La connessione tra dieta e microbiota nelle malattie infiammatorie intestinale

September 9, 2019|University of Pennsylvania

FE795761-BD2B-47D7-BE82-CE4BA00AC5DB

In sintesi

Un cambio di dieta è la strategia giusta nel trattamento delle malattie infiammatorie intestinali come quelle di Crohn. Nei cani con una malattia simile, i ricercatori hanno monitorato specifici cambiamenti nel microbioma mentre gli animali andavano in remissione. Le scoperte del team, che rispecchiano quanto è stato osservato nei bambini con Crohn, forniscono informazioni per la progettazione di diete terapeutiche migliorate.

Ancora poco di conosce sui fattori che influenzano la malattia infiammatoria intestinale umana (IBD), ma un contributo chiave è emerso dallo studio del microbiota intestinale, l’insieme di microrganismi che vivono nell’intestino.

È noto che la dieta influisca profondamente su questa comunità microbica e, negli ultimi anni, sono state utilizzate in campo umano specifiche diete come terapia per i disturbi intestinali tra cui la malattia di Crohn. Diete specifiche vengono anche comunemente usate nei cani, che possono sviluppare una malattia intestinale cronica che rispecchia molte caratteristiche di quella di Crohn.

In un nuovo studio [1] pubblicato sulla rivista Microbiome, i ricercatori dell’Università della Pennsylvania hanno studiato la connessione tra una dieta mirata, il microbioma intestinale e un ingresso riuscito nella remissione della malattia nei cani da compagnia, in cura presso il Ryan Veterinary Hospital di Penn Vet. Hanno scoperto le caratteristiche chiave del microbioma e dei relativi prodotti metabolici che sono apparsi solo nei cani che sono entrati in remissione della malattia. Un tipo di batteri che produce questi composti, noti come acidi biliari secondari, allevia la malattia in un modello murino. Confrontando l’impatto della dieta sul microbioma del cane con quello osservato durante la terapia dietetica nei bambini con Crohn, il team di studio ha riscontrato notevoli somiglianze.

I batteri nell’intestino sono noti per essere un fattore davvero importante che influenza lo stato di malattia”, afferma Daniel Beiting, autore del lavoro e assistente professore presso la School of Veterinary Medicine di Penn. “E il fattore ambientale che sembra contribuire maggiormente ai rapidi cambiamenti nel microbiota è ciò che mangi. Dato che il microbiota dei cani è estremamente simile a quello degli esseri umani, ci siamo chiesti: ‘Potrebbe essere la dieta ad influenzare questa malattia attraverso un impatto sul microbiota?

Per riprendere a questa domanda è stato necessario trattare una popolazione di cani con enteropatia cronica canina (CE), una condizione cronica che comporta perdita di peso e infiammazione intestinale, diarrea, vomito occasionale, perdita di appetito, recidiva cronica e remissione, proprio come si è visto nel Morbo di Crohn. Lo studio ha coinvolto 53 cani, 29 con CE in cura presso il Ryan Veterinary Hospital di Penn Vet e 24 sani come gruppo di controllo.

I ricercatori hanno raccolto campioni di feci all’inizio dello studio e in momenti diversi quando i cani malati hanno iniziato una dieta mirata per curare la loro malattia. Usando tecniche avanzate di sequenziamento genetico, il team ha sviluppato un catalogo dei microbi presenti nelle feci, un supporto per il microbioma intestinale degli animali. Hanno anche raccolto informazioni sui prodotti metabolici presenti nelle feci.

Questo ci dà una lettura funzionale del microbioma“, afferma Beiting. “Non ci dice solo chi c’è ma anche cosa stanno facendo.”

Venti dei 29 cani malati entrarono rapidamente in remissione. In più, le analisi genomiche e dei metaboliti hanno rivelato cambiamenti caratteristici in questi cani. In particolare, quelli che rispondevano bene alla dieta tendevano ad avere un aumento dei metaboliti noti come acidi biliari secondari. Questi ultimi sono prodotti quando alcuni microbi nell’intestino consumano la bile che viene rilasciata dal fegato.

Uno dei microbi “buoni” in grado di dare origine agli acidi biliari secondari era il batterio Clostridium hiranonis, che i ricercatori hanno trovato in maggior numero nei cani che sono andati in remissione. I cani che hanno risposto bene alla dieta presentavano anche un numero ridotto di batteri nocivi, come Escherichia coli e Clostridium perfringens dopo l’inizio del trattamento.

Per conoscere meglio il ruolo di questi marcatori apparenti di remissione, il team ha prelevato batteri dai cani – sia quando erano malati sia in remissione – e li ha cresciuti in laboratorio.

Avere questi organismi ci ha dato l’opportunità di testare la nostra ipotesi su ciò che effettivamente causa la remissione“, afferma Shuai Wang, postdoc di Penn Vet e autore principale dello studio.

Prendendo gli acidi biliari secondari trovati associati alla remissione, i ricercatori li hanno applicati su E. coli e C. perfringens cresciuti dai cani malati e hanno scoperto che gli acidi biliari ne inibivano la crescita. Hanno anche somministrato C. hiranonis, prelevato dai cani, ai topi con una forma di disturbo infiammatorio intestinale per vedere se i batteri potevano ridurre la malattia in una specie animale diversa.

Abbiamo osservato una stabilizzazione dei livelli secondari di acido biliare e una ridotta infiammazione“, afferma Wang.

Questo ci ha permesso di dimostrare che gli acidi biliari secondari e la C. hiranonis non sono solo biomarcatori della remissione“, afferma Beiting, “possono effettivamente effettuare il cambiamento. Gli acidi biliari possono bloccare la crescita dei patogeni e C. hiranonis può migliorare la salute dell’intestino nei topi “.

Come ultimo passo, i ricercatori hanno esaminato un set di dati prelevato da alcuni bambini con la malattia di Crohn che sono stati trattati con una dieta liquida specializzata nota come nutrizione enterale esclusiva. I giovani che hanno risposto alla terapia hanno avuto un aumento del numero delle specie batteriche Clostridium scindens, che, come C. hiranonis, è un potente produttore di acidi biliari secondari.

Gli autori sostengono che i risultati fanno sperare in terapie dietetiche migliori per il trattamento dell’IBD, forse in diete che forniscano batteri “buoni” come C. scindens o C. hiranonis e sopprimano le specie associate alla malattia.

Esposizioni ambientali simili di cani e bambini rendono il modello IBD canino un modello eccellente per lo studio della malattia infiammatoria intestinale pediatrica“, afferma Robert N. Baldassano, coautore dello studio e gastroenterologo pediatrico presso l’ospedale pediatrico di Filadelfia. “Questo studio ha notevolmente migliorato la nostra conoscenza dell’IBD pediatrica e porterà a nuove terapie per i bambini che soffrono di questa malattia“.

1. Shuai Wang, Rene Martins, Megan C. Sullivan, Elliot S. Friedman, Ana M. Misic, Ayah El-Fahmawi, Elaine Cristina Pereira De Martinis, Kevin O’Brien, Ying Chen, Charles Bradley, Grace Zhang, Alexander S. F. Berry, Christopher A. Hunter, Robert N. Baldassano, Mark P. Rondeau, Daniel P. Beiting. Diet-induced remission in chronic enteropathy is associated with altered microbial community structure and synthesis of secondary bile acids. Microbiome, 2019; 7 (1) DOI: 10.1186/s40168-019-0740-4

Il ruolo del microbiota intestinale nei processi immunologici, nutrizionali e nel comportamento

Il microbiota intestinale (in passato definito “microflora intestinale“) é l’ecosistema formato da un’enorme biomassa costituita da una notevole quantità di ceppi batterici dell’apparato digerente. Si stima che le cellule batteriche presenti nel tratto gastrointestinale del cane e del gatto siano 10 volte più abbondanti rispetto alle cellule del loro ospite. Questi microrganismi possono essere sia benefici e vivere in simbiosi con l’ospite o essere dannosi e portare a modificazioni che possono innescare un processo chiamato “disbiosi intestinale”.

FUNZIONI DEL MICROBIOTA INTESTINALE

Il microbiota intestinake é un organo perfettamente convertito alla fisiologia dell’ospite, in grado di svolgere funzioni fondamentali che l’ospite stesso non sarebbe in grado di assolvere.” (Bäckhed et al. 2004)

Il microbiota intestinale ha un ruolo fondamentale:

– nella fermentazione del residuo alimentare non digerito;

– nella produzione di acidi grassi a catena corta;

– nella produzione di vitamine (gruppo B e K)

– nella degradazione di xenobiotici;

– svolge un’azione di contrasto nei confronti dei batteri patogeni;

– è coinvolto nelle interazioni con il sistema immunitario di mucosa.

MICROBIOTA INTESTINALE E SISTEMA IMMUNITARIO

Il microbiota intestinale regola la risposta immunitaria locale e la composizione dei ceppi batterici che colonizzano l’appartato gastrointestinale, influenza i meccanismi immunitari necessari per lo sviluppo della tolleranza immunitaria, il cui mancato sviluppo o perdita predispongono l’animale alla comparsa di malattie autoimmuni o allergiche.

LA DISBIOSI INTESTINALE

Microniotw intestinale può andare incontro a modificazioni che possono alterare lo stato di salute dell’organismo. Quando i microrganismi intestinali sono in equilibrio la condizione prende il nome eubiosi; quando, invece, compaiono batteri non desiderati o nocivi, l’equilibrio si altera e viene a crearsi una condizione patologica di disbiosi intestinale. La disbiosi intestinale nel cane e nel gatto è caratterizzata da una modificazione qualitativa e quantitativa della flora batterica enterica, causata in particolare da un’alimentazione scorretta e da trattamenti farmacologici prolungati, con conseguenti disturbi funzionali sia intestinali sia di tipo sistemico, dovuti alla perdita della tolleranza immunitaria. La riduzione di gruppi batterici che svolgono funzioni digestive di appoggio al sistema gastrointestinale, insieme alla perdita della tolleranza immunitaria portano all’aumento dei gruppi batterici patogeni che prendendo il sopravvento possono moltiplicarsi al punto di determinare delle vere infezioni.

In base al tipo di processo indotto dall’alterazione della flora batterica, possiamo distinguere la disbiosi intestinale in 3 principali categorie:

DISBIOSI PUTREFATTIVA

La disbiosiputrefattiva si sviluppa essenzialmente nel colon ed é dovuta a una dieta ricca in grassi e carne, non bilanciata da un adeguato apporto di fibre. Non avendo un sufficiente apporto fibre non digeribili come FOS o GOS (Fosfo-Oligo-Saccaridi e Galatto-Oligo-Saccaridi) inevitabilmente finisce con il prevalere la concentrazione di batterioidi.

DISBIOSI FERMENTATIVA

La disbiosi fermentativa si sviluppa nell’intestino tenue e cieco ed è caratterizzata da una dieta troppo ricca di carboidrati (substrati fermentabili).

DISBIOSI CARENZIALE

Si sviluppa a causa della carenza di fibra prebiotica, é frequente nelle diete casalinghe soprattutto a crudo.

(COME FORMULARE UNA DIETA A BASE DI CIBO FRESCO BILANCIATA PER UN CUCCIOLO SANO)

(COME FORMULARE UNA DIETA A BASE DI CIBO FRESCO BILANCIATA PER UN CANE ADULTO SANO)

(CONCETTI DI NUTRIZIONE CLINICA DEL CANE)

DIETA, MICROBIOTA E COMPORTAMENTO ANIMALE

Ogni anno, milioni di cani in tutto il mondo vengono abbandonati dai loro proprietari, ceduti ai canili e sottoposti ad eutanasia a causa di problemi comportamentali. Raramente la nutrizione viene considerata uno dei possibili fattori che contribuiscono a comportamenti problematici. Il ricercatore Bosch insieme ai suoi collaboratori presenta in una review (Bosch G. et al. 2007), una panoramica delle attuali conoscenze sull’influenza dell’alimentazione sul comportamento canino ed esplora i meccanismi alla base dei quali la dieta può influenzare il comportamento negli animali. Il comportamento è regolato da neurotrasmettitori e ormoni e cambiamenti nella disponibilità dei loro precursori possono influenzare il comportamento. Il triptofano, il precursore della serotonina, può influenzare l’incidenza di aggressività, automutilazione e resistenza allo stress. Quest’ultimo può anche essere influenzato dalla tirosina alimentare, un precursore delle catecolamine. Poiché la composizione della dieta, la disponibilità di nutrienti e le interazioni di nutrienti influenzano la disponibilità di questi precursori nel cervello, il comportamento o la resistenza allo stress possono essere a loro volta influenzati. I PUFA, in particolare i DHA, hanno un ruolo importante come costituenti strutturali nello sviluppo del cervello e l’apporto dietetico di PUFA n-3 e n-6 potrebbe modificare aspetti del sistema dopaminergico e serotoninergico e, di conseguenza, le prestazioni cognitive e il comportamento. Infine, la persistente sensazione di fame tra i pasti può aumentare il comportamento stereotipato e l’aggressività e ridurre il tempo di riposo. Questa sensazione di fame continua può essere alterata dal contenuto e dalla fonte di fibre alimentari. Al momento sono stati condotti pochi studi per valutare il ruolo dell’alimentazione nel comportamento canino (problematico) attraverso i meccanismi sopra menzionati.

Recenti studi hanno dimostrato che le diete crude possono promuovere un microbioma intestinale più sano nei cani e che contengono meno ingredienti con effetti anti-nutrizionali. Inoltre i cibi crudi hanno una maggiore digeribilità nei cani e nei gatti rispetto agli alimenti estrusi secchi per animali domestici. Una maggiore digeribilità e una migliore assimilazione possono comportare un aumento della salute generale; può migliorare non solo la salute fisica, ma anche la sua salute comportamentale e cognitiva: la masticazione di carne fresca e ossa polpose produce endorfine nel cervello, ovvero dei neurotransmittori che fungono da antidepressivo naturale, ed aumenta i livelli di serotonina, l’ormone del buon umore.

(LA DIETA A BASE DI CARNE CRUDA INFLUENZA MICROBIOMI FECALI E PRODOTTI FINALI DI FERMENTAZIONE NEI CANI SANI. Misa Sandri et al. 2017)

(DIGERIBILITÀ APPARENTE DEI MACRONUTRIENTI, CHIMICA DEL SIERO, ANALISI DELLE URINE E CARATTERISTICHE FECALI, METABOLITI E MICROBIOTA NEI CANI ADULTI ALIMENTATI CON DIETA ESTRUSA, LEGGERMENTE COTTA E CIBO CRUDO. KILEY M ALGYA et al. 2018)

(Famiglie batteriche chiave (Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae e Bacteroidaceae) correlate alla digestione delle proteine e all’energia nei cani. Emma N. Bermingham et al. 2017)

(IL MICROBIOMA FECALE E IL METABOLOMA DIFFERISCONO NEI CANI NUTRITI CON LA DIETA BARF (BONES AND RAW FOOD) E QUELLI NUTRITI CON CIBO INDUSTRIALE PROCESSATO. MILENA SCHMIDT et al. 2018)

(IL MICROBIOMA INTESTINALE È CORRELATO CON L’AGGRESSIVITÀ COSPECIFICA IN UNA PICCOLA POPOLAZIONE DI RESCUED DOGS (CANIS FAMILIARIS). Nicole S. Kirchoff et al. 2019)

Lo studio neozelandese: un campanello d’allarme per la nutrizione canina

By AgResearch

D1600268-E12F-45E8-9ED0-11691BB33B61

I proprietari di cani possono migliorare il benessere dei loro compagni canini servendo una dieta a base di carne piuttosto che un’alimentazione “simile all’uomo”, preferita da molti: lo dimostra un nuovo studio.

Lo studio indipendente della Nuova Zelanda – solo il secondo del suo genere al mondo – ha scoperto che la carne cruda è più facile da digerire per i cani – questo significa che vengono assorbiti più nutrienti – e ha portato a livelli più alti di batteri associati alla digestione di proteine ​​e grassi .

Questi più alti livelli di batteri hanno dimostrato che l’intestino di un cane è biologicamente progettato per digerire una dieta ricca di carne.

Guidato da AgResearch e Massey University, e co-finanziato dalla Nuova Zelanda Premium Petfood Alliance (una collaborazione tra i principali produttori di petfood NZ Bombay Petfoods, K9 Natural e ZiwiPeak) e il Ministero delle imprese, dell’innovazione e dell’occupazione attraverso Outcomes for Science Targeted Research Fund, lo studio mostra anche che negli anni passati si è fatto troppo affidamento per l’alimentazione del cane, ai risultati degli studi in nutrizione umana o di altri altri animali.

“Sappiamo già che i cani non hanno bisogno nutrizionale di carboidrati nella loro dieta, quindi questo studio ha esaminato il ruolo dei diversi batteri nel sistema di digestione di un cane per aiutarci a lavorare su un’immagine più chiara di quale sia la dieta ottimale del cane”, ha affermato il co-conduttore dello studio Dr Emma Bermingham di AgResearch.

“Capire come i batteri funzionano nell’intestino è vitale a causa dei suoi legami con la digestione, malattie come l’obesità e persino come influenza l’umore e il comportamento”.

Lo studio dimostra che:

  • Le diete ad alto contenuto di carne sono più digeribili per i cani
  • Con le diete a base di carne vengono  assorbiti più nutrienti
  • I cani alimentati con una dieta a base di carne hanno livelli più alti di batteri associati alla digestione di proteine ​​e grassi
  • I cani alimentati con una dieta a base di carne producono feci più ridotte e mostrano una salute fecale migliore

Il professore associato David Thomas della Massey University ha affermato che trovare alti livelli di batteri associati alla digestione di proteine ​​e grassi è stato particolarmente eccitante in quanto ha dimostrato che l’intestino di un cane è biologicamente progettato per digerire diete ad alto contenuto di carne.

“Fino ad ora la scienza si è basata sugli studi sulla digestione dei nutrienti in umani, topi e ratti e i risultati di queste ricerche – i termini di digestione, batteri buoni e cattivi nell’intestino- sono stati assunti lo stesso nella nutrizione canina. Questo studio dimostra che le nostre conoscenze in nutrizione umana e di altri animali potrebbe non essere valide per i cani e molte altre ricerche dovranno essere fatte per capire il sistema digestivo dei cani e gli effetti di differenti alimentazioni sulla salute a lungo termine”.

Neil Hinton, portavoce della Nuova Zelanda Premium Petfood Alliance, ha dichiarato che i risultati dello studio sostengono l’opinione condivisa da molto tempo dai produttori di alimenti per animali domestici della New Zealand Premium Petfood Alliance.

“Anche se i cani sono considerati membri della famiglia, sono dei carnivori quindi non dovrebbero essere nutriti con una dieta umanizzata contenente alti livelli di carboidrati. Lo studio supporta la nostra opinione secondo cui i cani devono essere nutriti con una dieta ad alto contenuto di carne e un basso contenuto di carboidrati: un’alimentazione più adatta alla loro composizione biologica “.

Hinton ha detto che c’è un crescente interesse da parte dei proprietari di animali domestici riguardo le diete biologicamente appropriate che portano a animali domestici più sani e felici.

“Ad oggi non c’è stata quasi nessuna ricerca pubblicata, quindi questo studio è un contributo significativo al campo internazionale della nutrizione animale. Molte diete sul mercato sono state progettate per garantire che un cane sopravviva, ma questa ricerca dimostra che una dieta a base di carne è la migliore per aiutare un cane a prosperare “.

Lo studio

La ricerca “Le principali famiglie batteriche (Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae e Bacteroidacae) sono correlate alla digestione di proteine ​​ed energia nel cane” è pubblicata sulla rivista PeerJ

Lo studio fa parte di un programma triennale di ricerca indipendente della Nuova Zelanda condotto da AgResearch e Massey University e cofinanziato dalla Nuova Zelanda Premium Petfood Alliance e dal Ministero delle imprese, dell’innovazione e dell’occupazione attraverso il Fondo MBIE Outcomes for Science Targeted Research per assistere l’industria degli alimenti per animali domestici a base di carne rossa per far crescere le loro esportazioni.

E. coli bacteriaFamiglie batteriche chiave (Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae e Bacteroidaceae) correlate alla digestione delle proteine e all’energia nei cani

Emma N. Bermingham,Paul Maclean,David G. Thomas,Nicholas J. Cave,andWayne Young

PeerJ. 2017; 5: e3019. 
Published online 2017 Mar 2. doi: 10.7717/peerj.3019

 

Abstract

Background

Gran parte della recente ricerca sulla nutrizione animale da compagnia si è concentrata sulla comprensione dell’influenza che ha la dieta sulla composizione del microbiota fecale. Ad oggi, i cambiamenti dietetici nel microbiota fecale osservati nell’uomo e nei roditori sono stati applicati agli animali domestici nonostante le loro esigenze dietetiche e metaboliche molto diverse. Questa mancanza di prove dirette evidenzia le scarse conoscenze attuali riguardo i meccanismi con cui il microbiota influenza la salute nei cani. Abbiamo ipotizzato che i cambiamenti del microbiota fecale fossero correlati con parametri fisiologici compresa l’apparente digeribilità dei macronutrienti.

Metodi

Quindici cani adulti sono stati assegnati a due gruppi di dieta: un gruppo alimentato esclusivamente con una dieta a base di crocchette (kibble; K; n = 8), l’altro con una dieta a base di carne rossa (carne; M; n = 7), per nove settimane. Sono stati determinati l’apparente digeribilità dei macronutrienti (proteine, grassi, energia lorda e sostanza secca), il peso fecale, i valori di salute fecale, le concentrazioni di VFA fecale e la composizione microbica fecale. I set di dati sono stati integrati utilizzando mixOmics in R.

Risultati

Il peso fecale e i livelli di VFA erano più bassi e l’apparente digeribilità di proteine ed energia era più alta nei cani alimentati con la dieta a base di carne cruda.

Parametri fisiologici

I cani nutriti con la dieta a base di croccantini avevano un consumo di materia secca superiore rispetto ai cani alimentati con la dieta a base di carne (Tabella 2). Il peso corporeo dei cani alimentati con carne rossa era inferiore alla fine dello studio (Tabella 2).

Assunzione di cibo e peso corporeo.

Digestibilità apparente dei nutrienti L’apparente digeribilità di DM, energia, grassi grezzi e digeribilità delle proteine era più alta nei cani alimentati con la dieta a base di carne (Tabella 3). Il tenore proteico e grasso delle feci era più alto nei cani alimentati con la dieta delle crocchette (Tabella 3).

Digestibilità dei macronutrienti, concentrazioni di acidi grassi volatili e punteggio di salute fecale.

Punteggio di salute fecale e peso Il punteggio di salute fecale è stato influenzato dalla dieta (Tabella 3), con i cani nutriti con la dieta crocchetta con un punteggio inferiore di salute fecale rispetto ai cani alimentati con la dieta a base di carne (K: 3.0 vs M: 3.7 (SEM 0.9); 0,002). I cani nutriti con la dieta croccante hanno prodotto più feci rispetto ai cani alimentati a base di carne (K: 198 vs M: 56 (SEM 14) g di feci / giorno; P = 0,001).

La dieta ha influenzato significativamente 27 famiglie microbiche e 53 generi presenti nelle feci. In particolare, l’abbondanza di Bacteriodes, Prevotella, Peptostreptococcus e Faecalibacterium era più bassa nei cani alimentati con la dieta a base di carne, mentre Fusobacterium, Lactobacillus e Clostridium erano tutti più abbondanti.

Discussione

I nostri risultati mostrano chiare associazioni di taxa microbici specifici con la composizione della dieta. Ad esempio, Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae e Bacteroidaceae erano altamente correlati a parametri come la digeribilità delle proteine e dei grassi nel cane. Comprendendo la relazione tra microbiota fecale e parametri fisiologici otterremo una migliore comprensione degli effetti della dieta sulla nutrizione dei nostri animali domestici.

Conclusioni

Questo è il primo studio completo a nostra conoscenza, intrapreso per studiare la relazione tra parametri fisiologici come la digeribilità dei macronutrienti, il punteggio di salute fecale e la composizione microbica fecale nei cani. Abbiamo dimostrato che il microbiota cambia in risposta alla dieta nei cani, con Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae e Bacteroidaceae apparentemente centrali nelle relazioni tra microbiota e salute intestinale. I dati suggeriscono che nell’analisi dei cambiamenti della composizione microbica in relazione alla dieta, i confronti con altre specie potrebbero non essere validi. I dati forniscono anche una base per studi futuri che potrebbero ulteriormente caratterizzare il ruolo funzionale del microbiota e il modo in cui interagisce con la dieta per influenzare la salute. La comprensione acquisita da tali studi potrebbe portare a una nuova definizione di nutrizione ottimale per gli animali  carnivori domestici e la produzione di una gamma di prodotti basata su tale definizione.

Testo completo dello studio QUI

#Barf-bornagainrawfeeders


Articoli correlati

LA DIETA A BASE DI CARNE CRUDA INFLUENZA MICROBIOMI FECALI E PRODOTTI FINALI DI FERMENTAZIONE NEI CANI SANI

IL MICROBIOMA FECALE E IL METABOLOMA DIFFERISCONO NEI CANI NUTRITI CON LA DIETA BARF (BONES AND RAW FOOD) E QUELLI NUTRITI CON CIBO INDUSTRIALE PROCESSATO

IL MICROBIOMA INTESTINALE È CORRELATO CON L’AGGRESSIVITÀ COSPECIFICA IN UNA PICCOLA POPOLAZIONE DI RESCUED DOGS (CANIS FAMILIARIS)

VALUTAZIONE SULLA DIGERIBILITÀ DEI MACRONUTRIENTI DELLE DIETE A BASE DI CARNE CRUDA, SULLA PRODUZIONE FECALE, SULLA PRESENZA MICROBICA E SULLO STATO DI SALUTE GENERALE NEI CANI DOMESTICI.

Studio scientifico. Il microbioma intestinale è correlato con l’aggressività cospecifica in una piccola popolazione di rescued dogs (Canis familiaris)

Steve Lundeberg| Oregon State University | January 07, 2019

967a84eb-d0f1-42ab-b9c7-cc11b496e8fd

CORVALLIS, Ore. – Uno studio innovativo con oltre due dozzine di cani salvati dai Rescue, alcuni aggressivi e altri no, ha mostrato un chiaro legame tra il comportamento aggressivo e i batteri che vivono nell’intestino dei cani.

I risultati, pubblicati il 9 gennaio 2019 su PeerJ, non consentono di affermare che la composizione del microbioma intestinale di un cane provoca aggressività, o viceversa, ma solo che esistono associazioni statistiche tra il comportamento di un animale e i batteri che ospita.

Tuttavia, il lavoro dei ricercatori dell’Oregon State University rappresenta un passo importante verso una gestione più efficace del disturbo comportamentale canino che quotidianamente mette a rischio sia gli animali sia le persone o addirittura può essere causa di morte.

“Come i microrganismi intestinali influenzano potenzialmente il comportamento del cane,  pone le basi per capire come i microrganismi dell’aggressività e dell’intestino possono essere collegati“, ha detto l’autore principale dello studio Nicole Kirchoff, una studentessa laureata in microbiologia presso l’Università della Scienza dell’OSU. “A nostra conoscenza, nessun altro studio ha esaminato la relazione tra aggressività del cane e microbi intestinali“.

I cani domestici hanno vissuto con gli umani per più di 14.000 anni, sono tra gli animali da compagnia più diffusi e stringono forti legami con persone e altri animali.

Tuttavia,  il comportamento aggressivo rimane comunque un problema comune e in molti casi porta ad essere eutanasia degli animali.

L’aggressività è davvero stigmatizzata“, ha detto la coautrice dello studio Monique Udell, ricercatrice sul comportamento animale nel College of Agricultural Sciences dell’OSU. “Tende a essere visto come una mancanza del singolo animale ma è importante considerare l’aggressività e altre sindromi comportamentali anche in termini di fisiologia. Forse ci sono cause fisiologiche sottostanti che possiamo affrontare, o se no, forse ci sono predittori comportamentali con implicazioni fisiologiche.

Lo studio ha coinvolto 31 “cani di tipo pitbull”, 14 maschi e 17 femmine, che vivevano in un rifugio temporaneo dopo essere stati salvati da un’operazione di combattimento di cani.

Al raggiungimento del rifugio, e prima dell’inizio della ricerca, ogni cane è stato sottoposto a una serie di test da un’associazione per il benessere degli animali ed é stato classificato come aggressivo o non aggressivo.

Inoltre, gli operatori per il benessere degli animali hanno raccolto un campione fecale da ciascun animale in modo che gli scienziati potessero analizzare i batteri intestinali dei cani.

Firmicutes, Fusobacteria, Bacteroidetes e Proteobacteria erano i phyla dominanti tra tutti i campioni di feci, ma la loro abbondanza differiva significativamente tra animali aggressivi e non aggressivi.

Proteobacteria e Fusobacteria erano più abbondanti in termini relativi nei cani non aggressivi, mentre i Firmicutes erano relativamente più abbondanti nei cani che mostravano aggressività.

Altre differenze di microbiomi tra cani aggressivi e non aggressivi sono state osservate all’unità tassonomica operativa, o OTU, livello; un OTU classifica gruppi di organismi strettamente correlati.

Sette OTU differivano significativamente tra i cani aggressivi e quelli che non erano aggressivi: quattro del genere Dorea, due del Lactobacillus e uno del Turicibacter.

Anche tra i risultati: nove cladi del genere Bacteroides erano elevati nei microbiomi intestinali dei cani non aggressivi e venticinque cladi di Lactobacillus erano relativamente abbondanti negli animali aggressivi; un clade è un gruppo di organismi che si pensa discendano da un antenato comune.

Stiamo trovando associazioni tra tipi di organismi nell’intestino e aspetti della fisiologia dei vertebrati che non avremmo ipotizzato prima dell’emergere della ricerca sul microbioma negli ultimi due anni“, ha detto il co-autore Thomas Sharpton, un microbiologo e ricercatore di statistiche nel College of Science dell’OSU. “L’asse intestino-cervello, la comunicazione reciproca tra il sistema nervoso enterico e l’umore o il comportamento, è un ambito di ricerca in rapida crescita ed eccitante. Non abbiamo mostrato una relazione di causa-effetto tra microbioma e aggressività, ma abbiamo dimostrato che sono correlati, che c’è un collegamento“, ha detto Sharpton. “Forse c’è una componente di microbioma che contribuisce all’aggressività, ma abbiamo bisogno di una sperimentazione di follow-up per determinare se esiste un ruolo causale.”

Lo studio

e84f37f2-75c5-4239-984e-f3b9269e0580

 

Astratto

L’aggressività è una grave malattia comportamentale nei cani domestici che mette in pericolo sia i cani che gli esseri umani. Le cause alla base dell’aggressione canina sono scarsamente risolte e richiedono l’illuminazione per garantire una terapia efficace. Recenti ricerche collegano la diversità compositiva del microbioma intestinale alla regolazione comportamentale e psicologica in altri mammiferi, come topi e umani. Date queste osservazioni, abbiamo ipotizzato che la composizione del microbioma dell’intestino canino potesse associarsi con l’aggressività. Abbiamo analizzato campioni di microbiomi fecali raccolti da una piccola popolazione di cani di tipo pit bull catturati da un’organizzazione di dogfighting. Questa popolazione comprendeva 21 cani che mostravano comportamenti aggressivi conspecifici e 10 che non lo facevano. Le analisi di beta-diversità supportano un’associazione tra la struttura del microbioma intestinale e l’aggressività del cane. Inoltre, abbiamo usato un approccio filogenetico per risolvere cladi specifici di batteri intestinali che stratificano cani aggressivi e non aggressivi, inclusi cladi all’interno di Lactobacillus, Dorea, Blautia, Turicibacter e Bacteroides. Molti di questi taxa sono stati implicati nel modulare il comportamento dei mammiferi e gli stati di malattia gastrointestinale. Sebbene le dimensioni del campione limitino questo studio, i nostri risultati indicano che i microrganismi intestinali sono legati all’aggressività dei cani e indicano uno stato fisiologico associato ad aggressività che interagisce con il microbioma intestinale. Questi risultati indicano anche che il microbioma intestinale può essere utile per diagnosticare comportamenti aggressivi prima della loro manifestazione e potenzialmente e discernenti eziologie criptiche di aggressività.

Kirchoff NS, Udell MAR, Sharpton TJ. 2019. Il microbioma dell’intestino si correla con l’aggressività cospecifica in una piccola popolazione di cani soccorsi (Canis familiaris) PeerJ 7: e6103 https://doi.org/10.7717/peerj.6103


Testo completo dello studio  QUI

Traduzione: #Barf-bornagainrawfeeders

 

Studio scientifico. Il microbioma fecale e il metaboloma differiscono nei cani nutriti con la dieta BARF (Bones and Raw Food) e quelli nutriti con cibo industriale processato

Milena Schmidt , Stefan Unterer, Jan S. Suchodolski, Julia B. Honneffer, Blake C. Guard, Jonathan A. Lidbury, Jörg M. Steiner, Julia Fritz, Petra Kölle
Pubblicato: 15 Agosto 2018 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0201279

FE795761-BD2B-47D7-BE82-CE4BA00AC5DB

Astratto

Introduzione

Nutrire i propri cani con una dieta a base di ossa e cibi crudi (BARF) è diventata una tendenza crescente nel mondo dell’alimentazione canina. La dieta BARF contiene una grande quantità di componenti animali come carne, frattaglie e ossa carnose crude, combinate con quantità relativamente piccole di ingredienti vegetali come frutta e verdura e diversi tipi di olii ed integratori. Mentre molti studi si sono concentrati sulla trasmissione di agenti patogeni attraverso la carne cruda contaminata e squilibri nutrizionali, sono pochi gli studi che hanno valutato l’effetto della dieta BARF sul microbioma fecale e sul metaboloma. Lo scopo dello studio era di indagare le differenze nel microbioma fecale e nel metaboloma nei cani nutriti con la dieta BARF e quelli con una dieta commerciale (cibo umido e secco per cani).

Metodi

Sono stati ottenuti campioni fecali da 27 cani alimentati BARF e 19 cani alimentati con cibo commerciale. Le differenze di proteine ​​grezze, grassi, fibre e NFE (estratto privo di azoto) tra le diete sono state calcolate con un database di sostanze nutritive scientifiche. Il microbiota fecale è stato analizzato mediante il sequenziamento del gene rRNA 16S e dei saggi quantitativi PCR. Il metaboloma fecale è stato analizzato in 10 cani nutriti BARF e 9 cani alimentati con una dieta commerciale, mediante un approccio metabolomico non mirato.

Risultati

I cani del gruppo BARF hanno ricevuto una quantità significativamente maggiore di proteine ​​e grassi e una quantità significativamente inferiore di NFE e fibre. Non c’era alcuna differenza significativa nelle misure di alfa-diversità tra i gruppi di dieta. L’analisi della somiglianza (ANOSIM) ha rivelato una differenza significativa nella beta-diversità (p <0,01) tra i due gruppi. La dimensione dell’effetto dell’analisi discriminante lineare (LefSe) ha mostrato una maggiore abbondanza di Lactobacillales, Enterobacteriaceae, Fusobacterium e, Clostridium nel gruppo BARF mentre i cani nutriti convenzionalmente avevano una maggiore abbondanza di Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae, Ruminococcaceae e Lachnospiraceae. I saggi qPCR hanno rivelato un’abbondanza significativamente maggiore di Escherichia coli (E. coli) e Clostridium (C.). perfringens e un aumento dell’indice di disbiosi nel gruppo BARF. I principali diagrammi di analisi della componente componente (PCA) dei dati metabolomici hanno evidenziato un raggruppamento tra gruppi di dieta. L’analisi foresta casuale ha mostrato differenze nell’abbondanza di vari componenti, tra cui l’aumento dell’acido 4-idrossibutirrico (GBH) e dell’acido 4-amminobutirrico (GABA) nel gruppo BARF. Sulla base di statistiche univariate, diversi metaboliti erano significativamente diversi tra i gruppi di dieta, ma hanno perso significato dopo aggiustamento per confronto multiplo. Non sono state riscontrate differenze nelle concentrazioni di acido biliare fecale, ma il gruppo BARF aveva una maggiore concentrazione fecale di colesterolo nelle loro feci rispetto ai cani nutriti convenzionalmente.

Discussione

Diversi studi hanno rivelato il potenziale rischio di trasmissione ed escrezione di agenti patogeni attraverso carne contaminata [18, 19], ma solo pochi studi hanno studiato gli effetti sull’alimentazione di carne cruda sul microbioma di cani [11, 12, 20]. L’attuale studio indica che un profondo cambiamento nella dieta, specialmente con importanti cambiamenti nel contenuto di proteine ​​e grassi, può influenzare considerevolmente il microbioma intestinale. Questo risultato è confermato anche da altri risultati, ad esempio in uno studio di alimentazione condotto da Bermingham et al. [21]. In questa indagine, i gatti sono stati esposti ad una dieta secca (33,0% di proteine ​​grezze, 11,0% di carboidrati, 49,4% di carboidrati, 6,6% di% di DM di cenere) per cinque settimane dopo aver alimentato una dieta umida con macronutrienti significativamente alterati (proteina grezza 51,7%, grasso 28,9%, carboidrati 8,9%, cenere 10,6% in% DM) per un periodo di cinque settimane. Questo cambiamento nella dieta ha portato a numerose alterazioni nell’abbondanza di taxa batterici come Fusobacteriaceae e Pelomonas [21]. Nel 2013, Bermingham et al. [22] hanno confrontato due gruppi di gatti: un gruppo era alimentato con una dieta secca (32,9% di proteina grezza, 11,1% di grassi, 45,9% di carboidrati, 8,3% di ceneri, fibra grezza 1,9% in% di materia secca (DM)), l’altro uno con una dieta umida (41,9% di proteine, 42,4% di grassi, 5,3% di carboidrati, cenere 8,8%, fibre grezze 1,6% in% DM). I risultati hanno rivelato effetti significativi sulla popolazione batterica fecale, ad esempio una maggiore quantità di Actinobacteria e una minore abbondanza di Proteobacteria e Fusobacteria nel gruppo alimentare secco [22].

Modifiche minori della dieta, tuttavia, non portano a cambiamenti consistenti nel microbiota, come dimostrato ad esempio da Panasevich et al. 2017 [7]. Un’aggiunta di fibre di patata fino al 6% ha aumentato la quantità di Firmicutes e diminuito Fusobacteria, ma i cambiamenti erano piuttosto piccoli in totale. Effetti simili sono stati osservati anche in uno studio recente che ha confrontato gli effetti della dieta e degli antibiotici: mentre il metronidazolo ha avuto un effetto profondo sul microbioma e sul metaboloma fecali, un passaggio da una dieta in scatola o secca ad una dieta proteica idrolizzata di macronutrienti simili non ha influenzato il microbioma in modo significativo [9].

Per studiare l’effetto delle diete a base di carne cruda contro diete estruse sul microbioma fecale, Sandri et al. [11] ha condotto uno studio di alimentazione con due gruppi di cani alimentati con una dieta a base cruda (26,2% di proteina grezza, 18,2% di grasso grezzo, 50,6% di NFE, 0,7% di fibra grezza, 4,3% di ceneri in% DM) o una dieta commerciale con una formula simile (26,7% di proteina grezza, 10,6% di grasso grezzo, 49,9% di NFE, 2,8% di fibra grezza e 10,0% di ceneri in% DM), rispettivamente. Questa modifica nella dieta ha portato ad un’abbondanza significativamente maggiore di Proteobacteria e Fusobatteri nei cani alimentati con la dieta cruda, che è stata trovata anche nel nostro studio attuale. Tuttavia, i cani sottoposti a una dieta cruda nello studio di Sandri non hanno mostrato un cambiamento significativo nell’abbondanza di Firmicutes, mentre i cani nella sperimentazione attuale hanno mostrato livelli significativamente inferiori rispetto ai cani nutriti convenzionalmente. Per quanto riguarda l’abbondanza di Actinobacteria, i cani con una dieta a base di carne nello studio di Sandri hanno mostrato livelli più alti, mentre non vi era alcuna differenza significativa tra i due gruppi nel nostro studio. Entrambi gli studi differiscono per quanto riguarda la composizione delle diete BARF: i cani nello studio di Sandri sono stati alimentati con carne di manzo e carboidrati altamente digeribili, mentre la maggior parte dei cani di questo studio ha ricevuto una combinazione di carne muscolare, frattaglie e ossa di carne parzialmente crude. Inoltre, il contenuto proteico era più alto e il contenuto di carboidrati più basso (44,4% di proteine, 15,8% di NFE) nel presente studio rispetto allo studio di Sandri.

A livello familiare, Sandri et al. Hanno dimostrato un’abbondanza significativamente maggiore di Enterobacteriaceae nell’attuale gruppo BARF. [11]. Una significativa diminuzione delle ruminococcacee nei cani alimentati come mostrato in questo studio è stata riportata anche da Bermingham et al. [12]. Inoltre, il riscontro di una maggiore abbondanza di Erysipelotrichaceae nel gruppo di controllo dello studio attuale è stato anche dimostrato in precedenza [12, 23].

A livello di genere, i cani alimentati con la dieta BARF hanno rivelato un’abbondanza significativamente maggiore di Clostridium nel presente studio. Inoltre, qPCR ha anche rilevato una differenza significativa nell’abbondanza di Clostridium perfringens nei cani nutriti con la dieta BARF. L’effetto di somministrare diete proteiche con un aumento di Clostridium o Clostridium perfringens è stato documentato in precedenza in diversi studi [12, 2224].

Inoltre, i risultati di qPCR hanno mostrato una maggiore abbondanza di E. coli nel gruppo BARF. Mentre E. coli sono normali commensali nell’intestino e la maggior parte dei ceppi non patogeni, E. coli ha la capacità di attaccarsi alla parete intestinale e può portare a gastroenterite in alcuni animali [25, 26]. Il rischio per la salute dei cani che ingeriscono E. coli non è stato ancora completamente chiarito e una potenziale contaminazione del cibo BARF è stata confermata in diversi studi [27, 28]. Inoltre, diverse prove di alimentazione hanno esaminato l’influenza di diversi contenuti di proteine ​​alimentari sull’abbondanza di E. coli. Lubbs et al. ha scoperto che l’alimentazione di una proteina ad alto contenuto proteico (52,9% di proteina grezza in% DM) rispetto a una dieta moderata (34,3% in% DM) non ha influenzato l’abbondanza di E. coli nei gatti adulti [29] o anche portare ad una minore abbondanza di E. coli in gattino in crescita sulla stessa dieta, come mostrato in uno studio di Vester et al. [30]. Tuttavia, l’alimentazione di una dieta ricca di proteine ​​ha aumentato l’abbondanza di E. coli nel presente studio. Un effetto simile è stato rivelato anche in uno studio con due gruppi di ratti, uno alimentato con una dieta contenente il 20,1% di proteine ​​e il 55,5% di carboidrati in% DM, e l’altro gruppo alimentato con una dieta del 45,1% di proteine ​​e il 29,9% di carboidrati in% DM [31]. Inoltre, una significativa riduzione di E. coli nelle feci di cani è stata dimostrata in uno studio di Gonzàles-Ortiz et.al, in cui la proteina alimentare è stata ridotta da 16,7 g a 8,37 g di proteina grezza / MJ [32]. Per escludere un effetto reciproco tra l’assorbimento di E. coli attraverso il cibo e il tipo di dieta, un confronto tra l’abbondanza di E. coli fecale nei cani nutriti BARF e nei cani nutriti con cibo in scatola potrebbe essere utile, poiché entrambi i tipi di dieta forniscono elevate quantità di proteine.

È interessante notare che non vi era alcuna differenza considerevole nell’abbondanza di Fusobacterium tra cani alimentati con la dieta BARF e cani alimentati con cibo commerciale in qPCR, anche se LefSe ha mostrato una quantità significativa maggiore di Fusobacterium nei cani nutriti con la dieta BARF (LDA 4.49). Una spiegazione per questa discrepanza è ancora da trovare. Questa divergenza sottolinea ancora una volta l’utilità di una combinazione di diversi metodi di rilevazione e una valutazione critica dei dati raccolti.

L’indice DI disbiotico era significativamente differente tra i due gruppi. Questo indice è stato addestrato contro il microbiota di cani con infiammazione intestinale cronica [16]. I principali taxa batterici che contribuiscono alla disbiosi intestinale nei cani sono aumenti di E. coli e Streptococco e diminuiscono in Faecalibacterium [14, 3335]. In questo studio abbiamo dimostrato che l’alimentazione di una dieta ricca di proteine ​​e ad alto contenuto lipidico diminuiva significativamente il Faecalibacterium e l’aumento di Streptococcus, E. coli e C. perfringens, l’ultimo gruppo è stato spesso visto aumentare nella malattia GI [35]. La comprensione dei meccanismi che legano il microbiota alle malattie croniche intestinali è ancora in via di sviluppo. È probabile che diversi fattori (ad es., Background genetico dell’ospite, danni all’epitelio intestinale dovuti a fattori scatenanti l’ambiente) e alterazioni nel microbiota intestinale debbano interagire per indurre la malattia. Pertanto, in questa fase non è noto, se i cambiamenti osservati in questo studio causeranno malattie intestinali in futuro. Tuttavia, il nostro studio è stato in grado di dimostrare che le diete tipiche della BARF possono indurre alcune di queste alterazioni nel microbiota intestinale.

L’influenza della dieta sul metaboloma fecale è raramente studiata. Come riassunto nella sezione dei risultati, i grafici PCoA hanno mostrato un raggruppamento del metaboloma fecale dei cani nutriti BARF rispetto ai cani alimentati con cibo commerciale e l’analisi foresta casuale ha mostrato varie differenze tra i due gruppi. Inoltre, l’analisi univariante ha identificato diversi composti che erano significativamente differenti sulla base di valori p non aggiustati, ma non dopo aver aggiustato i valori di p. A questo punto il miglior valore di cut-off non è chiaramente determinato. Questi risultati indicano insieme che il metaboloma fecale differisce tra i due gruppi.

Studi hanno precedentemente studiato l’effetto della dieta e della malattia sull’abbondanza di colesterolo, acidi biliari primari e secondari. Questi composti metabolici dimostrano che il microbiota ospite e intestinale operano molto da vicino, poiché i batteri del colon sono necessari per la conversione degli acidi biliari primari e secondari. Nella disbiosi intestinale dovuta a malattia gastrointestinale, sono state segnalate alterazioni delle concentrazioni di acido biliare fecale, in particolare una riduzione degli acidi biliari secondari fecali a causa di una inadeguata conversione batterica [36, 37]. Mentre una significativa alterazione dell’abbondanza di colesterolo non è stata trovata nei cani con IBD [36], i pazienti umani con colite ulcerosa espellevano una maggiore quantità di colesterolo, mentre l’escrezione di acido biliare non era significativamente alterata [38]. Meno si sa di fattori dietetici, ei nostri risultati hanno mostrato che i cani nutriti con la dieta BARF non mostravano alterazioni nelle concentrazioni di acido biliare fecale, mentre il colesterolo fecale era significativamente aumentato. Diversi studi hanno dimostrato che fonti di fibre speciali come la fibra di barbabietola da zucchero o la crusca d’avena e il grasso polinsaturo possono portare ad una maggiore escrezione di colesterolo fecale in umani, ratti e criceti [3941]. Poiché i cani coinvolti nel nostro studio erano in buona salute, i valori ematici non erano stati valutati e il contenuto di fibre grezze delle diete era piuttosto basso, saranno necessari ulteriori per valutare la differenza nell’abbondanza di colesterolo e acidi biliari nei cani nutriti con diete diverse.

Un altro metabolita fecale più abbondante nel gruppo BARF era l’isomaltosio. Questo disaccaride deriva dalla degradazione dell’amido alimentare o del glicogeno mediante l’enzima alfa-amilasi. L’isomaltosio viene quindi ulteriormente convertito enzimaticamente in glucosio. Essendo parte di isomalto-oligosaccaridi, l’isomaltosio ha funzioni prebiotiche e può essere utilizzato in campo farmaceutico a causa della sua attività antimicrobica [42]. Nondimeno, l’isomaltosio sembra avere un ruolo in diversi processi patologici. Ad esempio, le carenze potrebbero causare intolleranza e diarrea dell’amido [43, 44]. Inoltre, gravi lesioni o malattie possono portare ad un aumento dell’escrezione di isomaltosio attraverso l’urina nell’uomo [45, 46] o una maggiore abbondanza nel plasma di pazienti con malattie renali croniche [47]. Al meglio delle nostre conoscenze, nessuno studio ha esaminato l’escrezione fecale di isomaltosio nei cani alimentati con diete diverse o cani in diverse condizioni  di salute.

Nel nostro studio abbiamo osservato che i cani BARFisti hanno mostrato una maggiore abbondanza di acido 4-idrossibutirrico (GHB) e acido 4-aminobutirrico (GABA) nelle loro feci. L’acido gamma-aminobutirrico è un importante neurotrasmettitore con carattere inibitorio nel sistema nervoso centrale. Sembra che GABA possa anche essere influenzato dalla dieta: come mostrato in uno studio di Olson et al. [48], l’alimentazione di una dieta chetogenica ha comportato un’alterazione del microbiota intestinale e un aumento del rapporto ippocampo GABA / glutammato. L’acido gamma-idrossibutirrico essendo un acido grasso a catena corta e il metabolita del GABA, potrebbe anche agire da neurotrasmettitore [49]. Mentre l’effetto positivo di speciali componenti alimentari nella terapia dell’epilessia umana è ben noto, specialmente in forma di diete chetogeniche per bambini [50], la nostra conoscenza sull’intervento dietetico per cani con epilessia è ancora in via di sviluppo. Law et al. ha dimostrato che l’alimentazione di una dieta chetogenica di TAG a catena media (MCTD) riduceva la frequenza delle crisi dei cani arruolati [51]. In un altro studio, Pan et al. scoprirono che l‘integrazione di MCT portava ad una maggiore abbondanza del beta-idrossibutirrato corpo chetone nonché ad una migliore funzione cognitiva nei cani anziani [52]. Saranno necessari ulteriori studi per valutare l’effetto di un intervento dietetico come la regolazione del contenuto di grassi, proteine ​​e NFE e l’integrazione di acidi grassi nei cani con epilessia.

Nel nostro studio i cani nutriti con la dieta BARF hanno mostrato una maggiore abbondanza di acido gluconico rispetto ai cani alimentati con cibo industriale. Questo derivato del glucosio è un acido organico delicato non volatile presente ad esempio nella carne, piante o prodotti caseari [53]. Gli studi hanno dimostrato che l’acido gluconico può avere un effetto prebiotico poiché stimola i batteri dell’acido lattico e la produzione di butirrato nei suini [54] e nei bifidobatteri nell’uomo [55]. Deve essere chiarito perché i cani BARF mostrano una maggiore abbondanza di questo metabolita nel nostro studio.

Sarebbe stato utile includere anche un’analisi delle concentrazioni di SCFA fecale. Tuttavia, gli SCFA sono composti volatili e la piattaforma metabolomica utilizzata in questo studio non consente la misurazione di tali metaboliti volatili. La ragione per la scelta dell’attuale piattaforma metabolomica è che espande chiaramente la nostra conoscenza di ulteriori metaboliti che sono cruciali per la salute dell’ospite e misurabili nelle feci. Alcuni di questi metaboliti (amminoacidi, lattato, acidi biliari) sono stati osservati come alterati nelle feci di cani con malattia intestinale acuta e cronica. Questo approccio metabolomico può fornire informazioni utili su importanti vie biochimiche che possono essere alterate con la dieta. La limitazione attuale della metabolomica è la mancanza di una singola piattaforma che potrebbe consentire una misurazione rigorosa della maggior parte di questi composti.

Ci sono alcune limitazioni in questo studio, inclusa l’ingestione di un apporto molto variabile di macronutrienti. Specialmente le diete in scatola e secche forniscono diverse quantità di proteine, grassi e NFE. In generale, una comunanza di entrambe le diete commerciali si sta riscaldando durante il processo di produzione per la conservazione a lungo termine e l’eliminazione dei germi, in contrasto con la carne nelle diete BARF, che vengono alimentate crude e non trasformate. Per questo motivo, entrambi i tipi di alimenti commerciali sono stati inclusi nello studio. È anche importante notare che le fonti di fibre fermentescibili e non fermentabili non sono state differenziate in questo studio. Un’altra limitazione è che i cani potrebbero anche aver mangiato materiale esterno come feci di altri animali o spazzatura in un momento inosservato dai loro proprietari. Inoltre, cani di diversi ambienti domestici e razze diverse sono stati inclusi in questo studio e alcuni campioni sono stati gestiti direttamente dai proprietari. Tuttavia, è importante confrontare queste varie diete utilizzate dai proprietari nei loro ambienti domestici.

Conclusione

Le comunità microbiche e il metaboloma variano significativamente tra i cani nutriti con la dieta BARF e i cani nutriti con cibo commerciale.

Lo studio completo QUI


Traduzuine: #Barf-bornagainrawfeeders

ARTICOLI CORRELATI:

LA DIETA A BASE DI CARNE CRUDA INFLUENZA MICROBIOMI FECALI E PRODOTTI FINALI DI FERMENTAZIONE NEI CANI SANI

VALUTAZIONE SULLA DIGERIBILITÀ DEI MACRONUTRIENTI DELLE DIETE A BASE DI CARNE CRUDA, SULLA PRODUZIONE FECALE, SULLA PRESENZA MICROBICA E SULLO STATO DI SALUTE GENERALE NEI CANI DOMESTICI.

 

Studi scientifici a sostegno delle diete a crudo. Commento della dottoressa Karen Becker

Articolo “Il tuo cane ama questo, ma non aspettarti che questi ricercatori lo affermino” di Karen Becker 

0EE39308-ED21-45BB-8AA2-26FE99EC2095

Astratto

  • Diversi studi recenti mostrano che le diete crude e quelle leggermente cotte sono più facili da digerire per i cani rispetto alle diete estruse (crocchette)
  • Gli stessi studi mostrano cambiamenti positivi nel microbiota* dei cani alimentati con diete crudiste fresche e una migliore funzionalità intestinale complessiva
  • Una dieta equilibrata, biologicamente appropriata, fresca cruda o cotta dolcemente è sempre una scelta migliore per gli animali domestici rispetto alle diete estruse

Recentemente un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign ha condotto un esperimento per vedere come diversi tipi di diete influenzano i batteri intestinali (microbiota) dei cani. L’obiettivo dichiarato dello studio di 28 giorni era di determinare il microbiota fecale e le concentrazioni dei metaboliti in otto cani adulti nutriti con le seguenti quattro diete:

  1. Freshpet Vital Balanced Complete Nutrition (CO) – una dieta leggermente cotta
  2. Freshpet Roasted Meals (RM) – anche questa leggermente cotta
  3. Freshpet Vital Raw (VR) – una dieta cruda
  4. Purina Dog Chow (DC) – una dieta estrusa (crocchette)
    Come si può intuire, i risultati dello studio indicano che esistono effettivamente differenze nei batteri intestinali a seconda di quale dieta viene utilizzata, ma a mio avviso non è stato scoperto nulla di inaspettato o fuori dall’ordinario.

Ho trovato strano che sia l’abstract dello studio che l’articolo di PetfoodIndustry.com sullo studio riportassero  che tutti i cani “sono rimasti in buona salute durante lo studio”. E perché non dovrebbero, mi sono chiesta, in uno studio di 28 giorni? Sembra una strana osservazione da sottolineare, dato che tutte e quattro le diete sono disponibili sul mercato da anni. Se questi cibi, alimentati a milioni di cani ogni giorno, li stessero ammalando, sono sicura che sarebbero stati tirati fuori dagli scaffali dei negozi molto tempo fa.

Diete leggermente cotte e crude hanno dimostrato livelli di trigliceridi sanguigni più digeribili e migliori 

Il coautore dello studio, Kelly Swanson- Ph.D., professore di scienze animali e nutrizionali all’Università dell’Illinois, afferma con precisione che il cibo che i cani mangiano ha un effetto significativo sui tipi di microrganismi trovati nel loro intestino.

La qualità e la composizione chimica degli ingredienti e la digeribilità dei nutrienti sono fattori chiave”, ha dichiarato Kelly a PetfoodIndustry.com.

Questo è un fattore importante nel nostro studio perché l’elenco degli ingredienti, la composizione chimica (profilo nutrizionale) e la digeribilità dei nutrienti erano molto diversi tra le diete. Le diete leggermente cotte e quelle crude erano generalmente più ricche di proteine ​​e / o grassi ed erano più digeribili della dieta estrusa. “

Sulla base dell’affermazione del Dr. Swanson, mi sembra che le diete leggermente cotte e quelle crude si sono rivelate di più facile digestione per i cani rispetto alla dieta estrusa trasformata. Ora mi chiedo è stata una sorpresa per i ricercatori questa scoperta? Se è così, non dovrebbe esserlo. E l’articolo di PetfoodIndustry.com fa questa osservazione:

“…nonostante abbia un contenuto di grasso più elevato del cibo per cani estruso, entrambe le diete leggermente cotte e crude sembravano ridurre la concentrazione di trigliceridi nel sangue, che sarebbe considerata utile a lungo termine. La ragione biologica di ciò è sconosciuta. “

La mia ipotesi è che le diete leggermente cotte e crude siano semplicemente più biologicamente appropriate (e quindi meno metabolicamente stressanti) rispetto al Purina Dog Chow, che è una delle crocchette contente cereali di più bassa qualità presenti sul mercato, quindi la diminuzione nei cani dei valori di trigliceridi nel sangue.

Lo scopo dello studio rimane poco chiaro

Potrebbe esserci un suggerimento sul vero scopo dello studio in uno degli ultimi paragrafi dell’articolo di PetfoodIndustry.com:

Dal momento che tutti e tre i tipi di alimentazione per cani non sembrano comportare problemi di salute, da questa ricerca si può desumere che gli alimenti per cani estrusi, leggermente cotti e crudi possono soddisfare tutti i bisogni nutrizionali dei cani se realizzati con linee guida e sicurezza basate sull’evidenza protocolli “.

Eccolo di nuovo, questo strano riferimento a nessun problema di salute nei cani che hanno mangiato i quattro alimenti per animali domestici per 28 giorni. Nonostante la strana affermazione che i cani testati non hanno mostrato problemi di salute durante il breve studio, sono grata che questi tipi di studi stanno cominciando ad avere luogo qui negli Stati Uniti.

Ritengo che l’industria alimentare per animali domestici non abbia altra scelta se non quella di iniziare a valutare i benefici per la salute degli alimenti per animali domestici freschi (crudi e leggermente cotti), data la popolarità  di queste diete.

Ho potuto visitare la primavera scorsa, la dott.ssa Anna Hielm-Björkman, professoressa alla scuola veterinaria di Helsinki, in Finlandia, che sta studiando la metabolomica dei cani. Il programma DOGRISK, condotto presso la scuola, ha avviato diversi programmi di ricerca innovativi che valutano gli effetti di diversi tipi di alimenti per cani sulla salute dei cani stessi.

Le scoperte della Dr. Björkman supportano ciò che il Dr. Swanson ha trovato in questo studio; i cibi crudi sono metabolicamente meno “stressanti” delle crocchette e i cani alimentati a crudo presentano nel loro organismo livelli più bassi di marcatori infiammatori e patologici  rispetto ai cani alimentati con crocchette. Sono onorata di partecipare a novembre a una settimana di sensibilizzazione che metterà in luce più punti di questa ricerca all’avanguardia svolta dal team DOGRISK, tra cui l’intervista alla dott. Björkman sui suoi risultati preliminari.

Una conclusione dello studio completato dalla squadra dell’Università dell’Illinois, con il quale non sono d’accordo, suggerisce che non importa se i cani sono nutriti con cibo fresco o crocchette, dal momento che entrambi i tipi di dieta soddisfano i loro bisogni nutrizionali. Inutile dire che non sono d’accordo con la loro conclusione. Il tipo di cibo che offrite ai vostri animali domestici è molto importante per la loro salute e il loro benessere a lungo termine, o per la loro continua malattia.

Altri studi dimostrano in modo conclusivo che i cani alimentati con le diete crude hanno un intestino più sano rispetto ai cani nutriti con crocchette 

Altre ricerche su come la dieta influenzi il microbiota dell’intestino canino hanno fornito una migliore comprensione dei benefici derivanti dalla somministrazione di diete appropriate alle specie canina. Ad esempio, uno studio italiano pubblicato all’inizio di quest’anno ha confrontato l’influenza di una dieta di carne e verdure crude contro una dieta estrusa in otto Boxer sani.

Gli autori dello studio hanno concluso che la dieta crudista “… promuoveva una crescita più equilibrata delle comunità batteriche e un cambiamento positivo nelle letture delle funzioni intestinali in confronto alla dieta [estrusa].”

In un altro recente studio in Nuova Zelanda eseguito su 15 cani adulti, i ricercatori hanno scoperto che i cani nutriti con una dieta a base di carne rossa mostravano livelli più elevati di digeribilità di proteine ​​ed energia rispetto ai cani nutriti con crocchette. Hanno anche prodotto meno feci con livelli più bassi di acidi grassi volatili fecali. Per quanto riguarda i batteri intestinali, gli autori dello studio hanno osservato che:

“La dieta ha colpito significativamente 27 famiglie microbiche e 53 generi nelle feci. In particolare, l’abbondanza di Bacteriodes, Prevotella, Peptostreptococcus e Faecalibacterium era più bassa nei cani alimentati con la dieta a base di carne, mentre Fusobacterium, Lactobacillus e Clostridium erano tutti più abbondanti. “

Il cambiamento del microbiota nel cane è correlato alla digeribilità delle proteine ​​e dei grassi. Comprendendo la relazione tra il microbiota di un cane e la digeribilità del cibo consumato, possiamo ottenere informazioni sull’influenza della dieta sul benessere generale dei nostri animali domestici.

Il cibo fresco è il cibo migliore

Per la cronaca, nel caso qualcuno pensi che io stia approvando il marchio Freshpet di alimenti per cani, non  sono a favore di questo. Ma come sanno tutti quelli che leggono regolarmente il mio blog, sono decisamente favorevole all’utilizzo di cibo fresco – qualsiasi marca di cibo fresco nutrizionalmente bilanciato- piuttosto che  cibo secco biologicamente inappropriato.

Raccomando di eliminare gradualmente le  crocchette dall’alimentazione del proprio cane e di scegliere un’alimentazione appropriata, che significa cibo contenente proteine ​​animali di elevata qualità, umidità, grassi e fibre sane, con un contenuto di amido basso o nullo.

Una dieta casalinga crudista o cucinata in modo nutrizionalmente bilanciato è la scelta migliore per i nostri animali domestici, ma dovresti passare a questo tipo di alimentazione solo se ti impegni a farlo nel modo giusto. Se non vuoi avere a che fare con percentuali e calcoli, puoi scegliere di offrire un alimento crudo pre-bilanciato e disponibile in commercio.

Assicurati inoltre di incorporare una varietà di cibi freschi nella dieta del tuo animale domestico. Mirtilli, chia e semi di canapa, olio di cocco, semi di zucca crudi, verdure fermentate e kefir possono fornire al vostro  peloso una varietà di nutrienti e sapori.

Traduzione: ©Copyright #Barf-bornagainrawfeeders


*Microbiota e microbioma sono due termini spesso usati come sinonimi. Ma non lo sono. Microbiota si riferisce a una popolazione di microrganismi che colonizza un determinato luogo. Il termine microbioma invece indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di esprimere. –Microbioma.it

Riferimenti

PetfoodIndustry.com August 29, 2017
1 Journal of Animal Science, Vol. 95, No supplement 4, p. 111
2 PetfoodIndustry.com, August 29, 2017
3 BMC Veterinary Research. 2016; 13: 65
4 PeerJ. 2017 Mar 2;5:e3019

Valutazione della digeribilità dei macronutrienti delle diete a base di carne cruda, sulla produzione fecale, sulla presenza microbica e sullo stato di salute generale nei cani domestici.

Chelsea A. Iennarella-Servantez
Iowa State University

00F19489-F210-4FB0-8EA8-B31B1E48D14C.jpeg

Astratto dello studio scientifico

Le diete a base di carne cruda (RMBD) vengono utilizzate generalmente per i carnivori ospitati in strutture zoologiche. Questa modalità di alimentazione, sta guadagnando sempre più popolarità come alternativa dietetica per cani da compagnia. Gli attuali temi di ricerca riguardo RMBD per i carnivori ospitati negli zoo sono incentrati principalmente sul suo utilizzo in specie esotiche di felini, mentre sono disponibili  un numero inferiore di dati riguardo i canidi esotici. Inoltre, gli attuali temi di ricerca dei RMBD per cani domestici si sono incentrati sulla contaminazione microbica. Condurre degli studi sulla nutrizione dei canidi esotici non è semplice perché gli animali sono ospitati in gruppi. Questo impedisce un’accurata assunzione individuale di mangimi e la raccolta di materiale fecale. A causa di somiglianze funzionali e anatomiche tra i sistemi digestivi dei cani domestici con le loro controparti selvatiche, i cani possono servire come modello sperimentale per studi nutrizionali per alcune specie canid esotiche.

Gli obiettivi generali di questa ricerca erano di valutare quattro  prodotti RMBD in commercio, formulati per i carnivori zoologici, utilizzando cani domestici come modello per i canidi esotici e  quindi valutare sia il rischio microbico per l’uomo e sia possibili effetti sulla salute del cane oltre che la digeribilità.

L’ipotesi: Tutti i prodotti RMBD: 1.) valutati sono altamente digeribili per i cani domestici, 2.) il rischio microbico per gli esseri umani è basso, e 3.) non ci sono implicazioni negative sulla salute del cane come conseguenza dell’alimentazione  RMBD.

Nel complesso, i nutrienti contenuti nei RMB sono stati altamente digeriti dai cani domestici e le diete non hanno dato segni clinici di disturbo / stress gastrointestinale. Inoltre, i RMBD non hanno influenzato negativamente lo stato di salute generale dei cani, come è risultato dalla misurazione chimica del siero, elettroliti, emocromo completo (CBC) e dall’istologia del tratto gastrointestinale e tessuti associati.

Il nostro primo obiettivo era valutare la composizione della dieta; macronutrienti e digeribilità, assunzione di mangime, produzione fecale e presenza microbica di quattro RMBD prodotti presenti sul commercio e ideati per i carnivori ospitati negli zoo. Le diete variavano in fonti proteiche tra cui cavallo, maiale e due diete a base di carne bovina (manzo 1 e manzo 2). I nostri risultati indicavano che le diete erano comparabili nella composizione dei nutrienti e del fabbisogno energetico, nonché nella digeribilità  quando venivano somministrate ai cani domestici (n = 4). Le concentrazioni di nutrienti del trattamento variavano per sostanza secca (DM) (32,2 – 36,2%), materia organica (OM) (91,1 – 94,9%), proteina grezza (CP) (50,3 – 61,7%), grasso (25,1 – 38,3%), e energia lorda (GE) (5,8 – 6,4 kcal / g). La digeribilità delle sostanze nutritive e dell’energia variava rispettivamente da 83,3 a 92,4%, 88,4 – 95,3%, 93,8 – 97,7%, 94,9 – 98,2% e 91,3 – 95,5% per DM, OM, CP, grasso ed energia, rispettivamente. La composizione chimica fecale, in particolare il grasso su base di sostanza secca (DMB), differiva notevolmente per i cani che consumavano una delle diete di manzo (manzo 2). I cani nutriti con manzo 2 presentavano concentrazioni maggiori (P <0,05) di grasso nelle feci (21,5%) rispetto a 2,9, 6,1 e 6,3% per i cani nutriti rispettivamente con cavallo, maiale e manzo 1. Nonostante la grande concentrazione di grasso fecale, i cani sottoposti a dieta manzo 2 presentavano una digeribilità maggiore (P <0,05) di DM (92,4%), OM (95,3%), CP (97,7%) e GE (95,5%) ma inferiore (P < 0,05) digeribilità del grasso (94,9%) rispetto a tutte le altre diete valutate. Altre differenze di digeribilità erano poche. Le feci sono state valutate usando la seguente scala: 1 = molto duro, feci secche a 7 = diarrea acquosa (Nestlà Purina). I punteggi fecali erano più bassi (P <0,05) quando i cani sono stati alimentati con diete a base di cavallo (1.2) e Beef 2 (1.9) rispetto alle diete di maiale (2.7) e Beef 1 (3.1). Rilevazione di Salmonella spp. nei campioni di dieta e saliva era inesistente e solo il 5,6% (n = 2/36) di campioni fecali erano Salmonella spp. positivo. Il rilevamento di E. coli generico è stato determinato rispettivamente nel 12,5% (n = 2/16) e nel 5,6% (n = 2/36) dei campioni di dieta e saliva.

Il nostro secondo obiettivo era quello di confrontare l’istologia gastrointestinale, la resistenza elettrica transepiteliale intestinale (TER) e la permeabilità della macromolecola intestinale tra cani domestici alimentati a RMBD commerciali estrusi contro RMBD. Non sono state osservate differenze nell’istologia gastrointestinale tra i gruppi di trattamento dietetico. I dati relativi alla permeabilità alla macromolecola e al TER erano altamente variabili e non sono state eseguite analisi statistiche a causa della bassa dimensione del campione. Sono stati osservati aumenti numerici del coefficiente di permeabilità apparente (Papp) nei cani alimentati con estrusione che indicano una maggiore permeabilità alla macromolecola che suggerisce una ridotta integrità intestinale e una funzione barriera. Questi risultati indicano potenziali miglioramenti nella funzione di barriera intestinale quando i cani sono stati nutriti con RMBD utilizzando una nuova tecnica; tuttavia, un’ulteriore valutazione dovrebbe essere considerata con una dimensione del campione più ampia.

Questa ricerca dimostra che una dieta varia, con differenti fonti proteiche e ingredienti, può essere efficacemente utilizzata nei cani domestici e canidi  esotici. Mentre questi esperimenti hanno valutato quattro prodotti commerciali fabbricati per i carnivori esotici in cani domestici, ulteriori ricerche dovrebbero valutare i confronti diretti tra le efficienze digestive dei cani domestici rispetto a varie specie esotiche di canidi. La nostra ricerca indica anche che l’esposizione umana ai patogeni associati alla somministrazione di RMBD ai cani è possibile ma il rischio appare basso in base alla presenza di microbi misurati. Inoltre, questa ricerca indica il valore nell’uso dell’istologia gastrointestinale e nella valutazione della camera di Ussing dell’integrità intestinale e della funzione barriera come nuovi approcci per determinare gli effetti sulla salute oltre la digeribilità dei nutrienti di varie diete nei cani domestici.


Traduzione: Copyright ©#Barfbornagainrawfeeders

ARTICOLI CORRELATI:

LA DIETA A BASE DI CARNE CRUDA INFLUENZA MICROBIOMI FECALI E PRODOTTI FINALI DI FERMENTAZIONE NEI CANI SANI

IL MICROBIOMA FECALE E IL METABOLOMA DIFFERISCONO NEI CANI NUTRITI CON LA DIETA BARF (BONES AND RAW FOOD)

 

 

La dieta a base di carne cruda influenza microbiomi fecali e prodotti finali di fermentazione nei cani sani

Abstract dello studio scientifico “La dieta a base di carne cruda influenza microbiomi fecali e prodotti finali di fermentazione in cani sani.”

Misa Sandri (1)* , Simeone Dal Monego (2), Giuseppe Conte (3), Sandy Sgorlon (1) and Bruno Stefanon (1)
* Correspondence: misa.sandri@uniud.it (1) Department of AgroFood, Environmental and Animal Sciences, University of Udine, Via delle Scienze 2908, 33100 Udine, Italy Full list of author information is available at the end of the article

CF9919FD-9F06-47C3-8EDF-4876D301B563

Contesto: sono necessari studi di intervento dietetico per comprendere più a fondo la variabilità dell’ecosistema microbico intestinale in cani sani in condizioni di alimentazione diverse e per migliorare le formulazioni dietetiche. Lo scopo dello studio era quello di indagare sui cani l’influenza di una dieta a base di integratori con alimenti vegetali su microbiomi fecali rispetto ai cibi estrusi.
Metodi: Otto cani boxer adulti sani sono stati reclutati e divisi casualmente in due blocchi sperimentali di 4 individui. I cani sono stati regolarmente alimentati con una dieta commerciale estrusa (RD) e, a partire dall’inizio della sperimentazione, un gruppo ha ricevuto la dieta a base cruda (MD) e l’altro gruppo ha continuato ad essere alimentato con la dieta RD (CD) per due settimane. Dopo 14 giorni, i due gruppi sono stati invertiti, il gruppo CD è passato all’MD e l’MD è passato al CD, per i successivi 14 giorni. Le feci sono state raccolte all’inizio dello studio (T0), dopo 14 giorni (T14) prima del cambio di dieta e alla fine del periodo sperimentale (T28) per l’estrazione del DNA e l’analisi del metagenoma mediante sequenziamento delle regioni 16SrRNA V3 e V4, corte acidi grassi a catena (SCFA), lattato e punteggio fecale.
Risultati: una diminuzione della proporzione di generi Lactobacillus, Paralactobacillus (P <0,01) e Prevotella (P <0,05) è stata osservata nel gruppo MD mentre l’indice di biodiversità di Shannon è aumentato significativamente (3,31 ± 0,15) rispetto al gruppo RD (2,92 ± 0,31; P <0,05). La dieta MD significativamente (P <0,05) ha diminuito il punteggio fecale e aumentato la concentrazione di acido lattico nelle feci rispetto al trattamento RD (P <0,01). L’acetato fecale era correlato negativamente con Escherichia / Shigella e Megamonas (P <0,01), mentre il butirrato era correlato positivamente con Blautia e Peptococcus
(P <0,05). Sono state trovate correlazioni positive tra lattato e Megamonas (P <0,05), Escherichia / Shigella (P <0,01) e Lactococco (P <0,01).
Conclusione: questi risultati suggeriscono che la composizione della dieta modifica la composizione microbica fecale e i prodotti finali di fermentazione. L’amministrazione della dieta MD ha promosso una crescita più equilibrata delle comunità batteriche e un cambiamento positivo nelle letture delle funzioni intestinali rispetto alla dieta RD.


Traduzione: #Barf-bornagainrawfeeders

 

ARTICOLI CORRELATI:

VALUTAZIONE SULLA DIGERIBILITÀ DEI MACRONUTRIENTI DELLE DIETE A BASE DI CARNE CRUDA, SULLA PRODUZIONE FECALE, SULLA PRESENZA MICROBICA E SULLO STATO DI SALUTE GENERALE NEI CANI DOMESTICI.

IL MICROBIOMA FECALE E IL METABOLOMA DIFFERISCONO NEI CANI NUTRITI CON LA DIETA BARF (BONES AND RAW FOOD)