrato che la proteina grezza totale la digeribilità diminuiva con l’aumento dei livelli di pectina (Silvio et al, 2000). La discrepanza tra i risultati ottenuti con apparente digeribilità apparente del tratto e vera digeribilità può essere spiegata prendendo in considerazione la fermentazione nel colon. Una delle ipotesi per il calcolo della digeribilità in tutto il tratto gastrointestinale è che tutto il materiale fecale è di origine alimentare. La fermentazione dei nutrienti che passano nell’intestino crasso, tuttavia, provoca una quantità significativa di proteine batteriche nelle feci. La proteina batterica viene quindi confusa con una proteina alimentare non digerita che risulta in una minore apparente digeribilità. Pertanto, è meglio utilizzare la vera digeribilità delle proteine per ottenere una valutazione obiettiva degli alimenti per animali domestici contenenti fibre. Quando si valutano i dati sulla digeribilità delle proteine, è essenziale conoscere il contenuto di fibre del cibo e prestare attenzione nell’interpretazione e nel confronto dei risultati tra gli alimenti.

Il principale prodotto escretore della digestione delle fibre è l’aggiunta di proteine batteriche nelle feci. Viene tipicamente analizzato come contenuto aggiuntivo di azoto fecale e può confondere le misurazioni della digeribilità delle proteine effettuate utilizzando le raccolte di feci totali. La fermentazione intestinale delle fibre rappresenta l’idrogeno, il metano e altri gas nel respiro espirato. Alcuni acidi grassi a catena corta sono escreti nelle feci.

La fibra influisce sulla disponibilità minerale (BNF, 1990). Alcuni tipi di fibre si riducono e altri migliorano l’assorbimento e l’uso di minerali (Tabella 5-8). Non è chiaro quali fattori della fibra siano responsabili degli effetti sulla disponibilità di minerali. Capacità di ritenzione idrica, viscosità, capacità di scambio cationico, granulometria, contenuto di tannino, contenuto di ossalato e presenza di fitati, acido uronico e gruppi fenolici sono tra le proprietà delle fibre che sono state valutate per prevedere gli effetti sulla disponibilità di minerali (BNF, 1990; Robinson, 1987; Southgate, 1987). Sfortunatamente, non sembra esistere una relazione diretta tra queste proprietà fisiochimiche misurate sulle fibre in vitro e la disponibilità minerale misurata in vivo. Questa disparità riflette la natura complessa dei processi di assorbimento all’interno dell’intestino e le interazioni che si verificano con altri componenti alimentari.

1.3 I micronutrienti

Vitamine

Le vitamine sono divise in due gruppi:

  1. vitamine idrosolubili, che non possono essere accumulate nel nostro corpo, per cui vanno assunte con regolarità attraverso gli alimenti. Si trovano in alimenti quali la carne, il latte e suoi derivati e gli insaccati.
  2. vitamine liposolubili, che possono essere accumulate – vengono assorbite in particolare dalla pelle e dal fegato – e non è dunque necessario assumerle con regolarità: il corpo le conserva fino al momento in cui siano divenute necessarie, quando le rilascia a piccole dosi. Le vitamine liposolubili si trovano soprattutto nella frutta e nella verdura.

Vitamine idrosolubili

vitamina B1 (tiamina o aneurina)

vitamina B2 (riboflavina o lactoflavina)

vitamina B3 o Vitamina PP (niacina o acido nicotinico)

vitamina B5 o Vitamina W (acido pantotenico)

vitamina B6 o Vitamina Y (piridossina o piridossamina o piridossale)

vitamina B8 o Vitamina H o Vitamina I (biotina)

vitamina B9 o Vitamina BC o Vitamina M (acido folico o acido pteroil(mono) glutammico o folacina)

vitamina B12 (cobalamina)

vitamina C (acido ascorbico, principio antiscorbutico)

Vitamine iposolubili

vitamina A (retinolo e retinoidi)

vitamina D (D2: ergocarciferolo e D3: colecalciferolo)

vitamina E (tocoferolo)

vitamina K (naftochinone. K1: fillochinone, K2: menachinoni, K3: menadione)

vitamina F (acido alfa-linolenico, Omega 3)

vitamina Q (ubichinone, coenzima Q)

Note- vitamine

Vitamina D

I cani non riescono a produrre vitamina D dal sole come accade per gli esseri umani, quindi hanno bisogno di ottenerla con la dieta. A meno che non utilizzi carne di animali da pascolo nutriti con erba, avrai bisogno di integrare la dieta con un supplemento di vitamina D.

Vitamina E

È probabile che tu riesca a soddisfare i requisiti di vitamina E solo aggiungendo un integratore. Se la dieta fornisce più grassi della quantità calcolata in base alle linee guida NRC é opportuno integrare il doppio o il triplo della somma richiesta da NRC di vitamina E. Esistono due tipi principali di vitamina E sul mercato: il dl’alpha tocoferolo e il d’alfa tocoferolo. Il primo è sintetico, mentre il secondo serviva da fonti naturali. É consigliato utilizzare la forma naturale ogni volta che è possibile. Tuttavia in rarissimi casi può succedere che il cane tolleri solo la versione sintetica. In questo caso, tieni presente che l’assorbimento è inferiore, quindi avrai bisogno di raddoppiare la quantità di vitamina sintetica per ottenere un assorbimento come la forma naturale.

Vitamina B

Il gruppo della vitamina B funziona come una squadra, e anche se la dieta può essere carente di una o due vitamine B, è meglio integrare con un composto (complex) di vitamina B. Due accorgimenti: 1) un elevato eccesso di vitamina B3 può far arrossare il derma e indurre il cane a mordicchiarsi. Questi sintomi sono molto rari, ma anche quando si manifestano durano solo fino a quando il cane elimina l’eccesso attraverso l’urina, entro ventiquattro ore. 2) Qualsiasi formulazione di vitamina B può sconvolgere lo stomaco vuoto, perciò sempre consigliato somministrare l’integratore durante i pasti.

Vitamina C

I cani sono in grado di sintetizzare la vitamina C, quindi aggiungi questa vitamina solo se ritieni che il tuo cane ne trarrà beneficio in qualche modo

Minerali

I minerali sono sostanze inorganiche presenti all’interno del cibo in macro (grande) e micro (piccole) quantità. I sei macro minerali essenziali includono calcio, fosforo, sodio, cloruro, magnesio e potassio.  I sei micro minerali includono ferro, zinco, rame, iodio, selenio e manganese. Questi minerali non possono essere sintetizzati in quantità sufficienti a supportare la normale funzione fisiologica e devono essere forniti con la dieta.

I minerali sono fondamentali come: 1) componenti strutturali di organi e tessuti corporei, come calcio, fosforo e magnesio nelle ossa e nei denti, 2) costituenti di fluidi corporei e tessuti come elettroliti relativi al mantenimento della pressione osmotica, acido- equilibrio di base, contrazione muscolare, permeabilità della membrana e irritabilità tissutale (es. sodio, potassio, cloruro, calcio e magnesio nel sangue, liquido cerebrospinale e succo gastrico) e 3) catalizzatori / cofattori nei sistemi enzimatico e ormonale, come integrali e specifici componenti della struttura dei metalloenzimi o come attivatori meno specifici all’interno di questi sistemi.

Note-minerali

Rame

Il rame è parte integrante del pelo. Questo significa che se manca il rame il manto sarà  più opaco, i peli più sottili, e anche più fragili, con la tendenza a spezzarsi.

L’assorbimento del rame è ridotto in casi di un eccesso di altri minerali come il ferro, il calcio o lo stesso zinco. La carne e soprattutto gli organi, in particolare il fegato dei ruminanti, sono estremamente ricchi di rame; le concentrazioni sono da cinque a dieci volte superiori a quelle dei fegati monogastrici. I tipici integratori di rame comprendono il solfato rameico, il carbonato rameico e il cloruro rameico.

Ferro

Il ferro è presente in diversi enzimi e altre proteine responsabili dell’attivazione dell’ossigeno (ossidasi e ossigenasi), del trasporto di elettroni (citocromi) e del trasporto di ossigeno (emoglobina, mioglobina). A causa della limitata capacità del corpo di espellere il ferro, l’omeostasi del ferro viene mantenuta principalmente regolando l’assorbimento del ferro. Il ferro negli alimenti esiste in due forme: 1) ferro eme presente nell’emoglobina e nella mioglobina e 2) ferro non eme presente nei cereali e nelle fonti vegetali.

L’assorbimento di ferro eme non è molto influenzato dallo stato del ferro o da altri fattori dietetici. (Due eccezioni sono la carne, che aumenta l’assorbimento del ferro eme, e il calcio, che inibisce l’assorbimento del ferro eme.) A differenza dell’assorbimento del ferro, eme, l’assorbimento del ferro non eme è marcatamente influenzato dallo stato del ferro e da diversi fattori dietetici come fitati, tannini e eccessi di calcio, fosforo, manganese, zinco, rame e acido ascorbico (Hallberg, 1993)

Zinco

Lo zinco è il secondo microminerale più abbondante nel corpo. Ha molte funzioni essenziali. La conservazione dello zinco è limitata, per questo deve essere fornita quotidianamente nella dieta. (Mano, 2010) e un eccesso di zinco nella dieta può interferire con l’assorbimento di altri minerali principalmente di calcio, ferro e rame.Viceversa un eccesso di rame, ferro, calcio interferiscono con l’assorbimento dello zinco. (Wortinger, 2015)

Iodio

Il contenuto di iodio negli alimenti è così variabile che è quasi impossibile determinare la sua quantità in molti cibi. I cani richiedono lo iodio proprio come fanno le persone, ma possono essere sovraccaricati facilmente con l’uso dell’alga kelp.

Magnesio

Molte diete necessitano di un’integrazione di magnesio. É preferibile utilizzare un integratore piuttosto che alimenti ricchi in magnesio, poiché aggiungere ulteriore cibo per soddisfare i requisiti di  questo minerale significa in genere aggiungere troppe calorie e altri minerali già forniti con la dieta.

1.4 Il bilanciamento dei macro- e micronutrienti

I cani adulti possono regolare le vitamine e i nutrienti e la loro dieta può raggiungere l’equilibrio nel tempo (3-7 giorni) o quotidianamente. Tuttavia, è importante che la dieta soddisfi i requisiti di macro e micronutrienti essenziali per garantire la salute ottimale.

Da bilanciare quotidianamente

Amminoacidi (proteine)

Grassi (energia)

Vitamine idrosolubili (B, C)

Minerali: rame, zinco e ferro

Da bilanciare over time (3-7 giorni)

Vitamine liposolubili (A, D, E)

Minerali

Vitamine e minerali negli alimenti

  • Carni rosse, agnello in particolare: zinco

  • Carni rosse e organi: vitamine del gruppo B

  • Fegato e olio di fegato di pesce: vit A

  • Fegato: vitamina K, ferro e rame

  • Cuore, carni rosse: ferro, magnesio e rame

  • Ossa polpose: calcio, fosforo magnesio

  • Tutti gli alimenti: sodio

  • Pesci grassi (sardine, salmone, sgombro): magnesio, vitamina D, acidi grassi omega3

  • Trippa verde: manganese

  • Verdura a foglia/semi: magnesio

  • Verdura a foglia verde: vitamina K

  • Frutta e verdura: vitamina C ma i cani producono la propria vitamina C; quindi, la quantità fornita con la dieta non è molto importante

  • Banana e zucca: potassio

  • Frutta secca/semi: vit E (piccole quantità in vari alimenti, ma un supplemento soddisfa meglio i requisiti e la sua integrazione é fortemente consigliata in diete molto grasse o qualora vengano aggiunti acidi grassi omega3)

  • Kelp e sale iodato: iodio

2. I requisiti nutrizionali del cane

I requisiti nutrizionali non sono lineari rispetto al peso corporeo. Cioè, un cane di quaranta chili non ha bisogni nutrizionali che sono quattro volte quelli di un cane di dieci chili. Il cane da venti chili non ha un terzo del fabbisogno nutrizionale di un cane di 60 chili, e così via. Nel caso dei requisiti nutrizionali, consideriamo ciò che ogni cane ha bisogno in base al suo peso corporeo ideale. L’ NRC fornisce i requisiti nutrizionali del cane per 1000 kcal e anche per peso metabolico.

2.1 Requisiti energetici

La conoscenza del fabbisogno energetico è necessaria per determinare la quantità di cibo da somministrare ad un animale. La determinazione dei fabbisogni energetici implica la misurazione del dispendio energetico di un animale in un insieme definito di condizioni fisiologiche e ambientali. Gli studi sul dispendio energetico implicano in genere una contabilizzazione attenta di tutte le componenti del bilancio energetico di un animale, tra cui: 1) energia consumata nel cibo, 2) perdite di energia dal corpo attraverso urina, feci e gas intestinali, 3) calore prodotto dal metabolismo e / o lavoro fisico, 4) ritenzione di energia come accrescimento dei tessuti e 5) secrezione di energia come latte (Blaxter, 1989). Poiché la prima legge della termodinamica afferma che l’energia è conservata, l’apporto di energia da parte dell’animale meno tutta l’energia persa deve essere uguale all’energia trattenuta o secreta come mostrato dalla seguente equazione:

RE = GE – FE – UE – GPD – HP

(Dove GE = consumo energetico lordo, FE = energia fecale escreta, UE = energia urinaria escreta, GPD = prodotti gassosi di digestione, HP = produzione di calore e RE = energia trattenuta principalmente sotto forma di tessuti magri e grassi o energia secreta nel latte). L’equazione di cui sopra può essere semplificata in tre termini sostituendo ME per la parte GE-FE-UE-GPD dell’equazione. L’equazione di bilancio energia semplificata è ora:

RE = ME – HP

La produzione di calore è la somma del calore perso per irraggiamento,

convezione, conduzione ed evaporazione e calore immagazzinato nel corpo come esemplificato da un aumento della temperatura corporea. Il calore si perde quando il cibo viene metabolizzato e quando si esegue il lavoro fisico. Quando non viene dato cibo, non viene fatto alcun lavoro fisico e un animale si trova in un ambiente termoneutrale, la produzione di calore risulta dal metabolismo cellulare basale. In questo caso, il termine dispendio energetico basale (BEE) può essere utilizzato come alternativa alla produzione di calore. Pertanto, quando viene misurata la produzione di calore, viene misurato il dispendio energetico e quindi il dispendio energetico è equiparato al fabbisogno energetico. Inoltre, se la ritenzione di energia è zero, allora un animale è in equilibrio energetico dove la produzione di calore è uguale a ME. In questo caso, ME è uguale a NEm. Il terzo termine può essere derivato se due dei tre termini dell’equazione del bilancio energetico sono noti. In alternativa, se vengono misurati tutti e tre i componenti, si aumenta la fiducia nella stima del fabbisogno energetico. I requisiti energetici hanno ricevuto nomi diversi a seconda delle condizioni fisiologiche e ambientali in cui sono state effettuate le misurazioni. Il fabbisogno di energia basale (BER) rappresenta il fabbisogno energetico per un animale normale, sveglio, digiuno e a riposo in un ambiente termoneutrale. Per cani e gatti, il digiuno durante la notte o per 12 ore è generalmente considerato adeguato. Il BER include l’energia necessaria per mantenere l’attività cellulare, la respirazione e la circolazione. Il BER viene determinato misurando il dispendio energetico nelle condizioni indicate. Quindi, i termini BER e BEE sono sinonimi.

RER rappresenta il fabbisogno energetico per un animale normale a riposo in condizioni termoneutralizzate ma non a digiuno (Blaxter, 1989). La quantità di tempo tra un pasto e le misurazioni effettuate può influenzare la stima del RER; perciò, dovrebbero essere standardizzati tra animali ed esperimenti. La RER differisce anche dal BER perché include l’energia spesa per il recupero dall’attività fisica. A seconda del livello di attività e del tempo tra cessazione dell’attività e determinazione della spesa energetica, la RER può variare da quasi lo stesso valore del BER fino al 25% in più (Kleiber, 1961). Pertanto, le differenze tra BER e RER includono l’energia necessaria per: 1) digestione, assorbimento e metabolismo del cibo (incremento di calore) e 2) recupero da attività fisica precedente. Un animale in uno stato di mantenimento non ha cambiamenti netti nella composizione corporea; non produce prodotti e non funziona.

Il fabbisogno energetico di manutenzione (MER) è l’energia necessaria per mantenere un animale in uno stato di manutenzione. La MER comprende l’energia necessaria per: 1) metabolismo basale, 2) ottenere, digerire e assorbire il cibo in quantità per mantenere la composizione corporea e 3) attività spontanea volontaria (alzarsi in piedi, sdraiarsi, muoversi per mangiare, bere e annullare feci e urina) . La MER non include l’energia necessaria per supportare l’attività fisica aggiuntiva (ad esempio, l’esercizio o il lavoro) e la produzione (ad es. Gestazione, allattamento, crescita).

DER rappresenta il fabbisogno energetico giornaliero medio di qualsiasi animale. DER dipende dal lifestage e dall’attività. Si differenzia da MER in quanto include l’attività necessaria per il lavoro, la gestazione, l’allattamento o la crescita. DER equivale a RER più energia necessaria per l’attività fisica e la produzione. DER verrà utilizzato in tutto il testo perché offre un valore di fabbisogno energetico pratico e immediatamente utilizzabile per i veterinari e le loro squadre di assistenza sanitaria.Requisiti energetici giornalieri

Misurare il dispendio energetico di un singolo animale non è pratico per la pratica di veterinari e proprietari di animali domestici. Pertanto, i ricercatori hanno sviluppato equazioni di previsione che possono essere utilizzate per stimare DER. La maggior parte delle equazioni predispongono il RER in base al parametro facilmente misurato del peso corporeo. Dopo aver stimato il RER, è possibile calcolare DER moltiplicando il RER di un fattore appropriato. Il DER per la crescita, la gravidanza, l’allattamento e l’esercizio degli animali include l’energia necessaria per la manutenzione più l’energia addizionale per il lavoro e la produzione, quindi vengono utilizzati diversi fattori di moltiplicazione per ogni situazione. Allo stesso modo, le deviazioni dal RER dovute a razza, sesso, stato neutro, presenza di malattia e condizioni ambientali possono essere incluse nel fattore di moltiplicazione per migliorare la precisione di previsione del DER per un singolo animale. Nella prassi veterinaria di routine, queste equazioni relative al fabbisogno energetico dovrebbero essere utilizzate come linee guida, punti di partenza o stime del fabbisogno energetico per i singoli animali e non come requisiti assoluti.

Taglia

era noto fin dal diciottesimo secolo che i grandi animali producevano più calore dei piccoli animali. La ricerca nel diciannovesimo secolo, tuttavia, mostrò che i piccoli animali producevano più calore per unità di peso corporeo (superficie corporea) rispetto ai grandi animali (Blaxter, 1989; Kleiber, 1961; Schmidt- Neilsen, 1984). La superficie corporea è diventata il mezzo standard per esprimere il metabolismo energetico all’interno di una specie e ha senso perché la velocità di perdita di calore da un corpo all’ambiente è proporzionale all’area della sua superficie.

Sebbene l’uso della superficie corporea abbia senso, non è facilmente determinabile negli animali. Sono state sviluppate equazioni per predire la superficie corporea dal peso corporeo (BWkg) 0,67; tuttavia, a causa delle diverse forme del corpo, la superficie calcolata non varia con il peso corporeo alla potenza di 0,67 in alcuni animali (ad esempio, confronta un retriever Labrador del peso di 30 kg con un setter irlandese dello stesso peso o un bulldog francese con un whippet ) (Blaxter, 1989). Nei primi anni Trenta, Kleiber e Brody ignorarono il concetto di superficie corporea e attraverso numerosi esperimenti su animali mostrarono che i fabbisogni energetici per una varietà di specie diverse sono meglio rappresentati come tasso metabolico (kcal / giorno) = 73,3 (BWkg ) 0,74 o 70,5 (peso in massa) 0,734. Nel tentativo di semplificare i calcoli, i ricercatori hanno proposto e utilizzato modifiche delle equazioni di Kleiber-Brody usando diversi esponenti o convertendo formule esponenziali in formule lineari (Kronfeld, 1991; Hill, 1993; Burger and Johnson, 1991; Earle and Smith, 1991; Allen e Hand, 1990).

Il dibattito sull’opportunità di utilizzare un’equazione esponenziale basata sulla superficie corporea o sulle dimensioni corporee metaboliche o una formula lineare per predire il fabbisogno energetico per cani e gatti è in gran parte accademico (Männer et al, 1991; Männer, 1991; Kienzle and Rainbird, 1991; Finke, 1994; NRC, 2003). La Figura 5-9 confronta i fabbisogni energetici calcolati utilizzando diversi metodi pubblicati. Queste equazioni producono stime simili, specialmente nelle gamme di peso intermedio. Per praticare i veterinari, le differenze nel fabbisogno energetico previsto usando un esponente o un altro o un’equazione lineare rispetto a un’equazione esponenziale sono piccole. Ad esempio, la Figura 5-10 mostra i risultati tra cani e gatti quando l’energia media consumata è impostata al 100%. Nel 95% dei 120 cani, l’energia consumata variava dal 65 al 135% (intervallo dal 43 al 152%); nel 95% dei 76 gatti, variava dal 61 al 139% (range dal 50 al 146%). Pertanto, la quantità di cibo necessaria ai cani e ai gatti per la manutenzione, anche in condizioni ambientali simili e quando mantenuta in gabbie o piste, variava di tre volte. Anche quando gli estremi sono esclusi (il 2,5% superiore e inferiore), la quantità di energia necessaria variava più del doppio.

Le sezioni seguenti illustrano le differenze di fabbisogno energetico per le diverse condizioni fisiologiche e ambientali.

I valori energetici espressi in questo testo si basano sull’esposizione (BWkg) 0,75 perché: 1) esiste una maggiore diversità dimensionale tra i cani rispetto ad altre specie (ad es. 1 kg per un Chihuahua a 90 kg o più per un S. Bernard), 2) i cambiamenti nella massa magra sono di interesse primario, 3) questa equazione funziona bene per gli altri mammiferi e 4) può essere facilmente calcolata calcolando il peso corporeo in kg e poi prendendo la sua radice quadrata due volte.

Fase della vita

Mantenimento per adulti

Le stime del DER per i cani variano tra 95 e 200

kcal (da 397 a 850 kJ) di DE per (BWkg) 0,75 al giorno (NRC, 2006; Durrer and Hannon, 1962; Leibetseder, 1978; Meyer, 1983), che rappresenta una gamma sorprendentemente ampia. Le differenze nei livelli di attività dei cani rappresentano gran parte di questo intervallo. Altri fattori che contribuiscono alle differenze nel fabbisogno energetico comprendono differenze di razza, temperamento, isolamento della pelle e del rivestimento, età, ambiente sociale e differenze nella metodologia utilizzata per stimare il fabbisogno. Per il cane adulto adulto sano e sessualmente integro, il DER approssima 1,8 x RER.

I gatti domestici adulti non obesi variano nel peso corporeo da circa 2,5 a 6,5 kg, che è una gamma molto più piccola di pesi estremi di quelli esistenti per i cani. Il NRC raccomanda un DER per gatti adulti da 70 a 90 kcal / BWkg (da 290 a 380 kJ / BWkg) (1986). Tuttavia, Earle e Smith hanno riferito che i gatti inattivi richiedevano meno energia (da 39 a 66 kcal / BWkg o da 162 a 278 kJ / BWkg) e, analogamente a quanto osservato nei cani, hanno scoperto che l’apporto energetico per unità di peso corporeo era inferiore gatti più pesanti (Earle and Smith, 1991). Generalmente, il DER per gatti intatti adulti è di circa 1,4 x RER. I requisiti energetici sono inferiori per gli animali castrati (discussi di seguito).

Crescita

I fabbisogni energetici per la crescita sono aumentati al di sopra del mantenimento, poiché l’energia è necessaria per formare nuovi tessuti. Tuttavia, la crescita è un processo dinamico; il suo tasso diminuisce man mano che gli animali raggiungono la maturità. Pertanto, la quantità di energia necessaria diminuisce anche durante la crescita. Il tempo impiegato per raggiungere la maturità nei cani aumenta con l’aumentare del peso corporeo maturo. Il fabbisogno energetico più elevato per i cuccioli si verifica allo svezzamento. I cuccioli in crescita richiedono 3 x RER dallo svezzamento fino a quattro mesi di età e 2 x RER dai quattro mesi di età fino a quando il cucciolo raggiunge la taglia adulta. Molte ricerche sono state condotte sui mammiferi per valutare in che modo l’assunzione di energia da parte degli alimenti influisce sulla composizione della crescita (ad esempio, composizione corporea, grasso vs magro). L’energia consumata durante la crescita influenza la percentuale di guadagno magro e grasso durante la crescita. L’efficienza metabolica di convertire il grasso dietetico in grasso corporeo per lo stoccaggio è superiore all’efficienza di convertire il carboidrato o la proteina nel grasso corporeo. Questa scoperta è stata riportata nei cuccioli quando si confrontano gli effetti degli alimenti ad alto contenuto di grassi e di grassi (Romsos et al, 1976). I cuccioli che consumano cibi grassi hanno avuto una crescita simile nella massa magra rispetto a quella dei cuccioli nutriti con cibi a basso contenuto di grassi, ma hanno depositato più grasso corporeo (Romsos et al, 1976). La prioritizzazione della crescita porta all’utilizzo preferenziale dell’energia per la crescita delle proteine e in secondo luogo per l’aumento di grasso. L’eccesso di energia con conseguente obesità è stato incriminato come fattore che contribuisce alla malattia degenerativa delle articolazioni (capitoli 27 e 34). La malattia ortopedica dello sviluppo nella crescita di cuccioli di taglia grande e gigante è un problema frequentemente riscontrato (capitolo 33).

Il fabbisogno energetico dei gattini in crescita segue uno schema simile a quello dei cuccioli. Il fabbisogno energetico più elevato per unità di peso corporeo si verifica a circa cinque settimane di età (Miller e Allison, 1958). Raccomandazioni energetiche per kit in crescita di circa 2,5 x RER.Riproduzione (gestazione e allattamento)

Nei cani, la maggior parte dell’aumento di peso fetale si verifica nell’ultimo terzo della gravidanza; pertanto, il fabbisogno energetico della cagna non aumenta notevolmente fino ad allora. DER durante la gestazione si avvicina a 3 x RER per la maggior parte delle razze, anche se le razze più grandi possono richiedere più energia di questa per mantenere le normali condizioni del corpo. Nei gatti, l’assunzione di energia aumenta in modo incrementale dall’inizio della gestazione e continua fino al parto (Loveridge, 1986).

L’allattamento è uno dei modi più impegnativi per l’energia per gli animali. A seconda delle dimensioni e dell’età della cucciolata, DER può aumentare fino a 6 x RER per i gatti e 8 x RER per i cani. L’allattamento dura circa sei settimane in cani e gatti. Le prese di energia per cani e gatti durante la riproduzione sono riassunte nei capitoli 15 e 22.

Età

A parte l’allattamento e l’attività imposta durante il lavoro o lo sport, l’età può essere il fattore più importante che influenza il DER dei cani adulti (Finke, 1994). Si possono distinguere tre gruppi di cani adulti: 1) giovani (da uno a due anni), 2) di mezza età (da tre a sette anni) e 3) più anziani (più di sette anni) (Kienzle and Rainbird, 1991; Finke, 1994; Rainbird e Kienzle, 1990). Gli animali più anziani hanno tipicamente bisogno di meno calorie per mantenere il peso e la condizione del corpo, principalmente a causa della diminuzione dell’attività (Meyer, 1983, 1990, Finke, 1991). Questo effetto può anche essere dovuto ad un aumento del grasso corporeo e ad una minore massa corporea magra con conseguente riduzione del RER. Negli studi, i cani di età superiore ai sette anni richiedevano dal 10 al 20% di energia in meno rispetto a quelli dai tre ai sette anni (Kienzle e Rainbird, 1991; Finke, 1994; Harper, 1998). È importante notare che i cani anziani traggono energia dalla loro dieta altrettanto efficacemente dei cani giovani adulti. Poiché la MER diminuisce di circa il 15-20% e la digeribilità energetica rimane costante, ai cani anziani dovrebbero essere offerti alimenti che forniscono una riduzione calorica del 15-20% (Kienzle e Rainbird, 1991; Finke, 1994; Harper, 1998). Tuttavia, è importante rendersi conto che esistono eccezioni a questa regola. Ad esempio, l’attività fisica in un cane anziano può compensare la riduzione associata all’età in MER (Harper, 1998a).

Generalmente, si presume che i gatti anziani abbiano maggiori probabilità di essere obesi perché la loro attività fisica diminuisce con l’età. Di conseguenza, viene spesso suggerito che i gatti anziani vengano nutriti con alimenti a basso consumo energetico. Uno studio condotto su gatti da uno a nove anni non ha mostrato alcuna correlazione apparente tra l’aumento dell’età e i cambiamenti nella composizione corporea (Munday et al, 1994). Un altro investigatore non ha rilevato alcun effetto significativo dell’età sui fabbisogni energetici dei gatti (Burger, 1994). Sebbene questi dati indichino che il fabbisogno energetico dei gatti non diminuisce con l’età come nei cani, la percentuale maggiore di gatti sovrappeso ha più di 4 anni e meno di 11 anni (Armstrong e Lund, 1996; Kronfeld et al., 1994; Scarlett et al, 1994). Sembra esserci una riduzione della percentuale di gatti obesi dopo gli 11 anni e uno spostamento verso i gatti sottopeso. L’aumento del numero di vecchi gatti magri potrebbe essere il risultato della morte prematura di gatti obesi di mezza età (Harper, 1998a).

Cani e gatti di età superiore agli 11 anni tendono ad essere più magri e hanno meno grasso corporeo rispetto a quelli tra i 7 e gli 11 anni. Simile a quello trovato nelle persone, la massa magra di cani e gatti diminuisce con l’età (Armstrong e Lund, 1996, Harper, 1998a, Jewell et al, 1996). Uno studio che studia gli effetti dell’invecchiamento sulla composizione corporea nei Labrador retriever ha rilevato che la percentuale di massa grassa era direttamente correlata all’età (r2 = 0,50). Lo stesso studio ha anche scoperto che la massa corporea magra era inversamente correlata all’età (r2 = 0,52) (Harper, 1998a). Poiché il fabbisogno energetico è legato alla massa corporea magra, l’attività ridotta e la massa magra possono contribuire a ridurre il fabbisogno energetico. La riduzione della massa magra e l’aumento della massa grassa associata all’invecchiamento possono anche derivare da una riduzione dei livelli di ormone della crescita (Harper, 1998a).

Attività

L’attività influenza in modo significativo il fabbisogno energetico (vale a dire, alzarsi richiede il 40% di energia in più rispetto a quello sdraiato) (Meyer, 1983), ma le raccomandazioni per MER non sempre menzionano il grado di attività incluso. La maggior parte delle disparità nella letteratura per MER e RER sono attribuite a diversi livelli di attività degli animali studiati. Brevi periodi di intenso esercizio fisico possono causare solo piccoli aumenti del DER, ma l’esercizio prolungato può aumentare i fabbisogni energetici da quattro a otto volte rispetto al RER. Il DER per cani con attività normale è da 1,6 a 1,8 x RER. Questo requisito aumenta a 2 x RER per i cani che fanno lavori leggeri, 3 x RER per i cani che fanno lavori moderati e da 4 a 8 x RER per i cani che fanno lavori pesanti. Molti animali domestici, tuttavia, sono meno attivi di quanto i loro proprietari percepiscano. Molti animali domestici negli Stati Uniti possono avere meno della “normale attività” e sono sovrappeso e obesi (capitolo 27). Pertanto, può essere prudente iniziare calcoli DER inferiori a 1,6 e aumentare DER se necessario per mantenere le condizioni del corpo.

Termoregolazione

L’influenza degli alloggi e del clima non dovrebbe essere trascurata quando si valuta il fabbisogno energetico. Se tenuti all’aperto quando fa freddo, i cani possono aver bisogno del 10-90% di calorie in più rispetto alle condizioni meteorologiche ottimali. Le perdite di calore sono minime in un intervallo di temperatura chiamato zona termotermica. L’intervallo di temperatura ambientale a cui i cani raggiungono il loro tasso metabolico minimo è specifico per la razza ed è inferiore quando l’isolamento termico (ad es. Densità e lunghezza del rivestimento, isolamento cutaneo) è migliore (Kleiber, 1961; Männer, 1991; Meyer, 1983, 1990; Zentek e Meyer, 1992). La zona termo-neutrale era stimata tra 15 e 20 ° C per i peli lunghi e tra 20 e 25 ° C per le razze a pelo corto (Kleiber, 1961; Männer, 1991; Meyer, 1983, 1990). Per i cani da slitta dell’Alaska, può essere basso da 10 a 15 ° C (Meyer, 1983, 1990). A temperature al di sopra della zona termotermica, l’energia viene utilizzata per dissipare il calore. Viceversa, a temperature inferiori alla zona termotermica, viene utilizzata energia per mantenere la temperatura corporea interna. Il grado in cui la temperatura ambientale influenza il fabbisogno energetico di un animale dipende anche dal movimento dell’aria (fattore di raffreddamento del vento), dall’umidità dell’aria (Meyer, 1983) e dal grado di acclimatazione (NRC, 1985). Fattori animali tra cui le caratteristiche isolanti di pelle e pelo (grasso sottocutaneo, lunghezza del pelo e densità del pelo) (NRC, 1985; Meyer, 1983; Finke, 1991; Meyer and Heckötter, 1986) e differenze di statura, comportamento e attività (Finke , 1991; Meyer e Heckötter, 1986) interagiscono e influenzano DER.

Stato neutro: sterilizzazione

C’è una scarsità di informazioni in letteratura riguardo all’effetto dello stato neutro sui requisiti energetici. Si ritiene che la sterilizzazione (castrazione, ovarioisterectomia) degli animali sia associata allo sviluppo dell’obesità a causa di una combinazione di fattori tra cui una ridotta attività e cambiamenti nel BER. I dati suggeriscono che i gatti intatti hanno requisiti energetici più elevati di quelli che sono stati castrati (Flynn et al., 1996; Root et al, 1996). I gatti sterilizzati possono essere meno in grado di autoregolare l’assunzione di cibo rispetto ai gatti intatti e quindi sono predisposti a mangiare più cibo ea diventare obesi (Flynn et al, 1996).

Nei cani non è noto se gli aumenti di peso corporeo dopo la sterilizzazione derivino da un aumento dell’appetito e quindi dall’assunzione di cibo o da una riduzione del dispendio energetico o di entrambi. In uno studio su sei cani, il dispendio energetico a digiuno è stato ridotto da 37,1 kcal / BWkg / giorno (155 kJ) a 33,9 (142 kJ) e 35,3 (148 kJ) a 30 e 90 giorni postneutering, rispettivamente (Anatharanman-Barr, 1990).

Razza

Alcune razze come Terranova e husky hanno un fabbisogno energetico relativamente basso, mentre gli alani hanno un fabbisogno energetico superiore alla media (Kienzle e Rainbird, 1991; Rainbird e Kienzle, 1990; Zentek e Meyer, 1992). I bisogni specifici della razza riflettono probabilmente le differenze in: 1) tem- peramento (risultante in attività più o meno elevate), 2) statura, 3) capacità insulatoria della pelle e del pelo (che influenza il grado di perdita di calore) e 4) massa corporea magra . Tuttavia, quando i dati vengono corretti per l’età, le differenze di incrocio diventano meno importanti (Finke, 1994).

Genere

Nelle persone, il genere ha un effetto significativo sul fabbisogno energetico a causa della massa muscolare proporzionalmente maggiore degli uomini. (Le donne hanno una percentuale maggiore di grasso corporeo.) Nessun effetto del genere, tuttavia, è stato trovato nei cani (Männer, 1991; Kienzle e Rainbird, 1991) o riportato nei gatti.

Malattia, lesioni, infezioni, cancro

Riprendersi da un trauma, riparare le ferite, innalzare la risposta immunitaria o combattere  il cancro per sopravvivere, sono processi che coinvolgono il lavoro cellulare, il quale richiede energia. I nutrienti che forniscono energia devono essere forniti in quantità sufficienti per prevenire il catabolismo dei tessuti corporei con conseguente perdita di funzionalità. Tuttavia, la maggior parte degli animali malati sono inattivi e anoressici; pertanto, il loro fabbisogno energetico è ridotto. Pertanto, il fabbisogno energetico per gli animali malati si trova logicamente tra RER e DER. Sebbene siano stati riportati molti fattori matematici per moltiplicare il RER (o MER) per stimare il fabbisogno energetico di cani e gatti malati (Kronfeld, 1991, Hill, 1993, Donoghue, 1989, Remillard e Thatcher, 1989), pochi studi hanno verificato la loro validità misurando il fabbisogno energetico effettivo di cani e gatti ospedalizzati in varie condizioni di malattia (capitoli 25 e 26).

Un ricercatore ha raccomandato un approccio pratico in cui RER e DER sono usati come riferimenti per valutare se il consumo di cibo volontario di un animale malato è adeguato o inadeguato (Burkholder, 1995). Si consiglia un intervento nutrizionale forzato se il consumo di cibo è inferiore al RER calcolato. Se l’assunzione di cibo si avvicina a DER per la manutenzione degli adulti, probabilmente non è necessario un ulteriore supporto nutrizionale. Indipendentemente dal fatto che un animale malato consuma il cibo volontariamente o è costretto a mangiare, il cibo dovrebbe avere una composizione nutritiva ottimizzata per il recupero.

Perdita di peso/sottopeso

La prevalenza di condizioni corporali subottimali inizia ad aumentare a circa 11 anni di età e aumenta notevolmente negli animali molto vecchi, in particolare i gatti (Armstrong e Lund, 1996). L’anoressia è comune negli anziani e può verificarsi anche nei cani e nei gatti anziani. I cambiamenti dell’appetito possono essere influenzati da molti fattori, tra cui il declino dell’acuità del gusto e dell’odorato, i problemi dentali, le disabilità fisiche, le malattie acute o croniche, i farmaci e altre terapie, comprese le modifiche dietetiche. Riduzioni prolungate nell’assunzione di cibo portano alla deficienza di energia cronica. Di conseguenza, la perdita di peso corporeo si verifica quando le riserve di energia corporea sono diminuite (grasso e proteine muscolari).

Nelle persone, i dati mostrano che le riduzioni del peso corporeo sono precocemente correlate alle riduzioni del RER e sono descritte dall’equazione di regressione per il fabbisogno energetico (REEC) (kcal / giorno) = -78,8 + 11,9 x variazione di peso (kg) (Saltzman e Roberts, 1995). La diminuzione della massa magra determina un calo del turnover della proteina, che riduce il dispendio energetico. Pertanto, le riduzioni della RER sono dovute in parte alla riduzione del turnover proteico corporeo e alla riduzione delle dimensioni corporee. Altri fattori come i cambiamenti nell’attività dell’ATPasi di Na-K, i cambiamenti ormonali che influenzano il metabolismo dei nutrienti e le alterazioni dell’attività del sistema nervoso simpatico possono anche ridurre il RER complessivo nella perdita di peso (Saltzman and Roberts, 1995). I dati dei cani obesi suggeriscono che il RER può essere ridotto fino al 25% dopo una perdita di peso del 17% (Brown, 1991). Non è noto se simili riduzioni in RER si verificano in animali con condizioni normali del corpo o più vecchi animali che perdono peso.

Aumento di peso

L’aumento di peso si verifica in crescita; i requisiti energetici durante la crescita sono stati discussi in precedenza. L’aumento di peso che si verifica negli animali non cresciuti comporta cambiamenti nei requisiti energetici necessari per mantenere l’aumento del peso corporeo (Riquadri 5-5 e 5-6). La ricerca nelle persone mostra che la REE aumenta linearmente con l’aumento del peso corporeo e guadagni nella massa magra (Saltzman and Roberts, 1995). I calcoli teorici dell’aumento del dispendio energetico dovuto all’aumento di peso e alle misurazioni effettive concordano da vicino e possono essere descritti dall’equazione di regressione REE (kcal / giorno) = 55,6 + 16,9 x variazione di peso (kg) (Saltzman and Roberts, 1995).

La composizione dell’aumento di peso era in media del 63% di grasso corporeo e del 37% di tessuto magro in una sintesi di sei studi condotti su 89 soggetti adulti (Saltzman and Roberts, 1995). L’energia aggiuntiva necessaria per sostenere l’aumento di peso è principalmente dovuta alla quantità di massa corporea magra che si ottiene e l’energia necessaria per sostenere l’aumento del turnover proteico nella proteina appena depositata.

Non ci sono stime supportate dalla ricerca che utilizza cani e gatti per correlare la composizione dell’aumento di peso negli adulti con cambiamenti nel fabbisogno energetico. Pertanto, nella pratica, cani e gatti che hanno bisogno di aumentare di peso sono di solito nutriti con più cibo o con una maggiore densità di energia, fino a quando non si raggiunge il peso desiderato. Il nuovo peso corporeo target viene quindi utilizzato per calcolare DER e l’animale viene alimentato con la quantità di cibo necessaria per mantenere il nuovo peso corporeo desiderato. Questo metodo è efficace, ma è difficile prevedere quanta parte di un aumento del cibo è veramente necessario o stimare quanto tempo occorrerà affinché l’animale ottenga il peso necessario.

2.2 I requisiti nutrizionali in pratica

I valori nutrizionali del Consiglio Nazionale delle Richerche (NRC),un’organizzazione privata senza fini di lucro che raccoglie e valuta le ricerche fatte da altri e stabilisce i nutrienti minimi necessari per la crescita e il mantenimento di cani sani (e molto altro), sono i migliori che abbiamo, ma non sono dei riferimenti assoluti e perfetti. Neanche una dieta lo può essere. Quello che è veramente importante capire è che i fabbisogni di proteine, grassi, vitamine e minerali devono essere soddisfatti (i valori di proteine e grassi possono essere superati entro i limiti) e che i minerali interagiscono. Ciò significa che dovremmo attenerci agli indici NRC e avvicinarci il più possibile ai valori che ci fornisce. Dovremmo quindi aggiustare la dieta per soddisfare i fabbisogni raccomandati NRC per minerali e vitamine, e aggiungere degli integratori se necessario per colmare le carenze di vitamine e minerali.

L’ NRC fornisce i requisiti nutrizionali del cane per 1000 kcal e anche per peso metabolico. Qual è la differenza tra i nutrienti per 1000 kcal e in base al peso metabolico? L’argomento è un po’ complesso per una guida introduttiva, ma se il cane non è molto attivo, il peso metabolico assicura che egli ottenga tutti i nutrienti per la sua dimensione. Se il cane deve essere nutrito con una dieta a base contenuto calorico, l’uso di sostanze nutritive per 1000 kcal può portare a un minor consumo di sostanze nutritive. Dunque, per calcolare i requisiti delle sostanze nutritive essenziali per un cane adulto, si può usare una  semplice formula: il peso del cane in chilogrammi elevato alla potenza di 0,75 (peso metabolico MW), e il risultato viene poi moltiplicato per il valore di ogni nutriente mostrato nella tabella NRC. Credetemi, é più difficile a dirsi che a farsi, quindi cominciamo.

Se non si dispone di una calcolatrice per calcolare i valori, potete utilizzare la calcolatrice Microsoft. Accedi a questa funzione cambiando la visualizzazione in “scientifica”. Il tasto per compiere l’operazione è il seguente: x ^ y. Per coloro che non hanno Windows, è disponibile una calcolatrice online qui: http://www.creativearts.com/scientificcalculator/

Inserisci il peso corporeo del tuo cane in chilogrammi, premi il pulsante “x ^ y” seguito da 0.75 e il pulsante “=”.

Naturalmente, dobbiamo inserire anche un valore nutritivo, e per farlo è necessario conoscere le tolleranze raccomandate dall’NRC. Ripetiamo questo esercizio, usando come esempio il valore NRC per il calcio (130 milligrammi). Sappiamo che questo importo si basa sulle informazioni di cui sopra, quindi vediamo insieme come procedere. Il nostro cane immaginario pesa 15 lb. Dividere per 2,2 per ottenere a 6,81 kg (arrotondamento). Premere il tasto “x ^ y”, seguito da 0.75. Moltiplicare il risultato per 130 (quantità di calcio) e premere il pulsante “=”. La tua risposta dovrebbe essere 548,52, quindi possiamo arrotondare a 549 milligrammi di calcio necessari quotidianamente per questo cane. Attenzione: alcuni dei valori NRC sono espressi in grammi (g) Moltiplica un grammo per 1.000 per arrivare a milligrammi.

Ricorda che tutti i numeri sono basati sulla formula sopra citata; quindi,  andrai ad utilizzarli come nell’esempio con il  calcio.

Approfondimento sui requisiti nutrizionali del cane

Fonti

Small Animal Clinical Nutrition, 5a edizione

Monica Segal, K9 Kitchen- Your Dogs’ Diet: The Truth Behind the Hype, 2a edizione

Come formulare una dieta a base di cibo fresco bilanciata per un cane adulto sano

By Barf-bornagainrawfeeders

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Introduzione 

I cani adulti possono regolare le vitamine e i nutrienti e la loro dieta può raggiungere l’equilibrio nel tempo (7-10 giorni) o quotidianamente. Tuttavia, è importante che la dieta soddisfi i requisiti di macro e micronutrienti essenziali per garantire la salute ottimale.

Le percentuali dell’alimentazione cruda biologicamente appropriata (Barf) forniscono una linea guida (non regole assolute) riguardo gli ingredienti (elementi) da includere nella dieta. Ogni ingrediente apporta una certa quantità di nutrienti essenziali e la conoscenza di questi è importante per formulare una dieta bilanciata per cani adulti sani. Per soddisfare i requisiti raccomandati di macro e micronutrienti essenziali è necessario, quindi, apportare delle modifiche al piano dieta formulato con le percentuali guida dell’alimentazione animale.

In questo modo, anche quei proprietari che non si fidano ad abbandonare completamente il cibo industriale estruso per una dieta fresca e varia, poiché hanno il timore di non fornire al proprio cane tutti i nutrienti essenziali per la salute, potranno finalmente mettere da parte l’ansia in quanto avranno il pieno controllo dell’alimentazione del proprio cane.

I requisisti nutrizionali 

I requisiti nutrizionali sono spesso considerati come una serie di linee guida per i livelli minimi e ottimali di qualsiasi sostanza nutritiva. Un nutriente qui è qualcosa che è essenziale. Dove l’assenza del nutriente si traduce in malattia o morte. In questo aspetto, le linee guida sui nutrienti diventano la base per fornire gli elementi essenziali a livelli superiori alla prevenzione delle malattie e a livelli non inferiori ai fabbisogni minimi. I requisiti nutrizionali (meglio definiti come linee guida sui nutrienti) non prendono in considerazione i numerosi fattori che influenzano i veri bisogni nutrizionali: fattori che includono salute, variazioni genetiche, razza, livello e tipo di attività e ambiente (per citarne alcuni). Pertanto, molte componenti possono influenzare i requisiti nutrizionali di un cane o di un gatto per una salute ottimale. Un cane da slitta operativo avrà esigenze nutrizionali molto diverse rispetto al cane da slitta che trascorre gran parte della giornata sul divano. Questo include energia, antiossidanti, bisogni di macronutrienti oltre le linee guida base dei nutrienti e molto altro ancora. I requisiti nutrizionali descritti in NRC o FEDIAF non si concentrano sui nutrienti non essenziali e sui loro pro e contro.

Che cos’è l’NRC? E FEDIAF?

Consiglio di Ricerca Nazionale (NRC) – “L’acronimo NRC sta per Consiglio di Ricerca Nazionale, che è il” braccio operativo delle Accademie Nazionali di Scienze, Ingegneria e Medicina (noto anche come “NASEM” o “Accademie Nazionali”), il cui scopo è fornire una consulenza politica oggettiva. Sebbene sia stato formato separatamente, rientra legalmente nell’Accademia Nazionale delle Scienze, il cui ultimo corpo fiduciario è il Consiglio NAS. Sotto questo ombrello da tre accademie, il Consiglio Nazionale delle Ricerche produce rapporti che modellano le politiche, informano l’opinione pubblica e promuovono la ricerca della scienza, dell’ingegneria e della medicina.

In parole povere, la NRC è un’organizzazione privata senza fini di lucro che raccoglie e valuta le ricerche fatte da altri. Il NRC stabilisce i nutrienti minimi necessari per la crescita e il mantenimento di cani sani (e molto altro).

FEDIAF– “FEDIAF è l’ente commerciale che rappresenta l’industria alimentare europea per animali domestici. Abbiamo membri provenienti da 18 paesi e cinque membri dell’azienda.” (Affinity Petcare, Hill’s Pet Nutrition, Mars PetCare, Nestlé Purina Petcare e Wellpet)

“FEDIAF ha prodotto una linea guida nutrizionale che i membri seguono; le linee guida nutrizionali FEDIAF per alimenti per animali domestici completi e complementari per cani e gatti. Questa è una revisione completa dei dati NRC e altre scienze esistenti prodotte come guida pratica per i produttori. Le linee guida sono peer rivisitate da nutrizionisti veterinari indipendenti in tutta Europa. “

“Uno dei principali obiettivi di FEDIAF è quello di accertare il benessere degli animali domestici fornendo cibo per animali ben bilanciato e nutrizionalmente sano attraverso le sue aziende associate” (http://www.fediaf.org/self-regulation/nutrition/)

Nel mondo del Pet Food si sente spesso nominare anche un’altra associazione

l’Associazione dell’American Feed Control (AAFCO): AAFCO è un’organizzazione privata che stabilisce linee guida non vincolanti per la produzione di alimenti per animali domestici e alimenti per animali in generale. L’AAFCO non è un’organizzazione governativa, ma solo i funzionari governativi possono essere membri dell’AAFCO. I gruppi industriali e privati possono partecipare alle riunioni dell’AAFCO per fornire consigli. Non sono membri votanti. Tuttavia, l’industria e i gruppi privati potrebbero certamente avere un potere persuasivo. AAFCO non può applicare le loro linee guida e le loro linee guida sono adottate dai singoli stati degli Stati Uniti. Spetta agli Stati mettere le linee guida AAFCO in legge. AAFCO si occupa di rendere i cibi per animali nutrizionalmente sicuri. AAFCO non ispeziona o regola nulla. Pertanto, quando i principali richiami di alimenti per animali domestici sono problemi, AAFCO generalmente non è l’entità a cui dovresti puntare il dito.

A questo punto, alcuni di voi si staranno chiedendo cosa centra l’NRC con la dieta fresca o perché utilizzare i requisiti nutrizionali NRC per aggiustare la dieta se questo non utilizza diete non elaborate. La risposta è semplice: un cane non ha bisogno di una quantità di nutrienti inferiori perché il cibo non è cotto. Altre persone sostengono, invece, che i valori NRC non tengono in considerazione la biodisponibilità dei nutrienti contenuti nel cibo: e il cibo fresco contiene sostanze nutritive più biodisponibili rispetto al cibo estruso. A queste persone rispondo con il commento della biochimica Bonnie Edkin:

Il libro NRC (volume completo, non semplificato) fornisce, infatti, informazioni dettagliate su come i vari ingredienti influenzano la biodisponibilità dei nutrienti. Discute anche sulle relazioni tra i diversi nutrienti e su come possono influire sull’assorbimento di altri nutrienti. Inoltre, il libro NRC include anche informazioni sui nutrienti provenienti da studi che hanno usato diete purificate. Perché? Perché una dieta purificata è l’unico modo per determinare l’effettiva ESIGENZA BIOLOGICA di un nutriente. Elimina qualsiasi interferenza (di cui i ricercatori potrebbero essere a conoscenza al momento dello studio) in modo che possano determinare quanta parte di un nutriente specifico sia necessario. Tuttavia, il libro fornisce anche informazioni di altri studi che hanno studiato l’impatto delle interferenze – come, per esempio, l’effetto che gli alimenti che contengono fitati o ossalati potrebbero avere sull’assorbimento dei minerali, e quanta parte di un minerale specifico è quindi necessaria a seconda della quantità di fitati o ossalati nella dieta. “ Bonnie Edkin, biochimica, January 31, 2019

I requisiti individuali del cane

I requisiti nutrizionali non sono lineari rispetto al peso corporeo. Cioè, un cane di quaranta chili non ha bisogni nutrizionali che sono quattro volte quelli di un cane di dieci chili. Il cane da venti chili non ha un terzo del fabbisogno nutrizionale di un cane di 60 chili, e così via. Nel caso dei requisiti nutrizionali, consideriamo ciò che ogni cane ha bisogno in base al suo peso corporeo ideale. L’ NRC fornisce i requisiti nutrizionali del cane per 1000 kcal e anche per peso metabolico. Qual è la differenza tra i nutrienti per 1000 kcal e in base al peso metabolico? L’argomento è un po’ complesso per una guida introduttiva, ma se il cane non è molto attivo, il peso metabolico assicura che egli ottenga tutti i nutrienti per la sua dimensione. Se il cane deve essere nutrito con una dieta a basso contenuto calorico, l’uso di sostanze nutritive per 1000 kcal può portare a un minor consumo di sostanze nutritive. Dunque, per calcolare i requisiti delle sostanze nutritive essenziali per un cane adulto, si può usare una  semplice formula: il peso del cane in chilogrammi elevato alla potenza di 0,75 (peso metabolico MW), e il risultato viene poi moltiplicato per il valore di ogni  nutriente mostrato nella tabella NRC. Credetemi, é più difficile a dirsi che a farsi, quindi cominciamo.

Se non si dispone di una calcolatrice per calcolare i valori, potete utilizzare la calcolatrice Microsoft. Accedi a questa funzione cambiando la visualizzazione in “scientifica”. Il tasto per compiere l’operazione è il seguente: x ^ y. Per coloro che non hanno Windows, è disponibile una calcolatrice online qui: http://www.creativearts.com/scientificcalculator/

Inserisci il peso corporeo del tuo cane in chilogrammi, premi il pulsante “x ^ y” seguito da 0.75 e il pulsante “=”.

Naturalmente, dobbiamo inserire anche un valore nutritivo, e per farlo è necessario conoscere le tolleranze raccomandate dall’NRC. Ripetiamo questo esercizio, usando come esempio il valore NRC per il calcio (130 milligrammi). Sappiamo che questo importo si basa sulle informazioni di cui sopra, quindi vediamo insieme come procedere. Il nostro cane immaginario pesa 15 lb. Dividere per 2,2 per ottenere a 6,81 kg (arrotondamento). Premere il tasto “x ^ y”, seguito da 0.75. Moltiplicare il risultato per 130 (quantità di calcio) e premere il pulsante “=”. La tua risposta dovrebbe essere 548,52, quindi possiamo arrotondare a 549 milligrammi di calcio necessari quotidianamente per questo cane. Attenzione: alcuni dei valori NRC sono espressi in grammi (g) Moltiplica un grammo per 1.000 per arrivare a milligrammi.

Ricorda che tutti i numeri sono basati sulla formula sopra citata; quindi,  andrai ad utilizzarli come nell’esempio con il  calcio.

I requisiti del cane adulto

I valori dell’NRC sono i migliori che abbiamo, ma non sono dei riferimenti assoluti e perfetti. Neanche una dieta lo può essere. Quello che è veramente importante capire è che i fabbisogni di proteine, grassi, vitamine e minerali devono essere soddisfatti (i valori di proteine e grassi possono essere superati entro i limiti) e che i minerali interagiscono. Ciò significa che dovremmo attenerci agli indici NRC e avvicinarci il più possibile ai valori che ci fornisce. Dovremmo quindi aggiustare la dieta per soddisfare i fabbisogni raccomandati NRC per minerali e vitamine, e aggiungere degli integratori se necessario per colmare le carenze di vitamine e minerali. 

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Monica Segal, K9Kitchen: The Truth Behind The Hype

Note per la tabella NRC:

1. La quantità di tirosina richiesta per massimizzare il colore del manto nero può essere circa 1,5-2,0 volte la quantità annotata.

2. Alcuni ossidi di ferro e rame non dovrebbero essere usati a causa della bassa biodisponibilità.

3. La vitamina A è espressa come RE (retinolo equivalente). Una IU (unità internazionale) è uguale a 0,3 RE. I valori limite massimi sicuri sono espressi in mcg (microgrammi) di retinolo. Una RE è uguale a 1 mcg di tutto il trans retinolo.

4. Un mcg di colecalciferolo = 40 UI di vitamina D.

5. Concentrazioni più elevate di vitamina E sono raccomandate per diete ricche di PUFA. Una UI di vitamina E = 1 milligrammo d, l-a-tocoferil acetato.

6. I cani hanno un fabbisogno metabolico di vitamina K, ma non è stato dimostrato un fabbisogno dietetico quando vengono utilizzate diete naturali. La vitamina K è probabilmente sintetizzata dai microbi intestinali. La quantità di vitamina K è espressa in termini di menadione, il precursore commercialmente utilizzato, che richiede alchilazione alla vitamina attiva K.

7. Per le diete normali che non contengono albume d’uovo, la dose adeguata di  biotina è probabilmente fornita dalla sintesi microbica nell’intestino. Durante la cura antibiotica può essere necessario ricorrere all’utilizzo di un integratore di biotina da aggiungere alla dieta.

8. Per quanto riguarda gli acidi grassi n-3, l’acido eicosapentaenoico (EPA) dovrebbe essere il 50-60% e l’acido docosaesaenoico (DHA) dovrebbe essere il 40-50% degli acidi grassi totali n-3.

Diamo un senso a tutto questo spiegando il significato concreto di ciascun punto esposto precedentemente.

  1. La tirosina è un amminoacido. È disponibile in buona quantità nella carne, quindi è possibile ignorare questo punto. Tuttavia, se hai un cane con il pelo nero, dovresti ricontrollare il valore di tirosina sulla tabella NRC. Senza abbastanza tirosina, un mantello nero può iniziare a sbiadire o assumere una gradazione rosso / arancio. 
  2. In alcune etichette di alimenti commerciali per cani si leggono  forme di ossido di ferro e / o rame, ma questo non ci riguarda poiché noi stiamo utilizzando una dieta fresca. Diventa invece importante quando si integra la dieta fresca con un multi-vitaminico e multi-mineralico formulato per animali, poiché tali integratori possono contenere queste forme inferiori di minerali; se abbiamo bisogno di usare un prodotto come questo, è consigliabile optare per un prodotto ad uso umano. In altre parole, questo punto si applica raramente alle diete preparate in casa.
  3. La vitamina A è disponibile nelle verdure e nei prodotti a base di carne. La vit. A contenuta nelle verdure deve essere convertita  dal corpo per poter essere utilizzata. L’eccesso è escreto. La vit. A presente nella carne, nel pesce e nelle uova è già utilizzabile dall’organismo e l’eccesso non viene eliminato. Quando stai formulando una dieta, puoi ignorare l’eccesso di vitamina A derivato dalle verdure. La forma derivata da fonti animali (comprese le uova) è nota come retinolo. Le unità internazionali (UI) sono una misura della vitamina A, mentre gli equivalenti del retinolo (RE) sono un altro tipo di misurazione. Per complicare ulteriormente le cose, a un certo punto è stato deciso che anche  RE non era abbastanza accurato, quindi è stato introdotto il termine attività retinolo equivalente (RAE). Per semplificare le cose, per una fonte animale di vitamina A, il RAE è uguale a RE, quindi non abbiamo bisogno di fare calcoli. Per le verdure e le erbe, il valore RAE deve essere diviso per 0,5″.
  4. Per convertire la vitamina D in unità internazionali (UI) nell’unità di misura utilizzata nelle linee guida NRC, è sufficiente dividere questo numero per 40.
  5. PUFA è sinonimo di acidi grassi polinsaturi, una forma di grasso che probabilmente ti è familiare. Maggiore è la quantità di grassi nella dieta, maggiore è la quantità di vitamina E richiesta. Questo vale ancor di più quando la dieta include molto pesci o olio di pesce. Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) si ossidano più facilmente dei grassi saturi. La vitamina E viene aggiunta come antiossidante per contrastare il processo di ossidazione. Più PUFA, più ossidazione e produzione di radicali liberi, e quindi più vitamina E  è necessaria.
  6. Non siamo interessati alla vitamina K perché la maggior parte delle diete fresche include alcuni vegetali verdi e/o fegato, entrambe due buone fonti.
  7. La biotina fa parte della famiglia delle vitamine B. I bianchi d’uovo crudi alimentanti senza il tuorlo possono causare una carenza di biotina. I bianchi d’uovo cotti non presentano questo problema. Tuttavia, dal momento che non forniremo solo l’albume crudo,  ma l’uovo intero, questo punto può essere ignorato. 

I nutrienti nei cibi crudi

I cibi freschi hanno un contenuto di nutrienti variabile. Anche se possiamo prevedere il contenuto di nutrienti di un alimento, per esempio dei colli di pollo,  ognuno sarà  leggermente diverso.

È fondamentale la varietà. Non occorre fornire tutti i nutrienti conosciuti ad ogni pasto o  tutti i giorni. La dieta può essere equilibrata in un periodo di 1-2 settimane (anche quotidianamente va bene, ovviamente).

Tuttavia, nonostante una dieta ricca e varia le diete crude fai-da-te che si basano esclusivamente sulle percentuali guida Barf possono essere carenti di:

      • Vitamine: vitamina D e vitamina E (in alcuni casi può esssere necessari l’integrazione nella dieta di vitamine del gruppo B e vitamina C);
      • Minerali: zinco, iodio e magnesio.

Vitamina D 

I cani non riescono a produrre vitamina D dal sole come accade per gli esseri umani, quindi hanno bisogno di ottenerla con la dieta. A meno che non utilizzi carne di animali da pascolo nutriti con erba, avrai bisogno di integrare la dieta con un supplemento di vitamina D. 

Vitamina E

È probabile che tu riesca a soddisfare i requisiti di vitamina E solo aggiungendo un integratore. Se la dieta fornisce più grassi della quantità calcolata in base alle linee guida NRC é opportuno integrare il doppio o il triplo della somma richiesta da NRC di vitamina E. Esistono due tipi principali di vitamina E sul mercato: il dl’alpha tocoferolo e il d’alfa tocoferolo. Il primo è sintetico, mentre il secondo serviva da fonti naturali. É consigliato utilizzare la forma naturale ogni volta che è possibile. Tuttavia in rarissimi casi può succedere che il cane tolleri solo la versione sintetica. In questo caso, tieni presente che l’assorbimento è inferiore, quindi avrai bisogno di raddoppiare la quantità di vitamina sintetica per ottenere un assorbimento come la forma naturale. 

Vitamina B

Il gruppo della vitamina B funziona come una squadra, e anche se la dieta può essere carente di una o due vitamine B, è meglio integrare con un composto (complex) di vitamina B. Due accorgimenti: 1) un elevato eccesso di vitamina B3 può far arrossare il derma e indurre il cane a mordicchiarsi. Questi sintomi sono molto rari, ma anche quando si manifestano durano solo fino a quando il cane elimina l’eccesso attraverso l’urina, entro ventiquattro ore. 2) Qualsiasi formulazione di vitamina B può sconvolgere lo stomaco vuoto, perciò sempre consigliato somministrare l’integratore durante i pasti.

Vitamina C

I cani sono in grado di sintetizzare la vitamina C, quindi aggiungi questa vitamina solo se ritieni che il tuo cane ne trarrà beneficio in qualche modo

Iodio

Il contenuto di iodio negli alimenti è così variabile che è quasi impossibile determinare la sua quantità in molti cibi. I cani richiedono lo iodio proprio come fanno le persone, ma possono essere sovraccaricati facilmente con l’uso dell’alga kelp.

Magnesio 

Molte diete necessitano di un’integrazione di magnesio. É preferibile utilizzare un integratore piuttosto che alimenti ricchi in magnesio, poiché aggiungere ulteriore cibo per soddisfare i requisiti di  questo minerale significa in genere aggiungere troppe calorie e altri minerali già forniti con la dieta. 

Zinco

Lo stesso discorso può essere vero per lo zinco. Lo zinco è il secondo microminerale più abbondante nel corpo. Ha molte funzioni essenziali. La conservazione dello zinco è limitata, per questo deve essere fornita quotidianamente nella dieta. (Mano, 2010) e un eccesso di zinco nella dieta può interferire con l’assorbimento di altri minerali principalmente di calcio, ferro e rame.Viceversa un eccesso di rame, ferro, calcio interferire con l’assorbimento dello zinco. (Wortinger, 2015)

Le seguenti informazioni dovrebbero aiutare ad accelerare la formulazione della dieta indirizzandoti verso fonti di cibo che sono ricche di queste vitamine e minerali:

• Vitamina A: verdure, fegato animale e olio di fegato di pesce

• Vitamine del gruppo B: carni rosse, organi

• Vitamina C: frutta e verdura, ma i cani producono la propria vitamina C; quindi, la quantità fornita dalla dieta non è molto importante

• Vitamina D: olii di pesce, uova, pelle di pollo

• Vitamina E: piccole quantità in vari alimenti, ma un supplemento soddisfa meglio i requisiti

• Vitamina K: verdure a foglia verde, fegato

• Calcio: RMB, gusci d’uovo, integratori di calcio

• Fosforo: tutti gli alimenti in una certa misura, RMB, carni, cereali

• Potassio: patate, patate dolci, zucche, banane, No-Salt® (sostituto del sale trovato nei negozi di alimentari)

• Magnesio: RMB, pesce, cuore di manzo

• Ferro: cuori di animali, carni rosse, fegato

• Zinco: carni rosse, agnello in particolare

• Rame: fegato di manzo, cuore di manzo, carni rosse

• Manganese: tutti gli alimenti in una certa misura, in particolare i cereali

• Iodio: alghe, sale iodato

• Sodio: tutti gli alimenti 

 

#Barf-bornagainrawfeeders

Riferimenti 

www.fediaf.org/who-we-are/our-mission.html

https://feedthydog.com/#services

https://www.thepossiblecanine.com

Monica Segal, K9Kitchen: The Truth Behind The Hype

  

 

I cani nutriti con i croccantini hanno elevati livelli di stress metabolico e infiammazione sistemica

By Dr. Karen Becker

Il  terzo ospite di questa settimana è Robin Moore, studente dell’Università di Helsinki e membro di DogRisk, un progetto di ricerca finlandese che studia i fattori genetici, nutrizionali, ambientali e fattori che influenzano lo stato di salute dei cani. Robin è entrato a far parte del team di DogRisk circa un anno fa.

Ho iniziato a lavorare con Anna [la professoressa Anna Björkman, leader del team di DogRisk] poiché capì che un nuovo approccio allo studio della dieta e della fisiologia dei cani è a livello molecolare“, spiega Robin. “Le cose si complicano molto a livello molecolare perché possono accadere un sacco di cose.

Ciò che è emerso nel campo della ricerca molecolare nei cani sono diversi studi basati su omiche. Ora, “omics” significa semplicemente una visione olistica. Ad esempio, Johanna [Dr. Johanna Anturaniemi di DogRisk] ti parlerà di nutrigenomica e di un quadro olistico dei geni in risposta alla nutrizione.

Puoi analizzare molti diversi livelli, come la proteomica, lipidomica e microbiomica, come ne parlerà a riguardo Hanna [Dr. di Hanna Sinkko di DogRisk], in più penso sia incredibilmente importante aggiungere che la metabolomica è lo studio dei metaboliti nel corpo.

La metabolomica può aumentare le nostre conoscenze sulla relazione tra salute del cane e dieta

Robin continua:

Abbiamo bisogno di studiare l’animale a livello molecolare. Possiamo osservare i cambiamenti genetici in risposta alla dieta analizzando sequenze di geni in diversi campioni di tessuto e allo stesso modo, possiamo anche guardare e concentrarci sulle proteine, i lipidi o i metaboliti. Tuttavia, non è possibile ottenere tutte le risposte da un solo metodo.

Quindi dovrai combinare molti approcci diversi per ottenere la migliore immagine possibile. Inoltre, tutti questi approcci diversi sono nuovi di per sé. Quindi studiarli anche solo singolarmente ci fornisce molte nuove informazioni.

Attualmente sto studiando la risposta che i cani hanno a livello metabolico in base a cibi e diete diverse. È importante notare che questo campo è in realtà chiamato metabolomica. La metabolomica è un termine intercambiabile al giorno d’oggi.

Quindi sto studiando i metaboliti poiché questi hanno un ruolo cruciale nella nostra fisiologia e un forte legame con ciò che mangiamo. Ippocrate disse: “Il cibo è la tua medicina”. Siamo quello che mangiamo. Quindi, ho pensato che i metaboliti sono un ottimo modo per studiare esattamente come l’alimentazione influenzi i cani.

Osserviamo l’energia e le sostanze nutritive che entrano nel corpo del cane, il cibo che viene scomposto e poi utilizzato, quanto efficientemente viene utilizzato e fino a che punto. Penso che molte malattie si verifichino a causa di discrepanze o interruzioni delle diverse vie metaboliche “.

Una ricerca straordinaria e risultati stimolanti

Ho chiesto a Robin di discutere l’affascinante ricerca in cui é impegnato e alcuni dei risultati strabilianti dei suoi studi.

Se ci concentriamo sulla metabolomica, bisogna innanzitutto dire che esistono e si possono eseguire due tipi di analisi metabolomica”, spiega Robin. “È possibile eseguire un’analisi metabolomica mirata o non mirata. Quello che abbiamo fatto finora è  chiamato metabolomica mirata.

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Abbiamo preso di mira un sottogruppo di metaboliti che sappiamo esistere nei cani. Abbiamo quindi elaborato i risultati dei nostri metaboliti mirati che volevamo analizzare con diversi campioni di tessuto. Ci siamo concentrati su campioni di urina e diversi tipi di campioni di sangue “.

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“Dunque, la cosa interessante è che abbiamo poi confrontato questi risultati con il profilo metabolomico dei metaboliti mirati dopo un intervento dietetico con cibi crudi e secchi, e abbiamo notato che il profilo metabolomico in realtà è cambiato in modo significativo tra questi due gruppi“.

Lo studio sull’intervento dietetico ha mostrato profonde differenze tra cani nutriti con cibi estrusi secchi e quelli con cibi crudi.
Il team di DogRisk ha nutrito -per tre o quattro mesi- alcuni dei cani con un cibo estruso secco a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di carboidrati, mentre altri cani sono stati alimentati con cibi crudi a basso contenuto di carboidrati ad alto contenuto di grassi. Poi Robin ha fatto la sua analisi metabolomica e ci sono state alcune profonde differenze.

Le concentrazioni di metaboliti tra questi due gruppi dopo l’intervento dietetico erano abbastanza diverse“, spiega Robin.

Quello che puoi fare con l’analisi metabolomica, che è così nuova ed originale rispetto ad altri tipi di studi epidemiologici, è che invece di cercare un solo marker nel sangue, puoi determinare un intero set di marker contemporaneamente. Quindi, invece di guardare solo l’aumento delle concentrazioni di una sostanza, siamo anche in grado di rilevare i modelli di cambiamento. “

Ho chiesto a Robin di discutere i modelli che la sua analisi ha rivelato.

È qui che le cose si fanno interessanti perché puoi introdurre il campo della bioinformatica. Esistono oggigiorno un sacco di informazioni sulla biologia molecolare, disponibili in diversi database. Quindi puoi prendere i risultati che abbiamo ottenuto dai nostri cani e dire okay, beh questi metaboliti sono cambiati significativamente tra il gruppo nutrito con cibo crudo e quello con cibo secco.

Confrontiamo questi metaboliti con noti percorsi metabolici che si trovano nel siero del sangue dei cani e vediamo quanto potrebbero essere rilevanti. Così abbiamo fatto, e abbiamo scoperto che ci sono alcune vie metaboliche che vengono significativamente interrotte modificando la dieta da crudo a secco, o da secco a crudo.

Analizzando i risultati finali nei cani e nei diversi gruppi dietetici e misurando i diversi cambiamenti dei metaboliti, é possibile prendere quei dati e confrontarli con i database online sulle vie metaboliche. E attraverso questo procedimento è possibile ottenere una buona immagine di quali percorsi metabolici vengono interrotti in base alla dieta.

Abbiamo così scoperto che il metabolismo di un metabolita chiamato metionina e il metabolismo della vitamina B venivano entrambi significativamente alterati. E penso che sia affascinante che siamo stati in grado di ottenere questo tipo di risultato con analisi metaboliche mirate, visto che la nostra ricerca non era particolarmente finalizzato allo studio di interruzioni di questo percorso metabolico “.

I cani alimentati con diete secche subiscono un aumento dello stress biologico

Ho chiesto a Robin quali altri indicatori ha scoperto nella sua analisi.

Penso che sia affascinante che siano esattamente queste vie metaboliche ad essere state sovraregolate poiché esse  hanno a che fare con tutti i tipi di processi di metilazione e antiossidazione del DNA in tutto il corpo“, ha risposto. “Quindi, come ipotesi preliminare, sembra che queste vie metaboliche siano significativamente sovraregolate nei cani alimentati con cibo secco e ciò significa che sembra che ci sia più stress nei cani che mangiano cibo secco.

I metaboliti che sono fondamentali per la metilazione del DNA sono significativamente sovraregolati, il che significa che alcuni percorsi piuttosto centrali e ben regolati funzionano a un ritmo elevato. La ragione di questo è un mistero e saranno necessari ulteriori analisi metabolomiche. “.

Questa è un’area di ricerca del team di DogRisk che potrebbe essere notevolmente ampliata con finanziamenti aggiuntivi.

La metabolomica mirata è un ottimo punto di partenza per questa ricerca“, afferma Robin, “ma è la punta dell’iceberg in termini di ciò che è possibile studiare ed analizzare con questa tecnologia. Johanna menzionerà come eseguirà la trascrizione dell’RNA e attraverso quella come troverà nuovi geni candidati.

Possiamo fare esattamente la stessa cosa con la metabolomica e può diventare davvero interessante poiché non solo é possibile rilevare determinate concentrazioni di metaboliti, ma anche modelli completi di concentrazioni di metaboliti che possono essere correlati a uno stato di malattia o alla predisposizione per una malattia.

Per riassumere i risultati dello studio di Robin: egli ha esaminato gruppi di metaboliti che dimostrano il cibo estruso secco è più difficile da digerire per il cane – “più difficile” significa che la dieta secca richiede un lavoro più duro per la sua elaborazione nel corpo del cane. Non sappiamo ancora esattamente perché sia ​​così, ma il cibo secco sembra essere metabolicamente più stressante per l’organismo di quanto non mostri l’analisi del cibo crudo.

Le diete secche possono interrompere la funzione di sistemi di organi

È importante sottolineare che abbiamo un set di dati di metaboliti mirati, quindi non possiamo dire con certezza che tutti i metaboliti siano semplicemente in concentrazioni significativamente più alte“, dice Robin. “Tuttavia, questi metaboliti sono coinvolti con l’antiossidazione e il mantenimento delle cellule, in particolare sono significativamente sovraregolate le cellule linfatiche e le cellule epatiche del fegato, il che significa che c’è più attività.

Ora, tutto ciò potrebbe accadere per un paio di motivi. Semplicemente, questi metaboliti potrebbero essere presenti nel cibo che il cane mangia, in quantità abbondante nelle diete secche e questo causerebbe quindi l’accumulo nel sangue. Tuttavia, penso che sia improbabile dal momento che ci sono così tanti passaggi dall’entrare nella bocca del cane e l’essere presenti nel sangue.

L’altra alternativa è che gli organi utilizzati per mantenere e regolare le concentrazioni dei metaboliti per qualche motivo non funzionano come dovrebbero. Ad esempio, il fegato e i reni potrebbero essere in qualche modo sottoregolati, o potrebbero essere stressati per qualche motivo e non funzionare in modo efficiente.

I cani nutriti con cibo secco hanno mostrato livelli significativamente elevati di omocisteina, un marker per l’infiammazione sistemica.

Il metabolita omocisteina è un marker infiammatorio generale. Alcuni veterinari e molti medici usano l’omocisteina come marker per le malattie croniche. Ho chiesto a Robin di parlare di ciò che ha scoperto in merito ai cani nutriti a secco e quello alimentati a crudo e ai livelli di omocisteina.

Quello che abbiamo notato è che l’omocisteina aumentava significativamente nei cani nutriti a secco“, dice Robin. “La metionina è aumentata in modo significativo. Ora, menziono la metionina perché l’omocisteina e la metionina sono praticamente la stessa molecola. L’unica differenza è che c’è un gruppo metilico attaccato alla metionina che poi dona all’omocisteina e viceversa a seconda delle esigenze del corpo. Questo è davvero interessante perché l’omocisteina è stata tradizionalmente utilizzata come un biomarcatore -come hai menzionato- per tutti i tipi di malattie, in particolare per le malattie epatiche e cardiovascolari.

Ci sono anche informazioni sulla possibile correlazione tra i livelli di omocisteina e l’obesità. E quindi merita sicuramente ulteriori ricerche. E penso che sia anche molto interessante che la rottura dell’omocisteina avvenga, in realtà, principalmente attraverso la via della metionina, che è la via metabolica più significativa in termini di interruzione tra queste due diete “.

I risultati di questi studi sono solo la punta dell’iceberg fino a quando non saranno garantiti ulteriori finanziamenti

Nonostante i risultati sbalorditivi che hanno osservato finora, Robin e il resto del team di DogRisk hanno appena scalfito la superficie della ricerca salvavita che stanno conducendo. “Punta dell’iceberg“, concorda Robin.

Ci sono tante vie in cui possiamo addentrarci. Ciò che possiamo dire con certezza ora e che possiamo pubblicare, è che è accaduto qualcosa a causa di un intervento dietetico ed è una differenza significativa ed è successo con questi metaboliti e questi metaboliti sono tutti collegati a una via metabolica che è molto importante in termini di regolazione cellulare e mantenimento di un organismo sano.

Quindi, nonostante tutto questo sia affascinante, ciò che non sappiamo è perché avviene. E poiché abbiamo studiato solo la metabolomica mirata, non sappiamo con certezza quello che non abbiamo visto. Perciò abbiamo bisogno di eseguire una metabolomica non mirata per riempire le lacune. Abbiamo esaminato solo circa 100 metaboliti finora. Ce ne sono migliaia presenti in ogni cellula vivente, quindi quello che dobbiamo fare è riempire gli spazi vuoti.

Il mio obiettivo è quello di aiutare il team di DogRisk a ottenere finanziamenti per quest’anno. Ho chiesto a Robin quali altri progetti di ricerca ha in mente.

Al momento abbiamo due progetti di ricerca ed entrambi penso che siano grandiosi“, ha risposto. “Uno è molto conveniente nel senso che potremmo ri-eseguire un’analisi metabolomica mirata sui campioni di cane che abbiamo usato, i campioni di sangue o i campioni di urina. Ci concentreremmo su tutti i metaboliti associati ai percorsi che sto studiando e questo ci darebbe molti più dettagli sul perché osserviamo questi risultati. Saremmo anche in grado di legare meglio i dati che otteniamo con la ricerca nutrigenomica condotta da Johanna.

Un altro approccio, molto più costoso, che ho menzionato prima, è quello di eseguire un’analisi metabolomica non mirata. Invece di cercare attivamente le concentrazioni di metaboliti che vogliamo osservare nei cani, possiamo solo ottenere un’istantanea di tutte le concentrazioni di metaboliti presenti nei campioni di tessuto o nei campioni di sangue. Effettueremo anche analisi di arricchimento del pathway in cui trovare diversi percorsi metabolici che vengono significativamente alterati a causa della dieta. Possiamo osservare tutti i diversi percorsi metabolici noti che esistono nei cani “.

I futuri studi sui cani possono fornire modelli per la salute umana

Ho chiesto a Robin esempi di ricerche future che possono essere affrontate sulla base dei dati che lui e il team hanno raccolto finora.

Un’altra domanda è: ‘Cosa possiamo imparare da questi dati sulla nutrizione canina e sulla nutrizione umana‘”, ha risposto. “Qualcosa di cui non si è parlato molto è come attualmente, la maggior parte degli studi in salute umana a livello molecolare vengono condotti su ratti e topi, e se si pensa a un ratto e un topo, sì, sono mammiferi, ma la loro vita non assomiglia molto a una vita umana.

Sono usati, anche se non funzionano molto bene come modelli, semplicemente perché sono così economici da studiare. Un cane è geneticamente più vicino a un essere umano che a un ratto o a un topo. Inoltre, se si usano cani da compagnia, condividono lo stesso ambiente di vita degli umani, e quindi potremmo essere in grado di utilizzarlo come un miglior organismo modello per lo studio delle malattie umane. “

Sulla base dei risultati degli studi di DogRisk, se Robin avesse un cane, lo nutrirebbe con una dieta cruda.
Ho chiesto a Robin di descrivere i cambiamenti che ha visto nel suo studio nei cani alimentati con cibo crudo.

Quindi, ho parlato di due percorsi metabolici”, ha risposto. “Vale la pena notare che dal set di dati che abbiamo utilizzato finora, in realtà molto più di due, circa nove percorsi metabolici, sono stati significativamente modificati. Ma il resto ve lo lascerò  leggere quando verrà pubblicato lo studio.

Quando ero a Helsinki per incontrare il team di DogRisk, ho appreso che Robin non  ha un cane. Ed ho anche saputo che non aveva mai condotto alcuna ricerca sul cibo per cani fino a questo progetto. Così gli ho chiesto, basandomi sulle sue ricerche, come nutrirebbe un cane se potesse averne uno.

Ad essere onesti“, dice Robin, “darei da mangiare cibi crudi. Il mio coinvolgimento con DogRisk mi ha mostrato molti aspetti diversi riguardo l’alimentazione del cane, e  non mi riferisco solo alle mie ricerche, ma anche agli studi degli altri membri del team.”

Il lavoro che Robin sta conducendo con DogRisk è piuttosto complesso ma molto eccitante ed è di fondamentale importanza per il progresso della ricerca obiettiva sul modo in cui nutriamo i nostri cani e l’impatto che il cibo ha sui loro corpi. Mi fa molto piacere che oggi Robin abbia dedicato un po’ del suo tempo per parlarne con me.

Per concludere, eccovi un un video semplificativo e molto intuitivo dello studio condotto dal team Dogrisk:

 

#Barf-bornagainrawfeeders


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ESISTONO RICERCHE SCIENTIFICHE A SOSTEGNO DELLA DIETA A CRUDO? LO STUDIO FINLANDESE

Cosa dovresti sapere dei cereali contenuti nel cibo per animali domestici

Thruth about Pet Food | April 15, 2019 in Pet Food

I cereali contenuti negli alimenti per animali domestici presentano diversi rischi di cui nessuno parla; un  insieme di rischi diverso rispetto agli alimenti grain free (senza cereali) che sembrano favorire lo sviluppo di malattie cardiache.

La FDA ha avvisato i proprietari di animali domestici di un’indagine in corso sula “possibile connessione tra la dieta e le malattie cardiache nel cane” nel luglio 2018. Sebbene non sia stato rilasciato alcuno studio scientifico che accerti il collegamento, la FDA afferma “La Food and Drug Administration sta allertando i proprietari di animali domestici e i veterinari professionisti sulle segnalazioni di cardiomiopatia dilatativa canina (DCM) nei cani che mangiano determinati alimenti per animali domestici contenenti, come ingredienti principali,  piselli, lenticchie, altri legumi o patate . Alti livelli di legumi o patate sembrano essere più comuni nelle diete etichettate come “senza cereali”, ma non è ancora noto come questi ingredienti siano collegati ai casi di DCM.

A causa di questo attuale rischio riguardo al cibo per animali senza cereali, molti proprietari vengono esortati a tornare alle diete contenenti cereali. Ma … gli alimenti per animali domestici che contengono grano hanno un’altra serie di rischi.

Il rischio: le micotossine

Gli alti livelli di micotossine sono mortali, mentre i bassi livelli nel lungo periodo sono legati a malattie del fegato, malattie renali e cancro.

Le micotossine sono metaboliti secondari tossici prodotti da alcuni funghi filamentosi (muffe). Questi composti a basso peso molecolare sono presenti in natura e praticamente inevitabili. Possono entrare nella nostra catena alimentare sia direttamente da componenti alimentari a base vegetale contaminati da micotossine o da contaminazione indiretta dalla crescita di funghi tossigenici sul cibo. Le micotossine possono accumularsi nella maturazione di mais, cereali, soia, sorgo, arachidi e altre colture alimentari e di mangimi nel campo e nei cereali durante il trasporto. “

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5486318/

Estratto da “Micotossine negli alimenti per animali domestici: una rassegna sulla prevalenza in tutto il mondo e le strategie preventive“:

Le micotossine contaminano i cereali in tutto il mondo e la loro presenza negli alimenti per animali domestici rappresenta una potenziale minaccia per la salute degli animali da compagnia. Le micotossine Aflatossine, ocratossina A e Fusarium sono state trovate in entrambe le materie prime e nei prodotti finali di alimenti per animali domestici in tutto il mondo. La lavorazione del grano, l’errore di campionamento, i metodi analitici, le micotossine coniugate, le condizioni di conservazione e le interazioni sinergiche sono sfide comuni affrontate dall’industria del pet food.

Dal documento completo “Micotossine e industria alimentare per animali: prove tossicologiche e valutazione del rischio”:

La contaminazione da micotossine negli alimenti per animali domestici rappresenta una seria minaccia per la salute, causando una preoccupazione emotiva ed economica per i proprietari. Le aflatossine, le ocratossine, i tricoteceni, lo zearalenone, le fumonisine e l’acido fusarico sono stati trovati negli ingredienti e nei prodotti finali degli alimenti per animali domestici, con conseguenti tossicità acuta e problemi di salute cronici negli animali domestici. L’interazione tossicologica tra micotossine come una miscela naturale complica ulteriormente il problema.
Le aflatossine sono state la causa più comune di focolai acuti di micotossine nel cibo per cani commerciale. Il mais è la solita fonte di aflatossine in questi casi. Queste segnalazioni disponibili di micotossicosi acuta, tuttavia, non possono fornire l’intero quadro del problema delle micotossine associato ai cibi per animali domestici poiché solo un piccolo numero di casi di avvelenamento da cibo sono pubblicati. I veterinari, inoltre, hanno spesso trascurato le micotossine come causa di malattie croniche come la fibrosi epatica e renale, le infezioni derivanti da immunosoppressione e cancro. Questi risultati suggeriscono che la contaminazione da micotossine negli alimenti per animali domestici rappresenta una seria minaccia per la salute delle specie animali.

Dallo stesso documenti sopra citato, gli effetti di diversi tipi di micotossine negli animali domestici sono spiegati in modo più dettagliato.

Le aflatossine. Gli effetti clinici primari di aflatossicosi sono correlati al danno epatico in tutte le specie studiate. Nell’aflatossicosi acuta, i cani esposti a 0,5-1 mg di aflatossina / kg di peso corporeo (BW) di solito muoiono entro pochi giorni, mostrando fegati ingrossati, coagulazione intravascolare disseminata e emorragia interna. L’aflatossicosi subacuta (0,5-1 mg di aflatossina / kg di cibo per animali) è caratterizzata da anoressia, letargia, ittero, coagulazione intravascolare e morte in 2-3 settimane. Effetti epatotossici simili possono anche essere prodotti dall’esposizione a aflatossina cronica con 0,05-0,3 mg di aflatossina / kg di cibo per animali domestici oltre 6-8 settimane. Oltre alle loro proprietà epatotossiche, le aflatossine sono anche cancerogene. Il legame del DNA causa genotossicità e mutazione nelle cellule. La dose cancerogena cronica di aflatossine è molto inferiore alla dose acuta. Poiché le aflatossine sono sia epatotossine acute che croniche e cancerogeni, il numero effettivo di cani affetti da aflatossine sarebbe molto più del numero totale riportato nei casi di avvelenamento acuto.
Ocratossine. Le ocratossine sono un gruppo di potenti micotossine renali che contaminano ampiamente i prodotti agricoli, come mais, frumento, avena e fagioli secchi, nelle regioni temperate. 
Dopo assorbimento, le ocratossine entrano nel sistema circolatorio, si legano strettamente alle proteine ​​del siero e si accumulano nei reni, dove interrompono la sintesi proteica e altri percorsi nelle cellule tubulari prossimali. OTA è anche noto per legarsi con molecole di DNA e indurre tumori renali in modelli animali, anche se il suo meccanismo cancerogeno rimane controverso. I sintomi clinici dell’avvelenamento da OTA comprendevano anoressia, perdita di peso, vomito, tenesmo, diarrea sanguinolenta, aumento della temperatura corporea, tonsillite, disidratazione e prostrazione.
Tricoteceni. I tricoteceni sono una famiglia di micotossine di Fusarium che si trovano comunemente in mais, grano, orzo e avena in tutto il mondo.
I tricoteceni sono potenti irritanti e inibitori della sintesi proteica e del DNA che interferiscono con le attività metaboliche cellulari, portando infine alla morte cellulare.
Zearalenone. Lo zearalenone è una micotossina estrogenica di Fusarium che si trova in varie colture di cereali, più frequentemente nel mais. Sia i cani maschi che le femmine sono influenzati dalla tossicità dello zearalenone. Alcuni studi recenti hanno suggerito che bassi livelli di esposizione allo zearalenone possono anche produrre effetti tossici significativi.

Fumonisine. Le fumonisine si trovano nel mais in tutto il mondo con più di 15 omologhi isolati. Una volta entrati nella circolazione sanguigna, le fumonisine danneggiano numerosi organi in tutte le specie studiate.

Le micotossine hanno anche un effetto sinergico quando 2 o più si trovano insieme in un alimento per animali domestici. “La tossicità di una particolare micotossina, quindi, dipende non solo dalla sua concentrazione ma anche dalla presenza di altre micotossine”.

Come esempio di una sinergia pericolosa, quando più micotossine sono presenti in un alimento per animali domestici, riportiamo i risultati dei nostri test sugli alimenti per animali domestici finanziato dai consumatori, effettuato nel 2015.

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Purina Beneful Original Dog Food Dry, riportato qui sopra, comprendeva 10 diversi tipi di micotossine. Ogni micotossina era al di sotto del livello massimo consentito dalla FDA (la FDA non ha stabilito i livelli massimi per più micotossine presenti negli alimenti per animali domestici), tuttavia imperniandosi su un’industria basata sulla scienza, i nostri scienziati hanno classificato questo alimento per animali domestici ad alto rischio “a causa del numero (10) e dei livelli di micotossine presenti”.

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E ancora, questa volta con il cibo per gatti Big Heart Meow Mix, i nostri risultati hanno mostrato che tutte le micotossine individuali erano al di sotto del valore massimo consentito dalla FDA. Tuttavia, quando è stato considerato l’effetto sinergico delle micotossine, questo alimento per animali domestici è classificato “ad alto rischio a causa del numero (7) e dei livelli di micotossine presenti“.

Un altro problema da considerare riguardo gli alimenti per animali domestici contenenti cereali è la qualità alimentare delle materie prime – il sistema di regolazione del “mangime”. La FDA autorizza a utilizzare come alimenti e materie prime ciò che l’industria alimentare considera come rifiuto. Ad esempio, la FDA consente “la diversione dei cereali danneggiati dall’umidità e di altri materiali alimentari per l’alimentazione degli animali“.

Di seguito è riportata un’immagine del mais di qualità alimentare, conservato nel mezzo di un campo in Iowa (fornito da un proprietario di animali dello Iowa). Si noti che il grano non è coperto o protetto da agenti atmosferici, insetti o animali. Questo “deposito” di cereali è ammesso apertamente nei mangimi.

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Poiché le micotossine rappresentano una minaccia così significativa per tutti gli animali, ogni anno vari gruppi “esaminano” le produzioni di cereali per le contaminazioni da micotossine. Di seguito è riportato uno di questi sondaggi per la produzione di cereali negli Stati Uniti, effettuato lo scorso anno.

Il sondaggio di Mycotoxin 2018 di Adisseo ha rilevato che quasi la metà dei campioni di mais e insilato negli Stati Uniti sono stati contaminati dallo zearalenone (ZEN) e oltre il 70% sono stati contaminati dal deossinivalenolo (DON), rendendo la raccolta di mais US 2018 di qualità media in termini di micotossina contaminazione.

I risultati hanno mostrato che il 49% dei campioni di insilato e il 20% dei campioni di mais sono stati contaminati con ZEN. 

L’ottanta percento dei campioni di insilato e il 73 percento dei campioni di mais sono stati contaminati da DON.

Solo il 3% dei campioni aveva bassi livelli di AfB1.

Diversi campioni hanno rilevato da due a quattro micotossine, che potrebbero portare a interazioni sinergiche. Il 43% dei campioni è stato contaminato con due micotossine; 23 percento con tre micotossine.“

Un altro sondaggio sulle micotossine condotto da Biomin.net afferma:

Il nostro aggiornamento di aprile dell’indagine annuale Biomin® PROcheck sulle micotossine nel mais raccolto nel 2018 comprende 572 campioni provenienti da 31 stati.

Mais

Il 98% dei campioni di mais macinato è positivo per almeno una micotossina, contro l’89% nel 2017

Il 72% dei campioni ha più di una micotossina, contro il 47% nel 2017

La prevalenza di aflatossina nel mais secco è aumentata al 10% rispetto al 4% nel 2017, con livelli di contaminazione media crescenti oltre quattro volte.

La prevalenza di deossinivalenolo (vomitossina) è salita al 76% rispetto al 70% nel 2017, con un livello medio di contaminazione in aumento del 44%

La prevalenza di fumonisina è balzata al 79% rispetto al 52% nel 2017, con livelli di contaminazione medi in aumento del 45%

La prevalenza di Zearalenone è aumentata al 45% rispetto al 25% nel 2017, con livelli medi di contaminazione rimasti costanti.”

I cereali contenuti nel cibo per animali sono accompagnati dal rischio di micotossine. Gli alimenti per animali domestici privi di cereali sono attualmente collegati a casi di malattie cardiache nei cani. Cosa devono fare i proprietari di animali domestici? Non c’è una risposta facile a questa domanda. La FDA afferma: “È importante notare che i rapporti (casi di DCM correlati all’alimentazione segnalati alla FDA) includono cani che hanno mangiato alimenti senza cereali e contenenti cereali, e includono anche formulazioni vegetariane o vegane. Includono anche tutte le forme di dieta: crocchette, in scatola, crude e fatte in casa. Questo è il motivo per cui non pensiamo che questi casi possano essere collegati semplicemente al contenuto di cereali o a determinati marchi o produttori “.

Opinione personale: nessuno ha fornito pubblicamente la causa confermando  il legame tra alimenti per animali domestici senza cereali e cardiopatia canina. L’ignoto è spaventoso. Molti cani cani nutriti con cibi provi di cerali si sono ammalati e molti sono morti. Tuttavia, l’alternativa del Petfood, ossia il cibo per animali conentente grano viene fornito con il rischio di contaminazione da micorissine.

Infine, anche se sono sicuro che sarà percepito da alcuni come un attacco, l’intento di questo post è di fornire ai proprietari di animali informazioni scientifiche sul rischio che costituiscono i cereali contenuti nei croccantini. È uno dei tanti articoli  che TruthaboutPetFood.com ha pubblicato sul rischio dei cereali. È nostra convinzione che i proprietari di animali domestici siano pienamente in grado di prendere le proprie decisioni in merito al cibo dei propri animali quando sono hanno una visione a 360 gradi dei pro e dei contro di un alienato. Il rischio di micotossine negli alimenti per animali domestici è sicuramente un altro aspetto che deve essere ben noto.

 

Susan Thixton
Pet Food Safety Advocate
Author Buyer Beware, Co-Author Dinner PAWsible
TruthaboutPetFood.com
Association for Truth in Pet Food

Traduzione: #Barf-bornagainrawfeeders


 

Studio scientifico. Il microbioma intestinale è correlato con l’aggressività cospecifica in una piccola popolazione di rescued dogs (Canis familiaris)

Steve Lundeberg| Oregon State University | January 07, 2019

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CORVALLIS, Ore. – Uno studio innovativo con oltre due dozzine di cani salvati dai Rescue, alcuni aggressivi e altri no, ha mostrato un chiaro legame tra il comportamento aggressivo e i batteri che vivono nell’intestino dei cani.

I risultati, pubblicati il 9 gennaio 2019 su PeerJ, non consentono di affermare che la composizione del microbioma intestinale di un cane provoca aggressività, o viceversa, ma solo che esistono associazioni statistiche tra il comportamento di un animale e i batteri che ospita.

Tuttavia, il lavoro dei ricercatori dell’Oregon State University rappresenta un passo importante verso una gestione più efficace del disturbo comportamentale canino che quotidianamente mette a rischio sia gli animali sia le persone o addirittura può essere causa di morte.

“Come i microrganismi intestinali influenzano potenzialmente il comportamento del cane,  pone le basi per capire come i microrganismi dell’aggressività e dell’intestino possono essere collegati“, ha detto l’autore principale dello studio Nicole Kirchoff, una studentessa laureata in microbiologia presso l’Università della Scienza dell’OSU. “A nostra conoscenza, nessun altro studio ha esaminato la relazione tra aggressività del cane e microbi intestinali“.

I cani domestici hanno vissuto con gli umani per più di 14.000 anni, sono tra gli animali da compagnia più diffusi e stringono forti legami con persone e altri animali.

Tuttavia,  il comportamento aggressivo rimane comunque un problema comune e in molti casi porta ad essere eutanasia degli animali.

L’aggressività è davvero stigmatizzata“, ha detto la coautrice dello studio Monique Udell, ricercatrice sul comportamento animale nel College of Agricultural Sciences dell’OSU. “Tende a essere visto come una mancanza del singolo animale ma è importante considerare l’aggressività e altre sindromi comportamentali anche in termini di fisiologia. Forse ci sono cause fisiologiche sottostanti che possiamo affrontare, o se no, forse ci sono predittori comportamentali con implicazioni fisiologiche.

Lo studio ha coinvolto 31 “cani di tipo pitbull”, 14 maschi e 17 femmine, che vivevano in un rifugio temporaneo dopo essere stati salvati da un’operazione di combattimento di cani.

Al raggiungimento del rifugio, e prima dell’inizio della ricerca, ogni cane è stato sottoposto a una serie di test da un’associazione per il benessere degli animali ed é stato classificato come aggressivo o non aggressivo.

Inoltre, gli operatori per il benessere degli animali hanno raccolto un campione fecale da ciascun animale in modo che gli scienziati potessero analizzare i batteri intestinali dei cani.

Firmicutes, Fusobacteria, Bacteroidetes e Proteobacteria erano i phyla dominanti tra tutti i campioni di feci, ma la loro abbondanza differiva significativamente tra animali aggressivi e non aggressivi.

Proteobacteria e Fusobacteria erano più abbondanti in termini relativi nei cani non aggressivi, mentre i Firmicutes erano relativamente più abbondanti nei cani che mostravano aggressività.

Altre differenze di microbiomi tra cani aggressivi e non aggressivi sono state osservate all’unità tassonomica operativa, o OTU, livello; un OTU classifica gruppi di organismi strettamente correlati.

Sette OTU differivano significativamente tra i cani aggressivi e quelli che non erano aggressivi: quattro del genere Dorea, due del Lactobacillus e uno del Turicibacter.

Anche tra i risultati: nove cladi del genere Bacteroides erano elevati nei microbiomi intestinali dei cani non aggressivi e venticinque cladi di Lactobacillus erano relativamente abbondanti negli animali aggressivi; un clade è un gruppo di organismi che si pensa discendano da un antenato comune.

Stiamo trovando associazioni tra tipi di organismi nell’intestino e aspetti della fisiologia dei vertebrati che non avremmo ipotizzato prima dell’emergere della ricerca sul microbioma negli ultimi due anni“, ha detto il co-autore Thomas Sharpton, un microbiologo e ricercatore di statistiche nel College of Science dell’OSU. “L’asse intestino-cervello, la comunicazione reciproca tra il sistema nervoso enterico e l’umore o il comportamento, è un ambito di ricerca in rapida crescita ed eccitante. Non abbiamo mostrato una relazione di causa-effetto tra microbioma e aggressività, ma abbiamo dimostrato che sono correlati, che c’è un collegamento“, ha detto Sharpton. “Forse c’è una componente di microbioma che contribuisce all’aggressività, ma abbiamo bisogno di una sperimentazione di follow-up per determinare se esiste un ruolo causale.”

Lo studio

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Astratto

L’aggressività è una grave malattia comportamentale nei cani domestici che mette in pericolo sia i cani che gli esseri umani. Le cause alla base dell’aggressione canina sono scarsamente risolte e richiedono l’illuminazione per garantire una terapia efficace. Recenti ricerche collegano la diversità compositiva del microbioma intestinale alla regolazione comportamentale e psicologica in altri mammiferi, come topi e umani. Date queste osservazioni, abbiamo ipotizzato che la composizione del microbioma dell’intestino canino potesse associarsi con l’aggressività. Abbiamo analizzato campioni di microbiomi fecali raccolti da una piccola popolazione di cani di tipo pit bull catturati da un’organizzazione di dogfighting. Questa popolazione comprendeva 21 cani che mostravano comportamenti aggressivi conspecifici e 10 che non lo facevano. Le analisi di beta-diversità supportano un’associazione tra la struttura del microbioma intestinale e l’aggressività del cane. Inoltre, abbiamo usato un approccio filogenetico per risolvere cladi specifici di batteri intestinali che stratificano cani aggressivi e non aggressivi, inclusi cladi all’interno di Lactobacillus, Dorea, Blautia, Turicibacter e Bacteroides. Molti di questi taxa sono stati implicati nel modulare il comportamento dei mammiferi e gli stati di malattia gastrointestinale. Sebbene le dimensioni del campione limitino questo studio, i nostri risultati indicano che i microrganismi intestinali sono legati all’aggressività dei cani e indicano uno stato fisiologico associato ad aggressività che interagisce con il microbioma intestinale. Questi risultati indicano anche che il microbioma intestinale può essere utile per diagnosticare comportamenti aggressivi prima della loro manifestazione e potenzialmente e discernenti eziologie criptiche di aggressività.

Kirchoff NS, Udell MAR, Sharpton TJ. 2019. Il microbioma dell’intestino si correla con l’aggressività cospecifica in una piccola popolazione di cani soccorsi (Canis familiaris) PeerJ 7: e6103 https://doi.org/10.7717/peerj.6103


Testo completo dello studio  QUI

Traduzione: #Barf-bornagainrawfeeders

 

QUANDO UN TEST NON È UN TEST?

Di The Healthy Dog Workshop | 29 dicembre 2018

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Attualmente sui social media vengono condivisi alcuni consigli circa l’alimentazione degli animali domestici ad un ritmo sempre più rapido e si stanno diffondendo tra veterinari e  altri professionisti domestici. Si tratta di informazioni fuorvianti  che i consumatori stanno prendendo come il Vangelo e lo condividono con amici e familiari. Se non è già considerato “virale”, lo sarà presto.

Naturalmente non mi sorprende che nessuna azienda utilizzi le parole a proprio vantaggio quando descrive la qualità, l’efficacia o la sicurezza dei propri prodotti. Ho anche capito che possono “allungare la verità”, per rendere i loro prodotti e se stessi i migliori sul mercato.

Ma che dire quando sono le stesse organizzazioni di professionisti della salute animale a diffondere queste informazioni fuorvianti? Così, la loro influenza incrementa ulteriormente la diffusione di disinformazione a un ritmo ancora più veloce, poiché ora ha l’approvazione di un’organizzazione di professionisti?

Naturalmente parlo del consiglio che viene dato ai proprietari di cani di fornire loro solo prodotti che sono stati testati in una prova di alimentazione dell’AAFCO (American Association of Feed Control). Questo è il consiglio che viene dato dall’Associazione veterinaria mondiale per piccoli animali domestici, dai ricercatori dei principali istituti veterinari, dai veterinari stessi, dagli impiegati dell’industria del Pet Food e ora, anche da molti proprietari. In realtà vedrete o sentirete effettivamente affermazioni fatte che suggeriscono di non  offrire al proprio pet un alimento che non ha superato un test che ne attesta la sicurezza alimentare.

Probabilmente ti starai chiedendo perché dovrebbe essere sbagliato testare un alimento, In realtà, non dovrebbe essere testato ogni alimento? Una volta che avrà soddisfatto i valori standard o di formulazione sulla carta, possiamo essere sicuri che il prodotto soddisferà i bisogni nutrizionali dei nostri animali domestici sul lungo periodo?

Sono assolutamente convinto che gli alimenti commerciali per cani e gatti dovrebbero essere attentamente formulati secondo le nostre migliori conoscenze e quindi essere accuratamente testati prima di essere venduti al pubblico. È piuttosto l’enfasi sulle prove di alimentazione dell’AAFCO che assolutamente non approvo. E credo che se i miei colleghi veterinari effettivamente prendessero un momento per riflettere su quali sono i requisiti del processo di alimentazione di AAFCO, resterebbero anche loro delusi. Il grafico seguente spiega i componenti chiave di una prova di alimentazione AAFCO.

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Che cos’è una prova di alimentazione AAFCO?
6 cani *
2 esami fisici
Durata di 6 mesi
4 parametri del sangue testati alla fine **
15% di perdita di peso ***
* 8 cani possono iniziare la prova, 6 devono finire
** Ematocrito, emoglobina, albumina, fosfatasi alcalina
*** Cane può essere nutrito gratuitamente

Sì, è giusto. Solo sei cani, di solito Beagles da laboratorio, sopravvissuti per sei mesi a un alimento, con test minimi di salute, superano uno studio di alimentazione AAFCO. (Nota: lo studio può iniziare con otto cani, permettendo a due di abbandonare per vari motivi). Un test di tale natura può essere tenuto in considerazione come confronto con i cani con cui condividiamo la nostra vita? Cosa dire in merito alle diverse razze, i livelli di attività, età e problemi di salute? Che dire dei cani da lavoro e servizio? Possono solamente  quattro parametri di laboratorio riflettere in modo accurato i bisogni dell’organismo del nostro cane?

Diamo un’occhiata ai quattro criteri per il test del sangue controllati in uno studio di alimentazione AAFCO. Il primo, l’ematocrito, è una misura dei globuli rossi, come percentuale del volume di sangue intero. Il secondo, l’emoglobina, è la molecola nel sangue che trasporta l’ossigeno. La produzione di emoglobina dipende da un’adeguata assunzione di ferro. La terza, l’albumina, è una proteina presente nel sangue. Livelli bassi possono indicare malnutrizione, malattie del fegato, problemi di maldigestione, malattie infiammatorie o altri problemi. Infine, la fosfatasi alcalina è un enzima che può riflettere problemi al fegato o alle ossa. Secondo le regole per una prova di alimentazione, questi test vengono eseguiti alla fine della prova di sei mesi.

Diversamente, quando io stesso come veterinario valuto la salute di un cane, guardo molti più di quattro parametri. Di seguito è riportato come esempio il referto di un test più approfondito effettuato sul mio cane, un pastore australiano di 16 mesi, alimentato a crudo. Nota: nel referto ho evidenziato i parametri controllati nelle prove di alimentazione AAFCO.

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Perché AAFCO non richiede protocolli di test più completi, che siano prontamente disponibili a basso costo e disponibili nei laboratori e con analizzatori interni? Perché le prove durano solo sei mesi? Perché non usano cani che rispecchiano più da vicino i cani che possediamo? Queste sarebbero domande per loro, ma ci sono aziende che eseguono test più approfonditi dei loro prodotti e condividono i loro risultati. Una di queste società è Just Food For Dogs (JFFD). Non ho alcuna affiliazione con loro, non ho usato i loro prodotti e non ho ricevuto alcun risarcimento di alcun tipo da loro. Sto condividendo queste informazioni come esempio e perché rispetto i loro sforzi per andare oltre i requisiti AAFCO e per contribuire alla conoscenza scientifica della nutrizione dei cani.

Un riassunto dello studio JFFD è disponibile qui (PDF). È importante riconoscere che lo studio JFFD ha utilizzato più di 3 volte più cani di uno studio AAFCO, è durato il doppio del tempo e ha eseguito tre profili CBC / chimici completi. Sono stati usati cani di diverse età e dimensioni. Sono state riscontrate numerose differenze nei valori degli esami del sangue, alcuni dei quali potrebbero indicare una migliore funzione del corpo quando i cani vengono nutriti con cibi grezzi/poco elaborati rispetto cibi processati/crocchette. Di seguito è riportato un video, una serie di domande e risposte del Dr. John Tegzes, professore della Western University School of Veterinary Medicine, il quale spiega di più  circa lo studio.

In un mondo perfetto, gli alimenti con cui nutriamo i nostri cani subirebbero test di una durata considerevole, test sul mondo reale, prima di essere rilasciati al pubblico. Invece, oggi abbiamo uno screening minimo prima del rilascio del prodotto sul mercato, e quel test di durata inizia nel mondo reale quando il prodotto comincia ad essere venduto ed utilizzato. È sicuro per il tuo cane? Come veterinario, credo che sia ora di andare avanti:  è ora di smettere di guardare agli studi sull’alimentazione di AAFCO come “gold standard” per valutare un alimento per animali domestici e vederli come delle valutazioni antiquate e inadeguate come sono.

Traduzione: #Barf-bornagainrawfeeders

Studio scientifico. Determinazione del DNA di mammiferi in diete commerciali per cani con ingredienti non comuni e limitati

Lara A. Fossati, Jennifer A. Larsen, Cecilia Villaverde, Andrea J. Fascetti
Data di pubblicazione: 29 October 2018
https://doi.org/10.1002/vms3.125

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Astratto

Diete canine over the counter (OTC), disponibili sugli scaffali dei Pet Shop, monoporteici potrebbero essere alternative affidabili alle formulazioni terapeutiche veterinarie per la diagnosi e la gestione della reazione avversa al cibo (AFR). Tuttavia, vi é la possibilità che gli ingredienti non dichiarati compromettano l’uso efficace delle opzioni OTC a scopi medici. L’obiettivo era determinare la presenza di ingredienti non dichiarati nelle diete secche canine OTC commercializzate come diete a fonte proteica limitata o singola. 21 diete per cani adulti OTC commercializzate come diete a fonte proteica limitata o singola sono state acquistate. Multiplex PCR è stato utilizzato per lo screening del DNA di 10 specie di mammiferi con primer specifici per specie che si annidano in regioni del gene del citocromo b mitocondriale. La presenza di DNA da una o più specie non dichiarate sull’etichetta è stata identificata in tutte le 21 diete: mucca (Bos taurus), maiale (Sus scrofa), ovino (Ovis sp.), Capra (Capra hircus) e bisonte (bisonte bisonte). Venti diete erano positive per la fonte di proteine ​​dichiarata e una dieta era negativa per la specie dichiarata. Il DNA del gatto (Felis catus), del cane (Canis sp.), del cavallo (Equus sp.), del topo (Mus musculus) e del ratto (Rattus norvegicus) non è stato identificato in nessun campione. La presenza di specie di mammiferi non dichiarati nelle diete secche canine OTC commercializzate con ingredienti a fonte proteica limitata o singola può complicare la diagnosi e il trattamento con AFR. Tuttavia, la PCR può rilevare una quantità minuscola di DNA che potrebbe non essere clinicamente significativa, poiché la quantità necessaria per ottenere una risposta è sconosciuta. La quantificazione della contaminazione non è stata determinata in questo studio, precludendo la discriminazione di adulterazione intenzionale da una contaminazione incrociata inevitabile.

Introduzione

La reazione avversa al cibo (AFR) è un termine generale che si riferisce a varie risposte immunologiche (allergie alimentari) e non immunologiche (intolleranza alimentare) degli animali a diete o componenti dietetici. L’allergia alimentare può essere definita come una risposta immunitaria avversa aberrante provocata dall’esposizione ad una particolare sostanza alimentare (antigene), tipicamente una glicoproteina (Gaschen & Merchant 2011). Manzo, latticini, pollo, grano e agnello sono gli ingredienti più comunemente segnalati che causano l’AFR nei cani (Verlinden et al., 2006; Mueller et al., 2016). La malattia clinica si manifesta tipicamente come dermatosi pruriginosa non stagionale, disturbi gastrointestinali o entrambi. È stato riportato che concomitanti malattie dermatologiche e gastrointestinali rappresentano il 10-15% dei cani con AFR (Merchant & Taboada 1991).

Stabilire una diagnosi di AFR in cani e gatti si basa su prove dietetiche ad eliminazione e test di prova. Se sono presenti segni gastrointestinali, può essere sufficiente una prova di 2-4 settimane (Roudebush et al., 2000), mentre 8-12 settimane possono essere necessarie per escludere l’AFR in quelli con segni dermatologici (Rosser 1993; Gaschen & Merchant 2011) . La diagnosi è confermata dalla remissione dei segni clinici sulla dieta di eliminazione, seguita da recrudescenza dei segni clinici sulla reintroduzione della dieta precedente. Tuttavia, il mancato miglioramento non esclude necessariamente l’AFR. L’ingestione di altri antigeni durante una prova alimentare potrebbe portare a diagnosi errate. Una diagnosi accurata si basa su un’accurata storia alimentare, sulla scelta sicura di una dieta con solo ingredienti nuovi per quel singolo animale domestico, sulla conformità del proprietario durante lo studio di eliminazione e sull’identificazione di tutte le sostanze consumate. Pertanto, è fondamentale che la dieta di eliminazione contenga solo gli ingredienti dichiarati e che nessun’altra fonte di cibo, inclusi i farmaci aromatizzati, i supplementi oi dentifrici, siano alimentati durante il processo.

Le diete appropriate per le prove di eliminazione contengono un numero limitato di ingredienti non comuni, idealmente nuovi per l’individuo o contenenti ingredienti idrolizzati. Esistono varie diete terapeutiche veterinarie formulate con queste strategie. Sono fabbricati in strutture separate o pulite per ridurre al minimo la contaminazione incrociata con altri ingredienti. Le diete a contenuto limitato da banco (OTC), vendute senza autorizzazione e supervisione veterinaria, forniscono un sostituto meno costoso delle formulazioni terapeutiche veterinarie e, in alcuni casi, un’alternativa conveniente a una dieta casalinga. Le diete da banco sono sempre più formulate con ingredienti limitati e non comuni. In alcuni casi, questo può essere semplicemente un gusto o una scelta nutrizionale. In altri casi, queste diete possono essere commercializzate con un’indicazione implicita, percepita o esplicita per la diagnosi o la gestione di AFR. L’errata percezione dei benefici per la salute associati può essere quella del proprietario o del veterinario e non necessariamente l’obiettivo prefissato per il punto vendita delle aziende di alimenti per animali domestici. La polemica persiste sull’uso di diete a base di ingredienti limitati per questo scopo a causa delle preoccupazioni relative alla contaminazione con ingredienti non dichiarati sull’etichetta del prodotto. Studi condotti in Europa, utilizzando la tecnologia PCR, hanno identificato il DNA animale da una o più specie diverse da quelle dichiarate sull’etichetta nella maggior parte delle diete testate (Ricci et al 2013, Horvath-Ungerboeck et al., 2017). Tali risultati sollevano preoccupazioni in merito all’adeguatezza delle misure di controllo della qualità per prevenire la contaminazione incrociata con ingredienti diversi da quelli dichiarati sull’etichetta, nonché il potenziale di adulterazione intenzionale. Inoltre, questi risultati evidenziano una sfida diagnostica e terapeutica per i veterinari che utilizzano queste diete nei cani con AFR.

L’obiettivo di questo studio era di valutare la presenza di DNA di mammiferi dichiarati e non dichiarati usando la metodologia PCR in diete disponibili in commercio, OTC e veterinari, a base di ingredienti limitati, a base di canidi secchi, al fine di determinare se le alternative OTC sono un’alternativa affidabile alle diete terapeutiche veterinarie per la diagnosi e la gestione a lungo termine di AFR. La nostra ipotesi è che il DNA dei mammiferi non dichiarati sia presente nella maggior parte delle diete OTC, ma questo è raro nelle diete terapeutiche veterinarie.

Materiali e metodi

Campioni

I criteri di inclusione per le diete selezionate per questo studio erano che dovevano essere disponibili in commercio, OTC e veterinari terapeutici, canini, diete secche ottenute da negozi di animali locali e una fonte online in un unico momento tra marzo e aprile 2017. Diete con sono stati inclusi un termine di marketing o un nome di prodotto che utilizza ingredienti limitati, singole proteine ​​o verbosità simile sul pannello di visualizzazione principale (PDP) dell’etichetta. Per essere incluse, le diete selezionate dovevano avere dichiarato sull’etichetta un’etichetta che potesse essere rilevata dal pannello PCR di 12 specie disponibile presso il laboratorio (Veterinary Genetics Laboratory, Università della California, Davis, CA): bisonte, gatto, mucca , cane, capra, cavallo, cervo (Odocoileus sp.), topo, maiale, ratto, coniglio (Oryctolagus cuniculus) e pecora. Le diete contenenti pesce, pollame o altre specie nell’elenco degli ingredienti sono state escluse a causa della disponibilità limitata di primer DNA. Le diete non disponibili per l’acquisto tramite fonti online o locali sono state escluse. Un totale di 29 diete sono state identificate e provenivano solo da un lotto. Idealmente, i campioni sarebbero stati eseguiti in duplicato e da diversi lotti diversi; ma i finanziamenti hanno limitato la nostra capacità di farlo. Dopo la presentazione dei campioni al laboratorio, siamo stati successivamente informati che i primer usati per la cacciagione e il coniglio non avrebbero rilevato le specie specifiche di cervo e coniglio tipicamente utilizzate negli alimenti per animali domestici. Data l’incapacità di determinare con esattezza quali specie fossero presenti nelle diete interessate e il potenziale per entrambi i risultati falsi positivi e negativi, abbiamo deciso di eliminare queste otto diete dallo studio (sei diete a base di coniglio e due di coniglio, incluse tutte e tre le diete delle diete terapeutiche veterinarie). Pertanto, in questo studio sono state analizzate solo 21 diete OTC.

Procedure

Il termine di commercializzazione primario o il nome del prodotto sul PDP è stato registrato per ciascuna dieta e classificato come dieta a ingrediente limitato o proteina animale singola (o simile verbosità). Sono state inoltre registrate le specifiche di specie, la dichiarazione di adeguatezza nutrizionale, la lista degli ingredienti, il nome e l’indirizzo del produttore o del distributore, il numero di lotto e la data di scadenza. Termini di marketing e relativi reclami sono stati ottenuti dai siti Web dei PDP e dei produttori.

Per assicurare una distribuzione uniforme dei contenuti, tutti i prodotti sono stati miscelati prima dell’apertura. Solo una dieta è stata aperta alla volta per la raccolta dei campioni, lo spazio di lavoro è stato ripulito tra il campionamento e sono stati utilizzati nuovi guanti sterili per raccogliere ogni campione. Sono stati pesati circa 5 g di cibo secco e poi riposti in sacchetti di plastica richiudibili singoli non utilizzati. Ogni borsa è stata etichettata con un codice numerico correlato al prodotto specifico per garantire che il laboratorio fosse mascherato per l’identificazione delle identità. I campioni sono stati conservati in un ambiente controllato a temperatura ambiente fino a quando non sono stati inviati lo stesso giorno al laboratorio per l’elaborazione e l’analisi.

L’estrazione del DNA è stata ottenuta digerendo 0,3 g di materiale in 1,0 mL di 200 mmol / L di NaOH a 95 ° C per 10 min seguito da neutralizzazione con un volume uguale di 200 mmol / L di Tris-HCl, pH 8,5. L’amplificazione della PCR è stata eseguita in 25 μL di reazioni su un termociclatore (Applied Biosystems 2720 Thermal Cycler, Thermo Fisher Scientific, NY, USA) utilizzando 1 μL di estratto di DNA, 0,2 μL di Taq polimerasi (Clontech Laboratories, CA, USA), 2,5 μL 109 Taq polimerasi PCR Buffer (Clontech Laboratories, CA, USA), 2,5 μL 2,0 mmol / L dNTPs (Bioline USA, Tauton, MA, USA), 7 μL miscela di primer e acqua di grado molecolare (Thermo Fisher Scientific, MA, USA) al volume finale . La PCR è iniziata con una fase di attivazione di 1 minuto a 95 ° C seguita da 31 cicli di 30 s a 95 ° C, 30 s a 60 ° C, 1 min a 72 ° C e un’estensione finale a 72 ° C per 30 minuti . Una quantità di 1 ml di prodotto di PCR è stata poi diluita in serie fino a 1: 100 in acqua deionizzata e 1 μl di ciascuna diluizione è stata ulteriormente diluita in 10 μL di formamide HiDi (Thermo Fisher Scientific, NY, USA) e 0,0625 μl di dimensione standard ( Thermo Fisher Scientific, Waltham, MA, USA). La separazione dei frammenti è stata effettuata su un analizzatore di DNA (Applied Biosystems 3730 DNA Analyzer, Thermo Fisher Scientific, Grand Island, NY, USA) utilizzando il modulo GeneMapper36_POP7 e un’iniezione di 10 s. L’analisi dei frammenti è stata eseguita utilizzando l’allele chiamato STRand Analysis Software (Toonen & Hughes 2001).

La miscela di primer incorporava tre primer universali fluorescenti etichettati che si ricoprono in regioni altamente conservate del gene del citocromo b mitocondriale (Tobe e Linacre). I primer inversi specifici per specie o genere, due per ciascuna specie bersaglio, sono stati inclusi nella miscela di primer con i primer marcati con coloranti per creare un multiplex in grado di rilevare bisonti, gatto, mucca, cervo, cane, capra, cavallo, topo, DNA di ratto, maiale, coniglio e pecora. I primer producono frammenti di 247 e 257 bp per bisonte, 98 e 183 bp per gatto, 92 e 286 bp per mucca, 90 e 272 bp per cervo, 172 e 305 bp per cane, 275 e 316 bp per capra, 212 e 334 bp per cavallo, 188 e 364 bp per mouse, 193 e 312 bp per ratto, 202 e 220 bp per maiale, 186 e 196 bp per coniglio, e 101 e 338 bp per pecora.

Il controllo negativo è stato eseguito sulla stessa piastra dei campioni ma separati da almeno sei corsie. Consisteva di acqua e tutti i reagenti che erano presenti con i campioni. Il negativo è passato se non c’erano presenti picchi. Il controllo positivo era costituito da DNA noto proveniente da tutte le 12 specie elencate sopra. Questo è stato eseguito in modo simile al controllo negativo; era sullo stesso piatto dei campioni, separati da almeno sei corsie. Il controllo positivo è passato se entrambi i segnali sono stati rilevati per ciascuna specie nel test.

Statistica

Le statistiche descrittive (mediana e intervallo) sono state calcolate utilizzando un software basato su computer (Microsoft Office Excel 2016, Microsoft Corp., Redmond, WA USA).

Risultati

Da marzo ad aprile 2017 sono state acquistate ventuno diete secche canine OTC; 20 diete sono state acquistate da una fonte online e una dieta da un negozio di animali domestici. Otto diete erano destinate alla manutenzione dei cani adulti, mentre 13 diete erano adeguate per alimentare tutte le fasi della vita secondo le dichiarazioni di adeguatezza nutrizionale (Associazione dei funzionari del Controllo dei mangimi americano). Il termine ingrediente limitato appariva come parte del termine di commercializzazione primario o del nome del prodotto sul PDP su 17 diete (81%) e proteine ​​animali singole o verbosità simile apparse sul PDP di quattro diete (19%, Tabella 1). Grain-free o un’altra affermazione negativa (evidenziando la mancanza di determinati ingredienti) era spesso parte del nome del prodotto o inclusa come termine sul PDP (19/21). Il numero di termini di marketing e di reclami trovati sui siti web delle aziende era spesso maggiore rispetto al PDP per la stessa dieta. Ad esempio, tre delle quattro diete con il termine proteina animale singolo sul PDP hanno anche usato il termine ingrediente limitato sul loro rispettivo sito web. Altre affermazioni che sono state trovate sul PDP e sul sito Web che implicavano l’uso per l’AFR includevano sensibilità, allergie, ipoallergenico, salute digestiva o benefici per la pelle e il mantello. Una dieta conteneva due fonti proteiche di origine animale (bisonti e uova), tuttavia era ancora commercializzata come una dieta a base di ingredienti limitati e quindi soddisfaceva i criteri di inclusione. Le rimanenti diete (Tabella 2) hanno dichiarato una sola specie di mammiferi come principale fonte proteica nell’elenco degli ingredienti. La specie più comunemente dichiarata era ovino (n = 14), con un numero minore di diete contenenti bisonte (n = 4), bovino (n = 2) e suino (n = 1).

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a Cat, dog, horse, mouse and rat DNA were not detected in any samples.
b ‘Buffalo’ was declared in the ingredient list and front display panel; manufacturer confirmed this is bison.
c (+) indicates that DNA from that species was detected yet was undeclared on the label (positive, undeclared); (+/d) indicates that detected DNA was a declared species (positive, declared); (−/d) indicates that declared species was not detected (negative, declared); (−) indicates that undeclared DNA was not detected (negative, undeclared).
d (to maintain the anonymity, the list below is in random sequence and does not correspond to the order of the diets in Table 2): Natural Balance® L.I.D. Limited Ingredient Diets® Legume and Wagyu Beef Formula. Natural Balance Pet Food® Inc, San Francisco, CA.; CANIDAE PURE® Petite® Grain‐Free Small Breed Bison Formula. CANIDAE® Corporation©, San Luis Obispo, CA.; Great Life Dr. E’s Grain‐Free Limited Ingredient Buffalo Dog Food. Great Life Performance Pet Products, Simi Valley, CA.; Merrick® Limited Ingredient Grain Free Real Lamb and Sweet Potato Recipe. Merrick Pet Care Inc, Amarillo, TX.; FirstMate Grain Free Formula Australian Lamb Meal Formula. FirstMate Pet Foods©, North Vancouver, B.C. Canada.; Acana® Lamb and Apple Singles Formula. Champion Petfoods©, Auburn, KY.; Wild Calling!™ Wild Calling Western Plains Stampede® Beef Recipe. Wild Calling! Pet Foods©, St. Greely, CO.; California Natural™ Grain Free Lamb Meal Formula. ©Mars®, Fremont NE.; Acana® Pork and Squash Singles Formula. Champion Petfoods©, Auburn, KY.; Natural Balance® L.I.D. Limited Ingredient Diets® Lamb Meal and Brown Rice Formula. Natural Balance Pet Food® Inc, San Francisco, CA.; Nature’s Recipe® Pure Essentials® Limited Ingredient Recipe. Nature’s Recipe®, LCC, San Francisco, CA.; Zignature® Lamb Limited Ingredient Formula Dry Dog Food. Pets Global©, Inc, Gardena, CA.; Rachael Ray™ Nutrish® Just 6® Lamb and Rice. Ainsworth Pet Nutrition©, LCC, Meadville, PA.; Wild Calling!™ Xotic Essentials Bison Meal Recipe. Wild Calling! Pet Foods©, St. Greely, CO.; Chicken Soup for the Soul® Limited Ingredient Diet Lamb, Pea & Green Lentil Grain‐Free dry dog food. Chicken Soup for the Soul Pet Food©, LCC, Cos Cob, CT.; Wellness® Simple Limited Ingredient Diet Lamb and Oatmeal Formula. Wellpet© LCC, Tewksbury, MA.; Natural Balance® L.I.D. Limited Ingredient Diets® Sweet Potato and Bison Formula. Natural Balance Pet Food® Inc, San Francisco, CA.; Instinct® by Nature’s Variety® Limited Ingredient Diet Lamb Meal and Pea Formula. Nature’s Variety®, St Louis, MO.; Blue Basics® Limited Ingredient Grain Free Formula Lamb and Potato Recipe. Blue Buffalo Co©, Joplin, MO.; Canine Caviar Open Meadow Holistic Entrée for All Life Stages. Canine Caviar Pet Foods© Inc, Norco, CA.; Nutro™ Lamb and Rice Adult Recipe. ©Mars®, Franklin, TN.

Dei 21 campioni, 20 erano positivi per la componente di mammifero dichiarato. Solo un campione ha un risultato PCR negativo per la specie dichiarata. Tutte le 21 diete sono risultate positive per la presenza di DNA di mammifero di almeno una specie animale non dichiarata nell’elenco degli ingredienti (Tabella 2). Il DNA bovino era la specie più frequente non dichiarata (n = 18),  il suino il secondo più comune (n = 16). Una dieta che dichiarava solo bisonte era positiva per il DNA di cinque specie (bisonte, mucca, capra, maiale e pecora). Il numero medio di fonti di proteine ​​animali non dichiarate per campione era 3 (range 1-4). Campioni che riportavano sull’etichetta carne di ovino come fonte derivata da animali (n = 14) dimostrava, invece, la media più alta di ingredienti non dichiarati (mediana di 3). Il bovino era la specie più spesso rilevata e non dichiarata (mediana di 2,5) e il maiale era il contaminante meno comune (mediana di 1). In tutte le diete positive per il DNA di capra, le pecore erano la fonte proteica etichettata ed erano anche positive per il DNA delle pecore. Tutti i campioni positivi per il bisonte erano anche positivi per il DNA della mucca non dichiarata. Il DNA di bisonte non è stato rilevato in nessuna delle due diete che hanno dichiarato il bovino come fonte proteica dei mammiferi. Il DNA di bisonte non era mai presente quando non era dichiarato, ma una dieta che dichiarava il bisonte era negativa per questo ingrediente. Nessun campione è risultato positivo per il DNA di specie di gatto, cane, cavallo, topo e topo.

Discussione

Sebbene l’esatta incidenza di AFR non sia nota, è stato riportato che l’ipersensibilità al cibo interessa circa l’1% della popolazione canina (Day 2005). Gli alimenti implicati sono spesso basati sulle percezioni dei proprietari attraverso modifiche dietetiche incontrollate. Gli animali domestici possono migliorare durante le prove di dieta per l’eliminazione, ma in assenza di riconsegna, non è possibile identificare il cibo esatto che evoca la risposta. Alcuni produttori di alimenti per animali domestici hanno evidenziato l’esclusione di determinati alimenti come il mais o la soia in concomitanza con l’attenzione su ingredienti più esotici in determinati prodotti per implicare o rivendicare esplicitamente benefici per prevenire o gestire l’AFR. Queste affermazioni rafforzano le idee sbagliate dei proprietari riguardo alla gestione dell’allergia alimentare percepita dal loro animale e creano confusione per i veterinari quando prendono decisioni sulle scelte dietetiche.

Le diete per cani da banco sono destinate a sostenere cani sani in varie fasi della vita. A differenza delle diete terapeutiche veterinarie, non sono intese a diagnosticare, trattare o curare un processo patologico, quindi la presenza di DNA di mammifero non dichiarato non è stata inaspettata. Tuttavia, alcune delle diete OTC valutate in questo studio hanno utilizzato termini quali sensibilità, allergie e pelle e peli sani su etichette o siti Web, che possono implicare o esplicitare il loro uso suggerito nella diagnosi o nel trattamento della AFR. A seconda della formulazione esatta, questi potrebbero essere considerati sinistri di droga, che identificano la dieta come intesa per la diagnosi, la cura, la mitigazione o la prevenzione della malattia e non sono consentiti sulle etichette dietetiche OTC o sulle comunicazioni del produttore (inclusi i siti Web) direttamente disponibili al consumatore. Affermazioni più ambigue possono far sì che queste diete siano esenti dai regolamenti della Federal Food, Drug and Cosmetic Act e quindi possono essere utilizzate senza la direzione di un veterinario autorizzato; tuttavia, questo dipende dalla formulazione ed è sempre alla discrezione della FDA statunitense (Federal Food, Drug and Cosmetic Act, 1999). Indipendentemente da ciò, i proprietari di animali domestici e veterinari possono percepire tale commercializzazione come indicazioni o specializzazioni per l’uso nel trattamento della AFR, e questa categoria di diete è spesso considerata un’alternativa affidabile alle opzioni terapeutiche veterinarie. Ciò sottolinea la necessità di confermare il ruolo di queste diete nella diagnosi e nella gestione dell’AFR.

Questo studio è stato in grado di identificare discrepanze tra i risultati dei test della PCR e le dichiarazioni degli ingredienti, con tutte le diete OTC campionate contenenti uno o più frammenti di DNA di mammiferi non dichiarati. Questi risultati sono coerenti con gli studi precedentemente riportati (Ricci et al 2013, Okuma & Hellberg 2015, Horvath-Ungerboeck et al., 2017; Kanakubo et al., 2017), e supporta la nostra ipotesi che il DNA del mammifero non dichiarato si trova in OTC, ingrediente limitato diete. Sebbene il nostro studio fosse in grado di qualificare la presenza di ingredienti non dichiarati, la quantificazione non era possibile, né la possibile ragione della loro presenza. La contaminazione incrociata può verificarsi in numerosi punti lungo la catena di produzione, incluso l’approvvigionamento, la lavorazione e la produzione degli ingredienti, specialmente se le apparecchiature non vengono pulite a fondo tra le linee di produzione (Premananda 2013). In questo senso, la contaminazione è indicata come inevitabile quando si utilizzano buone pratiche di fabbricazione (Associazione dei funzionari americani per il controllo dei mangimi, 2017) ed è responsabilità del produttore attuare misure rigorose di controllo della qualità per ridurre al minimo il rischio e il grado di occorrenza. Un altro motivo di errore di etichettatura è la sostituzione intenzionale con ingredienti alternativi per guadagno economico. Indipendentemente da ciò, entrambi i motivi riducono la prevedibilità degli ingredienti contenuti e quindi potenzialmente mettono a repentaglio l’affidabilità delle diete a base di ingredienti limitati come strumenti diagnostici per l’AFR canino.

Attualmente, il DNA è il biomarcatore più appropriato per identificare la fonte di materiali di derivazione animale (Ali et al., 2012). L’approccio più diffuso per l’amplificazione di una sequenza specifica di DNA negli alimenti e nei mangimi è tramite PCR (Frezza et al., 2008). La PCR è una metodologia efficiente per l’autenticazione delle specie in alimenti per animali trasformati e alimenti umani (Okuma e Hellberg 2015, Hsieh et al., 2016; Kanakubo et al., 2017). I metodi basati su molecole sono ideali per l’identificazione di specie di carne in alimenti altamente trasformati, poiché il DNA è stabile alle alte temperature e alla pressione. Inoltre, il DNA è presente nella maggior parte delle cellule e il numero maggiore di copie del genoma mitocondriale aumenta la sensibilità (Ballin et al., 2009). Questo metodo è stato segnalato (Yancy et al., 2009) per rilevare il DNA a livelli inferiori allo 0,1%; tuttavia, non è noto il significato clinico di tale elevata sensibilità nei pazienti con AFR. Sono necessari studi clinici dettagliati e controllati per determinare la quantità richiesta affinché un antigene abbia un effetto biologico in un paziente con AFR confermata. Inoltre, non sono stati ancora condotti studi in vivo per valutare l’importanza di somministrare diete positive per il DNA di qualsiasi specie a pazienti AFR canini noti.

Un altro motivo potenziale per risultati positivi della PCR degli ingredienti non dichiarati negli alimenti per animali domestici è la reattività crociata tra specie strettamente correlate. Più è vicina la relazione tassonomica tra le specie, maggiore è il rischio di cross-reattività. Tuttavia, il pannello PCR utilizzato nel presente studio è stato convalidato per garantire l’accuratezza, poiché il DNA mitocondriale ha un tasso di mutazione relativamente alto (10 volte maggiore del DNA nucleare), consentendo la differenziazione tra specie strettamente correlate (La Neve et al. 2008 ). Inoltre, il laboratorio ha confermato che i segnali osservati tra i singoli primer specifici per specie di capra e pecora nonché tra mucca e bisonte non erano coerenti per la reattività crociata. Pertanto, DNA di capra e di mucca che erano incompatibili con le specie dichiarate sull’etichetta del prodotto erano probabilmente veri contaminanti nelle diete con pecore e bisonti dichiarati, rispettivamente (Tabella 2). L’errore sperimentale rappresenta anche una potenziale causa di contaminazione incrociata tra diete campionate. La contaminazione può essersi verificata durante la raccolta, il trasporto e la conservazione dei campioni sigillati, nonché nel laboratorio di riferimento in cui è stata condotta l’analisi PCR. L’errore sperimentale è stato considerato una causa improbabile per la contaminazione riportata in questo studio poiché sono state implementate adeguate misure di controllo durante lo studio ed eseguite in ambienti controllati.

Solo uno dei prodotti nello studio corrente era negativo per una specie dichiarata (bisonte). I risultati negativi possono suggerire che la specie non era presente o che è presente a concentrazioni inferiori al limite di rilevazione. L’analisi PCR utilizzata nel presente studio distingue tra specie di bufali (Bubalus bubalis), bisonte americano (bisonte bisonte) e bovini da carne (Bos taurus), quindi non vi è alcun potenziale di cross-reattività. Altri risultati negativi possono verificarsi se i primer non sono sufficientemente selettivi, la temperatura non è adeguata o se nella PCR vengono utilizzati troppi cicli di amplificazione (Pelt-Verkuil et al., 2008). La probabilità di falsi positivi o falsi negativi a causa dell’insufficiente selettività dei primer era la principale considerazione per escludere diete contenenti cervi e conigli. Il termine carne di cervo originariamente descriveva la carne di qualsiasi animale da gioco ucciso dalla caccia (Merriam-Webster Dictionary, 2017), e in vari contesti può essere applicato a una serie di specie come cinghiale e capretto e qualsiasi specie di cervo incluso alci. Nell’attuale studio, i primer per i cervidi che erano disponibili presso il laboratorio hanno preso di mira in particolare le specie di cervi del Nord America come il whitetail e il cervo mulo. Pertanto, l’inclusione di altri tipi di specie di cervi più probabilmente utilizzati in alimenti per animali domestici come il cervo e l’alci inglesi (fonti importate da mandrie gestite prive di encefalopatia spongiforme trasmissibile), si tradurrebbe in un risultato falsamente negativo. Allo stesso modo, dato l’uso comune degli ibridi di coniglio nella produzione di carne, non era chiaro se le specie di coniglio utilizzate negli alimenti per animali domestici fossero coerenti tra le fonti. Inoltre, il primer disponibile era specifico per coniglio europeo e non precedentemente convalidato per l’uso in vari ibridi o altre specie con l’eccezione di non essere positivo per lepri e lepre. Sono stati pubblicati studi minimi sull’identificazione di specie di coniglio comuni nei pasti degli animali trasformati (Bottero et al., 2003, Martin et al., 2009), e gli studi pubblicati sulla scoperta delle specie di lepre sono ancora più scarsi. Inoltre, la piattaforma PCR utilizzata in passato è stata correlata con una scarsa sensibilità ed è stata limitata ai tessuti grezzi, limitando quindi la sua applicazione ai mangimi trasformati (Santos et al., 2012). L’uso della PCR in tempo reale in uno studio ha dimostrato l’idoneità a rilevare il coniglio e la lepre nei mangimi trasformati, che potrebbe essere considerato un metodo utile per la quantificazione di basse quantità di ingredienti a base di coniglio (Pegels et al., 2013). Per migliorare la specificità dell’attuale metodologia sono ancora necessari studi futuri che espandano le specie bersaglio e convalidano quelli specificamente utilizzati negli alimenti per animali domestici.

Questo studio è il primo a utilizzare la tecnologia PCR in questa categoria di alimenti per animali domestici nel mercato statunitense, nonché la più grande dimensione del campione rispetto agli studi precedenti. Tuttavia, il numero stabilito di specie target dei primer offerti dal laboratorio è stata una limitazione significativa che ha avuto un impatto sulla dimensione e sull’ambito del campione. Le diete erano escluse se il prodotto dichiarava pesce, pollame o altre specie nell’elenco degli ingredienti, a causa della mancanza di primer corrispondenti. La disponibilità potrebbe anche aver limitato la dimensione del campione per includere diete disponibili solo per l’acquisto presso i negozi di animali domestici e una fonte online. Un altro limite importante era il finanziamento disponibile, in modo che lo studio potesse valutare solo un campione da una partita di ciascuna dieta. L’analisi di lotti di lotti diversi in due punti temporali può aiutare a differenziare gli incidenti dalla contaminazione ripetibile. Un progetto di studio longitudinale utilizzando campioni di lotti diversi avrebbe aumentato il valore predittivo delle nostre analisi e fornito una maggiore portata per le relazioni tra presenza ripetibile o assenza di ingredienti divulgati e non divulgati. Un’altra considerazione è che l’utilizzo insieme di metodologie complementari può ridurre il numero di falsi negativi come descritto in uno studio precedente (Ricci et al., 2013) e alcune tecniche possono stimare o determinare le concentrazioni effettive di DNA nelle diete. I metodi basati sul DNA in combinazione con tecniche immunologiche come il saggio dell’immunosorbente legato all’enzima possono fornire informazioni sufficienti per formulare osservazioni conclusive sull’accuratezza delle etichette degli alimenti per animali domestici. Va riconosciuto che la metodologia PCR è spesso utilizzata come strumento per confermare l’esclusione di specifici prodotti alimentari in paesi selezionati. Ad esempio, l’analisi PCR è la metodologia preferita per gestire il rischio di introduzione di encefalopatia spongiforme bovina trasmissibile in Australia (AGDA, 2015) e viene utilizzata per determinare la presenza di materiale animale limitato in prodotti importati come farina di carne, farina di carne e ossa , farina di pesce e farina di piume.

Conclusione

Nonostante i limiti riportati, questi risultati evidenziano una percentuale significativa di diete a contenuto limitato di OTC contenevano DNA di mammifero non dichiarato. Di conseguenza, queste diete non possono essere utilizzate come strumenti diagnostici o di trattamento affidabili nei pazienti affetti da AFR. Poiché molti consumatori acquistano un prodotto in base alla presenza di un ingrediente specifico, sono necessari sforzi per ridurre la contaminazione incrociata durante la produzione dietetica per garantire dichiarazioni accurate degli ingredienti. Un modo per raggiungere questo obiettivo è testare la contaminazione come parte di pratiche di controllo di buona qualità, molto probabilmente utilizzando un metodo di quantificazione per valutare meglio la portata di qualsiasi problema identificato. L’implementazione di queste strategie aiuta a garantire l’esercizio di veterinari e proprietari di animali domestici possono prendere decisioni informate sulle scelte dietetiche.

Visualizza lo studio in lingua inglese QUI Determination of mammalian DNA in commercial canine diets with uncommon and limited ingredients. Lara A. Fossati Jennifer A. Larsen Cecilia Villaverde Andrea J. Fascetti

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Enzimi digestivi nel cane e nel gatto

Articolo di Paula Jo (PJ) Broadfoot, DVM – June 13, 2018

L’integrazione di enzimi digestivi può migliorare la salute e il benessere dei nostri pazienti canini e felini in molti modi cruciali.

L’uomo non si nutre con ciò che deglutisce, ma con ciò  che digerisce ed utilizza“, ha scritto Ippocrate. Questo è vero per tutte le creature, inclusi cani e gatti – e una parte importante di ciò che determina quel nutrimento coinvolge gli enzimi digestivi.

Due categorie di enzimi

1. Gli enzimi metabolici sono presenti in ogni cellula, tessuto e organo del corpo e agiscono come catalizzatori biochimici nella funzione momento per momento delle cellule viventi. Hanno la funzione di mantenere il corpo in perfetto equilibrio controllando praticamente ogni reazione chimica associata al metabolismo. Per questo motivo, gli enzimi metabolici sono la base del processo vitale.

2. Gli enzimi digestivi, l’obiettivo principale di questo articolo, possono essere distinti in enzimi intrinseci ed estrinseci. Gli enzimi digestivi intrinseci sono quelli che il corpo produce e secerne per abbattere il cibo. Le ghiandole salivari nella bocca, le ghiandole gastriche nello stomaco e cellule specifiche del pancreas secernono gli enzimi che lavorano per digerire proteine, grassi e zuccheri in qualsiasi alimento. Esempi di enzimi estrinseci digestivi sono la proteasi, che digerisce le proteine; amilasi, che digerisce l’amido; e la lipasi, che digerisce il grasso.

Normale fisiologia degli enzimi digestivi

La maggior parte dei cibi freschi contiene abbastanza enzimi attivi per digerire le proteine, gli amidi oi grassi presenti in quel cibo. Ad esempio, gli avocado e le noci hanno enzimi che coinvolgono la lipasi o la digestione del grasso, mentre l’avena ha un alto livello di amilasi o enzimi che digeriscono l’amido. Il contributo degli enzimi alimentari al processo digestivo è estremamente importante e troppo spesso trascurato.

Il cibo dovrebbe entrare nello stomaco completo di enzimi digestivi, che pre-digeriscono il cibo. Lo stomaco agita il cibo, pre-digerendo fino al 75% del pasto. Questo processo varia nel tempo con una data specie, dopo di che viene introdotto l’acido cloridrico, prodotto dalle cellule parietali nella parete dello stomaco, che inattivano temporaneamente tutti gli enzimi a base di alimenti e abbatte ciò che rimane del pasto. Quindi viene introdotta la pepsina resistente agli acidi.

Gli enzimi, anche se sono proteine, sono troppo grandi e complessi per essere distrutti dall’acido nello stomaco, il che significa che non possono essere digeriti. La maggior parte degli enzimi sono temporaneamente resi inattivi dall’ambiente acido alto, quindi riattivati ​​nel momento in cui entrano nell’ambiente più alcalino del tratto intestinale.

Alla fine, il concentrato di alimenti ricchi di nutrienti si sposta nel duodeno, dove gli enzimi prodotti dal pancreas sono responsabili della digestione finale di proteine, carboidrati e grassi. Le secrezioni epatiche neutralizzano l’acidità del succo gastrico e la bile emulsiona i grassi per una migliore digestione e assorbimento. I nutrienti vengono assorbiti lungo la superficie dell’intestino e trasportati nel sangue, che scorre nel fegato dove viene filtrato per impedire la circolazione di sostanze indesiderabili nel corpo. I nutrienti vengono quindi inviati in ogni cellula del corpo. Infine, i prodotti di scarto, i cibi non digeriti e i batteri si spostano nel colon per essere eliminati.

Cos’è un enzima?

Gli enzimi sono proteine ​​trovate all’interno delle cellule o disciolte nel mesenchima e nei fluidi corporei. Servono come catalizzatori biologici, riducendo la quantità di energia richiesta per le reazioni chimiche e controllando le reazioni metaboliche che altrimenti non si verifichino o si verificano molto lentamente, in condizioni fisiologiche normali. Esistono oltre 80.000 sistemi enzimatici noti, ognuno con una funzione specifica. Senza di loro la vita non esisterebbe, poiché l’intero processo metabolico del corpo si basa sull’attivazione, l’inibizione e il controllo degli enzimi.

Enzimi supplementari/Integrazione di enzimi 

Sono necessari enzimi supplementari per sostituire quelli distrutti dalla cottura e dalla lavorazione del cibo. Lavorare e cuocere a qualsiasi temperatura di circa 118 ° F a 129 ° F (da 48 ° C a 54 ° C), per soli tre minuti, può distruggere praticamente tutti gli enzimi, [1] che si traduce in pochissima pre-digestione che avviene in lo stomaco. Quindi, ciò che rimane della massa alimentare penetra nell’intestino tenue in gran parte non digerito. Questo mette il pancreas e gli altri organi del sistema endocrino sotto uno stress tremendo, dal momento che devono prelevare riserve da tutto il corpo per produrre enormi quantità di enzimi appropriati.

Gli enzimi supplementari si trovano spesso in combinazioni:

  • Lipasi: scuderia abbastanza acida, digerisce la maggior parte dei grassi.
  • Lattasi: digerisce lo zucchero del latte. La maggior parte dei mammiferi ha un’alta attività di lattasi intestinale alla nascita, che si riduce a livelli bassi con l’età e causa una digestione incompleta del latte e di altri alimenti contenenti lattosio. Come gli umani, alcuni cani e gatti sembrano più capaci di tollerare il latte di altri; e c’è una differenza significativa nei livelli di lattosio tra i prodotti lattiero-caseari, che vanno da zero nel formaggio cheddar, a 11 grammi in una tazza di latte intero.[2]
  • Amilasi: aiuta la scomposizione e l’assimilazione di amidi e carboidrati in modo che possano essere convertiti da altri enzimi in glucosio.[3]
  • Glucoamilasi: scompone il maltosio in molecole di glucosio.[4]
    Cellulasi ed emicellulasi: abbattere la cellulosa (fibra), che consente l’accesso a nutrienti chiave in frutta e verdura (ad esempio carotenoidi in carote, polifenoli in bacche, enzimi e folati in fagioli, spinaci e broccoli). La cellulasi è prodotta principalmente da funghi, batteri e protozoi.[5]
  • Maltasi: analizza gli zuccheri complessi e semplici e il glicogeno inutilizzato nel tessuto muscolare. Il glicogeno viene convertito da zuccheri e amidi e viene immagazzinato nelle cellule muscolari per uso futuro.[6]
  • Invertasi: suddivide i prodotti saccarosio come lo zucchero raffinato, una fonte di cibo comune che può contribuire allo stress digestivo.[7]
  • Galattosidasi alfa: aiuta a digerire i carboidrati presenti in alcuni alimenti, come i fagioli, che non sono prontamente digeribili nell’intestino tenue. I carboidrati non digeriti passano poi nell’intestino crasso dove vengono fermentati dai batteri e producono gas, gonfiore, dolore e disagio generale.

Scelta degli integratori

Qui ci sono due punti importanti da tenere a mente quando si sceglie un integratore di enzimi alimentari:

  1. Gli enzimi di origine animale, spesso chiamati enzimi pancreatici, di solito mirano alla digestione delle proteine.
  2. Gli enzimi vegetali sono derivati ​​da piante reali o coltivati ​​su un terreno vegetale. Sono più stabili agli acidi degli enzimi di origine animale, quindi sono attivi nell’intero intervallo di pH nel sistema digestivo e possono digerire l’intera gamma di gruppi di alimenti. Gli integratori di enzimi digestivi di altissima qualità sono realizzati semplicemente inserendo il mezzo di crescita ricco di enzimi in capsule. Ciò significa che non è necessaria alcuna estrazione, nessuna sostanza chimica e nessun processo di essiccazione per danneggiare l’integrità degli enzimi o contaminare il prodotto finale. La quantità, l’attività e il tipo di enzimi nel prodotto finale dipendono dal mezzo utilizzato e dal periodo di tempo in cui l’organismo è autorizzato a crescere in condizioni controllate.

C’è una controversia in corso sul fatto che gli enzimi coltivati ​​o pancreatici siano più adatti per i nostri animali canini e felini, ma entrambi possono essere usati con successo.

Malattie derivanti da disfunzione enzimatica

Le malattie che disturbano la sintesi o la secrezione degli enzimi digestivi del pancreas causano mal-digestione con conseguente malassorbimento.

Insufficienza pancreatica esocrina (EPI) si verifica quando vi è una perdita dall’85% al ​​90% della massa pancreatica esocrina. Senza gli enzimi pancreatici, si verificheranno grave mal-digestione e malassorbimento di amido, proteine ​​e soprattutto grassi. L’EPI nei cani è spesso complicata da un’ipertrofia secondaria del patogeno intestinale e da una diarrea che reagisce con l’antibiotico, che distrugge ulteriormente la digestione e l’assorbimento dei nutrienti. L’EPI è relativamente poco comune nei gatti ed è più frequentemente dovuto a pancreatite cronica.
La carenza di lattasi da un deficit enzimatico del bordo del pennello può causare intolleranza al latte nei cani e nei gatti adulti.
Il deficit di amilasi da difetti del bordo del pennello acquisito può essere osservato nel corso della malattia intestinale piccola generalizzata. I carnivori non sono adatti a diete ricche di carboidrati, in quanto non possono mantenere la produzione a lungo termine della quantità di enzimi amilasi necessari per digerirli e utilizzarli correttamente. Anche le proteine ​​in grani sono meno facilmente digeribili delle proteine ​​animali. Si possono sviluppare allergie e altri problemi immunitari cronici, come indicato nella successiva sezione sui problemi della CIC.[8]
Allergie e sensibilità alimentari sono comuni. Gli allergeni sono quasi sempre proteici e le particelle di cibo non digerito possono attraversare la barriera intestinale nel flusso sanguigno, dove vengono identificate come sostanze estranee dal sistema immunitario. Questo spreca preziose risorse di difesa su un “falso allarme” piuttosto che difendere il corpo da veri pericoli, ed è indicato come leucocitosi alimentare (un aumento guidato dai cibi nei globuli bianchi). I CIC (complessi immunitari circolanti) iniziano come grandi molecole proteiche non digerite (principalmente da frumento, mais, latticini e soia) che possono essere assorbite nel flusso sanguigno. Gli anticorpi si accoppiano con questi invasori di proteine ​​estranee per formare CIC. Inizialmente, questi CIC possono essere neutralizzati dal sistema immunitario, quindi eliminati attraverso il sistema linfatico e i reni. Un eccesso di CIC può sopraffare la capacità del corpo di eliminarli, così il corpo è costretto a “immagazzinarli” nei propri tessuti molli, determinando una risposta immunitaria allergica in atto che porta all’infiammazione[9] e, in definitiva, a disturbi autoimmuni. [10] infatti, alcuni studi hanno dimostrato che le malattie che presentano alti livelli di CIC possono essere migliorate o addirittura sanate eliminando le CIC in eccesso.[11] Inoltre, la putrefazione nell’intestino causata da cibo non digerito può compromettere l’integrità della parete intestinale, consentendo varie tossine ambientali nel cibo per trovare la loro strada nel sangue e nel corpo.

Esistono forti prove del fatto che il glifosato può avvelenare i microbiomi portando ad una serie di altri problemi di salute, tra cui la malattia sistemica, problemi digestivi, malnutrizione e affaticamento, che tutti i sintomi considerati scatenati dalla sensibilità al glutine o dall’intolleranza. Alcune ricerche dimostrano che il glifosato inibisce un tipo di enzima digestivo che aiuta a processare e attivare le vitamine A e D3, insieme agli inquinanti disintossicanti.[12] Sulla base di questa ricerca, alcuni scienziati hanno concluso che non è il glutine nel grano questo è il problema. È il glifosato, o anche entrambi.

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Image courtesy of Carola Schleuss, CNC, CMP.

Integrazione orale pratica

Esistono molti prodotti enzimatici digestivi sul mercato, spesso combinati con i probiotici.

Quando gli enzimi vengono forniti con i pasti, aiutano la digestione. Quando  gli stessi identici enzimi vengono somministrati in altri momenti, svolgono  una funzione prettamente metabolica. Se l’intento è la pre-digestione, i prodotti rivestiti non enterici sono i migliori. La loro presenza nello stomaco superiore normalizza i meccanismi di segnalazione che regolano il rilascio di acido dello stomaco o la produzione di bicarbonato ed enzimi dal pancreas. Dati tra i pasti, gli enzimi non derivati ​​dagli animali, come gli enzimi microbici o fungini, possono essere usati come antinfiammatori.[13]

La ricerca ha ora dimostrato che gli enzimi proteolitici possono aumentare la permeabilità dell’epitelio della mucosa e facilitare la biodisponibilità mediante un meccanismo di diffusione paracellulare auto-potenziata.[14] In caso di allergie é consigliato somministrarli tra un pasto e l’altro, poiché aiutano a rimuovere o digerire le proteine ​​in circolo nell’organismo che possono scatenare la reazione allergica.

Come ulteriore effetto bonus, gli enzimi proteolitici hanno la capacità di digerire e distruggere lo scudo di difesa proteico ​​di ogni agente patogeno, allergene e cellula canaglia, portando così alla loro eliminazione finale. Gli agenti patogeni enterici spesso ottengono accesso al corpo alterando la struttura e la funzione delle giunzioni strette per aumentare la permeabilità della barriera attraverso la secrezione di proteasi, che può scindere le proteine ​​a giunzione stretta o alterando il citoscheletro.[15]

Usi specifici nella pratica clinica

Sebbene gli animali nutriti con una dieta a base di carne cruda (congelata o preparata in casa) raramente necessitino di integratori di enzimi digestivi, possono essere necessari durante le transizioni dietetiche o quando parte della dieta è a base vegetale; allo stato selvatico, la maggior parte dei materiali vegetali sarebbero “pre-digeriti” nell’ingestione del tratto intestinale. Qualsiasi animale la cui dieta viene prevalentemente elaborata trarrà grandi benefici dagli enzimi digestivi, poiché gli alimenti trasformati sono enzimaticamente morti.

Gli animali con disturbi digestivi (gas, diarrea, vomito), crescita eccessiva di lievito e metabolismo lento chiaramente beneficiano mentre vengono raggiunte guarigioni più profonde. Molti animali sottoposti a stress (viaggi, ansia, paura di cose come tuoni o fuochi d’artificio) beneficiano, così come gli animali anziani, dal momento che i loro sistemi enzimatici sono probabilmente esauriti. Gli antibiotici o altri farmaci possono interferire con il microbioma e la funzione enzimatica, quindi sia gli enzimi digestivi che i probiotici sono regolarmente indicati.

Sommario

Recentemente, alcuni ricercatori hanno trovato prove che la digestione compromessa, così come la diminuzione dell’attività enzimatica nel sangue, sono direttamente correlate al processo di invecchiamento e a molte delle malattie e condizioni degenerative croniche così prevalenti nella società moderna. Questi studi suggeriscono che mentre noi e i nostri animali invecchiamo, il numero di enzimi e il loro livello di attività diminuiscono nel nostro corpo.

Come ha detto il Dr. Howell nel suo libro sulla nutrizione enzimatica, “la durata della vita di una persona è direttamente correlata all’esaurimento del loro potenziale enzimatico. E l’uso di enzimi alimentari diminuisce tale tasso di esaurimento e, quindi, si traduce in una vita più lunga, più sana e più vitale. “[16] Possiamo certamente migliorare la vita dei nostri cani e gatti considerando il contributo degli enzimi al loro benessere.

* Questo articolo è stato sottoposto a peer reviewed

Traduzione: #Barf-bornagainrawfeeders


1 rawfoodlife.com/cooking-creates-toxins-that-causes-disease/

2 dogfoodadvisor.com/dog-feeding-tips/dogs-milk-dairy-products/

3 Singh S, Guruprasad L. “Structure and sequence based analysis of alpha-amylase evolution.” Protein Pept Lett. 2014;21(9):948-56. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25034346

4 Kelly JJ and Alpers DH. “Properties of human intestinal glucoamylase”. Biochim. Biophys. Acta 315: 113–122. 1973. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4743896

5 Parada J, Aguilera JM. “Food microstructure affects the bioavailability of several nutrients.” J Food Sci 2007, 72:R21-32. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17995848

6 Weinik M, Campagnolo D. “Acid Maltase Deficiency Myopathy.” Medscape 25 Mar 2014. (Accessed 21 Jul 2014.) emedicine.medscape.com/article/313724-overview

7 Lieberman, P. “Is allergy or intolerance to sweet or sugar exist, and how to manage or treat it?” AAAA. (Accessed 21 Jul 2014.) aaaai.org/ask-the-expert/allergy-intolerance-sugar.aspx

8 Malabsorption Syndromes in Small Animals, merckvetmanual.com/digestive-system/diseases-of-the-stomach-and-intestines-in-small-animals/malabsorption-syndromes-in-small-animals

9 Arazi A, Neumann AU. “Modeling immune complex-mediated autoimmune inflammation.” J Theor Biol. 2010 Dec 7;267(3):426-36. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20832412

10 Cano PO, Jerry LM, et.al. “Circulating immune complexes in systemic lupus erythematosus.”Clin Exp Immunol. Aug 1977; 29(2): 197–204. ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1541106/pdf/clinexpimmunol00234-0013.pdf

11 Stauder G, Ransberger K, Streichhan P, Van Schaik W, Pollinger W. “The use of hydrolytic enzymes as adjuvant therapy in AIDS/ARC/LAS patients.” Biomed Pharmacother. 1988;42(1):31-4. ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3408806

12 Samsel A, and Seneff S. “Glyphosate, pathways to modern diseases II: Celiac sprue and gluten intolerance.” (2013 December) NCBI. Interdiscip Toxicol. 2013 Dec; 6(4): 159–184. Retrieved from ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3945755/

13 Rachman B. “Unique Features and Application of Non-Animal Derived Enzymes.” Clinical Nutrition Insights. 510 8/97 Vol. 5, No. 10. (Accessed 24 Jun 2014.) cudoc.com/Digestive%20Enzymes.PDF

14 Kolac C, Streichhan P, Lehr C-M. “Oral bioavailability of proteolytic enzymes.” European journal of pharmaceutics and biopharmaceutics. 1996, vol. 42, no4, pp. 222-232 (68 ref.) cat.inist.fr/?aModele=afficheN&cpsidt=3191444

15 Berkes J, Viswanathan VK, Savkovic SD, Hecht G. “Intestinal epithelial responses to enteric pathogens: effects on the tight junction barrier, ion transport, and inflammation”. Gut 2003, 52:439–451.

16 Howell E. Enzyme Nutrition: The Food Enzyme Concept New Jersey: Avery Publishing Group, 1985.